Autore: ilsognodipsiche

SOGNARE è EMOZIONARSI

SOGNARE è EMOZIONARSI

  Sulle funzioni del sogno sono state formulate molte ipotesi (di tipo neurobiologico, psicologico, evoluzionistico e psicoanalitico), ognuna delle quali offre prospettive interessanti e va a formare un articolato mosaico del mondo onirico. Una dimensione centrale dell’esperienza onirica, trattata da tutti gli approcci e un 

Social Dreaming “Così lontani, così vicini”

Social Dreaming “Così lontani, così vicini”

  I Cantieri dell’Immaginario di Ariele Associazione di Psicosocioanalisi  presentano COSI’ LONTANI, COSI’ VICINI Ciclo di quattro incontri di Social Dreaming online e gratuiti dal 3 maggio al 14 giugno 2022     Sono tempi difficili e contrastanti. Le guerre, la pandemia, le catastrofi climatiche, 

Social Dreaming Donne che sognano: riflessioni sull’esperienza

Social Dreaming Donne che sognano: riflessioni sull’esperienza

 

Le seguenti riflessioni si sono generate nel fertile contesto degli scambi con Chiara Allari che hanno seguito ciascun incontro del ciclo e in una serie di punti sono da intendersi come riflessioni congiunte.

 

Il ciclo di incontri Social Dreaming Donne che sognano nasce dal bisogno di creare uno spazio e un tempo dedicato all’esplorazione e al contatto con l’immaginario, la sensibilità e i contenuti che abitano i sogni delle donne, in un contesto di condivisione libero e generatore di nuovi pensieri. L’opportunità di sognare e pensare con altre donne è un modo per occuparsi del mondo del Femminile, tanto dei suoi bisogni e delle sue istanze quanto delle risorse che mette a disposizione nella comunità.

 

 

Abitare le soglie: tessere relazioni tra il pensiero onirico e quello di veglia

Gordon Lawrence, ideatore della tecnica del Social Dreaming, sostiene che “per gli esseri umani la relazione critica è quella tra le dimensioni conscia e inconscia della mente. La separazione artificiale tra di esse, aggrava la scissione fatale tra razionalità e irrazionalità, pensiero e sentimento, bene e male, sacro e profano”. 

Dare voce ai sogni è un modo per conoscersi e conoscere, è una pratica millenaria all’interno di diverse culture tradizionali che trovano necessario operare – quotidianamente – una “riconciliazione degli eventi e delle informazioni del mondo del sogno con gli eventi e le informazioni del mondo di veglia” (Pascoe, 2010), aspetti di una stessa realtà che ci informa e di cui siamo parte ed espressione.

Il dispositivo del Social Dreaming, favorendo l’emersione delle immagini che popolano i nostri sogni e delle associazioni che derivano dall’incontro con questa materia prima, consente di mettere in luce un reticolo di significati e di sensi che uniscono il pensiero di sogno e quello di veglia e di ritrovare così una continuità nel modo di vivere e rappresentare la nostra esperienza della realtà. Una realtà che cessa, appunto, di apparire dicotomica quando queste due modalità di pensiero hanno modo di essere valorizzate nel loro lavorare sinergico. Volgendo lo sguardo (la cura, etimologicamente parlando) sulle produzioni oniriche e sulla loro arricchente azione sulla coscienza di veglia, si favorisce un lavoro di tessitura di relazioni e di significati personali e collettivi che supporta la capacità di tollerare la realtà, di rappresentarla nei suoi aspetti polarizzati e polarizzanti e di ritrovare connessioni presenti ma invisibili, se non illuminate da un pensiero che le accoglie e dà loro voce e che si lascia da esse trasformare e rinnovare.

L’immagine del tessere, dell’intrecciare fili e quindi di unire elementi discreti per ottenere una struttura nuova e complessa, riconduce alla relazione tra l’ordito e la trama: il primo è l’“insieme di fili verticali attraverso cui la spola fa passare i fili della trama”; la trama, che deriva dal concetto di “passare oltre, al di là”, è il “complesso dei fili che vengono fatti passare tra i fili dell’ordito ad angolo retto, per formare un tessuto”. Questo combinarsi di intrecci sulla linea verticale e orizzontale dà luogo a diversi tipi di prodotti, concreti e metaforici: un tessuto, un disegno (un’immagine), una storia. Potremmo allora immaginare che nel Social Dreaming i sogni costituiscano l’ordito, le associazioni siano la trama (il pensiero che “passando oltre” unisce) e il tessuto sia il disegno, la storia o i pensieri nuovi che emergono da questo lavoro di unione fatto di differenze.

