SOGNI sugli ARCANI MAGGIORI

L’EREMITA

“Sono all’interno di un edificio e ne salgo le scale a chiocciola: incontro un uomo con una lanterna che mi fa strada illuminando la via. Raggiungo una stanza in alto dove in fondo, seduta ad un tavolo, c’è una donna ad attendermi: mi leggerà i Tarocchi”

L’IMPERATRICE e l’IMPERATORE

“Sono all’interno di uno spazio virtuale, con il mio partner: ci sono due grandi lame, alte almeno tre metri, una dell’Imperatrice e una dell’Imperatore, che si dispongono una di fronte all’altra. Io mi metto a fianco della tre e lui a fianco della quattro. Sembra stia per iniziare il vero agone amoroso”

LA PAPESSA e il MATTO

“Sono all’interno di un edificio di pietra, sembra un castello, c’è penombra. Alla mia sinistra c’è un alto arco e alla mia destra un uomo. In mano ho la carta della Papessa: rappresenta la donna girata di spalle, seduta ad una piccola scrivania che studia. So che quella carta rappresenta i Tarocchi nella dinamica con cui generano il tutto, è la carta chiave. Sento il bisogno di vedere la Papessa in volto, di scoprire il mistero che è celato e quindi di “girare la carta”, che significa girarne l’immagine mantenendola nello stesso verso (un’azione che compio con il pensiero), anche se so che significa svelare un tabù, che di per sè può essere un’azione pericolosa (come per alcune tribù africane vedere i feticci del proprio culto).

Ora che ho girato la carta vedo Le Mat che ha due volti a formarne uno solo, uno dritto e uno girato, fatti combaciare esattamente come fosse il Tao. La carta è sul colore del giallo, il corpo è uno solo. A questo punto sento un voce ed è il volto a diritto del Matto che mi dice “io non me ne andrò mai”, il tono è arrabbiato, come se io lo avessi incitato ad andarsene, e contemporaneamente una vertigine violenta mi attanaglia, come se ci fosse una forte scossa di terremoto. Mi spavento a morte, la tentazione è quella di fuggire, velocemente. Nella grande paura però mi rendo conto che fuggirei da una situazione interna da cui non c’è nessun allontanamento sensato e possibile (sia l’allucinazione acustica sia la vertigine realizzo essere eventi interni che l’uomo alla mia destra non percepisce). Ecco che nel momento in cui passa la seconda vertigine-terremoto io ritrovo la calma, so che se rimango lì non succederà niente di male e che anche il Matto ora è tranquillo.”

 L’APPESO e la STELLA

“Sono davanti ad un piccolo tavolino, posto all’inizio di una specie di ponticello: l’atmosfera è sfumata, come se fossi fuori dal tempo e dallo spazio. Stese sopra il telo che ricopre il tavolino ci sono tre carte: quella di sinistra non la vedo, quella centrale è le Pendu su cui c’è la scritta “sogni” (al posto del nome reale), e la terza a destra è l’Etoile in cui c’è scritto “verità” ”. (Il sogno termina così, la carta finale mi dà grande respiro e sollievo sia nel sogno che da sveglia)

 Gli INNAMORATI e l’APPESO

 “Sono all’interno di un castello a forma rettangolare, con delle altre persone. Stiamo facendo un gioco a gruppi: ognuno, a turno, guida le persone alla ricerca di un tesoro e quando il proprio compito è terminato “scompare”. Ora sono seduta attorno ad un tavolo, con altri cinque giocatori: tutti fanno vedere la propria carta, che è sempre una variante dell’Amoreux. L’ultimo, che non mostra ciò che ha in mano, ha l’Appeso”.

