HUN e SOGNI

Dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 171-177

“Nella tradizione si fa riferimento ai sogni come a una vera e propria capacità di vedere nello stato di sonno. Per l’etimologia del carattere occorre risalire a Mèng, che significa una visione (, “occhio” compare sia sopra che sotto) poco chiara. Un occhio distorto (sopra) e lo stropicciarsi gli occhi (sotto). Nel carattere Mèng, , ovvero l’occhio posto nella parte sottostante, viene rimpiazzato da , vale a dire “la sera” (pittogramma di una luna crescente). In questo modo, il tutto va a significare “sogno”, “sognare”, la visione velata e confusa percepita durante la notte, proprio come i sogni sono sovente indistinti e confusi.

Nelle credenze più popolari si ritiene che lo Hun, che sappiamo essere legato agli occhi e alla facoltà della vista, abbia la capacità di entrare e uscire dal corpo. Con la morte, ad esempio, se ne va, non ritrova la via del ritorno ma ritroverà, attraverso la via delle future rinascite, un embrione, che sceglierà secondo i “meriti acquisiti”. Nel sogno, invece, l’anima (Hun) abbandona il corpo solo temporaneamente e si mette a viaggiare.

Hun è dunque responsabile di ogni “viaggio dell’anima”. Dai sogni alle fantasticherie e l’immaginazione, è lo Hun che si sposta nei luoghi del corpo e fuori dal corpo. Ancora una volta è ribadita la sua natura dinamica -addirittura ribelle.

Il contenuto dei sogni sarebbe dovuto, allora, secondo questo modo di intendere, alle cose che lo Hun ha “visto” nelle sue peregrinazioni nello spazio e nel tempo. Nella cultura medica e psicologica tradizionale della Cina, forse più colta e senz’altro più elaborata di quella popolare, si prende in considerazione il fatto che l’Energia Wèi, legata a Hun e Fegato, durante il giorno circola liberamente nel corpo e si porta verso gli occhi per lo stato di veglia. Il risultato è che la sua facoltà di vedere si esprime verso l’esterno. Durante la notte fa ritorno al Fegato e allora si producono le immagini dei sogni. Infatti Lu Dong Pi (Lu Zi) afferma, in linea con il Seme delle parole di Zhung Yuan Chen, che

l’anima superiore (lo Hun) risiede negli occhi durante il giorno e alberga nel fegato la notte. Quando sta negli occhi, vede; quando alberga nel fegato, sogna.

Direi che è anche curioso come per gli studi di fisiologia del sonno, sia assodato che la fase REM è quella in cui si produce la maggior quantità di sogni, o immagini (sebbene non si l’unica fase del sonno in cui sia stata riscontrata attività onirica). Se consideriamo dal punto di vista classico cinese questo dato e teniamo presente che sono inequivocabilmente implicati gli occhi e una decisa, veloce attività motoria (REM, Rapid Eyes Movement), non possiamo che trovare conferma del fatto che il produrre sogno sia una funzione peculiare dello Hun.

D’altronde, l’Energia Wèi succitata, “altrettanto implicata nella genesi delle difese corporee come psicologiche” e che sappiamo essere anche responsabile delle pulsioni, ci ricorda quello che Sigmund Freud stabilì parecchi secoli dopo riguardo ai sogni. Tutto questo è straordinariamente curioso, tanto più che anche per la tradizione cinese i sogni sarebbero una sorta di porta verso l’inconscio. Quindi un pò come accade nella pratica freudiana, anche per il buon praticante di bioenergetica cinese, i sogni possono dare delle ottime indicazioni sullo stato energetico della persona di cui ci si prende cura.

Fin dall’antichità alcuni simboli maggiori vennero associati agli stati di pieno/vuoto dei differenti Organi (Zàng) o ad alcune dinamiche energetiche più generali dell’organismo, come ad esempio una fuga verso l’alto del , o un suo ristagno nel basso del corpo etc. Si riconosce, oggigiorno, che “il linguaggio onirico (…) è un linguaggio spaziale, ove le immagini prevalgono sulle parole: s’ispira, nella sua costituzione, al linguaggio del corpo” (D. Frigoli, G. Cavallari, D. Ottolenghi in Psicosomatica. Il significato e il senso della malattia, pag. 40).

E’ la più interna delle espressioni d’energia degli Shén degli Organi-funzione. I sogni costituiscono dunque un altro tipo molto importante d’espressione, di espulsione o di messaggio del profondo. (Eyssalet, Les cinq Chamins du Clair et de l’Obscur, p.220)

Eyssalet propone, a titolo di ipotesi, di rapportare i sogni di contenuto specificatamente corporeo alla fase dell’Energia Wèi che va dai Polmoni (Pò) al Fegato (Hun), in quanto qui è il Pò che comanda sullo Hun (siamo nello Yin). Per contro, i sogni che metteranno in scena tutte le immagini che suscitano il desiderio apparterranno piuttosto alla fase che va dal Fegato alla Milza, cioè nella parte Yang della rivoluzione TàiJì. Quest’ultima, la Milza, ricettacolo dello Yì, e quindi repertorio di tutte le tracce impresse su di noi, delle intenzioni, delle memorie, in particolare dell’infanzia, metterà in scena e darà “corpo” alle immagini che il desiderio dello Hun richiama. Quindi lo Hun rappresenta la forza, la capacità di sognare (e immaginare), in qualche modo la spinta energetica (che desidera “spendersi compiendosi”, Eyssalet) e la capacità di rendere per immagini, ma di per sè relativamente priva di contenuto specifico. Questo contenuto, come detto, gli viene fornito dal magazzino dello Yì, che ha raccolto gli stimoli durante tutta l’esistenza. Può quindi ri-attualizzare la trama di queste memorie.

La paura del proibito e il desiderio di sfidarlo modulano gli impatti dell’Energia Wèi sullo Yì a partire dallo Hun. Attraverso lo Hun, il sentimento interiore e la carica emotiva del sogno ne rappresentano gli elementi direttori. Dalla risposta dello Yì, la natura oggettiva delle immagini e il contenuto apparente della storia ne rappresentano il rivestimento esteriore. E’ il sogno così come lo si può ricordare nella vita desta con il suo materiale poco coerente o poco realistico e il sentimento di aver perso il contatto con il suo filo conduttore segreto.