RACCOLTA dei SOGNI

A seguire sono riportati i sogni raccolti da sognatrici e sognatori nel corso di alcuni anni: ognuno di questi è un frammento di vita, un’istantanea psichica.

E’ una raccolta che si arricchirà di narrazioni sempre nuove: infiniti sono i sogni possibili e tante le variazioni sul tema. Ad alcuni di essi verrà aggiunto un commento o una specifica sul sognatore e il contesto del sogno.

 

IL BUDDHA BAMBINO

“Entro in una caverna e avanzo nell’antro: l’ambiente è buio, ci sono solo poche candele a terra che lo illuminano. Scorgo diverse persone adulte nella penombra e davanti a me, girato verso sinistra, vedo un bambino di sette/otto anni seduto a terra con davanti un basso tavolino; è assorto in una preghiera. C’è un canto profondo e ritmico eseguito da tutti i presenti, una preghiera che riempie la caverna. Metto a fuoco il viso del bambino, ha tre puntini neri dipinti sotto gli occhi che tiene chiusi, è in una condizione di evidente sofferenza e raccoglimento. All’improvviso mi rendo conto che è Buddha e nello stesso istante una forte folata di vento spegne le poche candele accese. Sono completamente al buio, non posso muovermi perchè non so dove andare. Sento un rumore poco distante da me, umano, di stoffa. Un uomo, trentenne, si gira emanando luce dal viso: i tratti sono tuttavia distinti e riconoscibili. E’ l’unica luce presente nella scena e mi permette di vederlo nella sua interezza. Indossa una lunga veste scura e sorride beato. Ora provo un forte senso di pace e serenità”.

L’EQUAZIONE

“Prima di poter fare qualsiasi altra cosa devo risolvere un’equazione”. (sogno ricorrente)

CRISTO e le ZUCCHE

“Vedo Cristo camminare in un campo pieno di zucche”. (sogno “di febbre” ricorrente nell’infanzia)

 

LA VASCA SOTTERRANEA

 “Sono in una specie di vasca, sotterranea, respiro sott’acqua e attorno a me ci sono diversi neonati che nuotano. Ai lati della vasca ci sono dei punti di uscita, delle specie di botole. Io aiuto i bambini ad attraversare queste botole per emergere nel mondo, alla superficie. Dopo averne accompagnato uno verso l’uscita mi affaccio anch’io dalla profondità e attorno a me c’è un mare sconfinato, il cielo azzurro e sole pieno. Però non posso uscire da quella vasca, devo rimanere lì a far uscire altri bambini”.

 

IL BOOMERANG

“Sono in uno spazio naturale aperto e molto ampio, è giorno. Lancio un boomerang e inizio a correre nella sua direzione. Un giovane ragazzo aborigeno mi ferma dicendo che non serve correre, devo solo aspettare che torni indietro”. (sogno pre-esame)

 

IL BAGNO DI LUCE

“Sono in una stanza, tengo in mano delle ombre, davanti a me c’è uno specchio d’acqua luminoso in cui le immergo”.

IL CENTRO del LABIRINTO

“Mi trovo al centro del labirinto del palazzo di Cnosso: alla mia sinistra c’è il Minotauro e tra me e lui una ghigliottina. Non oso alzare lo sguardo, ma trovo il coraggio di domandare: “come mai la pena è proprio quella di perdere la testa?”. Il Minotauro è fermo e non risponde, è come un giudice”.

IL CROLLO della GROTTA

“Sono all’interno di una grotta di cui non si vede il soffitto tanto è alto, con altre persone, alcune conosciute altre no. Le pareti rocciose iniziano a fratturarsi e a franare su di noi; con un salto evito un pezzo di roccia che sta per colpirmi. Siamo tutti spaventati, ma nessuno vuole uscire, come se fuori ci fossero pericoli peggiori. Mi guardo attorno e capisco che sta per crollare tutto e mi decido a uscire da una comoda apertura/porta, portando con me un’amica di vecchia data. Grido a tutti di uscire ma nessuno mi segue. Una volta fuori vediamo che tutti i costoni rocciosi stanno crollando e che sull’ingresso della grotta scende una grata di ferro che impedisce la fuga, da fuori osserviamo la scena; poi mi sveglio”.

