IL DIARIO ONIRICO

Acquistate -o assemblate da soli- un taccuino da destinare a “custode della vita onirica”, personalizzandolo come preferite. Tenere un diario è il primo passo da compiere per lavorare con i propri sogni, il modo migliore per continuare a farlo e il metodo più efficace per incrementare la memoria onirica. E’ importante farne uso con regolarità e anche annotare i sogni in una certa forma. A fine giornata -prima di andare a dormire- va riportato qualche appunto sugli eventi vissuti durante il giorno, i pensieri e gli stati d’animo che abbiano una valenza emotivo/affettiva, sia di interesse che di rifiuto. I fenomeni di sincronicità (1), altrettanto significativi, sono da segnalare e tenere in considerazione. Tutto questo lavoro di raccolta e attenzione sui fatti del giorno rende più semplice seguire il filo d’Arianna che conduce alla nascita di un sogno: la sua storia infatti inizia quasi sempre nel giorno precedente, e il suo contenuto ci informa anche sul giorno che verrà, relativamente a possibili eventi, stati d’animo, gesti e scelte che faremo.

 

UN LAVORO QUOTIDIANO

Il diario onirico è lo spazio di raccolta della preziosa biografia notturna e di per sé simbolo visivo dell’intento di ricordarsi ciò che si è sognato. Ogni volta che il sogno viene scritto non solo rimane una traccia storica ripercorribile, ma lo stesso ricordo è maggiormente memorizzato: ciò permette di recuperare le immagini nel tempo, associandole o comparandole con quelle di sogni ed eventi reali successivi di settimane o mesi. E’ necessario lavorare quotidianamente sul materiale onirico, corredando il sogno di riflessioni, associazioni e idee che ci suscita: sia per trovare legami di senso con il presente, sia perchè a volte è solo in retrospettiva che sarà possibile vedere più chiaramente il suo significato profondo. In alcuni casi possono trascorrere mesi se non anni, ma quando il sogno è finalmente compreso il suo effetto ristrutturante sulla psiche è prodigioso: è come un salto che la coscienza compie al di là del proprio orizzonte, un pezzo del puzzle della vita che si sistema al suo posto.

 

LE IMMAGINI  e le SENSAZIONI dei SOGNI

Il diario va scritto ogni mattina, con data del giorno: la narrazione va riportata al tempo presente -anche quando lo si racconta a qualcuno- poichè è di aiuto per rivedersi nelle scene. Il sogno dev’essere scritto di getto, subito dopo il risveglio, senza forzare passaggi che non si ricordano; una volta segnati tutti i sogni va dato loro un titolo, che porti in sè gli indizi dell’intera trama, che sia propriamente rappresentativo di ciò che vi accade.

Se capita di non ricordarsi nulla è comunque molto importante riportare nel diario le sensazioni al risveglio: la chiave di volta per comprendere le proprie produzioni oniriche è sapersi osservare. Nel tempo risulterà naturale e immediato anche riconoscere in alcuni simboli o immagini tipiche le proprie condizioni fisiche, dato che tendiamo a codificarle e riutilizzarle al bisogno.

I sogni di cui si ha una ricostruzione “completa”, nel senso che costituiscono un’unità di senso, vanno rivisti secondo la struttura drammatica del sogno (v. scheda http://ilsognodipsiche.altervista.org/la-struttura-drammatica-del-sogno-2/) e poi riassunti. Una volta estratto il significato e trovato l’ambito esistenziale di riferimento (v. scheda http://ilsognodipsiche.altervista.org/inventario-personale/ ), il sogno andrà analizzato rispetto alle indicazioni che può fornire e che si possono applicare nella realtà.

Se ciò che rimane al risveglio sono immagini frammentarie, lavoreremo ugualmente con il materiale che esse ci mostrano: le emozioni suscitate, i collegamenti nell’archivio della memoria, le connessioni con il presente.

