Sogno in Tu, sanguinosa infanzia di Michele Mari

Chi dice che è solo da lucidi che si affrontano i grandi cambiamenti? Conosciamo Michele, autobiografico personaggio dello scrittore Michele Mari nella raccolta di racconti Tu, sanguinosa infanzia.

Il protagonista è arrivato ad una svolta della propria vita; presto avrà un figlio ed è il momento per lui, così malinconico e attaccato al passato, di confrontarsi con esso e di riscoprirlo. Per prima cosa, da sveglio, pensa a mettere in salvo dalle future manine i propri giornalini di infanzia, troppo “suoi” perché cadano in altre mani, fossero anche biologicamente consanguinee. Questo però è tutto ciò che può fare da lucido, limitarsi ad arginare i danni futuri sugli oggetti materiali, ma non è abbastanza.

Cosa fare di tutto quel bagaglio passato, eppur così presente, che lo ha reso ciò che è? Michele sente il bisogno di esplorarlo e riviverlo, ma è bloccato nel presente e non riesce davvero a ripercorrerlo, non da sveglio.

Non appena il protagonista si addormenta, però, ecco che nel sogno riesce a soddisfare questo bisogno: il padre arriva in suo soccorso, mostrandogli in una sorta di fiera del passato tutti gli oggetti cui è stato più legato nel corso degli anni, permettendogli di rivivere le emozioni che ciascuno di essi gli aveva procurato e tuttora gli suscita. Non si tratta di un -banale?- ultimo saluto all’età fanciullesca in vista dell’età adulta: il protagonista sta sì vivendo un momento di transizione da figlio a padre, ma non per questo si tratta di un addio al passato;  l’infanzia, ciò che ha reso Michele se stesso, non va tradita ed abbandonata, quanto accolta e rivissuta, tenuta per sempre in sé come una radice da cui trarre nutrimento. Il personaggio, di cui il padre si fa specchio, non si sta però rinchiudendo in una sindrome da eterno Peter Pan, non sta abiurando all’età adulta, ma anzi, con l’aiuto del genitore, riesce a sentirsi ben inserito nel continuum non lineare e bergsoniano che è la vita umana.

Mari ha riflettuto spesso sul sogno e ad esso ha dedicato anche un’opera, Sogni,  in cui ripercorre in una sorta di diario ricorrente tutti quei sogni che afferiscono alle case che ha abitato nel corso della propria vita. E che cos’è in fondo l’infanzia se non la casa per eccellenza dell’individuo? Il riconoscimento di sé, della propria identità, non può avvenire nella realtà asettica e logica del tempo della veglia, ma inevitabilmente si svolge ad occhi chiusi, quando le barriere della linearità possono essere eliminate ed è possibile per il personaggio e per il soggetto un confronto intimo e sincero con tutto quello che è dentro di lui.