IL SONNO e I SOGNI in MTC da “Semeiotica medica comparata”

Dal testo “Semeiotica medica comparata” aa vv a cura di Osvaldo Sponzilli, Nuova Ipsa Editore, da pagina 193 a 195.

 

VARIABILI del SONNO

In eccesso:

  • dorme molto: pienezza di Sangue
  • sonnolenza durante il giorno: vuoto orbis* di IC e F
  • sonno troppo pesante: vuoto orbis di IC
  • bisogno di sonno: pienezza orbis VB e vuoto orbis P
  • grande bisogno di sonno: è colpito Shaoyin

In difetto:

  • dorme poco: pienezza di Energia
  • non può dormire, insonnia: pienezza di Yang, pienezza orbis V,TR e Yangquiao Mai
  • insonnia con agitazione e senso di calore: pienezza orbis P
  • insonnia con stanchezza: vuoto orbis MC
  • insonnia con malinconia: vuoto orbis P
  • insonnia per insicurezza o preoccupazioni: vuoto orbis V e ST

Alterazioni durante il sonno:

  • parla nel sonno: pienezza orbis IC
  • sonno agitato: vuoto orbis C
  • incubi: pienezza orbis MP, ST, vuoto orbis C
  • paure notturne: squilibrio orbis F
  • non riesce a riposare calmo: squilibrio orbis F
  • sonnambulismo: vuoto orbis MP
  • si alza la notte per urinare: vuoto orbis V
  • sonno agitato, respirazione molto forte e sibilante: è colpito Yangming
  • sonno agitato con dispnea: squilibrio orbis P

 

CARATTERISTICHE dei SOGNI

Si distinguono tradizionalmente più tipi di sogni: sogni in relazione con la vita quotidiana e le preoccupazioni, sogni premonitori o creativi, sogni in relazione simbolica con problemi inconsci; sogni il cui tema, svolgimento e ripetizione frequente ha una corrispondenza con malattie dell’organismo. Questi costituiscono un elemento semeiologico importante per svelare gli squilibri energetici che affliggono il malato. Li dividiamo in tre gruppi legati dal tema essenziale del sogno: il luogo nel quale si svolge, i fatti che lo animano e infine le sensazioni o le situazioni vissute nel sogno.

Sogni di luoghi:

  • deserti: vuoto orbis IC
  • campi incolti: vuoto orbis IC
  • distese d’acqua: vuoto orbis R e MP
  • alberi e cespugli nell’acqua: vuoto orbis VB
  • foreste: vuoto orbis F
  • rocce: vuoto orbis MP
  • montagne: vuoto orbis C
  • grandi città: vuoto orbis IT
  • vie e passaggi stretti: vuoto orbis IT
  • case in rovina sotto la pioggia: vuoto orbis MP

Sogni di fatti:

  • musica: pienezza orbis MP
  • canti: vuoto orbis IC, pienezza orbis MP
  • pianti: pienezza orbis P
  • temporali: vuoto orbis MP
  • inondazioni: vuoto orbis R
  • viaggi: vuoto orbis R
  • fumo: vuoto orbis C
  • fuoco: vuoto orbis C
  • incendio: pienezza di Energia
  • battaglie, guerre: pienezza di Sangue ed Energia

 

Sogni di situazioni:

  • ladri: pienezza orbis di P
  • viaggi: vuoto orbis C
  • risate: pienezza orbis C
  • essere audace, sprezzante del pericolo: pienezza orbis C
  • risse: vuoto orbis VB
  • fare un grosso pasto, mangiare e bere: vuoto orbis ST
  • avere fame: vuoto orbis ST
  • essere in collera: pienezza orbis F
  • essere sul ciglio di un precipizio: vuoto orbis R
  • traversare il mare e aver paura: pienezza di orbis Yin
  • aver paura: pienezza orbis P
  • cadere: pienezza del basso
  • ferirsi: vuoto orbis VB
  • affogare: vuoto orbis R
  • suicidarsi: vuoto orbis VB
  • essere in un processo: vuoto di orbis VB
  • insulti, umiliazioni: vuoto orbis VB
  • essere svestito in pubblico: vuoto orbis VB
  • togliersi le scarpe e camminare a piedi nudi: vuoto orbis VB
  • avere il corpo pesante: pienezza orbis MP
  • provare a passare attraverso un passaggio stretto senza riuscirvi: vuoto orbis IT
  • cercare invano di correre o camminare: pienezza orbis MP
  • non riuscire a slacciarsi la cintura: pienezza orbis R
  • avere la colonna vertebrale staccata dal resto del corpo: pienezza orbis R
  • avere la zona lombare staccata dal resto del corpo: pienezza orbis R

R- rene, V- vescica urinaria; F-fegato, VB-vescica biliare; C-cuore, IT-intestino tenue, MC-maestro del Cuore; MP-milza-pancreas, ST-stomaco; P-polmone, IC-intestino crasso; TR-triplice riscaldatore.

 

*Il concetto di “Orbis” è proprio della medicina orientale e potrebbe essere espresso anche come circuito funzionale di un organo. Si intende quindi per orbis tutto ciò che ruota funzionalmente intorno a determinati organi.

SOGNI di VESCICA

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao e “Il SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

La Vescica, Viscere associato ai Reni nel movimento Acqua, regola la quantità di liquidi all’interno dell’organismo. “Ha l’incarico dei territori e delle città”, riportano i testi antichi.

 

SOGNI di VESCICA secondo la MTC

  • Sogni di torrenti impetuosi o di fiumi tranquilli che sono improvvisamente in piena o agitati.
  • Vuoto: sogni di viaggio, passeggiate ed escursioni.
  • Sognare di essere disorientati, di non riconoscere luoghi prima conosciuti.
  • Controcorrente energetico: vagabondare.
  • Sogni in cui si urina.

SOGNI di RENE

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao e “IL SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE”  dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

Se il Cuore è il fondamento della vitalità spirituale e psichica dell’essere umano, i Reni sono la base dalla sua vitalità fisica; in ultima analisi sono la base della vita stessa. Sono origine e dimora dello Yin e dello Yang di tutto l’organismo, il germe da cui si vanno a formare tutti gli altri Organi e Visceri. I Reni sono abbinati al movimento dell’Acqua, ma sono i realtà sede e origine dell’Acqua e del Fuoco, come potenze creatrici della vita. Nei Reni abbiamo la base del vigore fisico, la potenza e la fecondità sessuale, la vitalità stessa. Il “voler vivere” dei Reni è non solo un voler esistere, ma anche un voler crescere ed apprendere e realizzare il proprio Progetto esistenziale (riprendendo Pindaro quest’Organo ci muove come individui a “diventare ciò che si è”, n.d.r.). Il Voler vivere (Zhi), ha come significato più profondo quello di potenza che si esprime (in senso aristotelico “che diviene atto”, n.d.r.). Questo volere non è un atto egoico di auto imposizione forzata, ma la capacità di tradurre in azione le spinte vitali espresse dallo Shen del Cuore. E’ la capacità di focalizzarsi su degli obiettivi e di perseguirli e la sua potenza nasce quindi da una conoscenza reale e profonda di saper cosa fare e come farlo; la decisione e l’azione ne scaturiscono allora spontaneamente, senza forzatura. Il voler vivere è forza di potere incommensurabile, che genera tutte le manifestazioni di vita dell’universo: dalle rotazioni della galassia al crescere di un filo d’erba, tutto esiste perché mosso da un inconscio e profondo desiderio di vivere. Questo stesso volere infinito trova poi espressione e dimora nei Reni, fonte e base della vita. Se l’aspetto fisiologico è il volere, è ovvio che la sua turba porti alla paura, che è la patologia psichica riconducibile ai Reni. La paura, sia essa fisica o psichica, porta ad una incapacità ad agire; possiamo anche dire che un indebolimento del volere porta all’incapacità ad agire e quindi alla paura. Un altro aspetto che può conseguire all’incapacità di agire è la depressione (la depressione di Fegato è quella caratterizzata da irascibilità ed umor nero, quella di Polmone da profonda tristezza e sospiri, quella di Reni è abulia, mancanza di volontà, è il trascinarsi, in cui si è perso contatto con le emozioni).

 

SOGNI di RENI secondo la MTC

  • Vuoto: sogni di annegamento, barche naufragate, vedere bambù sommersi nell’acqua.
  • In inverno: nascondersi nell’acqua atterriti.
  • Pienezza: blocco della colonna vertebrale.
  • Sogni in cui si sente dolore alla colonna vertebrale e la si vede staccata dal corpo (mancanza di connessione tra Cielo e Terra).
  • Controcorrente energetico: baratri ed immersioni.
  • Vuoto dei Reni: attraversare grandi acque con paura e angoscia, essere sul bordo di un abisso.
  • Nuotare in grandi distese di acqua o in correnti impetuose che allontanano dalla meta.
  • Sogni di acque, spesso scure, con pesci terrificanti o con alghe che trascinano in basso o squali che atterriscono.
  • Ossa che si rompono e denti che cadono o si rompono.
  • Sogni di rocce che si sgretolano e ci colpiscono.
  • Sogni di maturità, di eventi passati.
  • Svegliarsi angosciati da un sogno in cui si è rotto un mezzo di locomozione (se al risveglio si è calmi è un sogno di Fegato).
  • Rene che non afferra il Qi di Polmone: sogni di ferita, danno, minaccia o anche morte causata da un incidente o malattia che arriva all’improvviso.
  • Vuoto di Qi o di Yang di Rene: sogni di morte, di essere uccisi ma non si sa da chi, fumo che soffoca, essere schiacciati, annegare.
  • Disarmonia Rene-Cuore (non c’è comunicazione): sogni di calamità, disastri, guerre, fame, caos che deriva da cause naturali, morte, paura, panico e fobie.
  • Trovarsi su un precipizio o poggiati su rocce che si sgretolano. I sogni di caduta o rischio caduta vengono visti come metafore del rischio di “cadere” in depressione, come movimento di vera e propria discesa. Allo stesso tempo questo tipo di sogno può informare il sognatore della possibilità di perdere un punto di riferimento importante, di rimanere senza terra sotto ai piedi.

Il vissuto emozionale dei sogni dei Reni è caratterizzato da paura e angoscia poiché gli incubi portano tematiche legata alla sopravvivenza e situazioni in cui si è in pericolo di vita.

Osservazione aggiuntiva: sogni di caduta di denti possono presentarsi verso la fine della relazione amorosa (sia già annunciata dal partner o solo presagita). Sogni di caduta da precipizi richiamano la condizione in cui ci si rende conto –all’improvviso- delle conseguenze di una scelta non adeguata ai nostri bisogni: essere arrivati ad un baratro senza accorgersene rimanda al fatto che non abbiamo ascoltato la voce della guida dello Shen-Cuore (necessario comprendere a quale ambito esistenziale fa riferimento il sogno).

 

 

 

SOGNI di INTESTINO CRASSO

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao e da “IL SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

La funzione del Grosso Intestino è di indirizzare verso il basso gli scarti dell’alimentazione non assimilabili e scevri delle essenze già incamerate dall’organismo, grazie alle trasformazioni operate dagli altri Visceri. Modella le feci procedendo all’assorbimento dei liquidi ancora presenti nel chilo. IC per poter provvedere correttamente all’evacuazione, ha bisogno del Qi inviatogli dal Polmone: la stagnazione di cibo e la stipsi cronica possono, alla lunga, portare alla stasi del Qi del Polmone, con ad esempio difficoltà a respirare. Spesso è stato verificato il legame tra Grosso Intestino e Polmone anche nelle turbe psichiche, rilevando come a sindromi depressive si abbinassero stitichezze croniche e come risolvendo l’una si risolvesse anche l’altra.

 

SOGNI di GROSSO INTESTINO secondo la MTC

  • Controcorrente energetico: presenza di campi o campagne.
  • Vuoto: sogni di campi e campagne incolte.
  • Scendere in cantina o luoghi sotterranei e non trovare la luce. Improvvisa scomparsa dei luce o sole. Sogno in comune con lo Stomaco, poiché i visceri sono legati tra loro: lo ST estrae la luce e IC la distribuisce al corpo. I loro meridiani sono entrambi Yang Ming.
  • Essere in un luogo affascinante ma smarrire la strada.
  • Perdersi per le campagne, in campi in cui ci sono spesso canali di irrigazione.
  • Sogni di invasioni di erbe infestanti in campi coltivati.

Osservazioni aggiuntive: quando si verificano sogni in cui si cerca un bagno o si riesce a defecare (e questo di solito comporta lo scioglimento del sogno con sensazione di benessere) si può pensare alla presenza -nella vita del sognatore- di una situazione in corso in cui non ci si sente liberi di esprimere la propria posizione, il proprio rifiuto (feci/rifiuto), qualcosa –una reazione ad es.- che è fisiologica ma rinnegata. E’ come se rispondere in maniera autentica comporterebbe una vergogna, rispetto a come siamo abituati a comportarci o per come l’altro ci vorrebbe o per come noi vorremmo apparire. Le feci, così come le urine, da un punto di vista simbolico rappresentano quei prodotti di scarto della trasformazione degli alimenti di cui l’organismo deve necessariamente liberarsi, per non andare incontro ad un’intossicazione. Quando nei sogni cerchiamo un bagno e l’operazione diventa ardua e lunga (non si trova, è occupato, è senza porta, è sporchissimo o rotto, comunque impraticabile), l’inconscio sta comunicandoci la difficoltà ad esprimere un bisogno profondo e naturale (sano perché libera da scarti e tossine pericolose; quando le feci ristagnano il rischio di candidosi recidivanti o cistiti -per le donne- è molto più alto che per quelle con alvo regolare).

Dal testo “FONDAMENTI di PSICOSOMATICA” di Caterina Carloni, Ed. Enea

“La stipsi rappresenta simbolicamente la tendenza a trattenere le cose e a “dosare” l’affettività, limitando la condivisione intima con gli altri. Considerando le feci in analogia con i pensieri, è come se la persona stitica fosse assillata da idee ricorrenti tanto da creare veri e propri “ingorghi”. Gli escrementi possono dunque rappresentare tutte le fantasie più “sporche”, proibite e trasgressive, da occultare a tutti i costi, a noi stessi e agli altri”. Il lato Ombra appalta tutto ciò che viene rifiutato perché percepito come sporco (soprattutto il disappunto, per le persone tendenzialmente accondiscendenti) e l’organismo si intossica di ciò che non abbiamo saputo lasciar andare e manifestare.

SOGNI di POLMONE

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao e da “IL SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

L’Organo Polmone, appartenente al movimento del Metallo, è chiamato Ministro e cancelliere; la parola chiave di quest’Organo è la diffusione: il suo compito è di diffondere l’energia vitale Qi in tutto l’organismo. Riconduce all’interno anche come capacità di introspezione. Dirige la respirazione, favorisce il battito cardiaco e permette la difesa dai patogeni esterni. Inoltre i Polmoni ospitano il Po, anima che rappresenta il “contenitore” di tutti i dati, le informazioni, i codici, che consentono all’essere appena nato di vivere. L’istinto a respirare, a cercare il capezzolo della madre, a camminare, ad apprendere e crescere, sono tutte funzioni del Po: esso governa tutti gli automatismi del corpo, sia quelli della specie sia quelli acquisiti attraverso l’apprendimento. Il Po è quindi:

  • Memoria genetica dei processi della specie (istinto)
  • Memoria “corporea” delle esperienze acquisite nel corso della nostra vita individuale. Ad es. tocco il fuoco e mi scotto, lo faccio nuovamente e mi scotto, attraverso la ripetizione memorizzo a livello corporeo di non toccare il fuoco.
  • La memoria, per chi vi crede, nelle vite passate.

Questi vari tipi di memorie sono custoditi e accumulati nel Polmone che provvede a distribuirle in base ai bisogni. A livello più sottile il portare dentro del Polmone è la capacità di guardarsi dentro, di andare in profondità. I testi ci dicono che il Fegato guarda avanti, al futuro (con lo Hun), mentre il Polmone guarda indietro, al passato. Il Po inoltre tende a favorire la ruotine (essendo legato agli automatismi e al ripetere più volte per fare propria la conoscenza di uno schema motorio), il comportamento ripetitivo e automatico, rendendo difficile l’innovazione (avanguardia tipica del Fegato, nuovo sguardo, lontano, in avanti e in alto). A livello di sentimenti ed inclinazioni spirituali il Po tende a riproporci nel momento presente gli schemi mentali e psichici che abbiamo accumulato nel passato, attraverso la loro continua ripetizione. Per cui, di fronte alla situazione del momento, ad esempio se qualcuno ci insulta verbalmente o ci tratta male, tenderemo a reagire automaticamente in base agli schemi psichici e mentali che abbiamo sviluppato e accumulato nel passato. La potenza dell’energia del Po è enorme, poiché possiede un’inerzia spaventosa, come una petroliera che necessita di uno spazio di trenta miglia per poter virare e cambiare rotta. Se nel passato abbiamo sviluppato amore, compassione, gentilezza questo è quanto tenderemo a riproporre nel presente. Questo automatismo opera così bene che non siamo nemmeno consapevoli del suo accadere. Così come non pensiamo di respirare, ma semplicemente il respiro accade, così non pensiamo che la nostra sia una reazione coatta dovuta a schemi preformati, ma ci sembra che rappresenti l’unica azione possibile, la conseguenza logica di ciò che sta accadendo. Il nostro comportamento in un dato momento è quindi, da un lato, legato a tutto il nostro passato, ma –dall’altro- crea un nuovo tassello per il mio comportamento futuro. Se io riesco, per una scelta del Cuore, ad es., a valutare come non conveniente per me e per gli altri un dato comportamento, posso impegnarmi per modificarlo. Quanto più mi educherò a coltivare questa predisposizione, tanto più la precedente si indebolirà, ci vorrà tempo e costanza, ma la modifica sarà ineluttabile.

