I TAROCCHI come LIBER MUNDI

“Le 22 chiavi del Tarocco sono le 22 lettere dell’alfabeto primitivo (…) di modo che, se un prigioniero, senza libri, possedesse il Tarocco e sapesse servirsene, potrebbe in pochi anni acquistare una scienza universale e potrebbe parlare di ogni cosa con una inesauribile eloquenza.”  Eliphas Levi

“I Tarocchi sono una macchina filosofica, che evita alla mente di divagare, pur lasciandole iniziativa e libertà; si tratta di matematica applicata all’assoluto, l’unione di ciò che è logico con ciò che è ideale, come una combinazione di pensieri esatti tanto quanto i numeri, forse la concezione più semplice e più grande del genio umano.” Eliphas Levi

“Esiste un libro che, nonostante sia enormemente popolare e tale da potersi trovare dappertutto, è il più ignoto e il più occulto di tutti, poiché contiene la chiave di ogni altra cosa […] Opera monumentale e singolare, semplice e forte come l’architettura delle piramidi; durevole, di conseguenza, come queste. Libro che riassume tutte le scienze, e le cui combinazioni infinite possono risolvere tutti i problemi; libro che nel parlare fa pensare. Forse l’opera maestra dello spirito umano e, sicuramente, una delle cose più belle che l’antichità ci abbia lasciato in eredità.” Eliphas Lévi

Le IMMAGINI della PSICHE: SOGNI & TAROCCHI

Per comprendere come funziona una stesa di Tarocchi è utile sapere qual è la funzione del sogno, essendo entrambi “autorappresentazioni spontanee della situazione attuale dell’inconscio espresse in forma simbolica.” C. G. Jung

“Gli eventi onirici indicano la via. Indicano ciò che è probabile o sicuro che si sviluppi, in base alla situazione attuale. Quindi essi incoraggiano o ammoniscono. Il soggetto nel sogno può accettare di correre un rischio e assolvere ad un compito difficile, oppure può fare un passo falso e precipitare in un dirupo. Tali esiti sono metafore che richiamano l’attenzione su qualcosa che è accaduto o sta accadendo al di fuori della consapevolezza. Dato che il sognatore -prima del messaggio del sogno- non comprende la natura dell’evento, l’immagine onirica è un invito ad esaminare i fatti esterni o psicologici. Ma l’esito indicato dal sogno può anche essere modificato o evitato se mutano la consapevolezza e la capacità del sognatore”.

Da “Il linguaggio dei sogni. Simboli e interpretazioni” di E. C. Whitmont e S. B. Perera, Ed. Astrolabio, p. 36

“Il tarologo non è un veggente o un indovino, ma un interprete: aiuta il consultante a definire il suo mondo immaginale e la sua rappresentazione di realtà sulla stesa di Tarocchi, uno schema mobile inteso come accadimento sincronico al suo agire. I Tarocchi si configurano come una via di accesso al proprio mondo interno, agevolano il riaffiorare di informazioni latenti e il confronto costruttivo con esse.”

Tyrone Fabiano Bertolo

 

Il DASEIN e i TAROCCHI: FILOSOFIA delle IMMAGINI

Le immagini che scegliamo nel momento della stesa sono il riflesso di contenuti interiori che descrivono il nostro Dasein.

“L’esistenza dell’uomo è un nesso indistricabile di presente, passato e futuro. L’uomo vive nel mondo anzitutto come un agente che lo modifica e lo riorganizza continuamente […] Ciò, per Heidegger, significa che la caratteristica dell’uomo è quella di essere un progetto: noi esistiamo come un continuo tendere verso una diversa sistemazione della realtà. Anche quando desideriamo conservare indefinitamente una condizione felice, dobbiamo pur sempre operare per difenderla, consolidarla, cioè agire e modificare delle circostanze. L’espressione che riassume questa natura dell’uomo è Dasein, esserci: il termine esser-ci indica il fatto che l’uomo esiste sempre in una situazione, e che si rapporta sempre attivamente ad essa, progettando situazioni diverse […] L’esserci che progetta il mondo non è spettatore del teatro del mondo, ma è coinvolto egli stesso totalmente nelle sue vicende”.

Perone, Ferretti, Ciancio – 1987

 

TEMPERANCE e ETOILLE

Negli arcani maggiori di Temperanza e Stella il simbolismo della giara si declina in due modi: nella lama n. XIIII c’è il suggerimento di “conservare le proprie energie” (fisiche, emotive, mentali) al fine di apprendere come avere cura di sè e raggiungere una guarigione a più livelli (o secondo la tradizione taoista la pratica della “circolazione della luce”), mentre nella lama n. XVII è rappresentato l’atto del donare le proprie energie, come contributo che ciascuno di noi offre alla comunità quando si occupa il proprio “posto nel mondo”, conforme al progetto di vita. La donna che versa liquidi ricorda le piene del Nilo provocate dalla dea Iside, per favorire la fertilità e l’abbondanza.