L’immagine del tessere, del filare e quella del tessuto hanno animato le associazioni conclusive della matrice del primo dei quattro incontri del ciclo Donne che sognano. Questo lavorare per comporre si è connotato di una valenza temporale particolare, legata alla pazienza (paziente è chi “sopporta, tollera”), all’attesa e al saper attendere: una posizione che implica uno sguardo al futuro, al tempo che verrà, unito alla conoscenza e alla memoria del passato e della fenomenologia della ciclicità. La capacità di avere un doppio sguardo – come nel Giano bifronte – e di abitare le soglie, è favorita dall’osservazione della Natura e dallo stesso vivere; quando è attivamente coltivata, ci può aiutare ad avere fiducia nel Divenire e a tollerare tutti quei tempi indipendenti dall’umana volontà, a pensarli come necessari, non riducibili né controllabili. Una partecipante ha detto “Il roveto ha bisogno di molti anni per trasformarsi in roseto”; un’altra donna ha osservato che “La parola natura è un participio futuro” (letteralmente “ciò che è sul punto di nascere” dal verbo latino nasci, da cui il nostro nascere). Il fattore tempo, declinato sul piano individuale e sociale, è una dimensione fondamentale dell’essere-nel-mondo e può assumere sfumature molto diverse che hanno un impatto significativo sulla percezione della realtà. Considerando gli aspetti conclusivi della prima matrice, è interessante notare che il primo sogno condiviso iniziava con il bisogno di trovare uno spazio in agenda, un motivo legato alla compressione del tempo, condizione tipica dei nostri tempi che instaura una dinamica tutta particolare con il tema del respiro.

I processi di costruzione (tessere), l’immagine della generatività – intesa anche come creatività – e della continuità tra le generazioni hanno fornito l’architettura di uno spazio collettivo, costruito e ricostruito insieme anche negli incontri successivi. In questo spazio si sono dispiegate le dimensioni dell’accoglienza, dell’apertura e dell’esplorazione coraggiosa dei moti ondosi delle emozioni, degli effetti dei ricordi, della forza irruente dei timori e delle angosce e della potenza dei legami umani.

 

 

L’esperienza del respirare insieme

Nelle diverse matrici del ciclo l’esperienza dell’angoscia è stata condivisa, attraversata, affrontata e tollerata; la sensazione è che l’averla espressa ed accolta abbia permesso un’elaborazione potenziata dal collettivo, un processo catartico che ha portato al generarsi di immagini vitali. Sostenendo la complessa posizione dell’angoscia – che è costrizione del respiro e “isolamento dal futuro” (Stanghellini, 2009) – abbiamo avuto la possibilità di tornare a respirare, forse in modo più profondo rispetto a prima. Una partecipante ha osservato che “abbiamo fatto un lavoro simile al movimento del diaframma, come se avessimo respirato delle cose, un movimento come quello delle lenzuola mosse dall’aria”. Nell’immagine organica del respiro è espressa la natura stessa della Psiche, la condizione di essere animati, di essere vivi. La mia sensazione è stata proprio questa; respirare l’angoscia e sperimentarmi respirare nell’angoscia è stata una prova e al contempo un allenamento, favorito e ritmato dalla presenza di altre donne che hanno avuto fiducia nel processo della matrice e quindi, prima ancora, nei propri corpi, nei propri cuori e nella umana capacità di attraversare il dolore e includerlo nell’esperienza stessa del vivere. 

Nel respirare tanta complessità e ricchezza si sono articolati temi diversi che hanno dato vita ad arazzi variegati capaci di narrare un’epopea personale e collettiva, in un trittico che Chiara Allari ha intitolato “Angoscia, Coraggio, Consapevolezza”. Queste tre immagini racchiudono le coordinate di un percorso che abbiamo attraversato e da cui siamo state attraversate. Nei territori in cui ci siamo mosse abbiamo sperimentato i moti di trasformazione, la ricerca dell’identità, i legami umani come fili che tengono insieme famiglie e generazioni e l’umanità come fattore che ci tiene insieme al di là delle differenze di genere, di origini, di status e di ruolo. Siamo state animate da molteplici emozioni ed esperienze, ne cito solo alcune: l’amore per la propria madre, l’amore di una madre per i propri figli e l’istinto di proteggere la vita che germoglia; il bisogno di piangere e ricordare chi è non c’è più, di non dimenticare le radici e la terra, negli aspetti concreti e metaforici; la necessità di urlare e di denunciare, di salvare e salvarsi.

Raccontare i propri sogni, fare associazioni, stare con il portato di emozioni che ne deriva e poi ancora riflettere sull’esperienza della matrice, ha generato – nel complesso – un’esperienza positiva, di mutuo sostegno, di forza e di condivisione benefica, stando alle restituzioni delle partecipanti e alle nostre personali impressioni.