LE DUE PIANTE

“Vedo due vasetti, in ciascuno c’è una giovane pianta. Gli steli si ergono separatamente per poi congiungersi in un bocciolo, che deve ancora schiudersi” (sogno fatto in partenza per un periodo di studio di 5 anni in un altro continente)

IL DENTE di AMETISTA

“Sento un dente cedevole, è in realtà un’ametista viola a forma spiraloide: la radice è una puntina bianca. Lo tolgo e provo a rimetterlo ma nel frattempo la radice si è sciolta e mi dico “é una radice di ghiaccio!”. Un uomo mi mostra come si fa a volare con due grandi piume rosse: è considerato il matto del paese, io gli credo”. (periodo della fine di una relazione sentimentale)

IL DENTE e la RADICE

“Mi vedo allo specchio, l’incisivo centrale è mobile, lo tocco e capisco che sta per cadere. Penso a come farò, devo andare dal dentista immediatamente. Ora è sceso ancora di più, quindi tiro per estrarlo, ma le radici sono troppo lunghe e ancora attaccate in alto”. (ad una settimana dalla fine della relazione sentimentale)

LE DUE TESTE

“Sento di avere due teste (fisicamente), io non mi vedo ma gli altri sì. Mi rassicurano che comunque non si nota molto, e in fondo mi stanno bene” (sogno ricorrente)

GLI INDICATORI di FELICITA’

“Sono a casa di mio padre, dove vivo. Lui urla: non è arrabbiato, ma per parlare semplicemente urla. Lo imploro di smettere, perchè non è necessario, ma lui continua. Allora gli dico che secondo me urla perchè nè io, nè mio fratello, nè la sua compagna lo rendiamo felice. Lui risponde che non è successo nulla, che grida per parlare e non può smettere. Alzo lo sguardo verso la parete la di una stanza: c’è un mega schermo con degli “indicatori di felicità. Ci sono delle cifre e i nomi a fianco: io sono a 900, la sua compagna a 300 e il nome di mio fratello non c’è”.

IL NUOVO BAMBINO

“Sto partecipando ad una gara podistica. Procedendo mi trovo sopra un grande ponte e lì si para di fronte a me una donna (mi sembra di conoscerla): ha in mano penna, blocco e microfono. Mi comunica che sono una delle vincitrici del concorso, continuando a ripetere quanto fossi fortunata. Nel mentre inizia a buttare giù dal ponte alcuni oggetti che mi appartengono, dicendo che non mi servono più, e che avrei potuto averne cento altri di migliori. Ecco che getta anche le scarpe e la macchina fotografica: rimango interdetta, la macchina era nuova…ma lei imperterrita continua. Alla fine mi accompagna in un interno, dove ci sono altre persone: mi presentano un bimbo appena nato, dicendo che è il mio nuovo figlio! Io meravigliata e un pò perplessa dico: “come un’altro?” (nella realtà la sognatrice è già mamma, n.d.r.). Prendo questo bambino in braccio e lo giro verso di me (fino ad ora l’ho visto solo di spalle), lui mi fa un enorme sorriso sdentato e in quel momento penso: “Questo lo chiamo proprio Michele!”.

LA PARTENZA

“Sono al portone di casa dei miei genitori, devo partire e le valigie sono già sulla strada. E’ autunno, la luce è tenue e bianca senza calore. All’improvviso perdo un incisivo, mia madre con tranquillità mi mette uno spillo con la testa bianca al suo posto. Sono intimorito e sento anche gli altri denti deboli. Lei con nonchalance e una vena di ironia mi dice: “hai cambiato la tua vita e ora rinasci come un bambino che non ha ancora i denti!”. (v. i riti di iniziazione di passaggio all’età adulta che prevedono l’estrazione di un dente)

IL CANTO nella RADURA

“Mi trovo in un’ampia radura circolare, il campo è verde, illuminato dal sole di mezzogiorno. Sono appena sotto la cinta di alberi (a h 6), mi chino a terra e raccolgo un pezzetto di legno, una specie di fuscello forato nel centro. Lo porto alle labbra soffiandoci dentro, come fosse un piccolo flauto: ecco che la radura si riempie di un canto di voci indiane, che risuona potentemente, a ritmo con il soffio”.

