Il Matto. Percorso musicale con i Maggiori

Il Matto in musica

Il Matto, raffigurato come un giovane viandante vestito in abiti da giullare di corte, calato in un contesto mitico e atemporale, si incammina verso l’orizzonte tallonato da un animale che si direbbe essere un cane: è interessante notare che al dio egizio Anubi, rappresentato come un uomo con testa di cane, era assegnato l’importante ruolo di accompagnatore delle anime nel regno dei morti; in un certo senso anche Le Mat accompagna l’individuo lungo il meraviglioso viaggio attraverso gli arcani, dal caos iniziale fino alla completa realizzazione finale. Egli simboleggia il caos iniziale che precede l’ordine del cosmo, la totalità vertiginosa delle possibilità, la mutevolezza delle forme, il carattere inafferrabile e sacro della follia (e della verità).

Come Il Matto, sotto molti aspetti, si pone all’inizio del percorso degli arcani e a principio originario del sistema del Tarot, allo stesso modo è interessante notare che tra le prime testimonianze scritte all’interno della vasta tradizione musicale europea si trova un tema denominato appunto Follia, basato su una semplice progressione armonica di quattro basilari elementi – anche in questo caso è evidente la corrispondenza con i quattro semi dei tarocchi – e con il quale diversi compositori, da Lully a Bach, da Corelli a Handel, nel corso della storia della musica si sono cimentati, o lo hanno inserito come citazione nelle loro opere. Tra costoro vi è il veneziano Antonio Vivaldi (1678 – 1741), considerato tra i massimi esponenti del barocco musicale, la cui opera prima del catalogo, le 12 Sonate per 2 violini e basso continuo, contiene, nell’ultimo lavoro della raccolta (numerazione RV 63, pubblicata nel 1705) le variazioni in Re minore sul tema della follia.

La caratteristica di questo lavoro consiste appunto nella scelta del compositore di utilizzare la forma del tema con variazioni, la quale consente una ampia libertà di creazione e modellamento del materiale musicale, trasformando di volta in volta la tipica struttura del tema principale in una veste nuova e diversa. Il percorso delle variazioni si snoda dunque in 20 movimenti che arricchendo, ampliando e ornando il tema iniziale esprimono differenti, anche opposti, stati d’animo e situazioni, in un climax che si fa via via maggiormente carico di tensioni, osservabile anche dalle diverse indicazioni agogiche prescritte dal compositore: dall’adagio iniziale all’allegro della sedicesima variazione, passando per i diversi tempi di andante, vivace, allegro, larghetto…a sottolineare l’andatura zigzagante ed errante del Matto.

Tale tesa convivenza di opposti, nell’alternarsi di tempi rapidi e lenti, è rintracciabile da subito nel contrasto tra la prima esposizione del tema, che presenta un carattere solenne, malinconico e assorto su di un ritmo ternario puntato che rimanda all’antica e austera danza della sarabanda – nella tonalità di Re minore, associata da vari studiosi all’umore melanconico e allo spleen – e le sensazioni di fremito, movimento e delirio evocate dalle figurazioni musicali sempre più accelerate delle variazioni successive. Vedere ad esempio, per citare solo i punti più rappresentativi, la variazione n.2, in tempo andante, con i suoi toni accorati e lamentosi, scritta in valori più stretti, o gli ampi e bruschi salti della n.3, che scattano, in maniera quasi isterica, da un registro all’altro degli strumenti, oppure le rapide scale discendenti della n.4 o il basso vorticoso della n.6.

Dopo la sosta languida della quindicesima variazione (Adagio) il veloce crescendo della musica si fa ancora più urgente e parossistico: fulminee figurazioni si susseguono e si intrecciano quasi ossessivamente, per scomparire, dopo un perentorio intervento del basso, nel silenzio e nel nulla dal quale sono venute, lasciando l’ascoltatore ad interrogarsi sulla smorfia indecifrabile, incosciente, imprevedibile, del Matto.

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In epoca più recente, volgendo l’attenzione della nostra ricerca al vastissimo panorama di quella che viene oggi comunemente denominata popular music (che comprende al suo interno tutte quelle forme artistiche non tradizionalmente colte o accademiche, come il rock, il pop e il folk) troviamo una figura piuttosto nota, membro fondatore in effetti di uno dei complessi più famosi di tutti i tempi: Roger Keith “Syd” Barrett, chitarrista nei Pink Floyd e in seguito autore di due dischi in veste di solista pubblicati nel 1970 su etichetta Harvest.