 

 

Riflessioni personali

A livello personale mi sono chiesta, a posteriori, a quali miei diversi bisogni questa esperienza sia riuscita a dare una o più risposte. L’idea di proporre questa iniziativa è partita da Chiara, che ringrazio per tanti motivi; ragioni che potrebbero essere riassunte, ma non esaurite, nella sua disponibilità a stare con quello che c’è e a parteciparvi appieno, con una forza delicata e solida che funge da insegnamento e conforto al contempo. Il motore che ha sospinto il lavoro fatto insieme era un’esigenza, mista ad entusiasmo, di creare uno spazio ad hoc per le donne e il Femminile utilizzando il Social Dreaming, nella formulazione operata dal gruppo Uso Sociale del Sogno di Ariele, che inserisce, fra l’altro, il momento del dialogo riflessivo come estensione naturale del processo della matrice e come occasione per riflettere insieme sull’esperienza e sui nuovi pensieri. Ci siamo immaginate che in questo contesto potesse fiorire una ricchezza tutta particolare, un’esperienza fatta di cuori pensanti, di corporeità, di emozioni e di coraggio; elementi di cui abbiamo effettivamente sperimentato tutta la potenza e il potenziale nel corso di ogni incontro. 

Come host alle prime armi sento che questa esperienza ha risposto a molteplici bisogni personali che si intrecciano con la dimensione relazionale e sociale: i bisogni di interazione e di relazione, quelli di scambio umano e l’esigenza di confrontarsi sulle realtà che sperimentiamo per co-costruire significati e sensi di cui poter disporre. Il tutto mediato da una pratica che dà così tanto rilievo e consistenza epistemica alle immagini interiori della notte da utilizzarle come carburante per i processi di pensiero e la loro condivisione. Da qui per me sono derivati i benefici effetti di supporto, di forza e di empatia: dall’essere insieme nel pensare il mondo a partire da un linguaggio e un pensiero simmetrico (quello onirico, così come descritto da Matte Blanco), e dalla sensazione di essere – per un dato tempo – un tutt’uno con il mondo, condizione caratteristica di tale simmetria. E, non in ultimo, questi incontri hanno risposto al bisogno di essere parte di una cultura capace di stare con quelle immagini che appartengono al fondo della realtà, di ciascuno di noi e dell’umanità come specie. Mi torna in mente l’evocativo titolo del ciclo di incontri di Social Dreaming del gruppo Uso Sociale del Sogno del 2021: “Il coraggio di Sognare”.

 

 

La condivisione dei sogni e la socializzazione sui sogni

La letteratura sul sogno sottolinea il valore della condivisione delle immagini e delle storie oniriche, all’interno dei rapporti familiari, amicali, nei gruppi ma anche a livello comunitario. Secondo la Teoria dell’Empatia del Sogno (Blagrove et al., 2019), la condivisione dei sogni svolge una funzione evolutiva sociale significativa perché promuove empatia tra gli individui e consolida i legami. I sogni e la loro condivisione, sostengono gli autori, potrebbero aver contribuito allo sviluppo della capacità di narrazione e ai comportamenti che fanno sperimentare empatia, favorendo gli scambi sociali positivi. Condividere i sogni, dunque, può promuovere il senso di vicinanza e di comunità, qualcosa di cui abbiamo estremamente bisogno. 

Nella pratica della condivisione dei sogni le donne sembrano essere naturalmente competenti e avere un ruolo significativo nel processo di socializzazione sui sogni dei figli. Lo studio di Olsen et al. (2013) ha confermato i risultati di precedenti studi e metanalisi secondo cui sono le donne ad attribuire maggiore salienza ai sogni, a ricordarli più frequentemente, a ricordarne un numero maggiore e a raccontarli più spesso agli altri significativi. Lo studio di Bachner e colleghi (2012) ha riscontrato che il ruolo e il comportamento materno nei confronti dei sogni (raccontare i propri sogni/chiedere ai figli di raccontarli) plasma l’atteggiamento e il comportamento dei figli in età adulta nei confronti dei sogni. La “socializzazione asimmetrica sui sogni” (essere interrogati sui sogni, ascoltare i sogni di un’altra persona) tra donne e uomini potrebbe essere sia il risultato di un più ampio e generale processo di socializzazione onirica, sia, potenzialmente, di una differenza nel corredo genetico (Olsen et al., 2013). Un’altra differenza di genere che è stata riscontrata è che le donne tendono a raccontare più di frequente i sogni al partner, agli amici, a parenti e ai figli, mentre gli uomini prediligono una condivisione esclusiva dei sogni con la propria partner.

 

Ringraziamo le donne che hanno fatto parte della prima edizione di Donne che sognano e ci auguriamo che questa esperienza possa rappresentare anche un’occasione per continuare a dare importanza e ascolto ai propri sogni. 

 

Noi desideriamo continuare a dare spazio a questa pratica e cultura e riproporremo volentieri l’iniziativa.

 

Marta Giovannini

 

 

Fonti

1. Pascoe, F. N. (2010). Shared dreaming and communication within intimate human relationships. Institute of Transpersonal Psychology.