Gli schemi attualmente presenti in un individuo sono in funzione sia delle esperienze precedenti, sia dell’ambiente in cui ci siamo sviluppati. Ma i nostri schemi non si formano solo dopo la nascita o con il concepimento: veniamo al mondo già con schemi in parte predefiniti, che vanno a formare quella che noi chiamiamo costituzione. L’insieme di queste componenti energetiche è ciò che nella tradizione indiana è stata chiamata karma, ovvero un percorso individuale, che si svolge attraverso più esistenze, per cui al momento della nascita siamo già “carichi” delle conseguenze delle nostre azioni passate, che condizionano la nostra struttura fisica e mentale e ci indirizzano lungo un certo cammino. Lavorare sul Po per modificare il presente (l’unico dato suscettibile di modificazione) richiede pazienza, umiltà e perseveranza: permette di disattivare gli automatismi –non di cancellarli- per poter immettere nuovi dati e schemi senza che quelli precedenti vi interferiscano. Questo ci consente di muoverci in nuove direzioni, abbandonando il solco pesantemente tracciato sinora. Le modifiche del Po avvengono in tempi molto lunghi, la decodificazione è lenta e faticosa, ma i risultati –una volta ottenuti- tendono ad essere duraturi. Il Po è quindi da un lato una grande forza a nostra disposizione da usare adesso, per modificare ciò che il Cuore suggerisce di cambiare; dall’altro è un potere, quasi sovrastante per il suo accumulo passato, che ci vincola pesantemente al nostro agire.

 

SOGNI di POLMONE secondo la MTC

  • Vuoto: sogni di ferite sanguinanti e di cose bianche, tristezza.

  • Pienezza: sogni di lacrime, piangere, spavento e terrore, di lamento e scuotimento o volare nel vento, si sorvolano campi e città. Sogni di ladri.

  • In autunno: sogni di di guerra.

  • Controcorrente energetico: sogni di volo e ascensione; cadere da una sporgenza o dal volo; visioni di metalli straordinari (ferro, acciaio o oro).

  • Sogni di essere in lutto.

  • Sogni di case in disordine o sporche, cadere (in volo o da un dirupo).
  • Sogni in cui ci si sente non protetti, si è troppo nudi, esposti, vulnerabili; senso di vergogna, di essere ridicoli.
  • Situazioni in cui si viene sopresi quando si esce da un nascondiglio.
  • Sogni di problemi di pelle, essere ricoperti di piaghe o da un eczema.
  • Deficit di Qi di Polmone: sogni di essere nudi, con una sensazione di disagio e difficoltà a rapportarsi con le persone del sogno.

 

SOGNI di MILZA-STOMACO

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao e “IL SONNO  e i SOGNI in MEDICINA CINESE dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

Milza e Stomaco rappresentano il movimento Terra, sono i Responsabili dei Fienili e dei Granai: presiedono alla trasformazione delle sostanze nutritive e dei liquidi corporei che producono il Sangue. La Milza ha come compito il mantenimento quotidiano dell’organismo grazie all’assimilazione delle sostanze nutritive che vengono dalla Terra; rende utilizzabili le sostanze che lo Stomaco estrae dagli alimenti, assicurando la diffusione dei nutrienti in tutto il corpo. A livello mentale è associata al Proposito o Pensiero (yi): dà forma al pensiero e a ciò che è nella mente. LoYi rappresenta la capacità di dare una forma, una concretezza a quanto ideato dallo Hun del Fegato (immaginazione e visione onirica) e approvato dal Cuore (Organo della Coscienza di Sé all’interno di un contesto), affinchè l’idea si materializzi, si definisca e strutturi: è dunque la capacità di organizzare e strutturare il pensiero. La capacità di concentrazione, di organizzazione del pensiero  e di memorizzazione sono strettamente legate alla Milza: agisce sulla strutturazione logica del pensiero ed espressione coerente. Opera quindi in particolare nelle attività di studio e nel lavoro, consentendoci di impostarli coerentemente e di esprimerci organicamente. E’ facilmente colpita da pensieri ossessivi quando il pensare diventa eccessivo: preoccupazioni, idee fisse e ossessioni si formano quando viene meno la guida dello Shen (lo Spirito che dimora nel Cuore). La capacità di strutturazione, così importante, diventa patologica e si può manifestare anche in piccole cose: le posate ben allineate sul tavolo, l’ossessione morbosa per l’impiego del termine sempre adatto e preciso, la mania di ordine ed efficienza, e infine la rigidità del Pensiero e del Cuore. Non c’è più spazio allora per sentire, comprendere, accettare ma solo per codificare, analizzare, ponderare, giudicare e inquadrare. Dietro questo bisogno di ordine e stabilità vi è una profonda paura interna, che si cerca di occultare, ma che prima o poi dilagherà: “Pensieri e preoccupazione portano attacco allo Shen, sotto l’effetto della paura e del timore vi è scorrimento, vi è fuoriuscita senza arresto”. E’ quindi importante che questa facoltà del Pensiero si sviluppi, come tutte le altre, sotto la guida illuminata dello Shen.

Lo Stomaco, grande granaio, è l’origine di tutto ciò che accade nel tratto gastrointestinale, ha un ruolo molto importante relativamente alle operazioni che compiranno gli altri Organi e Visceri a seguito. E’ il ricettacolo degli alimenti da cui vengono estratte le essenze che permettono la vita. Lo Stomaco trasforma gli alimenti per renderli assimilabili dall’organismo, come in cucina si preparano gli alimenti per renderli commestibili (v. sogni in cui si cucina, si hanno pentole sul fuoco).

 

SOGNI di MILZA secondo la MTC

  • Vuoto: sogni in cui si mangia e si beve senza essere mai sazi, si è malnutriti.
  • Perdersi in montagna, talvolta con massi che cadono.
  • Grandi stagni o acque stagnanti o melmose (la Milza presiede alla trasformazione, separazione e movimento dei Jin Ye; quando c’è intossicazione della matrice extracellulare o ristagno di liquidi, si sognano acque torbide).
  • Non si riconosce più la propria abitazione o la si ritrova distrutta.
  • Controcorrente energetico: sogni di colline e di paludi, di abitazioni malsane colpite da vento e da pioggia; gole rocciose e perdersi tra le montagne.
  • Pienezza: sogni in cui si costruire dei muri o una casa (dei tetti, S.W. 80), abbattere una casa o cantare di gioia. Avere il corpo pesante e non potersi muovere (Umidità).
  • Sogni di temi associati alla terra, alla casa, ai terremoti e alle rovine.
  • Perdita di cose di valore come oggetti, proprietà e territorio.
  • Collasso del Qi di Milza: sogno di cadere nel sogno o mentre ci si addormenta. Ascensore che cade, non ci sono supporti né controllo. Sogni di stare a testa in giù.
  • Umidità associata a Vuoto di Milza: si sogna di affogare o di essere sommersi o seppelliti, segno di troppe cose da fare o troppe responsabilità, non si sa come affrontarle. Nel sogno c’è un senso di perdita di speranza e di blocco.
  • Insufficienza di Qi: sogno di camminare nel fango, sabbie mobili, difficoltà a rimanere a galla.

 

SOGNI di STOMACO secondo la MTC

  • Vuoto: sogni in cui si accettano buoni cibi o bevande.

  • Scendere in cantina o luoghi sotterranei (e non trovare la luce); improvvisa scomparsa del sole o della luce.

  • Controcorrente energetico: si offrono cibo e bevande.

Milza e Stomaco in MTC sono una coppia Organo-Viscere dalle relazioni particolarmente strette.

SOGNI di INTESTINO TENUE

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

 

L’Intestino Tenue riceve il cibo dallo Stomaco e prosegue il suo processo di trasformazione che verrà completato a livello dell’Intestino Crasso (che comprende il tratto del colon) e della Vescica (urinaria). La sua funzione è di avviare un processo di separazione con invio dei liquidi alla Vescica e dei solidi all’Intestino Crasso, Visceri che concorrono all’eliminazione di ciò che non è assimilabile, costituendo l’ultima fase delle trasformazioni organiche di cibo e acqua. L’IT ha quindi la funzione che è definita come “separare il puro dall’impuro” o meglio il “puro dal torbido”, o ancora i solidi dai liquidi: tutti modi per evidenziare la sua funzione intermedia di separazione e differenziazione. IT applica a livello fisico quella capacità di discernimento che è del Cuore a livello sottile; tant’è che esiste anche una funzione psichica dell’IT, che è quella di saper distinguere, in una scelta da attuare, ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Questo costituisce il presupposto perché possa essere presa una decisione, aspetto che è di competenza della Cistifellea.

 

SOGNI di INTESTINO TENUE secondo la MTC

  • Controcorrente energetico: sogni di incroci, ostacoli nella città.
  • Vuoto: sogni di passaggi stretti in una grande città, gallerie lunghe ed oscure di cui non si vede la fine o la luce.
  • Non riuscire a completare un impegno o un compito (in relazione alla funzione psicologica correlata a IT del discernimento e del saper riconoscere delle priorità, distinguendo ciò che è essenziale da ciò che non lo è).

 

SOGNI di CUORE

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

Il Cuore, definito Organo “senziente”, ovvero capace di provare sensazione, è per la MTC la sede dello Shen, del divino che è in noi. E’ associato alla figura dell’Imperatore che, nell’antica Cina, rappresentava il legame tra l’essere umano e il Cielo, il divino. Il suo ideogramma può essere paragonato ad una ciotola vuota che accoglie ciò che gli giunge dall’alto senza mai riempirsi: non una campana di vetro che si isola dal mondo, ma una tazza aperta in cui tutto può trovar posto senza mai occuparlo stabilmente. Da qui nasce il “non-agire” (WuWei) del Cuore, che non è un non fare, ma un agire liberi da desideri, ansie e aspettative. Il Cuore diviene così il centro dell’animazione dell’individuo e la sua guida; questo impulso vitale poi si diffonde a tutto l’organismo per portarvi pace, serenità e gioia. Il Cuore governa il Sangue (qui inteso anche come Sangue Spirituale perché veicolo dello Shen). Il Cuore sente le emozioni, le “assaggia” mentre con il Sangue attraversano le sue quattro camere, pertanto delibera azioni a partire da ciò che ha decodificato. Appartiene al movimento Fuoco e la sua emozione è la Gioia. Inoltre è collegato a:

  • Controllo della sudorazione: una sudorazione anomala (spontanea, eccessiva e profusa, notturna), soprattutto se più accentuata alle ascelle e alle mani, indica quasi sempre una turba del Cuore
  • Il Cuore si apre nella lingua: la condizione dell’Organo si legge sulla punta della lingua (in caso di Calore interno essa risulterà secca e rosso scura e con ulcerazioni, o color porpora in caso di ristagno di Sangue). La lingua è da intendere anche in senso psichico, come controllo del linguaggio e possibilità di esprimere liberamente le istanze del Cuore. La parola è, o dovrebbe essere, la via di espressione di ciò che sentiamo nel Cuore; disturbi del Cuore possono portare così a turbe del linguaggio come l’afasia improvvisa o il parlare incessante e immotivato o anche il ridere nervoso e ripetitivo.
  • Il Cuore è collegato al sonno e ai sogni: l’armoniosa alternanza di sonno e veglia è una delle espressioni dell’armonia Yin-Yang all’interno di un individuo. Al momento del sonno lo Yang cede allo Yin, la coscienza si approfonda all’interno, si chiude il mondo esterno fisico per entrare in profondità in quello psichico. E’ il momento del sonno e dei sogni, che sono espressione profonda dello Shen.

 

SOGNI di CUORE secondo la MTC

I testi classici riportano sogni di Vuoto, di Pienezza e di energia in rimonta contraria.

  • Vuoto: sogni di montagne, fuoco, fumi o ustioni, eruzioni vulcaniche.
  • In estate: sognare di ustionarsi.
  • Pienezza: riso incontrollato.
  • Situazioni pericolose in cui anziché fuggire si ride in modo poco congruo con la situazione (reazione paradossale da alterazione dello Shen)
  • Vecchi saggi talvolta con corpo deforme o nani che consigliano e rassicurano o ammoniscono.
  • Persone “strane” che minacciano o rassicurano.
  • Guidare l’automobile (come si conduce la propria esistenza) o qualcuno che la guida per impervie vie (anche e specialmente in vie strette e tortuose o strade di montagna).
  • Sogni di terrore, sensazione di fantasma gui (oppressione al petto).
  • Sogni ricorrenti di una persona deceduta che indicano problemi irrisolti con il defunto.

Gli incubi sono giustificati dal fatto che di frequente lo squilibrio del Cuore si accompagna a quello dei Reni.

 

SOGNI di CISTIFELLEA

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

La Cistifellea è la sacchetta in cui viene raccolta e conservata la Bile prodotta dal Fegato, composto fluido che collabora al processo digestivo, in particolar modo dei grassi. Il suo potere è quello di emulsionare e distruggere sostanze che le secrezioni degli altri tratti digestivi non possono elaborare. La Medicina Cinese individua nel Viscere Cistifellea il Ministro della Giustizia: amministra per e attraverso il Cuore, agendo da Fuoco ministro. Dunque al suo corretto funzionamento corrispondono azioni rette e giuste, mentre se non esplica a dovere il suo ruolo l’individuo mostrerà difficoltà a prendere decisioni, parlerà in eccesso andando incontro a contraddizioni, e non sarà capace di giudicare con equità le situazioni.

“Fa capo alla Vescica Biliare la capacità di valutare una data situazione e di emettere un giudizio, nel senso di decidere il corso d’azione più opportuno: è la giusta decisione. La Vescica  Biliare rappresenta la capacità di decidere e di scegliere (e vivere vuol dire scegliere!); da ciò deriva anche l’attribuzione alla VB di coraggio e capacità d’iniziativa. La sua patologia psichica sarà l’indecisione, la timidezza e anche la facilità a scoraggiarsi, a mollare.”

 

SOGNI di CISTIFELLEA secondo la MTC

  • Vuoto: sogni di battaglie, risse per la strada, suicidio, ci si taglia il corpo in due, essere sotto processo.
  • Trovarsi ad un bivio e non sapere quale strada scegliere, essere incarcerati.
  • Non saper scegliere o incapacità ad iniziare qualcosa.

SOGNI di FEGATO

Dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

In MTC Fegato e Cistifella vengono visti come un’unità funzionale, quindi hanno funzioni simili, per quanto il primo sia appellato Generale delle Armate e il secondo Giudice o Ministro della Giustizia. Il Fegato presiede alla difesa, ma è legato anche all’assalto, come impeto e irruente vitalità. Irruenza che può divenire violenza se non opportunamente diretta ed espressa. Si occupa del fluire libero del Qi (l’energia vitale che ci anima e scorre dentro di noi) e questa funzione si può analizzare su diversi livelli:

  1. Emozioni
  2. Digestione e assimilazione
  3. Secrezione della Bile
  4. Azione sul sangue in genere e sulle mestruazioni in particolare
  5. Equilibrio sonno-veglia

 

SOGNI di FEGATO secondo la MTC

I testi classici riportano sogni di Vuoto (deficit energetico), di Pienezza (eccesso energetico, compressione), e di energia in rimonta contraria (queste condizioni fanno riferimento al Qi e al suo moto e direzione).

  • Vuoto: sogni di funghi, piante fresche, foreste, di invasione del giardino da parte di piante malefiche.
  • In primavera: presenza di qualche “minaccia” per cui ci si nasconde (sotto un albero, in mezzo alle piante o ai rovi), senza la capacità di muoversi, terrorizzati.
  • Correre, scappare inseguiti da uno sconosciuto. Il tutto in presenza di una situazione affettiva intensa.
  • Pienezza: collera, litigi, essere esposti a venti impetuosi da cui si rischia di essere trascinati via.
  • Turbe del movimento per eccesso: fuga disordinata. Per difetto: incapacità di muoversi.
  • Sogni in cui qualcosa si rompe e non è possibile terminare un lavoro o arrivare a destinazione.
  • Essere in ritardo, perdere un mezzo (treno, autobus, aereo).

