IL SENSO dell’ATTO MEDICO secondo la M.T.C.

Tratto dal testo “FILOSOFIA DELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di C. Larre, F. Berera, Ed. Kaca Book, pp. 108-113

Il senso dell’atto medico secondo la Medicina Tradizionale Cinese

Nei testi antichi di medicina il rapporto tra questa e il pensiero taoista è così stretto che ci si può domandare se un buon medico possa sottrarsi al cammino che la spiritualità taoista richiede. Il medico della Tradizione cinese antica è un santo, nel senso che è un uomo che ha saputo, grazie ad un’ascesi personale, arrivare ad una conoscenza del mistero della vita. La pratica del Vuoto del cuore e dell’Arte del cuore gli permettono di liberarsi dal suo “particolare” per raggiungere l’autenticità di sé e cogliere la verità del suo paziente. La comunione con il Tao gli insegna a percepire l’uomo come “colui che risponde alle leggi del Cielo e della Terra”, correlato quindi all’ambiente in cui vive e alle leggi dell’universo. Il “non-agire” gli consente di intervenire nel modo più rispettoso per modificare quelle inversioni del movimento naturale dei Soffi, dello yin e dello yang, che è la patologia nell’uomo, favorendo i naturali movimenti di ritorno all’equilibrio. Il suo compito è quello di ristabilire il fluire naturale e regolare dei Soffi, essendo convinto con la Tradizione che ciò che anima l’organismo visibile è qualcosa di invisibile, ma non per questo meno concreto.

I testi medici antichi, sia taoisti che confuciani, insistono sul fatto che solamente mettendosi in relazione con la verità di sé, con un atteggiamento sereno e raccolto, è possibile instaurare un relazione autentica con chi si deve curare. Il medico, grazie ad un ambiente idoneo e alla sua capacità di meditare, trova il centro di sé, per arrivare a quello del paziente. Questa è la premessa del trattamento. Il grande medico vuota il suo cuore e si concentra prima di visitare il suo paziente.

 

“Quando trattate siate come colui che spinge il suo sguardo in fondo all’abisso: attenzione a non cadere!

Che la vostra mano sia come quella che tiene una tigre: la fermezza non vi mancherà!

Che niente turbi il vostro animo: nella calma considerate il vostro paziente senza girare lo sguardo a destra e a sinistra. Che il movimento con cui mettete gli aghi non devii: perché la vostra dirittura richiamerà la rettificazione. Prima di tutto rettificate il vostro Shén: perché è lo sguardo che voi portate al malato che richiama la regolazione dei suoi Shén.

 In questo modo farete circolare i Soffi con facilità ”(So Wen, cap. 54)

 

“Non distogliete lo sguardo” è la manifestazione della forza di concentrazione interiore e la modalità con cui dirigere la potenza del “volere” verso il paziente. Ma significa anche contribuire a questa concentrazione e sottrarsi alle sollecitazioni e agli stimoli esterni. E’ l’esito del “Vuoto del cuore” che deve dirigere il medico per accogliere veramente il paziente, per leggerne i sintomi, per penetrarne le linee della vitalità e quindi della patologia. Se “non si distoglie lo sguardo”, si riporterà il malato sul giusto cammino con una diagnostica giusta, con un gesto terapeutico esatto, con un messaggio rivolto al suo Spirito, ai suoi Shén. Gli Shén, centro della vita, sono i soli capaci di rettificare dall’interno uno stato di disequilibrio e quindi ricondurre ad una reale guarigione.

Il giusto comportamento del medico rettificherà, quindi, il movimento perturbato dell’animazione del paziente.

La vera concentrazione consiste nel disporre tutto come conviene, senza tensioni inutili, ma con la tranquillità che permette una vigilanza efficace. Così accade ai concertisti quando stanno davanti ai loro strumenti prima di iniziare il concerto, al pittore davanti alla sua tela, in mezzo a colori e pennelli, all’acrobata davanti al trapezio, predisponendo il materiale che permetterà loro di operare.

Il medico, davanti al suo paziente, non lo considera un caso clinico, ma una presenza che chiede che la vita si rinnovi in lui. Ha una funzione maieutica: non è l’artefice della vita, ma senza di lui il bambino non nasce, la salute non si ristabilisce. Alcune volte la vita è potente nel medico e contratta nel paziente. Per la comunione universale al Tao, per l’impulso della vita comune a tutti, può succedere qualcosa che assomiglia al fenomeno della risonanza acustica. Se il processo è corretto, il rifiorire della vita è molto più probabile. La verità del medico interagisce con quella del paziente, non con un trattamento psicoanalitico o psicologico, ma grazie ad uno scambio silenzioso e misterioso di vitalità. Il paziente diviene così collaborante e più disponibile ad accogliere in sé il ritorno dell’armonia della vita; acquisisce una predisposizione naturale all’imitazione della vitalità del medico che lo cura e non si sente costretto ad obbedire ad un terapeuta che lo domina con il suo potere e il suo sapere. Guarire è, perciò, per la Tradizione classica, un accompagnamento sostanziale.

 

Il Grande Medico della Tradizione classica è un uomo d’Arte, preserva la salute, previene le malattie, curando il “terreno” del paziente, calma le agitazioni interne, riconduce all’esterno i “fattori perversi” di malesseri e malattie. La medicina è una scienza di osservazione. Il medico guarda, non solo con gli occhi ma con tutti i sensi, il suo paziente per raddrizzare le deviazioni, per compensare gli squilibri della corrente vitale. Ma per soccorrere la vita bisogna conoscerla. Per conoscerla nelle sue trasformazioni bisogna saperla osservare in sé e attorno a sé e in ogni essere. L’osservazione, secondo la MTC, deve saper cogliere il movimento dei Soffi che ci costituiscono e ricostituiscono indefinitamente. Il medico evita di interferire negli influssi che vengono scambiati tra Cielo e Terra, che si fondono provvisoriamente per far apparire la meraviglia dell’esistenza individuale. Per leggere correttamente i segni della vita gli è chiesto di alzare lo sguardo verso il Cielo, per osservare le leggi eterne dell’universo, i cicli della natura, le variazioni stagionali e i conseguenti fenomeni di crescita e deperimento. Gli è pure chiesto di abbassare lo sguardo verso la Terra, per vedere gli effetti dell’operato del Cielo e le trasformazioni che a partire da queste leggi si operano nell’uomo.

Questo è il Medico Santo, il Grande Medico della Tradizione cinese, che dopo aver trovato il cammino della vita e della verità per sé, si fa compagno del suo paziente in questa stessa ricerca della vita in pienezza.