 

IL MAGO, il DUE di DENARI e l’APPESO

“Entro in una struttura diurna per persone disabili accompagnata da uno degli operatori e vedo che stanno facendo un incontro in cui occupano dei problemi della società e rimango molto colpita dalla solidarietà di questo lavoro. Esco da una porta secondaria e mi ritrovo in un cortile ampio con altre persone. E’ l’ora del crepuscolo e si avvicina un ragazzo che mi mostra come può creare una fiamma dal palmo della sua mano: sono meravigliata ed affascinata, l’effetto del fuoco con la luce esterna crea una forte suggestione. Lo sguardo del ragazzo è di chi sa che sta facendo un’operazione magica. Si muove tra le altre persone mostrando ciò che sa fare. Ora risalgo all’interno della struttura e mi siedo ad un grande tavolo con una mia amica: lì ci sono i nostri mazzi di Tarocchi, il mio sparpagliato sul lato destro e il suo sul lato sinistro. Raccolgo le mie carte per sistemarle e mentre lei fa lo stesso vedo chiaramente il due di denari dei Minori. Mentre riconto per controllare che ci siano tutte mi accorgo che manca l’Appeso…per errore è finito nel suo mazzo”

LA STELLA

“Vedo un’immagine fugace di una donna che si lava il volto e una voce fuori campo suggerisce che nell’arcano della Stella c’è il significato delle abluzioni della Vergine”

LA TORRE di BOLOGNA

“Sono davanti ad una vecchia torre di Bologna (che oggi non esiste più), e ci sono degli anziani che per mezzo di un sistema a carrello e impalcature di sostegno vogliono spostare la struttura in un altro luogo. L’operazione non va a buon fine e la torre crolla: correndo trovo riparo sotto ai portici, mentre gli anziani non riescono a salvarsi”

 

LA CADUTA dalla TORRE

“Mi trovo su una torre molto alta ed eccomi precipitare: mentre cado avverto l’aria che mi frena e penso “beh, non è un attimo allora!”. Così ho il tempo di raccomandare l’anima a Dio” (sognatore maturo, convalescente dopo essere stato operato d’urgenza; non credente, ha ricevuto un’educazione cattolica)

La TORRE dell’ALCHIMISTA

“Sono nella mia casa (molto più grande di quella reale), in una stanza a forma circolare, con mobili antichi, vetrate e una grande biblioteca attorno: sembra lo studio di un alchimista. Dalla parte alta si possono vedere le stelle. All’improvviso arriva una scossa di terremoto molto forte, cerco riparo sotto una porta, con altre due persone, il mio partner e la mia migliore amica. Durante la scossa la stanza ruota a 360 gradi su se stessa e rimane complessivamente intatta…sembra quasi una torre, nel senso che so che quella stanza è una struttura a se stante. Siamo a Venezia. Non provo la sensazione di panico, mi preoccupo di sentire telefonicamente mio padre ed anche i miei stanno bene. Prima di lasciare la casa recuperiamo qualcosa per uscire e mentre raggiungo la mia stanza, passando per un corridoio, vedo uscire due topi bianchi da quello che sarebbe uno sgabuzzino: all’inizio la cosa mi spaventa…più che altro sono stupita di avere dei topi in casa!!! Poi tranquillizzata anche dal mio partner, sento di essere contenta che si siano salvati anche i topi!”

LA TORRE da RISTRUTTURARE

“Mi trovo in una casa simile alla torre di Jung (Bollingen, n.d.r.): dà su un lago ed è circondata dalle montagne. La casa è da risistemare”.

  • Incisione della pietra di Bollingen: “Il tempo è un bambino che gioca a dadi: il regno del bambino. Questo è Telesphoros, che vaga attraverso le regioni oscure di questo cosmo e splende come una stella dal profondo. Egli indica la strada verso i cancelli del sole e la terra dei sogni”
  • Telesforo (in greco antico Τελεσφόρος Telesphòros, “che porta alla realizzazione”) era figlio di Asclepio e dio della convalescenza. Spesso accompagnato da sua sorella, Igea, era rappresentato con il capo coperto da un cappuccio o berretto frigio.