IL TERRENO FANGOSO

“Sono con il mio ex fidanzato e la mia insegnante, camminiamo in un ampio spazio aperto, il terreno è fangoso e le nostre scarpe sono appesantite dalla terra. La mia insegnante cammina a piedi nudi, piedi che rimangono completamente puliti”.

CARNE in FAMIGLIA

“Sono a casa dei miei, ho fame e mangio carne cotta, non c’è nient’altro. Lo faccio con indifferenza ma dopo un pò mi dico: “cavolo, ma io sono vegetariana!”

 

OGNI 500 ANNI

“Sto partendo per un viaggio nel sottosuolo. Una volta sceso mi trovo in una stanza scura dove c’è un’entità mostruosa e incredibilmente cattiva, che mi genera terrore. In qualche modo riesco a chiuderla e la lascio imprigionata nella stanza. Lascio scritto  che ogni cinquecento anni il mostro si libera ed è necessario che ci sia qualcuno pronto ad affrontarlo”.

L’UOMO SELVAGGIO

“Scendo nelle cripte e libero un uomo mentre sento i lamenti e la sofferenza di altri uomini rinchiusi, forse torturati. E’ l’uomo selvatico (archetipo di un maschile libero e istintivo, connesso con le proprie emozioni, n.d.r.), sembra Johnny Depp in “Pirati dei Caraibi” quando lo eleggono stregone: è bello tosto! Lo seguo e ci ritroviamo su una nave nel mare in tempesta. Ci avviciniamo ad un muro d’acqua, che io temo fortemente; dobbiamo attraversarlo per andare a salvare qualcuno. Ora siamo all’interno di una grande caverna, l’uomo da salvare è in una gabbia in un punto in alto, e per liberarlo bisogna evitare un muro di fuoco che si trova sulla destra. Indico all’uomo selvaggio la traiettoria da seguire, raggiunge il prigioniero e lo aiuta a liberarsi: questi si rivela una specie di bambino, dall’aria furba e mistica”.

IL BALLO della BAMBINA

“Sono in una stanza, con una donna seduta al tavolo alla mia sinistra e davanti a lei la figlia di circa otto anni, non udente: balla completamente felice. La madre mi racconta che ha iniziato a studiare l’inglese per insegnarlo alla figlia, dato che potrà imparare l’italiano solo dopo aver appreso l’inglese. La cosa per me non ha senso, ma la bellezza di questa donna così desiderosa di aiutare la figlia e la bambina che continua a ballare felice mi lasciano un gran senso di gioia”.

LA PIETRA nel DESERTO

“Sono in un deserto, è giorno, la luce sembra quella del pomeriggio. Mi trovo in una prominenza rocciosa dai colori che ricordano la ruggine e ho trovato una pietra scura, vagamente quadrata, che reca incisi disegni preistorici: figure umane stilizzate. Parlo con qualcuno di questo mio ritrovamento, poi prendo una pompa da cui fuoriesce dell’acqua e inizio a lavare la pietra che è tutta impolverata, dall’aspetto riarso e secco. Curiosamente a contatto con l’acqua la pietra si rivela essere composta da un materiale simile ad argilla rappresa: infatti inizia a sciogliersi e al suo interno trovo alcuni girini che si rianimano non appena l’acqua li bagna. Sono neri, almeno sette o otto. Li raccolgo in un barattolo di vetro con l’acqua”.

  

IL CERCHIO e il CICLO

“Mi trovo in un grande cerchio di persone all’aperto, di notte. C’è una specie di maestro che sta parlando. Ad un certo punto attraverso in trasversale il cerchio da sinistra verso destra, come per andare in qualche luogo (non ricordo dove). Al mio ritorno il maestro mi fa notare che sul lungo abito bianco che indosso c’è una grossa macchia di sangue:  non posso stare nel cerchio ed è una vergogna esporre così questa macchia. Sorpresa guardo il vestito e la macchia di cui non mi ero nemmeno accorta e poi ancora più perplessa guardo lui: dico che non vedo alcuna vergogna nella naturalezza del ciclo mestruale e che non ho sporcato niente con il mio sangue (il ricordo si frammenta, forse me ne vado)”.