2.  Ordito, etimologia e significato – Una parola al giorno

3. Etimologia : trama;

4. Trama: Definizione e significato di trama – Dizionario italiano – Corriere.it

5.  Etimologia : paziente;

6. “Angoscia deriva dal latino angustia da angere, stringere, soffocare, che ha la stessa radice del tedesco angst che vale lo stesso (cfr. angere). L’angoscia è la sensazione dolorosa di stringimento dell’epigastrio, accompagnata da gran difficoltà di respiro e da profonda tristezza; affanno, molestia, dolore che quasi preme il cuore.” Fonte: Etimologia : angoscia;

7.  Blagrove, M., Hale, S., Lockheart, J., Carr, M., Jones, A., & Valli, K. (2019). Testing the empathy theory of dreaming: The relationships between dream sharing and trait and state empathy. Frontiers in psychology, 10, 1351.

8.  Olsen, M. R., Schredl, M., & Carlsson, I. (2013). Sharing dreams: Frequency, motivations, and relationship intimacy. Dreaming, 23(4), 245–255.

Social Dreaming “Donne che Sognano”

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  ARIELE Associazione di Psicosocioanalisi Spazio dei Sogni  presenta Donne che sognano 4 incontri di Social Dreaming online e gratuiti: uno spazio per le donne, per condividere i loro sogni Dal 18 gennaio 2022 al 1° marzo 2022   “La Matrice del Social Dreaming rappresenta 

Presentazione del ‘DreamLab: sogni condivisi’

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  INCONTRO ONLINE GRATUITO di PRESENTAZIONE    Martedì 26 ottobre dalle h 19.00 alle h 20.00   ‘DreamLab: sogni condivisi’ è una proposta di lavoro esperienziale con il sogno strutturata in tre incontri online a cadenza quindicinale.   A partire dalla trattazione di alcuni strumenti 

Counseling onirico

Counseling onirico

 

Con il counseling onirico offro un percorso per apprendere alcuni strumenti di lavoro con i propri sogni in modo autonomo attraverso consigli bibliografici, indicazioni per tenere il diario onirico (o doppio diario) e la spiegazione e applicazione di alcune tecniche di base a sogni di repertorio o personali.

Il sogno è una storia, più o meno articolata, che racconta qualcosa di noi, in termini attuali, ricorrendo a metafore e a immagini che chiedono di essere sondate e ripercorse con gli occhi della veglia.

Nelle storie oniriche, come in una fucina, trasformiamo i contenuti della vita diurna, al fine di apprendere dall’esperienza (Bion) -estraendo un senso da ciò che si è vissuto- e di mantenere la nostra identità (Jouvet).

Il sogno è una mappa attiva che ci permette di orientarci in modo più funzionale nella vita di veglia ed è un’occasione di conoscenza di sè e della relazione che intratteniamo con il mondo, in un dato momento della nostra vita.

Il counseling onirico non ha finalità di tipo terapeutico.

 

Marta Giovannini, laureata in Scienze e tecniche psicologiche, iscritta alla magistrale di Psicologia ad indirizzo clinico-dinamico, naturopata iridologa (socia professionista Upoin), esploratrice onirica e Tarot reader in chiave umanistico-filosofica.

 

Per informazioni:

334 3611645

Ricevo a Cesena e online.

 

 

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Continua a leggere qui:

Che COS’E’ un SOGNO?

 

 

Consulenza con i Tarocchi

Consulenza con i Tarocchi

  ‘Come un vecchio Saggio il Tarot ci accompagna, con la sua luce-lanterna, in un percorso di messa in trasparenza dell’Emergente in noi.’   La consulenza con i Tarocchi consiste in un momento di incontro e di confronto con i bisogni attuali ed emergenti, rappresentati 

Consulenza naturopatica e iridologica

Consulenza naturopatica e iridologica

  La Naturopatia, con l’insieme delle discipline cui attinge, si occupa di prevenzione e di salutogenesi, ovvero delle pratiche atte a favorire e a mantenere il benessere complessivo dell’individuo. La consulenza naturopatica si propone l’obiettivo di sostenere la persona nel recupero dell’equilibrio energetico, lavorando con 

Nei territori del Sogno

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CICLO di QUATTRO INCONTRI ONLINE sul SOGNO e sul SOGNARE

 

Il DIARIO ONIRICO: continuità e discontinuità tra il mondo della veglia e il mondo onirico.

Uno degli strumenti principali che può aiutarci a familiarizzare e a mantenere un rapporto con il mondo dei sogni è il diario onirico, qui inteso come doppio diario (diurno e notturno). Possiamo immaginare il diario onirico come uno spazio e un tempo che dedichiamo a noi stessi e come un oggetto concreto e simbolico che si fa depositario delle nostre tracce biografiche. Attraverso la raccolta e il lavoro di analisi delle tematiche oniriche possiamo rilevare i nessi di senso tra ciò che sperimentiamo da svegli e come, di notte, elaboriamo e risignifichiamo questi vissuti.

 

LAVORARE con il SOGNO: tecniche e strumenti.