 

 

SOGNI d’ORGANO

Il sogno viene comunemente inteso come un evento di natura psichica, che riguarda la sfera del sentire da un punto di vista emotivo e cognitivo. Nelle medicine antiche invece il sogno è anche il linguaggio utilizzato dagli organi per comunicare tra di loro: ad esempio nella Medicina Cinese le condizioni di pienezza o deficit di un Organo o Viscere sono  rappresentate nelle immagini notturne. Anche nella Grecia antica si riteneva che durante il sonno l’anima potesse osservare le condizioni di salute e informare il sognatore sul suo stato e/o sull’eventuale annunciarsi di una malattia.

Il sogno è dunque vero e proprio canale dei “processi d’organo”: per processo d’organo si intende l’insieme delle relazioni che si stabiliscono tra organo, apparato e suoi luoghi di manifestazione (riflessa, cutanea e legata ai meridiani), e le immagini della psiche dell’individuo (eventi onirici, sensazioni, fantasie), in un continuum di senso dove psichico e fisico si interrelano in modo coerente e significativo. “Simbolo e sintomo -sostiene C. Widmann- sono due diverse destinazioni dei contenuti inconsci” (Simbolo o sintomo, Widmann, Ed. Magi).

Dagli studi della Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) – disciplina che ricerca i fondamenti scientifici delle relazioni mente-corpo e pone le basi razionali della Medicina Integrata- risulta l’esistenza di un network che mantiene in continua connessione bi-direzionale gli apparati endocrino, immunitario, psichico e nervoso. Questo dialogo consiste di trasmissioni biochimiche che permettono ad ognuno di questi attori di concertare decisioni e azioni. Il disturbo funzionale (senza lesione d’organo) o la malattia conclamata, sono il risultato del cattivo o soppresso funzionamento di questo sofisticato sistema comunicativo PNEI.

Il corpo racconta –prima attraverso il sogno-simbolo, poi attraverso il sintomo- come ci sentiamo, quanto e quale senso ha per noi una certa situazione o evento, e ne informa la coscienza di veglia. Secondo la micropsicoanalisi (1) il sogno gioca il ruolo di “valvola di sicurezza”, è “un meccanismo fisiologico di smaltimento delle tensioni secondo modalità di scarica ottimizzate nella filogenesi. (…) Quando l’accumulo traumatico (inteso come effetto deformante di fattori endogeni ed esogeni) è sovrabbondante, la fisiologia del sogno non è più sufficiente a realizzare la scarica tensionale ed emerge il sintomo patologico”.

In Medicina Cinese Tradizionale ciascuna emozione -e relativo stato d’animo- può essere attribuita ad un Organo (v. le Emozioni in http://ilsognodipsiche.altervista.org/emozioni-medicina-tradizionale-cinese/, o la teoria ippocratica degli umori). Le immagini e i simboli (2) che l’Organo utilizza per manifestarsi e dialogare descrivono la funzione e il grado di funzionalità (o disfunzionalità) dello stesso.

 

(1) http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/2411#.VD7d0LCsWYk

(2)“La funzione simbolica ha lo scopo di organizzare lo spazio psichico (…). Una certa incapacità di identificare i propri movimenti interni spoglierebbe il vissuto psichico della ridondanza di significato, come d’altronde una carenza della capacità di simbolizzazione potrebbe condurre alla letteralizzazione dei contenuti psichici, trasformandoli in sintomi”. Da “SIMBOLO o SINTOMO. Due diverse destinazioni dei contenuti inconsci” a cura di Claudio Widmann, Ed. Magi

 

 

IL MOVIMENTO ACQUA

Tratto da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea

(http://www.scuolasimo.it/it/edizionienea/p/collane/)

 

L’Acqua rappresenta la fine di un ciclo, la massima stasi, il massimo yin, racchiude i concetti di energia potenziale, riserva energetica, massima decelerazione e coesione della materia; morte come fase di preparazione per la vita, è il regno della potenzialità infinita. La caratteristica dell’Acqua è il carattere mutevole, fluido.

Secondo la tradizione taoista è il simbolo del “non agire” (wu wei n.d.r.), della saggezza in cui si lascia scorrere fluidamente, senza attaccamenti o opposizioni, segue l’inclinazione del terreno. Vuota di forma, come è vuoto il cuore del saggio, in cui tutto passa e nulla si ferma, e tuttavia potente. (…)

Per quanto mutevole “l’Acqua rimane fedele a se stessa in qualsiasi condizione”, afferma l’Yijing, il Libro dei Mutamenti dell’antica tradizione classica; per l’alternanza pieno-vuoto, duro-molle, liquido-solido, l’Acqua è la madre della vita, dell’organizzazione generale e materiale di tutte le forme della natura. (…)

Il Movimento Acqua corrisponde alla notte, al buio, al nord, al freddo; la stagione correlata è l’inverno, il tempo in cui -arrestate le attività- si sta in profondità, la neve copre la Terra proteggendo la vita che rifiorirà in primavera. Il colore è il nero che richiama l’oscurità dell’abisso in cui avvengono i mutamenti; uno squilibrio del Movimento Acqua si manifesta nel corpo con occhiaie nere e un colorito grigiastro del volto.  (…)

Nel corpo umano l’Acqua corrisponde all’organo rene e al viscere Vescica. I Reni agiscono come un filtro che da un lato elimina dal sangue tossine e prodotti di rifiuto, dall’altro trattiene tutto ciò che è utile al corpo. Mentre il Polmone fornisce un’energia quotidiana, che si rigenera tutti i giorni, il Rene è la sede dell’energia ancestrale, genetica, sessuale. Dunque problematiche di invecchiamento precoce o di infertilità sono da correlare ad uno squilibrio dell’energia renale. La sfera sessuale è governata dal Rene sia nella sua parte strutturale, sia nella sua parte funzionale; mentre gli stati infiammatori dell’apparato genitale (vaginiti, annessiti etc) vanno ricondotti al Fegato, problemi come l’impotenza e la sterilità sono legati al Rene. (…)

 

L’aspetto sottile dell’Acqua è costituito dalla volontà (di vivere, n.d.r.), dalla determinazione, perseveranza e fermezza che permettono il perdurare delle intenzioni prodotte dalla Milza, e consente di portare a compimento le idee.

L’emozione è la paura, come ansia generalizzata che nasce quando manca la capacità di far fluire le cose e la vita. Se ci si attacca e ci si fissa, si blocca il flusso della vita e dell’energia. L’Acqua rappresenta la saggezza per la sua fluidità e mancanza di forma, ma canalizzata racchiude una forza invincibile (dunque è connessa con la volontà e la determinazione). Nello stato di equilibrio si hanno forza di volontà, indipendenza, stabilità, determinazione; mentre in eccesso diventa rigidità caratteriale, temerarietà, eccesso di volontà; in vuoto prevalgono paura, mancanza di volontà, incapacità di realizzazione, scoraggiamento, mancanza di perseveranza.

I Reni vanno più che altro incontro a problematiche di vuoto. Secondo i cinque Movimenti sono correlati all’Acqua ma sono in relazione anche con il Fuoco: basti pensare al Ming Men, punto posto tra i due Reni, “Porta della Vita” (o del Destino n.d.r.), sede del fuoco vitale connesso allo yang di Rene che a sua volta regge lo yang di tutti gli organi, così come l’Acqua, lo yin di Rene, regge lo yin di tutti gli organi. Si dice che i Reni siano il fondamento dello yin e dello yang. (…)

In generale in caso di vuoto di Reni vi è debolezza o dolore lombare, possono presentarsi debolezza alle ginocchia, stanchezza al mattino, disturbi urinari, edemi, disturbi alle orecchie come riduzione dell’udito, acufeni, vertigini (…)

 

IL MOVIMENTO METALLO

Tratto da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea

(http://www.scuolasimo.it/it/edizionienea/p/collane/)

 

Il Movimento Metallo rappresenta la decelerazione, il passaggio dal movimento alla stasi, la condensazione dell’energia che prende forma, l’energia che dal Cielo entra nella Terra e si condensa. In tutte le tradizioni i metalli rappresentano la luce che, scendendo, prende forma e si nasconde nelle viscere più profonde della Terra.

Il Metallo, oltre alla caratteristica della lucentezza, ha quella della freddezza e della durezza. Durezza e rigidità rappresentano la condensazione, la concentrazione, l’interiorizzazione; il Metallo è sensibile alle ingiustizie e, nella vita civile, è il giudizio finale sulla condotta delle persone; nell’antica Cina le esecuzioni venivano effettuate in autunno, la stagione correlata a questo movimento. Nell’uomo è connesso al giusto distacco dalle cose, all’interiorizzazione, alla saggezza e all’ordine. La freddezza e la durezza del Metallo sono temperate dalla sua lucentezza che è la capacità di fare chiarezza con quel distacco che consente una notevole obiettività nella valutazione. La rigidità, il rigore gli sono proprie: non c’è la dinamicità dell’Acqua o del Fuoco, ma una costruzione precisa e geometrica; tuttavia vi è una forma di fluidità che si manifesta nei metalli, nella possibilità di trasmettere calore.

Il Movimento Metallo corrisponde alla sera, alle ore del tramonto, all’ovest dove cala il sole, all’autunno in cui le piante iniziano a ritirare l’energia al loro interno facendo cadere le foglie; in cui si riempiono i granai per poi arrestare le attività, si rientra in profondità: è il tempo dell’introiezione di ciò che ha valore, di ciò che vale la pena conservare. (…)

L’aspetto sottile del Metallo è costituito dalle anime corporee Po che sono le più yin, le più materiali tra gli Shen, legate al corpo e alla materia, in contrapposizione alle anime eteree Hun (…). Gli spiriti Po, secondo la tradizione cinese, al momento della morte ritornano alla Terra insieme al corpo, per la loro natura yin, mentre gli Hun, le anime eteree, tornano al Cielo. I Po sono collegati a tutto ciò che nell’organismo funziona in modo vegetativo, automatico, indipendentemente dalla volontà: regolano la vita materiale, caratterizzata da scambi continui con l’ambiente esterno. Tutto ciò che entra in noi è vagliato dal Po che, mediante la sua saggezza, decide cosa lasciar andare, scartare e cosa invece mantenere attraverso lo Hun, che sopravviverà alla morte. Quindi il Po rappresenta il legame con il presente e soprattutto con il passato: vi sono immagazzinate tutte le esperienze.

L’emozione è la tristezza, questa è fisiologica e corrisponde al sentimento che si prova in caso di lutto: la persona si raccoglie in se stessa per raccogliere tutto il positivo della persona perduta e contatta la propria affettività che renderà poi disponibile all’esterno. Può diventare patologica quando diventa desiderio di morire, fino al suicidio. La tristezza eccessiva diventa opposizione alla normale istanza di vita, porta ad una contrazione della vitalità dell’essere, al pessimismo, alla depressione. Lo squilibrio del Movimento Metallo porta a manifestare facilità al pianto, al lamento, ad un’eccessiva emotività. Nello stato di equilibrio vi è un buono scambio tra l’interno e l’esterno. (….)

IL MOVIMENTO TERRA

Tratto da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea

(http://www.scuolasimo.it/it/edizionienea/p/collane/)

 

La Terra rappresenta la stabilità, la neutralità, il centro, il fulcro, la base di sviluppo di tutti gli altri elementi, il momento di equilibrio tra espansione e contrazione, yin e yang, il perno tra Movimenti yang di Legno e Fuoco e Movimenti yin Metallo e Acqua. Nei cinque Movimenti si trova al centro, è il centro vitale da cui da cui gli altri Movimenti traggono energia per i loro processi di trasformazione, consente tutte le mutazioni e le trasformazioni di tutti gli esseri.

La Terra è la madre, la nutrice, la matrice di tutte le forme, è la madre di tutti i cicli, di tutte le manifestazioni, genera la vita e ad essa la vita ritorna nel ciclo di nascita e morte. E’ il centro in grado di riunire tutti gli opposti, in essa il freddo e il caldo si congiungono dando origine all’umidità che consente la vita. La Terra si manifesta con la forma, come in una pietra, o senza forma, come nella polvere. (…) Negli esseri viventi è la “matrice”, il mesenchima in cui si genera e si mantiene la vita in quanto luogo di scambio.

La Terra concerne tutto ciò che riguarda la nutrizione: così come il cibo introdotto con l’alimentazione viene scomposto, elaborato, analizzato e infine digerito e incorporato per mezzo delle funzioni di Stomaco e Milza, organi correlati alla Terra, così anche le impressioni esterne subiscono un processo molto simile grazie alle capacità di pensiero e di riflessione connesse alla Terra. (…)

Il colore della Terra, il giallo, collegato ai cereali e l’elemento climatico è l’umidità, fondamentale per lo sviluppo della vita: dalla terra secca non può nascere nulla, solo il giusto grado di umidità consente la germinazione e la crescita della pianta.

L’odore è il dolce, il profumo della frutta matura, così come il sapore. Il dolce è un sapore equilibrato, tende a rilassare, a moderare, ad armonizzare l’organismo, la sua prima funzione è quella di nutrire, tonifica, porta energia, ha azione antispastica. Anche questo sapore va apportato con il giusto equilibrio: lo zucchero rappresenta un eccesso di dolce e quindi danneggia.

Nel corpo umano la Terra corrisponde all’organo Milza e al viscere Stomaco; questi sono organi che ricevono, trasformano e distribuiscono. Lo Stomaco riceve gli alimenti grossolani e la Milza, che in M.T.C. è intesa come coppia Milza-Pancreas, interviene sulla loro trasformazione in essenze pure che vengono trasportate e innalzate per la produzione di energia e sangue. La mancanza di appetito, come la voracità, dipendono generalmente da una disfunzione dello stomaco, fermo restando che, anche quando le manifestazioni appaiono localizzate, il problema coinvolge in realtà l’intero organismo. (…)

L’aspetto psichico collegato alla Terra è sul piano cognitivo il pensiero, la riflessione, la razionalità, la capacità logica, la digestione e assimilazione dei concetti; sul piano emotivo è invece la compassione. Quando il Movimento Terra è disarmonico si hanno la preoccupazione e il rimuginamento, il pensiero fisso e circolare fino all’ossessione e all’incapacità, dunque, di mettersi in connessione con l’altro. La voce armoniosa, il bel canto, l’armonia dell’espressione sono anch’essi sorretti dalla Terra e a loro volta l’aiutano a mantenersi sana. Nello stato di equilibrio vi è serenità, un atteggiamento di accoglienza verso il cambiamento, ponderazione e riflessione.

Il Movimento Terra è correlato moltissimo all’alimentazione. La Milza va spesso in vuoto, soprattutto se l’alimentazione non è equilibrata e mancano dei nutrienti, oppure per l’eccessiva attività mentale. Le manifestazioni di vuoto sono: stanchezza, astenia psico-fisica con sensazione di arti pesanti, carnagione giallastra, inappetenza, gonfiore addominale, feci non formate, apatia, nausea, sensazione di oppressione al petto. Se il vuoto è importante si possono avere freddolosità e alterazione del metabolismo dei liquidi, edemi. (…)

Tutto ciò che riguarda le articolazioni si riequilibra attraverso la Terra e quindi la Milza. La Milza in vuoto crea umidità che può trasformarsi in flegma, questo può produrre accumuli e masse, per cui è da considerare anche in caso di cisti, noduli, lipomi o accumuli di muco e catarro. Per lo stretto legame del sistema immunitario con il  sistema nervoso e l’endocrino anche gli squilibri ormonali richiedono di riequilibrare la Milza.

Se lo Stomaco è in vuoto la digestione è lenta e vi è inappetenza; se invece vi è un eccesso, soprattutto di Fuoco, le manifestazioni sono: dolore epigastrico, bruciore, fame, sete intensa con desiderio di bevande fredde, stitichezza; le gengive, che sono energeticamente rette dallo Stomaco, sono gonfie e dolenti e tendono a sanguinare.