LA DICHIARAZIONE d’AMORE

“Sono con un uomo, accanto alle colonne del portico di un tempio: sulla sinistra colline verdi e morbide, il cielo azzurro, non c’è traccia di civiltà. Lui è di fronte a me, sta facendo una dichiarazione d’amore e una proposta: afferma di amarmi profondamente e di voler restare al mio fianco per tutta la vita. Sembra sincero e partecipe. Io inizio ad avvertire un disagio, un forte senso di nausea. Mi chiedo cosa l’abbia potuto provocare, se non sia stato il pranzo. Ecco che appaiono due commensali e chiedo loro se stanno bene o hanno vomitato. Rispondono che è tutto ok e capisco che il cibo non c’entra. A questo punto scappo in bagno, mi metto in ginocchio e rimetto più volte. Il bagno è spazioso, le pareti sono rosse; all’improvviso risuona una voce dal nulla che con tono caldo e rassicurante mi dice “non ti preoccupare, è che non sei ancora pronta”.

IL BONSAI

“Sono in una prigione che è contemporaneamente un ospedale: so che dovrò rimanere per 14 giorni, sento tristezza e solitudine; i miei affetti sono fuori da questo luogo. Prendo il bonsai che ho con me e mi avvicino alla finestra per esporlo ai raggi del sole: è debole e i presenti mi scoraggiano dicendo che è inutile, è troppo mal messo, sto sprecando il mio tempo. Io comunque confido e lascio la pianta sul balconcino. Con grande tristezza torno verso il letto, tolgo scarpe e calzini per andare a dormire. Mi sveglio nella realtà”.

 

LA BAMBINA MULATTA

“Sono una bambina scura di pelle -mulatta- mi vergogno molto del mio colore, le persone mi prendono in giro e io mi rifiuto di uscire in pubblico. Ecco che compare un vecchio signore, con la barba bianca, che mi rassicura dicendomi che non devo avere paura di nulla. Mi indica la strada -è come un maestro- e finalmente mi presento al pubblico sentendomi a mio agio, serena” (sogno di un’attrice; il Sè compare nelle vesti di Vecchio Saggio; sogno facente parte di una serie onirica sull’archetipo dell’Ombra)

LA CADUTA dalla TORRE

“Mi trovo su una torre molto alta ed eccomi precipitare: mentre cado avverto l’aria che mi frena e penso “beh, non è un attimo allora!”. Così ho il tempo di raccomandare l’anima a Dio” (sognatore maturo, convalescente dopo essere stato operato d’urgenza; non credente, ha ricevuto un’educazione cattolica)

NUOVI EQUILIBRI

“Mi trovo in compagnia di due uomini che non mi ascoltano e ad un certo punto prendo la parola alzando il tono della voce -ma senza urlare- e dico: “non è giusto e non deve accadere che l’uomo prevalga sulla donna e la donna sull’uomo. Mentre lo dico l’uomo più maturo è sereno, si volta e si allontana, mentre quello più giovane rimane ad ascoltare con attenzione. Ora mi sento molto serena e sorrido”

Sogno di una donna matura in periodo di rivisitazione del rapporto con il maschile; riporto dalla prima di copertina del libro “Yin e Yang, l’armonia taoista degli opposti”, di J. C. Cooper, Ubaldini Editore:

L’equilibrio dell’universo, nella concezione taoista, deriva dall’armonia tra yin e yang, i Due Grandi Poteri, i due poli dai quali origina tutto ciò che è manifesto. L’essere umano ha la responsabilità di conservare questa armonia conducendo una vita che ben si accordi alla Natura e all’interazione di yin e yang

IL VOLTO DIPINTO

“Sono con mia figlia, che rimane alla mia sinistra: ha il volto dipinto di nero fino all’ovale del volto, che spicca bianco. Anche le sue dita sono ricoperte di colore e ci sono segni e simboli” (per la sognatrice è un momento di contatto con la forza dell’Ombra nell’accezione positiva)