La proposta di lavorare con il sogno non è di tipo interpretativo o terapeutico, ma un invito al processo di esplorazione dei significati del sogno e dell’esperienza che di esso facciamo da svegli, utilizzando diverse tecniche e strumenti già noti, che siano accessibili e fruibili per tutte/i:

  1. suddividere il sogno secondo la struttura drammatica di C. G. Jung (se il sogno si presta a questo tipo di analisi);
  2. individuare le emozioni sperimentate in sogno;
  3. individuare eventuali sensazioni fisiche, stati d’animo e movimenti interiori percepiti;
  4. fare delle associazioni sui vari elementi del sogno;
  5. ricorrere al simbolismo dei colori;
  6. utilizzare i modelli di riassunto del sogno di E. Cayce

 

Il SOGNO LUCIDO: la consapevolezza nel sognare come stato ibrido della coscienza.

Il sogno lucido è un fenomeno complesso la cui esistenza è nota fin dall’antichità. Diverse tradizioni ne riportano testimonianza e altrettante sono le interpretazioni e le prassi sviluppatesi attorno a questo affascinante stato non ordinario di coscienza. Questo tipo di letteratura, in particolare lo Yoga del sogno e del sonno tibetano e l’Arte di sognare dello sciamanesimo tolteco, per citarne alcuni, è ricca e significativa.
In psicologia e nel mondo della psicanalisi sono state molteplici le resistenze nei riguardi del sogno lucido e ancora oggi alcuni ricercatori mettono in dubbio che sia possibile sognare lucidamente, nonostante il crescente numero di prove sperimentali. Questo atteggiamento ha inevitabilmente ritardato le riflessioni e gli studi scientifici sul tema. Uno dei recenti tentativi di formulazione del costrutto di sogno lucido è quello messo in campo dalla ricercatrice tedesca Ursula Voss e collaboratori, durante la costruzione di uno strumento per la misurazione di questo fenomeno.

 

SOGNI & SINCRONICITA’: i nessi di senso e il tessuto psicoide del reale.

La psicologia della sincronicità (Widmann, 2016) è la cornice teorica che accoglie e analizza la fenomenologia di esperienze ed eventi che non sono soggetti alla logica della causa ma a quella del senso, quali sono i sogni sincronici (di almeno tre tipi). Per sincronicità si intende infatti “la coincidenza temporale di due o più eventi in relazione non causale tra loro, i quali hanno un contenuto significativo identico o simile” (Jacobi, 1959). Jung, Von Franz, Freud, Ferenczi e psicoanalisti contemporanei hanno prodotto riflessioni, ipotesi e sperimentato direttamente la presenza di un principio di connessione acausale a cui la Psicologia del profondo ha dato il nome di sincronicità, e la psicoanalisi quello di fenomeni telepatici.

 

Calendario: da definire

Durata incontri: dalle h 18.30 alle h 20.00.

Costo: è possibile partecipare ad incontri singoli o al ciclo di quattro incontri. Il costo di ciascun incontro è di 5 euro. Il pagamento va effettuato sull’account Paypal che verrà comunicato in risposta alla richiesta di iscrizione.

Piattaforma: Jitsi Meet (se si utilizza dal PC non occorre scaricare l’app). Se ci sono problemi di audio o video, di solito basta chiudere la chiamata e rientrare. Se entrando nell’orario di inizio dell’incontro si è “soli” nella stanza di Jitsi Meet, è sufficiente chiudere la chiamata e rientrare.

Per prenotarsi e ottenere il link scrivere a [email protected].

N.B.: il link sarà SEMPRE lo STESSO per TUTTI gli INCONTRI.

 

 

Conduce Marta Giovannini, laureata in Scienze e tecniche psicologiche, iscritta alla magistrale di Psicologia ad indirizzo clinico, naturopata iridologa (socia professionista Upoin), esploratrice onirica e Tarot reader in chiave umanistico-filosofica.

 

Canale Telegram: https://t.me/dreamingcommunity

Instagram: @ilsognodipsiche

 

IL CARRO. PERCORSO MUSICALE CON I MAGGIORI

IL CARRO. PERCORSO MUSICALE CON I MAGGIORI

  Il Carro in musica. Osservando il settimo arcano i significati subito evidenti sono quelli di vittoria, conquista, movimento, audacia, successo: di nuovo è dal ricco repertorio dell’opera lirica che vogliamo proporre l’associazione musicale per questa carta, dopo le profonde riflessioni che l’Amoureux ci ha 

IL DIARIO ONIRICO: uno strumento necessario per lavorare con i Sogni

IL DIARIO ONIRICO: uno strumento necessario per lavorare con i Sogni

  La premessa Quello sul sogno è un lavoro prettamente relazionale che coinvolge l’Alterità in tanti sensi: quella interna, con cui siamo chiamati a confrontarci durante e dopo il sogno, ma anche l’Altro come soggetto con cui ci poniamo in relazione per imbastire un processo 