IL GRATTACIELO e il FULMINE

“Sono a New york con il mio compagno: ci troviamo in un grattacielo altissimo, di notte. Guardiamo fuori la città buia, quando all’improvviso un potente fulmine colpisce il suolo, aprendo una gigantesca crepa che avanza verso il palazzo.. dobbiamo scendere per salvarci”.

L’ACCESSO al TEMPIO

“Sono con la mia vicina di casa e stiamo per entrare in un tempio nel bosco. La giornata è splendida, piena di sole, tutto intorno il verde. Nell’aprire la porta le dico: “Aspetta, fermati. Per entrare qui dentro devi lasciare fuori l’ego; a lui non è permesso entrare”.

 I TAROCCHI DOPPI

“Sono in un luogo pubblico per leggere i tarocchi, seduto dietro a un gruppo di 10 persone, a loro volta seduti ad un grande tavolo. Ciascuno di loro ha preso un arcano maggiore da un mazzo di tarocchi, e decido di fare un esperimento, una nuova lettura: far prendere a
ciascuno un altro arcano maggiore da un nuovo mazzo, per poter leggere i tarocchi come un dialogo tra due arcani. Penso alla possibilità che qualcuno trovi lo stesso arcano maggiore che già ha con sé (non so perché, ma calcolo come se la carte già estratte siano 20 e non 10, perché penso che solo due arcani maggiori non saranno scelti dal nuovo mazzo). Ma quando mi giro alla mia sinistra, al tavolo dove c’è il nuovo mazzo di tarocchi, è seduto un mio amico (che nella realtà sta aspettando di farsi leggere i tarocchi da me) che ha scoperto tutte le carte. Mi infurio con lui, lo mando a posto, anche altri si sono spostati, decido di ritirare le carte di tutti e non leggerle più.Mi ritrovo con la mia ragazza a cercare di ricomporre separatamente i due mazzi: possiamo farlo perché uno è più rovinato, brutto, l’altro nuovo. Girando le carte una ad una, decidiamo insieme a quale mazzo ciascuna carta appartenga. Curiosamente, escono anche delle foto di Franco
Battiato: la mia ragazza mi suggerisce di metterle nel mazzo brutto, perché effettivamente Battiato è proprio brutto…!”

IL TIMONE (LA ROVE de FORTVNE)

“Mi trovo in riva al mare: sulla spiaggia, ai miei piedi, arriva il timone di una nave, trasportato dalle onde. Mi chiedo da dove arrivi, se le persone che erano a bordo sono salve o meno…quale sarà la sorte di quella imbarcazione”

 

LA SIGNORA degli ANIMALI (LA FORCE)

“Sono in un deserto, sullo sfondo domina un grande olivo. Mi trovo seduta su un trono e attorno a me ci sono animali di diverso tipo (leoni, giaguari), che mi proteggono.”

 

IL MONDO in MOVIMENTO

“Vedo l’androgino di Le Monde sospeso in aria…e intorno, sempre sospese, le quattro entità. Non sono fissi, si muovono leggermente con molta armonia”

LE TRE CARTE

“Sono in compagnia di una mia amica che mi dice “Queste carte sono per te”; le guardo e noto che sono rappresentati due animali, due figure umane (v. Arcani Minori Re e Regina) e due cuori (in tutto sono sei carte)”

IL MATTO e l’EREMITA

“Sono nella mia camera da letto, c’è penombra, come in una notte illuminata dalla luna piena. Al centro della stanza c’è un albero, sul tronco è arrotolato un enorme serpente nero: è tranquillo ma voglio mandarlo via comunque, cosi con un rametto gli dò qualche spinta. Il serpente apre gli occhi e inizia a muoversi verso la finestra; mentre lo fa si trasforma in un inquietante giullare con un vestito multicolore e il cappello con i campanelli: in mano ha una lanterna a forma di nuvola, mentre sogghigna e mi guarda esce dalla finestra, camminando per aria. Quando se ne va sono così sollevata che mi sveglio”