Il diamante pazzo, come fu definito dagli stessi compagni nella celeberrima suite in sua memoria “Shine on you crazy diamond” è stato infatti uno degli artisti e delle menti più follemente creative dell’intensa stagione del rock psichedelico, la scheggia impazzita tra luci e ombre degli swinging sixties, visionario e allucinato viaggiatore, esploratore di spazi ultra-dimensionali (lettore appassionato di Castaneda, Tolkien e dell’I-Ching), creatore magico di canzoni popolate da varie entità fantastiche, autore e scrittore di testi metaforici e desolati, cantati dai recessi sempre più angusti di una mente caduta nel disordine della paranoia e della schizofrenia: si potrebbe pensare alla raffigurazione dell’arcano nel mazzo Rider-Waite, un giovane ebbro ed euforico che, spinto da un impulso inevitabile al viaggio nel cosmo, si spinge pericolosamente e in modo incosciente sul ciglio di un dirupo…

 

You reached for the secret too soon

you cried for the moon

shine on you crazy diamond

threatened by shadows at night

and exposed in the light

shine on you crazy diamond

 

Troppo presto hai raggiunto il segreto

tu che invocavi la luna

risplendi diamante pazzo

inseguito dalle ombre delle notte

e indifeso di fronte alla luce

splendi ancora, folle diamante

 

Il brano proposto, Love You, dall’album The Madcap Laughs, è uno schizzato crocevia tra le filastrocche per bambini e un rhythm n’ blues sbrindellato, su pianoforte tintinnante e accordi di chitarra strappati e grattati: dietro un’atmosfera apparentemente scanzonata si avverte un’aria stralunata e nervosa, Le Mat che recita le sue rime in piena libertà, scivolando sulle convenzionali regole della forma musicale, con la voce di Barrett che suona spesso monotona e distante, quasi incurante degli strumenti attorno, come se provenisse da una dimensione lontana o da una qualche galassia raggiunta in uno dei suoi viaggi interstellari. Le Mat e Syd che danzano scomposti al suono penetrante dei campanelli.

Toby Manning e Nicholas Schaffner, esperti biografi della band inglese, riportano nei loro testi la descrizione dell’ultima sessione di prove di Syd con i restanti membri del gruppo: il chitarrista si presentò ai suoi compagni con un brano dal titolo “Have You Got It Yet?” (“Non ci siete ancora riusciti?”). Il pezzo in questione sembrava sulle prime essere piuttosto semplice, tuttavia nel corso della prova divenne talmente complesso da risultare impossibile da suonare. Ben presto i tre realizzarono che mentre essi erano intenti ad eseguirlo, Barrett ne cambiava di volta in volta la struttura e gli accordi: interrompeva i compagni, lo suonava da capo inserendo cambiamenti ogni volta diversi e cantava: “non ci siete ancora riusciti?” mentre tutti, disorientati, rispondevano “no!”… Anni dopo, in un’intervista rilasciata per la BBC, Roger Waters dichiarò che in quel frangente lasciò a terra il suo basso, lasciò la sala e che quella fu l’ultima volta che Syd suonò insieme alla band. L’ultimo sberleffo del matto.

 

Ascolti:

Il Giardino Armonico (direttore: Giovanni Antonini) – Sonata op.1 n.12 in D minor RV 63 “La Follia” (for two violins and basso continuo) dall’album Vivaldi, La tempesta di mare, La notte, La follia e altri famosi concerti da camera

Etichetta: Teldec Classics International GmbH, CD Germany 1993

 

Syd Barrett – Love You da The Madcap Laughs, LP UK Harvest 1970 (e successive numerose ristampe in LP, CD, Cass)

 

Bibliografia:

Michael Talbot – Vivaldi EDT, Torino 2013

Nicholas Schaffner – Lo scrigno dei segreti, l’odissea dei Pink Floyd, Arcana, Roma 2014

Rob Chapman – Syd Barrett, un pensiero irregolare, Stampa Alternativa, Roma 2012

Paolo Caponi – Swinging London! Libraccio editore, Milano 2012

 

Aldo Pavesi

 

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