SOGNO da “Dizionario dei simboli” (I° parte)

Alla voce “SOGNO” dei “DIZIONARIO dei SIMBOLI. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri” di J. Chevalier e A. Gheerbrant, Ed. Bur Saggi 2014, pp. 955-963 (il testo non è riportato integralmente)

 

Il sogno qui è studiato solo come veicolo e creatore di simboli. Esso indica anche la natura complessa, rappresentativa, emotiva, vettoriale del simbolo.

 

 

La parte del sogno

Secondo le più recenti ricerche scientifiche, un uomo di sessant’anni avrebbe sognato, dormendo, per almeno cinque anni. Si calcola che il sonno occupi un terzo della vita, e che il 25% del sonno sia popolato da sogni: il sogno notturno occupa quindi un dodicesimo dell’esistenza per la maggior parte degli uomini.

Il sogno è stato spiegato molto bene da Frédéric Gaussen: “simbolo dell’avventura individuale, così profondamente collocato nell’intimità della coscienza da sfuggire al suo stesso creatore, il sogno ci appare come l’espressione più segreta e impudica di noi stessi”. Almeno due ore per notte viviamo nel mondo onirico dei simboli. Quanta fonte di conoscenza su di noi e sull’umanità se potessimo sempre ricordarceli tutti e interpretarli! L’interpretazione dei sogni, ha detto Freud, è la via maestra per giungere alla conoscenza dell’anima. Per questo le chiavi per comprendere i sogni si sono moltiplicate dall’antichità ai giorni nostri. Oggi la psicanalisi le ha sostituite.

Il fenomeno del sogno

Le idee sul sogno, come sul simbolo, si sono evolute e non stiamo qui a farvene la storia. Ma anche oggi gli specialisti sono divisi. Per Freud è l’espressione, cioè il compimento, di un desiderio represso; per Jung l’autorappresentazione, spontanea e simbolica, della situazione attuale dell’inconscio; per J. Sutter, ed è la definizione meno interpretativa, il sogno è un fenomeno psicologico che si produce durante il sonno ed è costituito da una serie di immagini il cui svolgimento rappresenta un dramma più o meno concatenato.

Il sogno sfugge dunque alla volontà e alla responsabilità del soggetto: il suo svolgersi notturno è spontaneo e incontrollato. Per questo motivo il soggetto vive il dramma sognato come se esso esistesse realmente al di fuori della sua immaginazione. La coscienza della realtà si cancella e si dissolve il senso della propria identità. Chuang-tzu non sa più se è Chuang-tzu ad avere sognato di essere una farfalla, o se è la farfalla ad aver sognato di essere Chuang-tzu.

Sintetizzando il pensiero di Jung, Roland Cahen scrive: “Il sogno è l’espressione dell’attività mentale che vive in noi, che pensa, sente, sperimenta, specula, in margine alla nostra attività diurna e a tutti i livelli, dal piano più strettamente biologico a quello più spirituale dell’essere, senza che noi lo sappiamo. Manifestando una corrente psichica sotterranea e la necessità di un programma vitale inciso nel più profondo dell’essere, il sogno esprime le aspirazioni più riposte dell’individuo e pertanto sarà per noi una sorgente infinitamente preziosa d’informazioni di ogni tipo”.

Classificazione dei sogni

1. L’antico Egitto dava ai sogni un valore soprattutto premonitore: “Il dio ha creato i sogni per indicare agli uomini la strada su cui possano scorgere l’avvenire”, dice un libro sapienziale. I sacerdoti-lettori, scribi sacri od onirocriti interpretavano nei templi i simboli dei sogni, seguendo le indicazioni trasmesse di generazione in generazione. L’oniromanzia, o divinazione attraverso i sogni, era praticata ovunque. (…)

Per tutti gli Indiani dell’America del Nord, il sogno è il segno ultimo dell’esperienza. I sogni sono all’origine delle liturgie; essi determinano la scelta dei sacerdoti e conferiscono il potere di sciamano; da loro proviene la scienza medica, il nome che si darà ai figli e i tabù; essi ordinano le guerre e le battute di caccia, le condanne a morte e gli aiuti da recare; essi solo penetrano l’oscurità escatologica. Infine il sogno conferma la tradizione: è il suggello della legalità e dell’autorità. Per i Bantu del Kasai (bacino congolese), alcuni sogni sono prodotti dalle anime che si separano dal corpo durante il sonno per andare a conversare con le anime dei morti. Questi sogni hanno un carattere premonitore che riguarda l’individuo, oppure costituiscono veri messaggi dai morti ai vivi e interessano quindi l’insieme della comunità.

2. I tipi di sogni sono innumerevoli, si è tentato molte volte di classificarli. Le ricerche psicanalitiche, etnologiche e parapsicologiche hanno classificato i sogni notturni, per comodità di studio, in un certo numero di categorie:

a) Il sogno profetico o didattico, avvertimento più o meno celato su un evento critico passato, presente o futuro; l’origine di questi sogni è spesso attribuile ad una potenza celeste;

b) il sogno iniziatico, dello sciamano o del buddhista tibetano del Bardo-Thodol, carico di efficacia magica e destinato ad introdurre in un altro mondo attraverso una conoscenza e un viaggio immaginari;

c) il sogno telepatico, che mette in comunicazione con il pensiero e i sentimenti di persone o gruppi lontani;

d) il sogno visionario, che trasporta in quello che H. Corbin chiama il mondo immaginale e che presuppone nell’essere umano, a un certo livello di coscienza, forze che la nostra civiltà occidentale ha forse atrofizzato o paralizzato, forze di cui H. Corbin trova testimonianza presso i mistici persiani; si tratta qui non di presagi nè di viaggi, ma di visioni;

e) il sogno presentimento, che fa presentire o privilegiare una possibilità tra mille…

f) il sogno mitologico, che riproduce alcuni grandi archetipi e riflette un’angoscia fondamentale e universale.

3. Il sogno ad occhi aperti, nelle dovute proporzioni, può essere assimilato al sogno notturno, sia per i simboli che adopera sia per le  funzioni psichiche che può assolvere. (…) La pratica psicoterapeutica del sogno ad occhi aperti ha prodotto l’onirotecnica. Derivata dai lavori di Galton e Binet, dagli esperimenti di Desoille, di Guillerez e di Caslant, estesa e perfezionata da Frétigny e Virel fino all’onirodramma, questa tecnica consiste in un sogno guidato a partire da un’immagine o da un tema suggerito dall’interprete e generalmente tratto dai simboli di salita e di discesa. Essa utilizza la facoltà che l’uomo messo in stato di ridotta vigilanza ha di vivere un universo arcaico di cui non suppone neppure l’esistenza quando è in stato di veglia e di cui il sogno notturno dà un’idea del tutto infedele e slegata. (….)

 

continua….