Raccolta Sogni con i Tarocchi vol. 3

Raccolta Sogni con i Tarocchi vol. 3

 

Da “Gli arcani della vita. Una lettura psicologica dei tarocchi” di Claudio Widmann, Edizioni Magi, 2010:

 

“Nell’espressione liber mundi l’idea del libro (liber) e quella dell’universo (mundi) entrano in sinergia reciproca, riecheggiando l’affermazione di I’bn Al Arabi secondo cui l’Universo è un immenso libro. Alla luce di queste suggestioni, è interessante che nell’Apocalisse l’Albero della Vita venga identificato con il Libro della Vita, instaurando una connessione fra l’archetipo della vita e quello del libro. Il liber mundi, in altri termini, è un simbolo della Vita universale che stilla entro ogni forma della vita individuale; ne contiene i misteri, le leggi, le formule trasmutative, il disegno evolutivo, il grande e inaccessibile progetto esistenziale. ‘Tale’, scriverà Fulcanelli, ‘e’ il Grande Libro della Natura che racchiude nelle sue pagine la rivelazione delle scienze profane e quella dei misteri sacri’. Passaggio essenziale, questo, perché il liber mundi non è soltanto una rappresentazione dell’universo, ma diventa anche strumento della sua rivelazione, simbolo della totalità universale che si rende manifesta”.

 

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La Raccolta Sogni con i Tarocchi è un progetto volto ad esplorare le rappresentazioni oniriche degli Arcani, intese come ‘rivelazioni’ che questi -come liber mundi– e l’inconscio -come depositario del Sapere- non cessano mai di elargire, se interrogati.  Nel blog sono già pubblicate la Raccolta Sogni con i Tarocchi vol. 1 e vol. 2, nella categoria Raccolte Sogni e in Tarot. Nelle Raccolte sono presenti diversi sogni in cui gli Arcani sono presenti come mazzo, come Lame singole, come stese e come personaggi onirici. Inserisco anche altre narrazioni in cui i simboli dei Tarocchi sono chiaramente espressi dalle immagini e dalla dinamica del sogno.

 

Ringrazio le sognatrici e i sognatori che hanno condiviso con me queste loro storie oniriche, contribuendo in modo prezioso al farsi della raccolta. A seguito di alcuni report onirici sono presenti i commenti dell’autrice/autore del sogno.

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Chi desiderasse partecipare alle prossime edizioni della Raccolta con nuovi sogni sul Tarot può compilare il seguente questionario/raccolta:

https://forms.gle/QrjkX2D8cWZGDkxm6

Tutte le informazioni e le indicazioni di compilazione sono riportate nella prima e nella seconda sezione del modulo Google.

 

Chi ha già compilato il questionario e vuole solo inserire nuovi report onirici può utilizzare questo modulo:

https://forms.gle/mykGdA484BNcSUWd6

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La Ruota: l’animale che guida alla discesa

“Mi trovo sul mio letto, e rifletto. Concepisco dei pensieri che mi inquietano. Questi pensieri, li vedo poi proiettati fuori di me come immagini cinematografiche che ruotano, mentre lo sfondo è diventato nero. Assumono via via sembianze mostruose portandomi a uno stato d’animo sempre più cupo, ma rimango a guardare. Le immagini rivelano l’allegoria: ciascuna di esse assume un nome, la gelosia, il sospetto, la bassa autostima, la paura del giudizio. Comprendo quindi il significato delle immagini, ho un vero e proprio insight. A questo punto le immagini si unificano confluendo tutte in un’unica figura: una scimmia, che ride dispettosa. A quel punto la scimmia si posiziona sulla Ruota, mettendola in movimento discendente, a ritroso. Si chiude qui la visione e l’ambiente torna a essere bianco.”

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I Minori in lettura

“Sono nel cortile esterno dell’Asilo F.. E’ l’imbrunire, il cielo è blu elettrico. Sono seduto su una sedia di plastica, con di fronte diverse persone. Sono qui per un’intervista in presenza sui Tarocchi di Marsiglia. Vengo intervistato da un tarologo più anziano, C., che mi pone diverse domande. Ad un certo punto il discorso cade sull’utilizzo degli Arcani Minori in lettura. Io affermo che i Minori vadano integrati sempre nei tiraggi, perchè fanno parte dello stesso mazzo, e non è ottimale far esprime i tarocchi con solo una delle loro possibilità di linguaggio. L’intervistatore non è convinto, afferma che Jodorowsky propone letture prevalentemente con i Maggiori, e che sui minori il lavoro di proiezione è più difficile. Chiamo ad intervenire nell’intervista il tarologo M.C., la sua voce si sente provenire da uno stereo anni ’80. M.C. parla del suo approccio ai tarocchi basato sul sogno, e afferma che il 30% del mazzo è composto dagli arcani maggiori, il restante dai minori. Dice che la stessa percentuale la troviamo tra i sogni archetipici e i sogni “normali”. Quindi conclude che se così si presentano i sogni, è giusto che si presentino in lettura tutti gli arcani. Sono contento M.C. sia d’accordo con me. Il tarologo intervistatore ancora non è convinto. Improvvisamente visualizzo come in un flash, davanti agli occhi, l’arcano della Luna. Dopo questa visione faccio molta fatica a parlare, mi riduco al silenzio. Questo silenzio mi spaventa inizialmente, ma provo anche piacere.”