 

IL MOVIMENTO FUOCO

Tratto da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea

(http://www.scuolasimo.it/it/edizionienea/p/collane/)

 

Il Movimento Fuoco rappresenta, nel ciclo yin-yang, la fase in cui un fenomeno si manifesta nel pieno della sua energia, è il culmine dell’espansione, della dinamizzazione, del movimento. E’ il massimo yang, il fuoco che sale dal legno verso l’alto irraggiando luce e calore, ma è anche il Sole che scalda, splende, diffonde la sua luce senza riserve su tutto ciò che lo circonda, rivelando e rendendo chiara ogni cosa; è l’immateriale, il rarefatto, è l’onda elettromagnetica rispetto alla particella, è la vita, lo Spirito che rende viva la materia, l’aspetto più sottile e invisibile dell’uomo, il cosiddetto Shen. (…)

Il Cuore, sede dello Shen, è l’imperatore che rappresenta il “custode della norma a cui tutta la periferia, lo stato, il popolo fanno riferimento”, il suo potere sta nella chiarezza e nel portare ciascuno alla propria verità. La modalità del suo governo è il “non-agire” (wu-wei) che non è inerzia, ma è la forza del consentire ad ogni essere di crescere e svilupparsi secondo le leggi naturali insite in ciascuno e secondo il proprio itinerario, scoperto nella chiarezza e nella verità. (…)

Il Fuoco attiva nell’uomo le dinamiche tra centro e periferia, dal punto di vista psichico (relazioni) e dal punto di vista fisico attraverso il sangue. Questo Movimento consente all’uomo di manifestarsi nel mondo, agli altri attraverso i sentimenti, il pensiero e la parola. La lingua come organo di fonazione è correlata al Fuoco e tutte le problematiche della parola che non fluisce (lapsus, balbuzie, eccetera) sono manifestazione di un suo squilibrio. Come organo di senso si correla al tatto, mezzo di ricezione che permette di integrare le informazioni provenienti dall’esterno, ma anche mezzo di trasmissione e comunicazione con l’esterno. Il Movimento Fuoco rappresenta il massimo dell’espansione, della comunicazione, della relazione, corrisponde al mezzodì in cui il sole è al culmine, al sud dove è più caldo, all’estate, tempo del calore, è la fase della pianta in cui essa emana la maggiore quantità di oli essenziali e il suo profumo si diffonde nell’aria, favorito dal calore del sole; il calore è l’energia climatica connessa al Fuoco e il rosso è il suo colore. (…)

Il Fuoco è collegato ai vasi sanguigni che mettono in relazione il centro con la periferia, attraverso il sangue portano calore, nutrimento, vitalità ai tessuti e a tutte le cellule, mentre la manifestazione esterna è il colorito del viso, l’incarnato dato dalla grande irrorazione sanguigna di questa parte del corpo. Un colorito rosso in volto e al collo manifesta problemi di Cuore. (…)

La secrezione corporea correlata al Fuoco è il sudore, fondamentale per la termoregolazione e per disperdere l’eccesso di calore. (…)

Il Cuore è la massima espressione dello yang, la sua energia è -come il fuoco- mobile, flessibile, adattabile, flessuosa, morbida. Questa flessibilità ed elasticità sono trasmesse ai vasi e al sangue, per questo si dice che “il Cuore ama la morbidezza”, ma se perde tono e si allenta troppo ne soffre il dinamismo stesso del Cuore; si dice che “il Cuore teme il rilassamento” perchè in tale condizione il ritmo cardiaco, la circolazione sanguigna e l’equilibrio delle emozioni non possono più essere garantiti.

Nell’uomo l’aspetto sottile del Fuoco è lo Shen, lo Spirito che anima ogni individuo. Lo Shen si manifesta soprattutto nello sguardo, negli occhi che da sempre sono considerati lo “specchio dell’Anima”, dimora ovunque nel corpo perchè essendo estremamente yang ha bisogno di ancorarsi ad una sostanza yin, il sangue, per non staccarsi. Se il sangue e lo yin di Cuore sono in difetto, gli Shen non trovano dimora, sono instabili, si sganciano e questo si può avvertire come uno stato di paura che può portare ad attaccamento eccessivo a cose e persone. Se invece gli Shen sono in armonia, ben ancorati al sangue, allo yin di Cuore, e trovano ad accoglierli un Cuore vuoto e silenzioso, danno la capacità di recepire, esaminare, vagliare, ponderare tutte le situazioni della vita con equilibrio e saggezza, permettendo di vivere con serenità e gioia.

L’emozione del Fuoco è la gioia; intesa come eccessiva eccitazione è correlata all’espansione e al calore: l’eccesso di emotività può però danneggiare l’uomo perchè porta alla perdita del contatto con il “centro”, è un portarsi troppo all’esterno, alla periferia, dimenticando l’imperatore che deve sempre avere la posizione centrale e non può perdere il comando, pena le malattie dello Shen, le patologie psichiche. Lo Shen ama i luoghi calmi e quieti; la risata, lo humor, la giovialità sono segni di salute e di equilibrio del Cuore. Un eccesso di Fuoco di Cuore si manifesta con agitazione, eccitazione, la persona è logorroica, parla molto e velocemente, vi è un’ilarità immotivata con sproloqui continui. A livello fisico si possono avere palpitazioni, tachicardia, occhi rossi, viso rosso, insonnia, sonno disturbato da sogni, bocca amara al risveglio dopo una notte insonne, bocca secca, ulcerazioni alla bocca e alla lingua, sete, stitichezza, urine scarse e scure, sangue nelle urine, bulimia.

L’estremo è un fuoco-flegma o flegma che annebbia lo Shen, i sintomi principali sono disturbi mentali fino ad arrivare alle psicosi. In caso di vuoto si manifestano ansia, insonnia, palpitazioni, sensazione di oppressione al petto, sudorazione notturna, vertigini, tendenza all’isolamento, scarsa presenza.

 

IL MOVIMENTO LEGNO

Tratto da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea

(http://www.scuolasimo.it/it/edizionienea/p/collane/)

 

Il Movimento Legno rappresenta l’inizio di ogni ciclo vitale, è il principio, il passaggio dalla stasi al movimento, dall’energia potenziale all’energia cinetica, dallo yin allo yang.

E’ l’inizio, la crescita, il cambiamento, lo sviluppo, l’estroversione, il dinamismo, l’accelerazione dopo la staticità dell’inverno e del Movimento Acqua che lo precede. Il simbolo del Legno ben rappresenta questo passaggio che avviene in natura ciclicamente con lo sbocciare della vegetazione dopo l’apparente morte dell’inverno. Questo Movimento energetico si dirige verso l’alto, così come si osserva nel germoglio e nell’erba che sbuca dalla terra in primavera, ma non solo: in natura l’energia del Legno va anche in tutte le direzioni come nel fiore del soffione (in senso radiale n.d.r.).

Il Movimento Legno corrisponde all’inizio del giorno, all’alba, all’est con il sole che nasce, all’equinozio di primavera; le gemme primaverili ci ricordano una fase di passaggio, di rottura dal vecchio al nuovo, l’inizio di un nuovo ciclo che è inarrestabile; in questa stagione c’è il dinamismo del vento, un dinamismo che non può e non vuole essere compresso, pena lo sviluppo di fuoco, ciò che più teme il Legno è la compressione che si oppone alla sua energia di espansione.

Il colore della primavera e del Legno è il verde, colore che racchiude in sè la capacità di distendere lo spirito e il corpo in un movimento di espansione, come quando ci si rilassa distendendo e stirando il corpo; è assolutamente naturale stiracchiarsi al risveglio, all’inizio del nuovo giorno. Il verde libera dalla stasi e dinamizza. Nel corpo umano il Legno corrisponde all’organo Fegato e al viscere Vescica Biliare.

Il Fegato è un organo pieno che produce la bile -che viene poi immagazzinata in Vescica biliare- inoltre accumula e distribuisce il sangue, il nutrimento, all’intero organismo. Di nuovo vediamo l’aspetto dinamizzante: il Fegato ha una funzione energetica di espansione, esteriorizzazione, muove e distribuisce l’energia, la sua prima funzione è quella di assicurare il libero flusso dell’energia in tutto il corpo. Muove l’energia, spinge all’esteriorizzazione, alla diffusione, pertanto tende a dissipare e a svuotarsi. Questa tendenza è bilanciata dal sapore correlato al Legno e quindi al Fegato, che è l’acido-aspro. Questo ha un’azione contratturante, condensante, retraente e consente di trattenere all’interno un’energia che per sua natura tenderebbe a disperdersi, in questo senso il sapore acido nutre il Fegato e i tessuti ad esso correlati. L’acido-aspro può essere astringente, cioè trattiene i liquidi impedendo perdite eccessive, per esempio con la sudorazione; inoltre favorisce la produzione di liquidi corporei ed è in grado di corrodere e canalizzare. Laddove esistano blocchi di sangue che ostruiscono la circolazione, le sostanze di sapore acido facilitano la ricanalizzazione del vaso (ancora meglio se associato al sapore amaro che mobilizza). D’altra parte un eccesso di questo sapore può nuocere al Fegato perchè si oppone al suo movimento di espansione e diffusione del Qi e può comprimerlo.

I tessuti correlati al Legno e al Fegato sono i muscoli e in particolare i tendini. Il trofismo dei muscoli dipende dalla Milza, ma il movimento dei muscoli dipende dal Legno, ancora una volta troviamo l’aspetto dinamico. (…) Tutti i movimenti muscolari sono da riferirsi al Legno, così anche quelli patologici come spasmi, crampi, convulsioni, tic, tremori fascicolazioni eccetera.

L’ora del giorno in cui si ha il picco di attività del Legno è dalle ore ventitrè all’una (Vescica biliare) e dall’una alle tre (Fegato). I sintomi che si manifestano in questo orario denotano uno squilibrio del movimento Legno. (…)

L’aspetto sottile del Legno, il suo specifico Shen, è costituito dalle anime spirituali Hun che rappresentano la forma più immateriale, yang, degli Shen: sono la parte più intuitiva e istintiva del livello mentale. Sono anche definiti “anima eterea”; nel sonno si staccano per vagare liberamente, connettono l’uomo al cielo e dopo la morte si staccano e lasciano il corpo. Agli Hun dobbiamo la nostra capacità di immaginazione, fino alla progettualità e alla strategia per il raggiungimento di uno scopo. Gli Hun devono necessariamente essere ben ancorati allo Yin del Fegato, alla materialità, poichè la loro tendenza è quella di staccarsi per ricongiungersi al Cielo con una frattura tra sogno e realtà materiale; accade quindi che essi possano “vagare senza meta” causando irrequietezza, inconcludenza, agitazione notturna fino al sonnambulismo. Se invece sono ben equilibrati rappresentano la parte istintiva, più nascosta e profonda di noi che dirige sogni, desideri, bisogni profondi e fa nascere progetti.

Al Fegato, che in Medicina Tradizionale Cinese è chiamato Generale d’Armata, appartengono la fantasia, il coraggio, la progettualità e la strategia. Alla Vescica biliare, chiamata Ministro della Lealtà, appartiene lo spirito decisionale, la messa in moto, l’inizio, l’istanza che guida le iniziative del Legno.

L’emozione correlata al Legno è la rabbia il cui Movimento energetico è di salita verso l’alto, verso la testa, mentre l’aspetto della forza e del dinamismo, tipico del Fegato, si trasforma, se portato all’eccesso, in violenza e aggressività. L’aspetto motorio di tale elemento è visibile nei bambini iperattivi, nelle persone che non riescono a stare ferme e che anche quando sono sedute muovono continuamente le gambe, o hanno movimenti di tamburellamento con le dita delle mani. Sono invece manifestazioni di un Fegato in equilibrio il coraggio, l’iniziativa e la tolleranza.

Un eccesso con fuoco di Fegato si manifesta con il tentativo di esercitare un eccessivo controllo sugli altri, con ira, urla, rabbia, aggressività, intolleranza e gelosia. Queste manifestazioni a loro volta danneggiano il Fegato. A livello fisico si possono avere cefalee pulsanti, puntate di pressione alta, mestruazioni abbondanti e anticipate, insonnia o sonno disturbato da sogni, acufeni improvvisi, vertigini improvvise, bocca amara, occhi rossi, stitichezza.

In caso di stasi dell’energia del Fegato si hanno sbalzi d’umore, sospiri, nodo alla gola, depressione. Fisicamente il sintomo principale è il gonfiore, o il dolore distensivo che cambia a seconda dell’umore, la sindrome premestruale, la cefalea tensiva, nausea, inappetenza, rigurgiti acidi, colon irritabile con alvo alterno.

 

I SOGNI nel LING SHU e nel SU WEN

Dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 171-174

 

Il LingShu ci porta un quadro generale della situazione onirica, relativamente alla distribuzione energetica nel corpo e nelle sue membra. In alcuni casi le immagini sono piuttosto universali, generiche e facili da interpretare, in altri si fa riferimento a situazioni non troppo frequenti (ad esempio quando si parla di decapitazioni), per cui risulta più interessante tradurre l’immagine indicata dal LingShu con una situazione più simbolica che “alla lettera”.

Si legge che se il Qì Yin (l’Energia di qualità femminile/ricettiva), è sovrabbondante allora si sogna di attraversare grandi corso d’acqua, sogni in cui ci si trova in una marcia faticosa in acque torrenziali, con sensazioni di paura e panico (più avanti vedremo come questo è un rimando alle immagini stimolate dai Reni). Se viceversa è il Qi Yang (di carattere maschile/attivo) a essere sovrabbondante, allora si sognano grandi fuochi, incendi e bruciature (in questo caso il riferimento al Cuore è piuttosto ovvio). Afferma ancora che, se sia lo Yin che lo Yang sono sovrabbondanti, allora si sognano duelli. Non è difficile vedere in questo il contrasto fra le due forze, che tentano di emergere l’una sull’altra. Se la parte alta del corpo è sovrabbondante, vale a dire se l’Energia è squilibrata verso la zona sopra-diaframmatica, si sogna di volare; in sostanza, manca il consueto radicamento. Viceversa, se è il basso ad essere sovrabbondante si sogna di cadere; si è “tirati giù” (il riferimento qui si farà rispettivamente ai Polmoni e ai Reni). Se si è troppo satolli, si sogna di stare distesi; se si ha troppa fame, si sogna di camminare.

Se l’Energia va a dimorare negli organi riproduttivi, ovviamente si fanno sogni a contenuto sessuale. Se si installa nella nuca, si può sognare di decapitazioni. Se ristagna nei piedi o nei polpacci, allora si può sognare di camminare senza riuscire a procedere, oppure di sprofondare nelle viscere della terra, in una caverna o fossa profonda. Vale a dire che gli arti posti in basso e relativi alla locomozione, se in ostruzione energetica, mandano la sensazione di intorpidimento al moto e di blocco verso le profondità. Se l’Energia rimane nelle cosce o negli avambracci, allora si possono sognare cerimonie dove ci prostra e ci si inginocchia, secondo le antiche regole della buona educazione. Se l’Energia resta nella Vescica o nell’Intestino Crasso, allora si può sognare di urinare o defecare.

Dati questi quindici scenari onirici, si riesce a comprendere in quale zona permanga un ristagno di Energie (cosiddette esterne o perverse). Di conseguenza, si dice basti usare le tecniche di tonificazione (o di drenaggio) e tali fenomeni svaniranno.

L’interpretazione bioenergetica dei sogni può anche essere più specifica ed essere relativa ai singoli Organi. Vediamo allora, per ogni Zàng, come si manifestano gli squilibri.

Prendiamo dapprima in considerazione il Cuore, ricettacolo del Fuoco e sede di Shén. La tradizione ci dice che se la sua energia è abbondante si ride facilmente (si sogna di grosse risate, vi è eccitazione), oppure si è spaventati e questo si ricollega all’emozione specifica di questo Organo e al tema dell’allarme o spavento rappresentato dallo Jing.

Se invece ci si trova in uno stato di grande spossatezza energetica (cosa che viene indicata come un’invasione del “Soffio fiaccato” nel Cuore), si vedono nei propri sogni colline e montagne, fumo e fuoco. Se questo dimora nell’Intestino Tenue, allora si sognano metropoli brulicanti con arterie affollate. Il capitolo 80 del SuWen precisa ancora: “Il vuoto del Cuore fa sognare lotte contro incendi e, in periodo specifico (l’estate), delle bruciature”.

Lo stato energetico dei Reni si può manifestare attraverso le seguenti immagini-simbolo. Se la sovrabbondanza è dello Yin, questo si traduce in un sogno in cui si attraversa una distesa d’acqua, con senso di paura, come visto più sopra. Se invece è una pienezza del Soffio nel basso del corpo si sogna di cadere. Quando al contrario il Soffio dei Reni è in eccesso, allora si sogna che i Reni stessi e il dorso sono separati, come disossati e che hanno perduto la loro coesione. Il potere e la funzione di coesione, in particolare dello Yin dei Reni, è cioè venuta a mancare. E poi abbiamo ancora indicazioni dal capitolo 43 del LingShu che afferma: “Se il Soffio sfinito dimora nei Reni, si sogna allora di costeggiare un abisso, e di essere inghiottiti in fondo alle acque”, mentre se si installa nella Vescica, allora si sogna di vagare. Così come il SuWen, capitolo 80, afferma che il vuoto di Reni porta a dei sogni di navigazione e di annegamento e che nella loro stagione specifica (l’inverno) si sogna di nascondersi nell’acqua, come se si fosse terrorizzati.

Se è il Fegato poi ad essere interessato, quando è in stato di pienezza si sogna di essere in collera, mentre la Cistifellea porta immagini di liti o dispute in tribunale. Quando invece il Fegato è in vuoto, si sognano delle montagne, delle foreste, degli alberi, del legno. E ancora, profumo di funghi e di piante fresche. Nel periodo specifico (la primavera) si sogna di coricarsi sotto un albero senza osare alzarsi, a ribadire la mancanza di attivazione che risulta dal vuoto di quest’Organo.

