FUNZIONE SOCIALE del SOGNO: Tobie Nathan e W. Gordon Lawrence

La storia del sogno e del sognare affonda le sue radici nell’antichità più remota: nelle cosmogonie di diverse culture il sogno è la dimensione da cui si sviluppa la vita pulsante, l’universo, il pianeta e tutte le forme viventi. L’idea stessa del mondo e la sua manifestazione origina da un grande Sogno, e il mito e il rito sono la narrazione cantata e la gestualità che ne garantiscono il rinnovamento periodico, attraverso la celebrazione dell’Inizio. Ciò che permette l’esistere nel tempo di una cultura è la memoria storica (relativa al mito di creazione) e la consegna e condivisione di quelle “tecnologie del sacro” che dalla notte dei tempi accompagnano l’essere umano: “le danze, i canti-preghiere, le tecniche di respirazione, il viaggio sciamanico come ricerca della visione, l’uso terapeutico delle piante, i sistemi oracolari, il digiuno, il silenzio, il rito dell’incubazione onirica e via dicendo” (P. Lattuada). Le pratiche sono mirate tanto alla conservazione di un ordine primigenio considerato come stato armonico, quanto rivolte alla ri-acquisizione di salute, nel momento in cui l’individuo o la collettività abbiano in qualche modo mancato al rispetto delle regole “di convivenza” con lo spirito del luogo, gli avi, gli dei…in sostanza con la Vita stessa, simbolicamente rappresentata da l’una o l’altra “entità”.

Per tale ragione il sogno, come spazio-tempo che attualizza l’incontro tra l’essere umano e l’Alterità sacra da cui discende e di cui è emanazione, è via di conoscenza aurea, di indispensabile intelligibilità dell’ordine e struttura cosmica: è ritorno al punto zero da cui ogni realtà viene creata e rinasce nuovamente, spazio di elaborazione di ciò che diviene manifesto.

In termini contemporanei due autori riprendono e ribadiscono il concetto della dimensione conoscitiva del sogno in seno non solo ai processi personali, ma anche a quelli collettivi e transpersonali: riporto gli estratti dai seguenti testi “La nuova interpretazione dei sogni” di Tobie Nathan, Raffaello Cortina Editore (2011) e “Social dreaming. La funzione sociale del sogno” di W.Gordon Lawerence, Edizioni Borla (2010).

Tobie Nathan, una delle grandi figure dell’etnopsichiatria contemporanea, antropologo e psicanalista francese scrive:

“Georges Devereux, che ha lungamente studiato la cultura degli indiani mohave della California, racconta che essi erano convinti che le malattie fossero prestabilite al momento della creazione del mondo, quando era stato introdotto almeno un caso reale di tutte le malattie che sarebbero in seguito esistite e almeno un esempio di guarigione di ognuna di esse. Così l’autentica malattia di un indiano mohave non è che un frammento del mito della creazione nel quale compare questa medicina. Quando il guaritore -chiamato anche “uomo-medicina” (medicine man) o, ancora, “sciamano” nella letteratura etnologica- inizia a curare una certa malattia è necessariamente perchè ha assistito in sogno alla sua creazione e ha dunque potuto “vedere” i dettagli del suo trattamento. Se esistono malattie che nessuno sciamano conosce, è perchè il frammento del mito della creazione che la riguarda non è ancora stato rivelato.

Così quando le armi da fuoco fecero la loro comparsa e inflissero ferite per mezzo delle pallottole, uno sciamano subito sognò di essere stato testimone della fase di creazione del mondo relativa all’evento primario, prototipo e precedente di ogni ferita da arma da fuoco e della sua guarigione“.(Le réves pathogènes dans les sociétés non occidentales, p. 195).