Commento: in questo periodo lo studio e l’applicazione dei Minori mi ha preso molto. Avevo realmente da poco sentito il tarologo M.C. in una sua diretta fare un’affermazione simile sulla percentuale simile tra arcani maggiori e sogni.

***

 

Judgement, Appeso e Bateleur

“E’ notte. Di fronte a me compare l’arcano de Le Judgement, ingigantito. L’angelo vuole chiamare il Bateleur. La tromba dell’Angelo si rivela in realtà essere le gambe dell’Appeso.

… E’ giorno. Mi ritrovo in macchina con C., la mia fidanzata, lei è alla guida. Cerchiamo un paese tra le montagne per visitare una vecchia chiesa. Passiamo per molti paesi di C., con altrettante chiese. A volte la visuale si sposta come se ci osservassi da un dispositivo di guida satellitare (come da Google Maps), per osservare il cammino.

… Mi ritrovo a M., a fare compere e servizi. Sono vestito con un trench ed un cappello a falda larga, mi dico di assomigliare al Bateleur. Risalgo a piedi da M. verso C., il paese della mia ragazza. Arrivo a casa che ormai è sera. Salgo al secondo piano, e mi accorgo che nessuno mi ha lasciato da mangiare. BaGatto (il mio gatto) e Astrid (il gatto di C.) sono saliti sul tavolo e mangiano simmenthal e spinaci da uno stesso ciotolino, che forse era per me. Ad un certo punto Astrid caccia via BaGatto, io do uno schiaffetto sulla schiena ad Astrid per redarguirla.”

***

 

Il Sogno Preparato

“Ricevo un invito da Jodorowsky, a casa sua. Entro in una casa enorme, principesca, e mi dirigo verso il salone, arredato come una casa nobiliare dell’800. Ad aspettarmi trovo due Alejandro Jodorowsky identici, solo che uno viene dal Cile e l’altro dalla Russia. Mi hanno chiamato per farmi un regalo: mi hanno preparato un sogno. Mi chiedono di addormentarmi, io acconsento e loro cominciano a mettere gentilmente dei pensieri nella mia testa. Mi addormento. Mi risveglio in un luogo dalla luce tenue come all’alba, semidesertico e roccioso, di colore rosso. Sono sull’orlo di un precipizio. Una donna, so che è la Forza, danza sulla parete rocciosa tenendosi ad un tessuto rosso. E’ molto bella. lentamente sale verso di me. Siamo uno di fronte all’altro, ci guardiamo negli occhi, entrambi piangiamo di commozione. dopo un pò proseguo il mio cammino. Davanti a me vedo la mia amica R., donna dai tratti molto delicati, dietro ad un bancone, vestita da Bateleur. Ha un sorriso sarcastico e mi scruta. Con gesti da prestigiatore, ad un certo punto si scopre il braccio destro che era completamente coperto dalla giubba e me lo piazza nudo davanti agli occhi: é un braccio maschile, muscolosissimo e pieno di peli, totalmente in contrasto con il resto del corpo. Sulla nocca del dito medio o anulare ha una deformazione mostruosa, come una specie di teratoma, o di sigillo deforme. Io comincio ad urlare preso da uno spavento fortissimo. Mentre urlo mi ricordo che i due Jodorowsky mi avevano preparato il sogno, e che dovevo guardarmi le mani per confermare che stessi sognando e poter continuare. Riesco ad osservarmi il Palmo delle due mani. Mi giro di nuovo verso R., ha di nuovo il braccio coperto, ed ora mi sorride gentilmente, mi fa segno con il capo di proseguire il cammino. Mi volto e faccio qualche passo, quando dalla terra compare un uomo totalmente deforme, soprattutto gli occhi: sono molto sporgenti, da tiroideo, la sua espressione è vuota, gretta. Sono assalito nuovamente da un terrore fortissimo, dal panico. Mi ricordo nuovamente che i due Jodorowsky mi avevano preparato il sogno, e che in un libro Jodorowsky consigliava di accettare nel sogno qualsiasi pericolo per trasformarlo. Mi avvicino allora all’uomo deforme e lo inizio a cullare ed accarezzare, vincendo il disgusto. Sempre più uomini deformi escono da sottoterra e iniziano ad accerchiarmi. Li accarezzo, con meno sempre disgusto e iniziando a provare tenerezza. Ad un certo punto sono completamente coperto dai corpi di questi uomini deformi, come se avessero formato una cupola attorno e sopra di me. la cupola si apre sulla sommità, mi alzo levitando e mi allontano dalla cupola, ho il corpo dorato ed un senso di serenità e gioia mai provati prima.”