Lo stato dei Polmoni (e dell’Intestino Crasso) si può dedurre dal fatto che se si sogna di piangere, allora il Soffio dei Polmoni è sovrabbondante (SuWen, capitolo 17). Ma facendo riferimento al capitolo 43 del LingShu sono riconducibili a questi Organi anche i sogni in cui si avverte paura, spavento, singhiozzi e lacrime, e ci si vede volare elevandosi, in stato di apprensione. Quando il dei Polmoni è in vuoto, allora si sogna di vedere degli esseri (o degli oggetti) bianchi (il colore del Movimento Metallo). Ci possono essere anche immagini di esecuzioni capitali con molto sangue, come risulta dalla responsabilità dei bilanci, anche trancianti, di e del Metallo. Se ne è vittima l’Intestino Crasso, allora si sognano lande selvagge. In autunno si sognano soldati e guerre (SuWen, capitolo 80). Inoltre,

i sogni sono il vagabondare dello spirito, il quale attraversa i nove cieli e le nove terre in un istante. Se al risveglio sei triste o depresso, è segno di attaccamento al corpo, ovvero di attaccamento all’anima inferiore (Pò).

Infine abbiamo la Milza/Pancreas con lo Stomaco: “Un eccesso alimentare fa sognare che si dà. Uno stato di bisogno fa sognare che si prende” dice il SuWen, capitolo 17. “Quando il Soffio della Milza è in vuoto, si sognano bevande e alimentazione insufficienti”; “Quando il Soffio sfinito soggiorna nello Stomaco, si sognano bevande e nutrimento” (LingShu, capitolo 43). Donare o cibarsi, a seconda della necessità dei “granai” del corpo, questo è evidente.

Il capitolo 43 del LingShu ci indica ancora che quando il Soffio della Milza è in eccesso, allora si sognano canzoni e musica e che il corpo è pesante e che si fa fatica a sollevarsi, a muoversi. Infatti abbiamo già preso in considerazione il fatto che l’ostruzione del Movimento Terra porta a pesantezza, blocco e ristagno energetico, sia per il corpo sia per le facoltà psichiche.

Quando il Soffio della Milza è in credito, allora si sognano colline, poggi, una grande palude, case spezzate dal vento e dalla pioggia. Nel periodo specifico (i diciotto giorni che seguono ciascuna delle quattro stagioni), si sogna che si erigono dei muri bassi, e che si costruiscono delle case, ci dice ancora il SuWen (capitolo 80).

 

HUN e SOGNI

Dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 171-177

“Nella tradizione si fa riferimento ai sogni come a una vera e propria capacità di vedere nello stato di sonno. Per l’etimologia del carattere occorre risalire a Mèng, che significa una visione (, “occhio” compare sia sopra che sotto) poco chiara. Un occhio distorto (sopra) e lo stropicciarsi gli occhi (sotto). Nel carattere Mèng, , ovvero l’occhio posto nella parte sottostante, viene rimpiazzato da , vale a dire “la sera” (pittogramma di una luna crescente). In questo modo, il tutto va a significare “sogno”, “sognare”, la visione velata e confusa percepita durante la notte, proprio come i sogni sono sovente indistinti e confusi.

Nelle credenze più popolari si ritiene che lo Hun, che sappiamo essere legato agli occhi e alla facoltà della vista, abbia la capacità di entrare e uscire dal corpo. Con la morte, ad esempio, se ne va, non ritrova la via del ritorno ma ritroverà, attraverso la via delle future rinascite, un embrione, che sceglierà secondo i “meriti acquisiti”. Nel sogno, invece, l’anima (Hun) abbandona il corpo solo temporaneamente e si mette a viaggiare.

Hun è dunque responsabile di ogni “viaggio dell’anima”. Dai sogni alle fantasticherie e l’immaginazione, è lo Hun che si sposta nei luoghi del corpo e fuori dal corpo. Ancora una volta è ribadita la sua natura dinamica -addirittura ribelle.

Il contenuto dei sogni sarebbe dovuto, allora, secondo questo modo di intendere, alle cose che lo Hun ha “visto” nelle sue peregrinazioni nello spazio e nel tempo. Nella cultura medica e psicologica tradizionale della Cina, forse più colta e senz’altro più elaborata di quella popolare, si prende in considerazione il fatto che l’Energia Wèi, legata a Hun e Fegato, durante il giorno circola liberamente nel corpo e si porta verso gli occhi per lo stato di veglia. Il risultato è che la sua facoltà di vedere si esprime verso l’esterno. Durante la notte fa ritorno al Fegato e allora si producono le immagini dei sogni. Infatti Lu Dong Pi (Lu Zi) afferma, in linea con il Seme delle parole di Zhung Yuan Chen, che

l’anima superiore (lo Hun) risiede negli occhi durante il giorno e alberga nel fegato la notte. Quando sta negli occhi, vede; quando alberga nel fegato, sogna.

Direi che è anche curioso come per gli studi di fisiologia del sonno, sia assodato che la fase REM è quella in cui si produce la maggior quantità di sogni, o immagini (sebbene non si l’unica fase del sonno in cui sia stata riscontrata attività onirica). Se consideriamo dal punto di vista classico cinese questo dato e teniamo presente che sono inequivocabilmente implicati gli occhi e una decisa, veloce attività motoria (REM, Rapid Eyes Movement), non possiamo che trovare conferma del fatto che il produrre sogno sia una funzione peculiare dello Hun.

D’altronde, l’Energia Wèi succitata, “altrettanto implicata nella genesi delle difese corporee come psicologiche” e che sappiamo essere anche responsabile delle pulsioni, ci ricorda quello che Sigmund Freud stabilì parecchi secoli dopo riguardo ai sogni. Tutto questo è straordinariamente curioso, tanto più che anche per la tradizione cinese i sogni sarebbero una sorta di porta verso l’inconscio. Quindi un pò come accade nella pratica freudiana, anche per il buon praticante di bioenergetica cinese, i sogni possono dare delle ottime indicazioni sullo stato energetico della persona di cui ci si prende cura.

Fin dall’antichità alcuni simboli maggiori vennero associati agli stati di pieno/vuoto dei differenti Organi (Zàng) o ad alcune dinamiche energetiche più generali dell’organismo, come ad esempio una fuga verso l’alto del , o un suo ristagno nel basso del corpo etc. Si riconosce, oggigiorno, che “il linguaggio onirico (…) è un linguaggio spaziale, ove le immagini prevalgono sulle parole: s’ispira, nella sua costituzione, al linguaggio del corpo” (D. Frigoli, G. Cavallari, D. Ottolenghi in Psicosomatica. Il significato e il senso della malattia, pag. 40).

E’ la più interna delle espressioni d’energia degli Shén degli Organi-funzione. I sogni costituiscono dunque un altro tipo molto importante d’espressione, di espulsione o di messaggio del profondo. (Eyssalet, Les cinq Chamins du Clair et de l’Obscur, p.220)

Eyssalet propone, a titolo di ipotesi, di rapportare i sogni di contenuto specificatamente corporeo alla fase dell’Energia Wèi che va dai Polmoni (Pò) al Fegato (Hun), in quanto qui è il Pò che comanda sullo Hun (siamo nello Yin). Per contro, i sogni che metteranno in scena tutte le immagini che suscitano il desiderio apparterranno piuttosto alla fase che va dal Fegato alla Milza, cioè nella parte Yang della rivoluzione TàiJì. Quest’ultima, la Milza, ricettacolo dello Yì, e quindi repertorio di tutte le tracce impresse su di noi, delle intenzioni, delle memorie, in particolare dell’infanzia, metterà in scena e darà “corpo” alle immagini che il desiderio dello Hun richiama. Quindi lo Hun rappresenta la forza, la capacità di sognare (e immaginare), in qualche modo la spinta energetica (che desidera “spendersi compiendosi”, Eyssalet) e la capacità di rendere per immagini, ma di per sè relativamente priva di contenuto specifico. Questo contenuto, come detto, gli viene fornito dal magazzino dello Yì, che ha raccolto gli stimoli durante tutta l’esistenza. Può quindi ri-attualizzare la trama di queste memorie.

La paura del proibito e il desiderio di sfidarlo modulano gli impatti dell’Energia Wèi sullo Yì a partire dallo Hun. Attraverso lo Hun, il sentimento interiore e la carica emotiva del sogno ne rappresentano gli elementi direttori. Dalla risposta dello Yì, la natura oggettiva delle immagini e il contenuto apparente della storia ne rappresentano il rivestimento esteriore. E’ il sogno così come lo si può ricordare nella vita desta con il suo materiale poco coerente o poco realistico e il sentimento di aver perso il contatto con il suo filo conduttore segreto.

 

 

IL SENSO dell’ATTO MEDICO secondo la M.T.C.

Tratto dal testo “FILOSOFIA DELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di C. Larre, F. Berera, Ed. Kaca Book, pp. 108-113

Il senso dell’atto medico secondo la Medicina Tradizionale Cinese

Nei testi antichi di medicina il rapporto tra questa e il pensiero taoista è così stretto che ci si può domandare se un buon medico possa sottrarsi al cammino che la spiritualità taoista richiede. Il medico della Tradizione cinese antica è un santo, nel senso che è un uomo che ha saputo, grazie ad un’ascesi personale, arrivare ad una conoscenza del mistero della vita. La pratica del Vuoto del cuore e dell’Arte del cuore gli permettono di liberarsi dal suo “particolare” per raggiungere l’autenticità di sé e cogliere la verità del suo paziente. La comunione con il Tao gli insegna a percepire l’uomo come “colui che risponde alle leggi del Cielo e della Terra”, correlato quindi all’ambiente in cui vive e alle leggi dell’universo. Il “non-agire” gli consente di intervenire nel modo più rispettoso per modificare quelle inversioni del movimento naturale dei Soffi, dello yin e dello yang, che è la patologia nell’uomo, favorendo i naturali movimenti di ritorno all’equilibrio. Il suo compito è quello di ristabilire il fluire naturale e regolare dei Soffi, essendo convinto con la Tradizione che ciò che anima l’organismo visibile è qualcosa di invisibile, ma non per questo meno concreto.

I testi medici antichi, sia taoisti che confuciani, insistono sul fatto che solamente mettendosi in relazione con la verità di sé, con un atteggiamento sereno e raccolto, è possibile instaurare un relazione autentica con chi si deve curare. Il medico, grazie ad un ambiente idoneo e alla sua capacità di meditare, trova il centro di sé, per arrivare a quello del paziente. Questa è la premessa del trattamento. Il grande medico vuota il suo cuore e si concentra prima di visitare il suo paziente.

 

“Quando trattate siate come colui che spinge il suo sguardo in fondo all’abisso: attenzione a non cadere!

Che la vostra mano sia come quella che tiene una tigre: la fermezza non vi mancherà!

Che niente turbi il vostro animo: nella calma considerate il vostro paziente senza girare lo sguardo a destra e a sinistra. Che il movimento con cui mettete gli aghi non devii: perché la vostra dirittura richiamerà la rettificazione. Prima di tutto rettificate il vostro Shén: perché è lo sguardo che voi portate al malato che richiama la regolazione dei suoi Shén.

 In questo modo farete circolare i Soffi con facilità ”(So Wen, cap. 54)

 

“Non distogliete lo sguardo” è la manifestazione della forza di concentrazione interiore e la modalità con cui dirigere la potenza del “volere” verso il paziente. Ma significa anche contribuire a questa concentrazione e sottrarsi alle sollecitazioni e agli stimoli esterni. E’ l’esito del “Vuoto del cuore” che deve dirigere il medico per accogliere veramente il paziente, per leggerne i sintomi, per penetrarne le linee della vitalità e quindi della patologia. Se “non si distoglie lo sguardo”, si riporterà il malato sul giusto cammino con una diagnostica giusta, con un gesto terapeutico esatto, con un messaggio rivolto al suo Spirito, ai suoi Shén. Gli Shén, centro della vita, sono i soli capaci di rettificare dall’interno uno stato di disequilibrio e quindi ricondurre ad una reale guarigione.

Il giusto comportamento del medico rettificherà, quindi, il movimento perturbato dell’animazione del paziente.

La vera concentrazione consiste nel disporre tutto come conviene, senza tensioni inutili, ma con la tranquillità che permette una vigilanza efficace. Così accade ai concertisti quando stanno davanti ai loro strumenti prima di iniziare il concerto, al pittore davanti alla sua tela, in mezzo a colori e pennelli, all’acrobata davanti al trapezio, predisponendo il materiale che permetterà loro di operare.

Il medico, davanti al suo paziente, non lo considera un caso clinico, ma una presenza che chiede che la vita si rinnovi in lui. Ha una funzione maieutica: non è l’artefice della vita, ma senza di lui il bambino non nasce, la salute non si ristabilisce. Alcune volte la vita è potente nel medico e contratta nel paziente. Per la comunione universale al Tao, per l’impulso della vita comune a tutti, può succedere qualcosa che assomiglia al fenomeno della risonanza acustica. Se il processo è corretto, il rifiorire della vita è molto più probabile. La verità del medico interagisce con quella del paziente, non con un trattamento psicoanalitico o psicologico, ma grazie ad uno scambio silenzioso e misterioso di vitalità. Il paziente diviene così collaborante e più disponibile ad accogliere in sé il ritorno dell’armonia della vita; acquisisce una predisposizione naturale all’imitazione della vitalità del medico che lo cura e non si sente costretto ad obbedire ad un terapeuta che lo domina con il suo potere e il suo sapere. Guarire è, perciò, per la Tradizione classica, un accompagnamento sostanziale.

 

Il Grande Medico della Tradizione classica è un uomo d’Arte, preserva la salute, previene le malattie, curando il “terreno” del paziente, calma le agitazioni interne, riconduce all’esterno i “fattori perversi” di malesseri e malattie. La medicina è una scienza di osservazione. Il medico guarda, non solo con gli occhi ma con tutti i sensi, il suo paziente per raddrizzare le deviazioni, per compensare gli squilibri della corrente vitale. Ma per soccorrere la vita bisogna conoscerla. Per conoscerla nelle sue trasformazioni bisogna saperla osservare in sé e attorno a sé e in ogni essere. L’osservazione, secondo la MTC, deve saper cogliere il movimento dei Soffi che ci costituiscono e ricostituiscono indefinitamente. Il medico evita di interferire negli influssi che vengono scambiati tra Cielo e Terra, che si fondono provvisoriamente per far apparire la meraviglia dell’esistenza individuale. Per leggere correttamente i segni della vita gli è chiesto di alzare lo sguardo verso il Cielo, per osservare le leggi eterne dell’universo, i cicli della natura, le variazioni stagionali e i conseguenti fenomeni di crescita e deperimento. Gli è pure chiesto di abbassare lo sguardo verso la Terra, per vedere gli effetti dell’operato del Cielo e le trasformazioni che a partire da queste leggi si operano nell’uomo.

Questo è il Medico Santo, il Grande Medico della Tradizione cinese, che dopo aver trovato il cammino della vita e della verità per sé, si fa compagno del suo paziente in questa stessa ricerca della vita in pienezza.

 

IL RAPPORTO dell’UOMO con il DESTINO

Tratto dal testo “FILOSOFIA DELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di C. Larre, F. Berera, Ed. Kaca Book, pp. 89-108 

Il ritorno all’Uno e l’immortalità 

Il pensiero cinese dei primi secoli a.C. ha descritto la genesi del cosmo come un processo di divisione e specificazione in cui l’Unità primigenia spontaneamente dà vita alla complessità sempre maggiore delle sue manifestazioni. La letteratura classica considera le tappe dello sviluppo dell’universo come una sorta di regressione, un allontanamento dalla perfezione, che si situa nell’origine indifferenziata, vuota, silenziosa: il Tao, inizio, sostegno e termine di tutto ciò che vive tra Cielo e Terra. Compito dell’uomo è far ritorno a ciò che l’ha generato, alla fase originaria del Senza Forma. Secondo la filosofia taoista, il rapporto e il ritorno all’Uno appartiene alla natura propria di ciascuno e determina il suo valore come persona. L’uomo che raggiunge il Tao non è nient’altro che l’uomo vero, l’uomo che vive in verità di sé. Mentre l’uomo comune cerca la propria realizzazione nell’affermazione di sé, nel fare, i maestri taoisti spingono i loro discepoli a conquistare l’”essere”, l’agire conforme al Cielo/Terra. Quando l’uomo vero raggiunge l’unità originale non agisce più direttamente, ma lascia che la natura segua il suo corso, perché la volontà del saggio si identifica completamente con l’ordine del Tao.

 

“Il Cielo/Terra non vive per se stesso e così sussiste eternamente. I Santi incuranti della loro vita si mantenevano pieni di vita. La loro abnegazione realizzava la loro perfezione”

(Tao, cap. 7)

Il Tao, nel Cielo/Terra, doppia origine dell’uomo, è il centro nel quale egli vive, il luogo a cui farà ritorno, il modello che gli è dato perché, imitandolo, giunga alla pienezza dei suoi giorni. Giorni nello stesso tempo completi, stabili, pieni di vitalità. Vi è per i taoisti una virtù, una disposizione interiore, una capacità di elevarsi spiritualmente che ci viene donata alla nascita e che l’educazione può affinare. Infatti, ogni uomo ha inscritto nella sua natura e nel suo destino, sotto modalità che solo lui può scoprire, quella cosa che non si insegna: l’arte di divenire e di ridivenire se stessi indefinitamente.