La sequenza LE DIABLE, LA MAISON DIEV e L’ETOILLE

L’ATTO CREATIVO tratto da “L’esperienza creativa” di Claudio Widmann

http://www.claudiowidmann.it/pdf/l’esperienza%20creativa.pdf

“L’atto creativo è quasi sempre un’eruzione improvvisa, una sorta di esplosione; qualcosa erompe nella coscienza immediatamente, improvvisamente e in forma pressoché completa. Nei miti di creazione spesso la prima cosa ad essere creata è la luce. In principio, in effetti, tutto è avvolto nel buio:

“Zitto Lucifero non disturbare
Non stare sempre qui a criticare
Beh, sì lo ammetto, sarà un po’ buio…”

Questo passaggio per noi è del massimo interesse, perché la luce è forse il simbolo più universale della conoscenza, della sapienza, della coscienza. Per contro le tenebre sono analogiche agli stati di cecità, di ignoranza e di incoscienza; stati in cui si annaspa nel buio, in cui non “ci si vede chiaro”. L’atto creativo è sempre un atto che squarcia le tenebre, che porta luce e che porta “alla luce”. Si potrebbe dire con la Von Franz che “annaspare nel buio attiva i processi creativi” e che la creatività implica sempre un rapporto dialettico fra buio e luce, fra noto e ignoto. Nell’ esperienza di ciascuno di noi la funzione creativa espande la coscienza, squarcia le tenebre della non conoscenza, del non noto, del non conosciuto. Può essere interessante ricordare che per gli Egizi il verbo ir (creare) si scriveva col geroglifico dell’occhio il cui nome era simile anche etimologicamente (irt), la cui immagine è collegata alla luce e alla coscienza, allegoria del vedere e del vederci chiaro.”

 

 

LE MAT e il CAOS

IL CAOS da “L’esperienza creativa” di Claudio Widmann

http://www.claudiowidmann.it/pdf/l’esperienza%20creativa.pdf

“Tutto ha inizio nel caos. Empiricamente il fenomeno non ci è estraneo: davanti a un problema di cui non conosciamo la soluzione, in un momento critico della vita, quando siamo aggrovigliati in una situazione d’impasse viviamo concretamente il χαος. Nei procedimenti che intendono stimolare intenzionalmente la creatività, il caos viene perseguito tecnicamente: brain storming è il termine con cui si designa l’afflusso libero e caotico di pensieri. L’adolescenza è età specificamente segnata da un intenso flusso creativo e dalla ricerca di soluzioni creative per l’esistenza: è nota
anche come età di caos (oggi più frequentemente detto “casino”). Il disordine, il caos, il casino, per gli adolescenti, è un’esigenza. Naturalmente potremmo attingere anche a esempi più illustri di esperienze creative e parlare dei periodi confusivi che precedettero le grandi creazioni pittoriche di van Gogh; oppure ai momenti di travaglio che precedettero certe scoperte scientifiche. Per noi sarà importante ricordare che caos è archetipo dell’inconscio, dei suoi stati confusivi e dei suoi contenuti amorfi e indifferenziati. Questo aspetto segna l’esperienza creativa a tutti i livelli: quella ordinaria che è di tutti e quella geniale che è di pochi.”

 

 

LE PENDU e il BUIO: la VITA che EMERGE

IL BUIO tratto da “L’esperienza creativa” di Claudio Widmann

http://www.claudiowidmann.it/pdf/l’esperienza%20creativa.pdf

“La creazione è spesso un atto che avviene nel buio. Anche i nostri comuni atti creativi talvolta avvengono nel buio; a volte uno si ritira nella penombra a pensare, più spesso decide di “dormirci sopra”. Abbiamo esempi storici molto evidenti di come la creatività sgorghi letteralmente dal buio; uno dei più emblematici è forse quello del chimico Kekoulé che dopo un lungo periodo in cui annaspava nel caos della ricerca sugli idrocarburi, nella penombra della sera ebbe un sogno ad occhi aperti e vide un’immagine uroborica che gli aprì la mente alla scoperta dell’anello benzenico.

Il buio però può essere inteso anche in un’accezione meno letterale, come fase di incubazione che precede l’emergere dei contenuti creativi. Il pulcino, covato nel buio dell’uovo per 21 giorni prima di uscire alla luce, viene citato in maniera ricorrente nelle metafore della creatività. Secondo un certo modello, il buio corrisponde a quella fase del processo creativo in cui si accumula una tensione sotterranea che poi sfocia in una subitanea rivoluzione. Accade così nella vita della scienza: vi sono fasi di “scienza normale”, organizzate attorno a paradigmi dominanti e caratterizzate da “cambiamenti di routine” (Barnes); queste fasi, che possiamo assimilare al buio, accumulano un crescendo di tensione creativa che esplode in “cambiamenti rivoluzionari” quali, ad esempio, la rivoluzione copernicana o la teoria della relatività di Einstein. Accade così anche nella storia dell’evoluzione filogenetica: lunghi periodi di stabilità sono improvvisamente scossi da periodi di rapida e profonda trasformazione in cui l’organismo vivente reinventa aspetti importanti del proprio assetto e della propria esistenza.

Propongo, inoltre, di leggere il buio come simbolo di introversione e di notare come l’atto creativo abbia bisogno di un momento di introversione: silenzio, raccoglimento, isolamento, solitudine, abbassamento degli stimoli sensoriali, eccetera.”