Ritroviamo un concetto quasi identico nello Zohar, in cui è scritto:

Non esiste alcun avvenimento al mondo che, prima di accadere, non sia stato annunciato in sogno. Poiché ci è stato insegnato che prima che qualcosa accada, questa è stata annunciata nel firmamento, da cui essa si propaga nel mondo ed è trasmessa da un messaggero“. (Zohar, 183a)

Dal suo quotidiano viaggio nel mondo del sogno l’anima avrà l’opportunità di riportare nuove conoscenze, che potrebbero rivelarsi fondamentali per la vita in stato di veglia e persino per quella sociale, come nell’esempio appena citato. Il sogno non è assolutamente una costruzione immaginaria: è fondamentalmente un’esperienza reale, anche se ne è protagonista solo l’anima. Il mondo in cui essa si aggira esiste realmente, benché sia accessibile agli umani esclusivamente durante il sogno. La vita in stato di veglia è chiusa, confinata entro perimetri conosciuti, il sogno attraversa altri spazi, forse ignoti, ma comunque inerenti agli umani.”

W. Gordon Lawrence, ricercatore dello staff scientifico del settore Relazioni Umane del Tavistock Institute, rintraccia nella condivisione dei sogni in gruppo (Matrice di Sogno Sociale) la grande opportunità di “usare i sogni come qualcosa che informa la nostra vita quotidiana in modo più sistematico di quanto non sia accaduto finora”. Il potere del sogno di svelare, chiarire (e predire) realtà sociali e politiche rientra nelle sue funzioni di orientare l’essere umano nella complessità della Vita interiore e collettiva. L’autore scrive: “Potremmo dire che i sogni sono stati una caratteristica della vita umana fin dal momento in cui l’uomo è apparso nel mondo attraverso il processo di evoluzione, e la mia convinzione è che sognare/lavorare sul sogno è essenziale per il processo di evoluzione. (…) Sognare è l’espressione della spinta simbiotica della psiche ad essere in un mutuo spazio di co-esistenza con il suo eco-spazio, ovvero il suo ambiente.(…) La mia ipotesi di lavoro è che i cianobatteri, e i successivi batteri, erano coinvolti in una forma di “proto-sogno” come metodo per elaborare l’informazione. Tutte le entità viventi esistono in un sistema ecologico, e forze provenienti dall’esterno provocano la loro evoluzione. Il “proto-sogno” e il sogno successivo, sono i metodi attraverso i quali le entità totali viventi si adattano alle forze esterne anticipando, attraverso la flessibilità dello “spazio mentale” (Young, 1994), ciò che può essere imparato con il solo essere ed esistere nell’eco-spazio. Io ipotizzo che, nel lungo processo dell’evoluzione, al principio c’era il sogno: il mondo arrivò dopo. (…)  Il sogno sociale tenta di rendere normale il sognare e, considerandolo un progetto olistico, di liberarlo dalle cornici di riferimento specialistiche e riduttive che vengono usate per interpretare i sogni”.

Il sogno è un fenomeno che ci riguarda sul piano personale, informandoci sulle nostre “priorità bio-psicosociali” attuali: sulla natura, le necessità e le implicazioni del rapporto con noi stessi, con l’altro da noi e l’ambiente. Contemporaneamente è momento di rivelazione del processo che si verifica nell’ambiente stesso, che riguarda un contesto più ampio e articolato, di confronto inevitabile con la condizione di intersoggettività dell’esistere.

Dall’antichità ai giorni nostri, nel sogno come nel mito, è narrata la storia della nostra specie e delle nostre culture: in questa eredità troviamo un contenitore comune, che raccoglie esperienze di confronto con l’Intelligenza della Natura e le sue leggi. Nel sognare possiamo rintracciare indicazioni per vivere consapevolmente tra esseri umani, in armonia con le altre specie e il pianeta che ci ospita.

Se il sognare è necessario all’evoluzione per trovare nuove risposte agli stimoli esterni, ricontattando l’origine e quindi il progetto di senso della Vita, il lavoro sul sogno assume una valenza di vera e propria presa in cura dei tempi e delle difficoltà che stiamo vivendo, sia a livello individuale che collettivo. Una preziosa risorsa che invita ed accompagna verso un approccio profondamente ecologico alla realtà nella sua interezza.