Per l’ideale confuciano i talenti e le virtù personali sono il fondamento dell’azione efficace. La Virtù taoista non contraddice questo, ma richiama l’efficacia stessa della Via che porta alla Grande conoscenza che conduce all’Uno. Con continue meditazioni e duri esercizi i seguaci del taoismo cercano di superare la distinzione tra fisico e metafisico e ricercano la Via, per trovare “le porte delle meraviglie” (Tao, cap. 1), l’unità con l’universo. Il cammino ascetico di ritorno all’Uno conosce vari livelli di distacco dalle persone e dalle cose: dalla capacità di “fare il Vuoto”, all’”Arte del cuore”, al non-agire, che è il vero saper-fare taoista. In questo modo si diventa “Santi” e si raggiunge la longevità, che consiste nel portare a termine i giorni donati a ciascuno dal destino con un sano intrattenimento del principio vitale. La medicina e il medico “santo” aiutano l’uomo in questo suo arduo compito. Anche il concetto di immortalità taoista, che spesso si incontra nella letteratura classica, dipende proprio dalla capacità dell’uomo di ritornare in seno a quell’Uno che è eterno. Resta da domandarsi, beninteso, ciò che può essere l’io di un Santo spogliato dal sé grazie al suo sforzo ascetico. Lo scopo dell’ascesi taoista, ma anche confuciana, è di far sì che quest’individuo che sono io, spogliato dalle contingenze e dalle accidentalità, divenga uomo supremo, lo Zhen Ren, il Santo che, avendo abbandonato ogni preoccupazione di affermazioni e meriti, è ormai “spogliato di sè”. Si obietterà che un uomo senza di sé non è più un uomo. La tradizione risponde: un uomo spogliato di sé è compagno del Tao. E’ così che la cultura cinese tenta un’ardita conciliazione tra psicologia e mistica.

 

Il concetto di Vuoto 

Per parlare di passaggi che conducono alla santità bisogna introdurre e soffermarsi sul concetto di Vuoto. Infatti per la filosofia taoista il Vuoto è la “chiave” che permette l’accesso ad una comprensione e ad una saggezza che incarnano l’arte di vivere, fondata sui principi di Vuoto del Cuore e non-agire. Il concetto di Vuoto in Occidente dà adito a poche riflessioni: il vuoto è vuoto ed è talora assimilabile al nulla. Nel pensiero cinese invece il Vuoto è la sede della vita; è un elemento dinamico, condizione senza la quale non si opera alcuna trasformazione. La stessa Pienezza, intesa come realizzazione e compiutezza, non può verificarsi senza il Vuoto, che ne consente lo sviluppo e il dispiegarsi, permettendo agli elementi che compongono un sistema di trasformarsi e di ricomporsi in unità.

Il Vuoto ha quindi un valore funzionale. A livello ontologico, fisico, psichico e spirituale, permette un processo di interiorizzazione e trasformazione grazie al quale ogni elemento, ogni essere, raggiunge se stesso, e coglie il suo Altro da sé.

“il Tao ha per origine il Vuoto. Dal Vuoto è nato il cosmo da cui emana il Soffio Vitale”

La vita stessa avviene nel Vuoto mediano, spazio tra Cielo e Terra dove si operano lo scambio dei Soffi. Anche lo Yin e lo Yang, per esprimere la loro dinamicità, necessitano del Vuoto. Le coppie Yin/Yang e Pieno/Vuoto sono sempre correlate. Nel Libro dei Mutamenti, dove non si parla ancora di Yin/Yang, il tratto pieno simboleggia lo yang, mentre il tratto spezzato, che presenta un vuoto tra due linee, simboleggia lo yin. In seno al sistema binario yin/yang, il Vuoto costituisce il terzo termine che è nello stesso tempo separazione, luogo dove avviene la trasformazione, ricongiungimento in unnità. Il Vuoto è quindi il punto nodale, tessuto virtuale e di divenire dove si incontrano la mancanza e la pienezza, il sé e l’Altro da sé.

Dalla vita quotidiana sono tratte alcune delle immagini più comprensibili e più compiute del Vuoto:

“Trenta raggi si congiungono ad un mozzo unico

Questo vuoto nel carro permette l’uso.

Con una zolla d’argilla si dà forma d un vaso

Questo vuoto nel vaso ne permette l’uso

Si dispongono le porte e le finestre per una stanza

Questo vuoto nella stanza permette l’uso

L’avere permette il vantaggio

Il non-avere permette l’uso”

(Tao, cap. 11) 

Nell’universo come nel corpo, senza il Vuoto i Soffi non potrebbero circolare e l’alternanza yin/yang non potrebbe accadere. La rappresentazione simbolica del Vuoto è la Vallata, incavo vuoto che fa nascere tutte le cose; portando tutte le cose nel suo seno, non si esaurisce mai.

“Lo Spirito della Vallata vive per sempre; qui si parla della Femmina misteriosa. La Femmina misteriosa ha un’apertura da cui escono Cielo e Terra. L’impercettibile filo fila indefinitamente: vi si attinge senza mai esaurirlo”

(Tao, cap. 6)

Per i cinesi la buona salute è uno stato di perfetto silenzio in cui non vengono percepite anomalie: solo quando si presentano le malattie ci si accorge che qualcosa non funziona come dovrebbe. Nel Vuoto i Soffi sono così equilibrati, così armonizzati che è come se non ci fossero: i Soffi perfetti non fanno rumore.

Nell’atto medico si incontra la corporeità del paziente, i sintomi, segni esterni di una malessere interiore e nascosto. Il medico, partendo da realtà oggettivabili e da strutture visibili e sperimentabili, raggiunge e interviene sull’essenza stessa della vita, sull’invisibile, e di questo si deve sempre ricordare.

 

Il Vuoto del Cuore” e l’”Arte del Cuore” 

Il Cuore ha nell’uomo la stessa funzione che il Sovrano ha nello Stato. Dal Cuore dipendono ricerca dell’autenticità, felicità o infelicità, salute o malattia, longevità o morte prematura. Secondo il pensiero taoista, per svolgere questo suo compito vitale il Cuore deve essere in uno stato di Vuoto. Tre sono i termini che ricorrono continuamente nei testi classici nel concorrere a mantenere il Vuoto: wu yu, senza desiderio; wu zhi, senza conoscenza; wu wei, senza azione.

 

Il Cuore deve restare senza desiderio. L’uomo senza desiderio non può vivere. Cosa intendevano allora i taoisti per wu yu? Nel capitolo 1 del Tao Te King si dice che “desiderio e senza desiderio” hanno la stessa origine. Quindi esistono entrambi nel Cuore dell’uomo. Il desiderio è il desiderio naturale, è la vita che vuole vivere. Il senza desiderio è non restare attaccati all’oggetto del desiderio. Il desiderio viene, non lo si asseconda e questo consente ad altri desideri di venire. Allora si desidera e si resta senza desiderio. In questo senso il concetto di Vuoto del Cuore non è qualcosa di statico e di passivo, ma è ben espresso dall’immagine dinamica del fluire di un fiume: l’acqua che scorre permette in uno stesso istante all’acqua che arriva di prendere il posto dell’acqua appena passata; oppure dall’immagine dello specchio che riflette tutte le realtà proprio perché nessuna si fissa sulla sua superficie.

Il Vuoto del Cuore è perciò la condizione per aumentare la nostra percezione cosciente, libera da vizi e da pregiudizi; è quella condizione libera dal passato e dal futuro che ci permette di vivere la pienezza dell’ hic et nunc.

A livello fisico il Vuoto del Cuore è necessario per acquisire e mantenere i Soffi vitali; a livello psichico e spirituale permette la vera conoscenza: “Come può un uomo conoscere il Tao? Grazie al Cuore. Come il Cuore può conoscere? Grazie al Vuoto, perché il Vuoto non dirige verso le impressioni già tesaurizzate, ma verso ciò che deve essere ricevuto” (Xun zi, cap. 21). Ma la vera conoscenza, per i taoisti, consiste nello sbarazzarsi di tutto ciò che non è saper vivere. Al wu wei infatti è spesso associato il wu zhi, senza conoscenza, non sapere. I taoisti rifiutano la falsa conoscenza, che disperde lo spirito e che lo rende sì sapiente, ma di ciò che non è la vita.

L’agire naturale non ha bisogno di spiegazioni e non ha bisogno di essere insegnato: è naturale. E’ una conoscenza senza conoscenze.

Oltre che per la conoscenza il Vuoto è necessario per la presa in carico di persone e situazioni. Sembrerebbe un paradosso, in realtà per la mentalità cinese è un’evidenza: per assumersi responsabilità, per realizzare compiti, per vivere in pienezza è indispensabile il Vuoto del Cuore.

I testi antichi raccomandano di non sovraccaricare il Cuore. Il Cuore si riempie a sua insaputa. Non appena ci si accorge di questa Pienezza, che è sempre deleteria, occorre ricreare una situazione di Vuoto. La vita è una sorgente, la cui forza e la cui limpidezza vanno protette.

L’esteriorizzazione, attraverso il contatto snervante con gli altri, è la principale minaccia per la longevità. Ugualmente l’uso intenso dei sensi va proscritto, perché agita il Cuore (Tao, cap. 12).

Il Cuore dell’uomo, nel primo stadio della sua esistenza, è nella calma più assoluta, esente da ogni desiderio; in questo stadio il Cielo gli dà forma. Presto gli oggetti esterni agiscono su di lui e vi producono diversi movimenti; sono i desideri che si aggiungono alla sua natura primaria. L’uomo, in presenza degli oggetti esterni, ha la facoltà o il desiderio di conoscerli; quando li conosce prova sentimenti d’attrazione per gli uni e di repulsione per gli altri. Se non domina questi sentimenti, si lascia trascinare verso le cose esterne, diventa incapace di rientrare in se stesso e di regolare i movimenti del suo Cuore; perde le buone disposizioni che ha ricevuto dal Cielo.

(Liji, Libro dei Riti)

 

La luce degli Shen permette al Cuore di essere il luogo di origine di ogni reazione e di ogni conoscenza e ne assicura la coerenza e la condotta. Da qui l’importanza di un’”Arte del Cuore”, che consiste nel fare del Cuore un centro che possa ricevere tutti li stimoli, restando aderente alla propria natura, all’Uno, all’universale. In un Cuore calmo e vuoto nulla si attacca sconsideratamente, nulla occupa un posto indebito, nulla blocca, nulla ingombra, ma tutto si presenta ed è ricevuto per essere pesato ed apprezzato.

L’Arte del Cuore permette di coltivare in se stessi ciò che porta al Vuoto del Cuore, di controllare il voler-vivere senza vessare la propria spontaneità, ma mantenendola nel flusso che porta sempre al superamento di sé.

 

Quando si è penetrati dalla dottrina dell’Arte del Cuore, non si rifiutano piaceri e desideri, attrazioni e avversioni, allegria e collera, gioia e amarezza. È la comunione mistica con i Diecimila esseri. Non si conoscono più né approvazione né disapprovazione. Ci si eleva, ci si educa nell’illuminazione mistica, fino al punto che vita e morte si confondono.

(HZ, cap. 1) 

Se l’uomo vive in questo modo il Cuore è protetto e si nutre dei Soffi più puri.

 

Il “non-agire” (wu wei) e il “saper-fare” (zhi)

La pratica del wu yu, il restare senza desiderio, conduce al wu wei, al non-agire, he è uno dei concetti cardine della filosofia taoista. Wu significa non, essere senza, e wei significa agire, ma spesso giunge ad assumere una sfumatura negativa: intervenire, ingerirsi in , forzare; un fare che può turbare, contrariare. Normalmente viene tradotto nelle lingue occidentali come non-agire dove il “non” blocca la negatività precipua del termine wei. Lontano dal significare rinuncia, ritirata, inattività, è la condizione e la forza stessa dell’azione autentica ed efficace. E’ il modo taoista di concepire l’azione. “il non-agire non significa restare in uno stato statico, fisso, non muoversi. Con questo termine si vuole semplicemente dire che niente emana dall’Io” (ZH, cap. 9).

Ancora una volta viene sottolineato che l’agire autentico è comunque l’agire di chi è capace di un superamento di sé, dei propri desideri, dei propri istinti e schemi, per arrivare ad un’azione adeguata, efficace nella misura in cui si conforma alle leggi dell’universo, della natura e alla struttura vera degli esseri.

 

“Si verifica il non-agire quando l’intenzione individuale non interferisce con la Via universale, quando i desideri e le tendenze particolari non allontanano dal giusto cammino, quando l’azione opera in funzione di un principio interno celeste di ordine, quando, ottenendo un merito, perché si ha seguito la propria natura, non si glorifica se stessi, attribuendosi una fama personale” (HZ, cap. 19).

Non agire non è quindi non fare, ma agire nello stesso modo della natura e nello stesso senso.

Il non-agire è stato applicato dai pensatori taoisti in ogni campo: politico, sociale, culturale e, come vedremo in seguito, medico. Conformarsi al principio interno degli esseri e lasciarsi guidare dalla loro natura sono aspetti del non-agire, inteso come modo di agire non interventista. In campo politico, ad esempio, le leggi sono considerate dai taoisti ostacoli per la natura perché sono del tutto esterne e spesso si impongono ad essa. Da qui l’avversione dei taoisti per i legisti: “Lasciatevi guidare dalla natura degli esseri e l’universo intero vi seguirà; ostacolatela e anche le leggi non saranno di alcuna utilità”. “In un governo che ha per linea direttrice la Via, le leggi, pur essendo poche, saranno sufficienti a trasformare le cose; in un governo che non è retto dalla Via, le leggi, pur essendo numerose, apporteranno solo caos” (HZ, cap. 19).

Il Vuoto del Cuore e il non-agire conducono al saper-fare. Il saper-fare non è altro che un saper-essere. La giusta azione è l’attualizzazione dell’essere e della sua creatività.

Ma proprio perché non ci sono divisioni all’interno della persona, il saper-fare è anche saper mantenere la propria vita, conoscerne le regole, rispettarle, evitare di sperperare e disperdere l’energia vitale, mantenersi in armonia all’interno come all’esterno con tutto ciò che esiste.

 

SHEN, LO SPIRITO

Tratto dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Edizioni Enea, pp. 33 -35

“Indissolubile dallo studio della psiche e delle emozioni, in Medicina Tradizionale Cinese è il concetto di Shén, tradotto generalmente con ‘Spirito’.

Abbinare invece Shén all’idea di psiche, come si trova in molti testi e numerosi autori, non è del tutto corretto. E’ molto importante tenere presente questo e vedremo perché. Questa entità Shén infatti include ma allo stesso tempo va ben oltre la limitatezza della nostra concezione di psiche. Parlare di quest’ultima e delle emozioni significa anche parlare dello Spirito, ma non si può correttamente affermare il contrario.

Shén è “potenza creatrice attribuita ad un individuo dato e centrata da esso: pertanto, appartenendo al dominio delle forze creatrici invisibili, non oggettivabili, si è spesso tradotto Shén in funzione estremamente elaborata all’origine di tutte le altre funzioni che siano fisiologiche, psicologiche o spirituali“. Seguendo le indicazioni di Eyssalet vediamo che

Lo Spirito, Shén, è il maestro del punto di vista personale e centrato, poiché è innanzi tutto lo spirito di ciascuno, ed è da lui che procedono l’orchestrazione delle funzioni dell’Energia e la strutturazione delle forme concrete che ne derivano nella sensazione, la percezione, la messa in immagini, l’ideazione e il linguaggio. Qui dunque lo Spirito non si oppone alla materia: esso è il centro della manifestazione cosciente di ognuno di noi che organizza e regola il dialogo tra forme e funzioni, Energia e corpo nello spazio e nel tempo delle nostre vite.

 

Shén è anche ‘coscienza’, punto di vista centrato che costituisce l’individuo e il mondo visto da lui medesimo. Si rinnova ad ogni istante. E’ il ‘meccanismo segreto’ che induce il sorgere stesso della nostra coscienza. Fonda il nostro punto di vista personale e coordina le sensazioni, le percezioni, le immagini e le parole sulle quali risiede la sua stessa espressione. Dal punto di vista temporale, esso è l’organizzatore di ognuno dei nostri istanti e il responsabile della nostra permanenza in vita e la sua durata stessa. Dal punto di vista dello spazio invece esso è l’elaboratore e il trasformatore di tutte le forme, quelle a cui noi diamo terreno, vale a dire il nostro stesso corpo e il nostro psichismo e quelle di cui noi siamo testimoni, vale a dire il resto del mondo visto attraverso noi.

 

Shén, inoltre, costituisce la sorgente di ogni relazione e, potremmo dire, è esso stesso Relazione. Nell’essere umano ‘si esprime attraverso la luminosità dello sguardo, nella prontezza di spirito, nell’intuizione, nell’intelligenza, nella vivacità della comunicazione verbale, emotiva, corporea’. Allo Shén, in quanto coscienza, corrisponde anche la possibilità di giudicare. “Da Shén deriva per ogni essere un’immagine e una sensazione di lui stesso e dell’universo sentito e identificato da lui”.