 

IL TEATRO del SOGNO

E’ importante non forzare tra loro i nessi causali delle immagini oniriche: il sogno è come un moderno spettacolo teatrale, vi si svolgono contemporaneamente più scene. Andate e ritorni di prospettiva, metamorfosi di persone e luoghi, passaggi dal giorno alla notte come luci di scena che si spengono: questa “multilocalità” o coesistenza di piani d’azione è tipica dell’onirico. E’ la lingua dell’Anima che disegna connessioni tra immagini e significati apparentemente distanti, a volte insospettabili, eppure così sentite, così efficaci nel rappresentare i suoi moti; il suo danzare tra le forme -in un percorso che le abbraccia senza soluzione di continuità- è privo di quegli strattoni che subisce la coscienza nel confronto con l’alterità e il polimorfismo che pur le appartiene.

Nell’onirico la relazione tra i diversi Io che ci costituiscono è manifesta, è dialogante; se da svegli uno di questi Io tende all’assolutismo la stessa relazione è latente, soffocata e sofferta. Ecco perchè nel sogno siamo all’improvviso l’altro, colui che ci stava di fronte, o ci vediamo dall’esterno, mentre un attimo prima eravamo “dentro” di noi:

“In ognuno di noi vi è un altro, che noi non conosciamo e che ci parla attraverso il sogno, comunicandoci come egli veda diversamente da come ci vediamo noi. Per questo motivo, se ci troviamo in una condizione difficile e senza uscita, l’estraneo, l’altro, può talora fornirci una luce, che sarà meglio in grado di modificare radicalmente il nostro atteggiamento.” C. G. Jung

Sempre C. G. Jung sostiene che il sogno è “teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico insieme nel quale le figure del sogno sono tratti personificati della personalità di chi sogna.”

 

LA “CAPACITA’ NEGATIVA” di John Keats

Il materiale psichico non può essere trattato secondo i principi di linearità e di causa-effetto: non può essere spiegato o riprodotto, ma solo sperimentato nei suoi effetti. Rimaniamo tanto disarmati di fronte alle bizzarrie oniriche, di fronte agli interrogativi che aprono. L’incongruenza che troviamo nel sogno rispetto a ciò che pensiamo da svegli è un segnale della psiche che denuncia “é in corso un eccesso dell’Io diurno!”. Questo estremismo necessita di una sintesi degli opposti, per non ammalarsi di unilateralità: il simbolo fa da ponte tra inconscio e coscienza, mediando attraverso un mimetismo che permette la transizione del contenuto.

Lavorare con i sogni nel tempo aiuta a sviluppare e consolidare un “atteggiamento mentale che può accettare, lavorare e giocare con il dubbio e l’esperienza del perturbante, dell’ignoto e dell’infinito” (da Social Dreaming di G. Lawrence), la cosiddetta “capacità negativa” di John Keats (2). La possibilità di tollerare la frustrazione grazie al fatto che il significato può essere alla fine trovato, riduce la nostra ansia di controllo e l’attitudine a “prevenire” la realtà (o a pretendere di decidere come debba essere). Nel sogno la manipolazione cessa e viene rivelata “la situazione così com’è”: le maschere si sgretolano, nuova energia psichica viene sprigionata per operare la trasformazione verso un livello superiore di complessità e libertà.

 

SOGNI OLTRECONFINE

Esistono diversi tipi di sogni e di alcuni di questi il significato non è rintracciabile né nel giorno precedente né in quelli successivi. Sono sogni che iscriveremo nella categoria di sogni didattici, sogni metafisici o sogni predittivi a seconda del loro contenuto. Un’ultima categoria è quella dei sogni astrologici, collegati ai transiti planetari di una certa importanza sul tema natale. Alcuni sogni inoltre risultano essere tipici della posizione della Luna in un determinato segno.

 

(1) Sincronicità: termine introdotto dallo psicologo Carl Gustav Jung nel 1950 per descrivere la contemporaneità di due eventi connessi in maniera a-causale. Coincidenza di due o più eventi atemporali, quindi non sincroni, legati da un rapporto di analogo contenuto significativo.

(2) “Quando l’uomo è capace di stare nelle incertezze, nei Misteri, nei dubbi senza essere impaziente di pervenire a fatti e a ragioni” (John Keats 1917).