 

Lo Shén, in corrispondenza ai Cinque Movimenti e corrispondenti ai Cinque Organi, assume differenti caratteri, di declina in maniera particolare. Dal momento del concepimento –istante creatore in cui, dall’incontro degli Shén dei genitori un nuovo Shén compare (e prende poi corpo) come manifestazione del grande oceano di Spirito sopraindividuale- ha inizio la ruota della vita del singolo individuo incarnato. Tutto ciò che di più prezioso e arcaico è in noi (l’Energia Originaria, Yuan Qi; il Principio Vitale, Jing; e anche lo Spirito, Shén) si mettono in moto in una rivoluzione incessante che alterna fasi Yin a fasi Yang e incontra tappe fondamentali riassunte nella Legge dei Cinque Movimenti. Quando lo Spirito Individuale crea uno Zang, Organo interno ‘pieno’ (e contemporaneamente va a dimorarvi), esso assume un carattere del tutto specifico.

Lo Spirito centrato nel Cuore sarà ancora Shén; la sua incarnazione nella Milza-Pancreas si chiamerà Yì (intenzione, proposito del Cuore-mente); nei Polmoni sarà Po’ (spiriti della Terra, in numero di 7); nei reni Zhì (volere); nel Fegato prenderà il nome di Hùn (spiriti del Cielo, in numero di 3). Questi sono i cinque Ben Shén, letteralmente ‘fasi fondamentali dello Spirito’, le modalità di radicamento dello Spirito (sottinteso, in un essere determinato), o “entità meta-psichiche”.”

 

 

 

 

 

 

I CINQUE MOVIMENTI

Tratto dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Edizioni Enea, pp. 21-31

“Il termine Xing, spesso tradotto con “Cinque Elementi”, dovremmo tradurlo con ‘andare’, ‘camminare’, oppure ‘comportamento’. Etimologicamente si tratta delle impronte di due piedi; un passo con la sinistra e uno con la destra. E’ dunque un carattere che si riferisce al movimento, qualcosa cioè di assolutamente dinamico, non statico, come al contrario può connotare la parola ‘elemento’. Per completezza citiamo la traduzione di questo termine fatta dal Prof. Pregadio: egli traduce Xing con ‘agente’, nel senso di ‘ciò che agisce’, parlando così dei Cinque Agenti. Il senso di qualcosa che opera e crea è molto utile: parlando del comportamento umano, del suo carattere, emozioni e sentimenti, è essenziale notare come si tratti del vero e proprio carattere (o fattezza) che l’Energia assume nelle sue trasformazioni e cambiamenti. A seconda della fase che sta attraversando nel suo percorso TaiJi (che chiameremo ‘rivoluzione’, mutuando il termine dall’astrologia), l’Energia (il Qi) subirà uno sviluppo-trasformazione che porta ad un qualità più Yin ad un maggiormente Yang; e viceversa.

 

Acqua-Reni-Inverno: Yin di Yin, massimo Yin

Legno-Fegato-Primavera: Yin di Yang, crescita dello Yang

Fuoco-Cuore-Estate: Yang di Yang, massimo dello Yang

Metallo-Polmone-Autunno: Yang di Yin, crescita dello Yin

 

La Terra viene considerata come il periodo di 18 giorni in chiusura di ogni stagione, e il centro degli altri Movimenti.

 

Il tessuto ‘energetico’ è il medesimo, sia che si tratti del cosmo, della natura e dell’uomo. Tutto è implicato negli stessi movimenti di energie. I molteplici aspetti della Natura, di cui gli esseri viventi e l’uomo fanno parte, assumono o addirittura cristallizzano delle conseguenti, diverse peculiarità, a seconda del punto (fase) in cui si trova il Soffio Vitale sull’immaginaria orbita Yin-Yang.

 

Ripercorrendo brevemente l’orbita del TaiJi vediamo, sostando in cinque punti fondamentali, i modo di esprimersi di questa Via:

  • LEGNO: primavera, alba, est. La caratteristica energetica del punto da cui inizieremo questo cammino è quella del nascere e dello svilupparsi. Per questo in analogia abbiamo l’alba (l’est è dove sorge il Sole) e la primavera. Proprio in questi momenti del giorno o dell’anno c’è il risveglio, lo slancio, la messa in moto, la verticalizzazione.

E’ la fase Legno. Il Legno ammorbidisce, riscalda, concilia, abbellisce e distribuisce. Ma è anche conflitto, impetuosità del Vento e ‘tempesta che rovescia gli alberi’. Organo e viscere costituiti da questa ‘stoffa’ sono, rispettivamente, Fegato e Cistifellea.

 

  • FUOCO: estate, mezzogiorno, sud. Di seguito incontriamo il Sud, dove troviamo il caldo. È la dinamica del Fuoco, calore estremo che divampa e dilata, ha movimento centrifugo, riscalda, brucia, infiamma e incendia. Ma porta anche a compimento la crescita, fa risplendere e chiarifica. Proprio come nella natura del Fuoco, qui l’ energia è impetuosa e lussureggiante: nel corpo i suoi mandatari sono il Cuore e Intestino Tenue.

 

  • METALLO: autunno, tramonto, ovest. La fase di ri-discesa è sotto l’emblema del Metallo. Ovviamente la sua caratteristica è il decrescere  e il ritirarsi; quindi muove verso il basso. Porta ulteriormente a compimento (anche le maturazioni) e, ancora di più, fa appassire. Mette a riposo, condensa, ritrae e ha potere rinfrescante. Ci sono purezza e chiarezza che però denotano severità e rigore. “In autunno si fanno i conti e si giudica” (v. analogia con l’archetipo del segno della Bilancia nella nostra astrologia, legato alla giustizia, alla legge e al giudizio per la presenza di Saturno). Si manifestano le piogge, la rugiada e perfino la brina; vale a dire che l’energia più sottile ed espansa della fase precedente –anche sotto forma di vapore- comincia a farsi densa e a ricondursi nella materia. Questa è l’indole dei Polmoni e Intestino Crasso.

 

  • ACQUA: inverno, mezzanotte, nord. L’Acqua è caratterizzata dallo sprofondare (completamento della direzione precedente) e il chiudere (movimento centripeto). Quindi, proprio come il ghiaccio del Nord, rappresenta il freddo e l’indurirsi. Lo stesso freddo richiama la severità e l’immobilità, non solo in senso negativo, ma anche in quanto calma estrema. Duro e protettivo come il carapace di una tartaruga, lento come il suo incedere e longevo; questo è il marchio dell’Acqua. In questa quiete profonda l’Energia è sotto forma di materia, come direbbe una certa fisica. E’ in forma potenziale, raccolta e celata, e si rigenera. I Reni e Vescica incarnano rispettivamente lo Yin e lo Yang di questa qualità energetica.

 

Infine la CENTRALITA’, l’incrocio dell’asse verticale (Nord-Sud/Acqua-Fuoco) con quello orizzontale (Est-Ovest/Legno-Metallo) determina la TERRA che è l’elemento della fertilità e del nutrimento.

La sua natura è armonizzante e conciliante, arricchisce e trasforma. Nel corpo la Milza e lo Stomaco, anche anatomicamente, rappresentano questo centro.

 

A volte anche il semplice riferimento a ciò che le stagioni rappresentano nel senso comune, può essere di notevole aiuto. Questi universali possono essere per noi dei simboli che si riferiscono alle caratteristiche espressive delle energie dell’uomo, alla personalità e ai sentimenti di ognuno di noi.

Una cosa importante da tenere a mente, a proposito degli Organi interni, questi ‘forzieri’, è che ognuno di essi è depositario e luogo di raccolta del Soffio Originario dell’Elemento (caratteristica/modalità) a lui corrispondente.

Il termine Zang, tradotto con Organo (interno), significa “immagazzinare” e “nella carne”, nell’accezione di “struttura organico-anatomica”. L’Organo Zang è il luogo in cui viene raccolto ciò che di più prezioso vi è nell’uomo: il Principio Vitale, l’Energia Originaria, lo Spirito. Possiamo con decisione affermare che un Organo è simbolo incarnato e vivente e da questo fatto derivano le sue capacità energetiche, cioè funzionali.

Funzioni e qualità che, nel loro duplice aspetto Yin e Yang, vanno dalle più fisiologiche, alle più sottili, perfino spirituali, passando anche per il mondo delle emozioni. Così ad ogni funzione di questo “archetipo vivente” (cioè l’Organo), oltre a corrispondere una o più caratteristiche emotive, fa riferimento un proprio stile comportamentale, basato effettivamente sull’adesione alla qualità dell’elemento in questione (a sua volta dettata dalla ‘fase’ di Shen).

Il movimento delle energie è come il corso di un fiume, un flusso unico, all’interno del quale, per comodità, possiamo distinguere l’acqua dalla sabbia e dai sassi, così come dai pesci e dalle alghe.

Detto in altri termini e ammiccando alla fisica: è una questione di ‘frequenze’.

Se ci abbandoniamo alla Legge dei Cinque Elementi, in quanto simboli-in-azione, ci accorgiamo che questa fornisce o suggerisce delle potenzialità di introspezione nell’animo umano di estrema rilevanza. In base alla sintomatologia dell’individuo si può risalire ai suoi equilibri energetici attuali e magari momentanei o anche al suo ‘terreno’, che lo caratterizza in maniera più duratura; in altri termini, il tallone d’Achille che è legato alla sua propria qualità di base. Questa sarà anche la modalità con cui la persona si esprimerà a livello relazionale e comportamentale; ciò, tra l’altro, ci dà l’indicazione di quali possono essere le emozioni e i conflitti preponderanti in quel dato momento della sua vita.

Alcuni medici psicosomatici e psichiatri lungimiranti hanno affermato che l’identità dell’organismo nel suo funzionamento è esattamente sovrapponibile all’identità psichica dell’uomo, così che un grave disturbo dell’identità psichica non può essere separato da un’uguale alterazione dell’identità corporea.

E’ ben noto a chi sia interessato di Energetica cinese che ad ogni Organo corrisponde una certa emozione. Ma non solo. I testi di Medicina Tradizionale ci informano anche dell’importanza del contenuto dei sogni per comprendere che cosa, nell’individuo, stia alterando il suo stato energetico.”

 

 

 

LO YIN e LO YANG

Tratto dal testo “I COLORI DEL CUORE. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 15-19 

“Abbandonata la visione unitaria della realtà (che peraltro è la visione primaria, illuminata, e a cui sempre occorrerebbe poter tornare), si presenta dapprima una modalità che suddivide la creazione semplicemente in due: per tradizione Yin e Yang.

Il simbolo del TaiJi può essere applicato all’universo e a tutti gli esseri; esso è il principio naturale del movimento perpetuo: nascita, crescita, diminuzione, annientamento, l’alternarsi dello Yin e dello Yang. Tutti gli elementi dell’universo, dai più grandi, come le stelle, ai più piccoli, come gli atomi, si muovono nelle trasformazioni dello Yin e dello Yang.

 

Questa coppia è il simbolo assoluto a cui tutte le dualità si rifanno ed è il simbolo della Terra e del Cielo, dell’ombra e della luce, della donna e dell’uomo…

Prima del suo noto significato filosofico, Yin significava ‘ombra’, ‘buio’, ‘nuvoloso’, ma anche ‘femmina’ e ‘segreto’. Il suo carattere è stato descritto come indicante la parte in ombra della collina, essendo composto da Fu (‘collina’ o ‘ monticello’) e dal fonetico Yin, che significa ‘nuvoloso’.

All’opposto, Yang è stato indicato come essere la parte in luce della suddetta montagnola, in quanto il fonetico Yang è composto dal sole mattutino che si affaccia sopra la linea dell’orizzonte e diffonde i suoi raggi.

 

La vita si manifesta a noi (…) per opposizione o complementarietà: tenebre e luce, silenzio e parola, freddo e caldo, femminile e maschile…Questa manifestazione è il risultato dell’opera della creazione il cui oggetto è essenzialmente una separazione nel senso di ‘distinzione’ a partire dall’unità primordiale. (…)

Tale distinzione è solo apparente. E’ l’immagine stessa della manifestazione divina che procede per antinomie: immobilità e sorgente di tutti i movimenti, essere e non-essere…Il divino si afferra a partire da queste contraddizioni, colte insieme nel loro giusto rapporto da parte del conoscente.

 

Due modalità, o qualità, impensabili una senza l’altra, proprio come il giorno e la notte: non è possibile pensare il primo senza la seconda; in altri termini, descrivono delle situazioni interdipendenti che coesistono e possono apparire in alternanza o anche simultaneamente. La loro espressione è sempre relativa e questo dipende dal punto di vista assunto per osservare una situazione. Questo è quello che si chiama TaiJi, il ‘Supremo Limite’, la ‘Vetta Suprema’, oppure, più liberamente, la ‘Suprema Polarità’.

Ogni movimento vitale possiede un ritmo che risponde alla legge dei due poli. La metafora dello studioso Eyssalet del lancio di una palla risulta utile: il movimento di questa verso il cielo e verso l’apice della sua corsa, esprime la fase crescente e propulsiva (Yang) dell’Energia, Qi. La sua discesa verso il suolo esprime, per contro, la fase decrescente e di ripiego (Yin) di questo Soffio Vitale. E siccome questo ritmo è incessante, dalla terra la palla prenderà l’impulso per il rimbalzo e una nuova risalita.

Sotto il nome Yang poniamo quindi la fase di messa in tensione, crescita ed espressione ma anche ciò che possiede  dinamica attiva, ascendente e verso l’esterno.

Nel diagramma (da considerarsi come il tracciato di un movimento che si dipana in senso orario), si trova sul lato sinistro e in alto. Questa è la direzione della salita del vapore al cielo, del riscaldamento della materia più solida per giungere allo stato più libero, dinamico e anche ‘spirituale’.

Designiamo invece come Yin la fase di dis-tensione, de-crescita e ritiro. Sarà quindi tutto ciò che (rispetto ad un termine di paragone) risulti più passivo/ricettivo, discendente e che tende a celarsi verso l’interno. Questo ‘condensarsi’ deve essere posto sul lato destro (e in basso) del disegno del TaiJi. E’ la fase Yin: l’’inspirazione’ del cosmo. Qui si ha l’acquisizione di una forma, il passaggio dallo stato più etereo, gassoso o ‘spirituale’, a quello più concreto e solido.

Il diagramma del TaiJi, oltre ad un’analisi della vita concreta e manifesta, si presta anche ad un’interpretazione che vede sdoppiarsi due piani dell’esistenza: l’asse verticale alto/basso è quello dell’Assoluto, che alla base ha lo Jing (principio vitale) e raggiunge lo Shen (coscienza-Sé-Spirito) per mezzo del Qi (energia), fondamenti dell’energia non manifesta. I tre assieme formano un’unità trinitaria, riferentesi all’Uno che si fa trino.

Il piano orizzontale, invece, è maggiormente legato all’esistenza immanente, quindi alla manifestazione concreta di un individuo storicamente dato: è l’asse della forma e dell’azione.

Se torniamo ad un esame più semplice (fermandoci per ora alla vita concreta) e trasferiamo i concetti base allo studio dell’uomo, vediamo che la struttura stessa del nostro organismo è basata sulla legge del TaiJi: tutti li organi e i tessuti sono connessi e possono essere divisi nei due aspetti Yin e Yang. Dice infatti il Su Wen:

 

quindi l’uomo dovrebbe corrispondere a questo sistema: lo Yin e lo Yang dell’uomo sono (disposti in ordine) tali che all’esterno c’è lo Yang, e all’interno lo Yin. Yin e Yang nel corpo umano (sono disposti) in modo che Yang è la schiena e Yin è la parte frontale. Yin e Yang dei (cinque) visceri e dei (sei) organi cavi sono (disposti) in modo che i visceri sono Yin e gli organi cavi sono Yang.

 

Volendo addentrarci nelle implicazioni psicologiche di queste premesse, possiamo dare un prima suddivisione qualitativa di personalità che tendano verso un polo o verso l’altro. Possiamo iniziare con il dire che valutare un individuo come Yang, significa decisamente attribuirgli una connotazione di attività. Probabilmente sarà anche ‘sveglio’, rapido nel pensiero e nei gesti, deciso, estroverso; e magari avrà anche una personalità calda e aperta; forse anche più maschile o mascolina e che ‘guarda avanti’.

D’altra parte quando manca un equilibrio con lo Yin, una persona Yang può anche non avere i ‘piedi per terra’ (lo Yin nutre lo Yang, lo radica a terra e stabilizza sul piano di realtà), essere nervoso, iperattivo, marcato da agitazione. Così la sua estroversione ed apertura potrebbero portarlo ad essere troppo pronto all’azione e poco presente a se stesso e alla realtà, poco centrato su di sé. La tendenza sarà verso un eccesso del carattere Legno e Fuoco. Al contrario, una valutazione che propende per lo Yin connota una persona più ricettiva, più introversa o, addirittura, remissiva. Può essere lenta nei movimenti e pacata (fino all’indolenza) ma anche concreta e pacifica. Riflessiva, meno pronta all’azione, talvolta con pochi slanci verso un’evoluzione e una sublimazione delle sue energie ‘terrene’. Tendenzialmente potranno esserci marcati segni del Metallo e dell’Acqua nel suo modo d’essere.

Da un primo sguardo di base alla differenziazione in due semplici categorie, possiamo passare ad un ampliamento e raffinamento d’analisi. Gli Organi (Reni-Fegato-Cuore-Polmone-Milza) e i Visceri (rispettivamente Vescica urinaria-Vescica biliare o cistifellea- Intestino tenue-Intestino crasso-Stomaco), e così la qualità delle loro energie, infatti si confanno anche ad un’altra regola, diretta conseguenza di quella appena considerata del TaiJi, ovvero l’alternanza dello Yin e dello Yang; quest’ulteriore e più fine legge è quella dei Cinque Movimenti.”

TEORIA GENERALE delle EMOZIONI

Dal testo “LA MEDICINA CINESE. Spiriti, cuore ed emozioni” di E. Rochat De La Vallée, Ed. Jaca Book, pp. 65-69 

 

“Ogni uomo possiede una natura propria (xing), considerata buona, dono del Cielo, ordine naturale del cosmo e legge morale di ciascuno. Conferita dal Cielo, che è l’ordine naturale stesso, la natura propria integra ogni essere nel grande movimento della vita cosmica e lo incita a rimanervi. Questo non significa che non vi possano essere tare nella trasmissione genetica (ma questa sarà piuttosto considerato come un’alterazione dovuta alla condotta umana nel corso delle generazioni), o difetti che possono intervenire nello sviluppo o ancora prima nella sua formazione nel seno materno; tare e difetti che possono impedire che il Cuore si sviluppi normalmente nell’individuo. Ma questo significa certamente che un uomo ha sempre la possibilità di accedere all’ordine naturale nel suo intimo, nonostante le sue mancanze e i suoi difetti, se è così che è stato “concepito”. Sottomettersi alle incitazioni di questo ordine o della propria natura, ritrovare il Cielo in sé è il solo mezzo, la sola via per non dissipare o disperdere la propria vitalità. Quando i Soffi operano correttamente e armoniosamente, le essenze (jing, qui sono la plasticità e la vitalità delle sostanze) sono ricche ed abbondanti. Allora il gioco delle essenze e dei soffi (jing qi) si attua senza ostacoli e questo implica che tutte le funzioni vitali si attivano in modo corretto. Questo perfetto funzionamento denota la presenza degli Spiriti. Così il termine che associa le essenze e gli Spiriti (jing shen) designa lo spirito vitale di una persona.

Ma i desideri suscitati dagli oggetti esterni comportano delle reazioni: è la genesi delle emozioni.

L’uomo possiede per natura sangue-e-soffi e un Cuore che permette la conoscenza. L’afflizione come la gioia, l’allegria come la collera non esistono in permanenza in lui; sono dei movimenti di reazione alle incitazioni degli oggetti. Allora interviene l’Arte del Cuore”.

Le emozioni si scatenano per un oggetto o un avvenimento esterno e da ciò che essi inducono come reazione immediata: attrazione o repulsione, amore o paura. Esse si modulano in molteplici possibilità: gioia, collera, paura, tristezza, arroganza, invidia. Ma la reazione a qualcosa dipende anche dalle disposizioni naturali, dalla natura propria di ognuno e anche da come, nell’istante di questa reazione, si è fedeli a questa natura e quindi all’ordine naturale. La natura della reazione mostra se il desiderio che occupa il Cuore è diretto verso ciò che fa sbocciare la vita o verso ciò che le è contrario. Da qui la variazione del significato del carattere che abitualmente designa le emozioni: disposizioni naturali, tendenze, emozioni, passioni.

Se i desideri sono conformi all’ordine naturale, se le reazioni sono appropriate, allora governano come conviene, e non vi sono disordini. Questo è seguire il buon ordine, il naturale e la propria natura, in funzione delle circostanze; è compiere il proprio destino (ming).

L’Arte del Cuore permette di reagire in modo appropriato facendo diminuire i desideri che trascinano l’uomo “fuori di sè”.

Il Cuore è la vita affettiva, emozionale, intellettuale, mentale, spirituale; è tutto ciò che avviene in me e tramite cui ho il sentimento di esistere. Il mio Cuore sono io, l’unità misteriosa e composita che è il mio sé; l’unità di colui che vive, è e si fa; ciò che sono, come sono, come vivo.

Il Cuore è il centro: raccoglie tutte le informazioni, le conoscenze, le sensazioni, le percezioni, che vengono dalla periferia con l’intermediazione degli organi di senso, o che salgono alla memoria. E’ anche centro di emissione e di reazione, centro dei soffi. Il Cuore dell’uomo è ciò che gli permette di assicurare e assumere il proprio destino, di avere un modo di agire fondato su una conoscenza reale, che è un saper fare, una saggezza (zhi). Altrimenti è il disordine, la malattia, la morte prematura.

Le reazioni del Cuore dipendono dalle disposizioni interiori: dalle idee, dalle tendenze, dai pregiudizi, dalle emozioni, da tutto ciò che alberga nel nostro intimo. E prima di tutto dipendono da ciò che fa sì che tali idee o emozioni trovino spazio in noi, dalla disposizione profonda del Cuore, dal modo in cui si orienta nell’intimo, da ciò che viene spesso chiamato proposito o intenzione (yi). E’ esperienza comune il fatto che non reagiamo nello stesso modo a parole identiche pronunciate da una persona che amiamo o da una persona che non amiamo. Se siamo nella gioia non saremo colpiti nella stessa maniera di quando siamo tristi o in collera. La disposizione del Cuore (sia che abbiamo sia che non abbiamo la consapevolezza di ciò che essa sia) influenza tutte le nostre reazioni.

La calma e la quiete, l’Arte del Cuore, non sono la negazione dei movimenti e delle reazioni che fanno la vita; sono la loro giusta analisi, la temperanza che allontana dagli eccessi e dagli sconfinamenti; sono il perpetuo ristabilirsi di un equilibrio fatto di soffi e di sangue, di carne e di ossa, di sentimenti e di pensieri.

Le emozioni sono percepite come movimenti di soffi; infatti, ogni emozione è una qualità, un’attività particolare del soffio. Nell’epoca classica si analizzarono, si distinsero e si classificarono i movimenti del soffio con l’aiuto della dottrina “yin/yang e Cinque Elementi”. Secondo tale teoria, ciascun organo è correlato ad un sentimento, ad un’emozione che è fondamentalmente l’espressione del movimento del soffio proprio dell’organo. Partendo dalla profondità dell’organo, questo movimento del soffio interessa tutto ciò che si trova sotto il dominio di quell’organo. Così il Fegato dà lo slancio e scatena il risalire come fa il Legno; il movimento del soffio chiamato Nu è prima di tutto uno slancio impetuoso che permette di elevarsi. L’eccitamento di questo movimento, del Fuoco o del Legno, trasforma questo soffio in collera, che non è un eccesso (se permane per un tempo debito ed ottiene senza violenza lo scopo di difesa per cui si manifesta).

I Cinque Voleri (wu zhi), propensioni e tensioni profonde della vitalità, divengono le Sette emozioni, disordine nel movimento regolare dei soffi che fa vivere. Se i Cinque organi si mettono alle dipendenze del Cuore e vi si attengono, non ci sono eccessi. Il Cuore li ispira ciascuno “al cuore”, per la presenza sentita degli Spiriti, ed è ciò che chiamiamo le Cinque Espressioni degli Spiriti (wu shen). Quando un Organo perde il suo radicamento agli Spiriti, i suoi soffi non assicurano più il movimento giusto e perturbano la funzionalità fisica e psichica.

Tutti i livelli dell’essere comunicano: una perturbazione emotiva avrà ripercussioni fisiche nei campi retti dall’organo responsabile dell’emozione, come nei campi retti dagli organi squilibrati dal disordine nel movimento del soffio dell’organo responsabile. Inversamente, un movimento dei soffi deviato comporta disturbi fisici, ma anche uno stato emotivo alterato. Esso può essere passeggero, riflesso dello stato dei soffi e dei loro movimenti in un determinato periodo; oppure può, alla fine, perturbare un organo sino al completo disordine. In questo caso l’organo non domina più il movimento del suo soffio e non partecipa più all’equilibrio psichico e mentale.”

 

 

 

EMOZIONI IN MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

Tratto dal testo “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Xenia Edizioni, pp.90-92

“Le emozioni e i sentimenti mutano continuamente nel tempo, in quanto sono espressioni dell’adattamento dell’individuo, che reagisce agli stimoli che gli vengono dall’ambiente sociale esterno. Sono quindi espressione, a livello sottile, del libero fluire del Qi (la forza vitale che ci anima e ci permette di vivere) e parte dell’esistenza di ogni essere vivente.

Le emozioni divengono un fattore patologico solo quando una di esse diviene eccessiva o carente, quando una domina sulle altre, quando perdura troppo a lungo o, ancora, quando il loro libero fluire risulta ostacolato, ostruito, portando compressione e congestione all’interno.

Tutte queste forme di squilibrio emotivo turbano il funzionamento degli Zang-Fu (gli organi e relativi visceri Reni-Vescica/Fegato-Cistifellea/Cuore-Intestino Tenue/Polmoni-Intestino crasso/Milza-Stomaco), così come, d’altro canto, turbe nei loro aspetti più materiali possono danneggiare l’equilibrio emotivo. Come sempre, non vi è rapporto lineare di causa-effetto, ma una relazione di mutua interdipendenza. Se mi alimento male, con cibi pesanti e indigesti ed esagerando anche nella quantità, facilmente potrò avere segni di affaticamento, stanchezza, sonnolenza e, a lungo andare, questi turberanno l’equilibrio emotivo, portandomi a cattivo umore, a scarsa gioiosità e voglia di vivere e, in taluni casi, alla depressione.

D’altra parte, se sono in collera e trattengo la mia ira, facilmente bloccherò anche la mascella (v. bruxismo –digrignamento notturno dei denti- come sintomo di collera repressa) o il mio stomaco, che non digerirà più, o gli intestini, andando incontro a spasmi, colite e stitichezza (nel primo caso si tende a liberarsi con velocità, scaricando i contenuti intollerabili verso il basso, nel secondo caso si “trattiene” e si crea calore interno, che secca le feci e non ne permette l’espulsione, con conseguente autointossicazione, a livello fisico e psichico).

 

I due organi maggiormente legati all’equilibrio emotivo sono il Cuore e il Fegato; questi sono, di conseguenza, anche gli Organi più facilmente colpiti da turbe emotive. Il Cuore, è sede dello Shen, ha capacità di equanimità, distacco, visione globale, è “testimone” grazie alla comprensione profonda dell’armonia della vita: governa la capacità di evitare l’eccessivo coinvolgimento emotivo, ma evita anche, dall’altro lato, l’indifferenza e l’assenza di sentimenti e di partecipazione emotiva.

Un Cuore armonioso si comporta di fronte ai problemi della vita come un buon amico, che è sempre disposto ad ascoltarci e condividere con noi la sofferenza, ad assisterci ed aiutarci con la sua presenza, ma non si fa carico della nostra sofferenza, non è preso e stravolto poiché riesce a vederla con partecipazione e distacco allo stesso tempo.

Il Fegato invece è responsabile essenzialmente del libero, armonioso e uniforme fluire delle emozioni. La natura delle emozioni, come di ogni altra cosa, è di fluire, di scorrere verso l’estinzione; il Fegato sovraintende proprio a che ciò avvenga dolcemente. Quando non è così, le emozioni ristagnano, divengono compresse e congestionate e possono scatenare tutta la varietà delle turbe emotive, in particolare la collera.

Il termine cinese che viene solitamente tradotto con collera è Nu, che non si riferisce però solo alla collera in senso stretto, ma a tutta una serie di sfumature emotive, essenzialmente collegate alla compressione di un’energia piuttosto forte, che non riesce ad esprimersi; include quindi irritazione, agitazione, insofferenza e intolleranza, e in parte, anche frustrazione e depressione (come effetto del ristagno interno della collera).

Non è inusuale infatti che collera (segno di eccesso) e depressione (segno di deficit-carenza) si alternino nella stessa persona. La stagnazione del Qi genera una compressione che non consente il libero fluire tipico del Fegato, la compressione produce “surriscaldamento”, questo Calore accumulato tende a liberarsi verso l’alto; si parla allora di “Fuoco di Fegato che divampa in alto. Sono i tipici sfoghi del collerico, con violenti segni di Calore in alto: viso arrossato e paonazzo seguito da scoppi d’ira con urla, tremori e talvolta anche violenza fisica. La Collera fa salire il Qi e ristagnare il Sangue nel petto”. Ma spesso dopo la crisi di collera c’è esaurimento, poiché lo scoppio d’ira non ha consentito una libera circolazione dell’energia, ma una sua violenta dissipazione verso l’esterno. Ecco che, dopo la crisi, ci si sente esausti, deboli fisicamente o con la testa vuota, con un senso talvolta di autocondanna e disgusto, che porta alla depressione, spesso segnalata da un pianto incontenibile.”

 

 

MEDICINA TRADIZIONALE CINESE e SOGNI

La Medicina Tradizionale Cinese (M.T.C.) è una pratica medica millenaria basata sulla concezione olistica della persona: la valutazione dello stato di benessere o malattia avviene in termini energetici senza scissioni tra l’organico e lo psichico. In M.T.C. la condizione di vitalità e di equilibrio dell’individuo si incontra con la qualità e gli eventi dell’ambiente: l’uomo sano di fronte al freddo esterno non si ammala, poichè ha attive le difese che lo sostengono con il calore, mentre colui che già soffre di freddo interno andrà incontro a malattia.

La salute è intesa come una condizione di armonia che nasce e si mantiene osservando una condotta di vita “in accordo con lo Shen”, permettendone il radicamento nel Cuore: “nella quiete tranquilla, nel vuoto e nella vacuità, i Qi autentici si sviluppano felicemente. Essendo lo spirito vitale custodito all’interno, le malattie come potrebbero sopraggiungere? Da qui, un volere contenuto, che diminuisce i desideri, un Cuore calmo che libera dal timore, un lavoro fisico che non esaurisce…allora si trovava buono ciò che si mangiava, si era soddisfatti del proprio vestito e ci si accontentava di quanto si aveva, non c’era gelosia nè in alto nè in basso.” (SW, cap. 1)

 

Da FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia

“Non dissipare la nostra vitalità attraverso emozioni nocive a noi e agli altri (come collera, brama, odio…), nè attraverso comportamenti che consumino anzichè preservare il Jing (quali eccessiva attività sessuale, indulgere nel cibo o non nutrirsi abbastanza, essere pigri fisicamente e mentalmente o al contrario essere iperattivi, respirare male e, perchè no, anche pensare male), sono tutti visti come modi di non rispettare una condizione di armonioso vivere.

Se queste regole non vengono seguite, oppure se abbiamo costituzionalmente certe carenze, subentra una condizione di disarmonia. Non siamo cioè in equilibrio con l’Universo (fattori esterni) o con noi stessi (fattori interni). Ecco allora la classificazione tradizionale dei fattori di squilibrio nelle seguenti tre categorie:

  • FATTORI INTERNI, rappresentati dalla struttura psico-emotiva dell’individuo (squilibrio degli Zang-Fu, Visceri Straordinari e Canali)
  • FATTORI ESTERNI, che sono correlati ad una disarmonizzazione con il macrocosmo nei suoi vari aspetti (cinque Movimenti, sei Energie, Tronchi e Rami)
  • FATTORI MISTI, che comprendono quelli non raggruppati nelle precedenti categorie e sono: la costituzione, la fatica, il lavoro, gli eccessi sessuali e alimentari, i traumi, le epidemie, i parassiti, i veleni etc” (…)

In M.T.C. ad ogni è organo è associata un’emozione e la malattia ha la sua origine o in un eccesso emotivo che danneggia l’organo (un’emozione trattenuta troppo a lungo genera stasi e in ultimo calore) o in una disfunzione organica che si manifesterà anche attraverso uno squilibrio psichico. Se l’organo non si intende come una porzione anatomica ma come espressione di una funzione che regola altre dinamiche, distretti e tessuti, allora si può parlare di “processo d’organo” e delle sue varie manifestazioni.

Nell’anamnesi in M.T.C (come anche nella Medicina Tradizionale Tibetana) i sogni sono uno dei dati raccolti per comprendere lo stato di squilibrio ed eventualmente l’origine profonda del disturbo.

Nella pratica medica della M.T.C. sono presenti indicazioni terapeutiche relative al trattamento di diversi agopunti in base ai contenuti onirici del paziente. Dai sogni si legge la sindrome in corso, attraverso il linguaggio peculiare di ciascun Organo e Viscere; nel documento contrassegnato dal link troverete un interessante studio su queste corrispondenze.

http://it.blog.lefayresorts.com/wp-content/uploads/2012/03/I_sogni_in_medicina_cinese.pdf