Commento: nel periodo in cui ho fatto questo sogno stavo iniziando a riprendere contatto con il mio corpo e ad intraprendere un lungo percorso di amorevolezza verso di me.

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Appesi

“Vedo diverse persone nella posizione dell’Appeso o che vogliono essere messe in quella posizione.”

Commento: il sogno era ambientato in una città già sognata, un ibrido tra Firenze e Venezia.

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Children of the moon

“Sto disegnando il tarocco Luna, strisciando lateralmente una bastoncino di carboncino, per crearne la silhouette. La canzone ‘Children of the Moon’ risuona con forza, come facesse parte del disegno, che si muove e mi comunica qualcosa. Non é comunque esattamente una luna – intesa come tondo – che sto disegnando, ma una donna a cavallo, come fosse un fante, con il corpo coperto da una grossa armatura argentea (di ferro?): é questo particolare che sto tracciando con il carboncino. Continuo a disegnare, ma il ricordo é vago: ci sono anche colori viola e bianco, lo sfondo é campestre, orizzonte molto basso, come negli antichi affreschi del tardo medioevo/rinascimento. La ‘Luna’ mi dà istruzioni su come procedere con il disegno, e canta la canzone degli Alan Parson Project.”

Commento: ho effettivamente utilizzato la tecnica di strisciare il carboncino per disegnare alcuni tarocchi, nessuno però assomiglia a quello nel sogno. In questi giorni é luna piena.

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La Forza che cade dal cielo

“Attorno a me non vedo nulla. Vedo solo che davanti ai miei occhi c’è una superficie scura con sopra due carte dei Tarocchi di Marsiglia. Il Giudizio al diritto e sotto di esso, capovolta, la carta della Forza. Osservo bene i due arcani e mi sembrano profondamente uniti. La carta della Forza sembra prendere vita, mi sembra che la fanciulla, col suo leone, siano immersi in un flusso, e stiano scendendo giù, -verso la terra- mi dico.” Mi sveglio.

Commento: mi dico che nel giudizio qualcosa viene alla luce, emerge. La fanciulla della Forza qui invece sembra scendere. Sembra quasi indicare un movimento di un’energia femminile e allo stesso tempo istintiva e animalesca, verso il basso. Sta scendendo dal conscio all’inconscio? Oppure sta andando verso la Terra, dunque si sta incarnando?

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Chi legge i Tarocchi?

“Parlo con una ragazza con cui facevo l’università, più piccola di me, ma la vedo in video, della lettura dei Tarocchi, che lei mi dice di aver cominciato a saper fare all’improvviso, e non con lo studio, ma perché segue il suo spirito guida. E mentre mi racconta di quando ha ricevuto questo dono dice di aver sentito una voce che le diceva delle cose e mentre parla la sua voce diventa maschile e dice: “i miei ordini, tu esegui i miei ordini porco… (E bestemmia)” e io capisco che era il diavolo.”

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Danzando con le Spade

“Sono nell’ampia terrazza di un alto castello. La luce è quella di mezzogiorno, il cielo è terso. Sono con altre persone (ci sono sia donne che uomini) e stiamo facendo una danza-gioco: indossiamo vesti lunghe, ognuno di noi ha una spada e ci si muove danzando e ruotando. Il gioco consiste nel toccarsi con le spade su una parte del corpo, appoggiando solo il lato piatto della lama (che non deve essere usata in altro modo), mentre si danza. I movimenti sono armonici e nel complesso è tutto morbido e giocoso. Sembra di essere in un altro tempo.”

Sogno di M.

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L’Asso di Spade

“Sono in una stanza, apparentemente è sera o è senza finestre, l’ambiente non è molto illuminato, vedo bene solo in un’area attorno a me. Davanti, attaccato alla parete, c’è un bersaglio. Devo fare centro con una spada e c’è un uomo che mi aiuta, mi dice come fare. Tengo la spada in mano, ma prima di fare i lanci mi avvicino al bersaglio e lo libero dei vari coltelli che sono già stati lanciati. Sono coltelli da cucina, di vario tipo, anche comuni. C’è anche un coltello Ikea, simil piccola mannaia. Inizio a toglierli per fare spazio e iniziare ad allenarmi.”

Sogno di M.

Commento: l’uomo che aiuta nell’allenarsi al lancio della spada mi fa venire in mente una puntata della serie tv American Gods.

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Le due Torri

“In uno spazio completamente bianco si erigono due torri una vicina all’altra. Sono altissime e dal basso non riesco a scorgerne le cime. Sulla torre a destra c’è un’asta inchiodata lungo tutta la sua altezza e decido di arrampicarmici per arrivare in cima. Mentre proseguo la salita, dai minuscoli finestrini riesco a vedere l’interno. Potrei infilarmi dentro ma capisco che è pericoloso; le stanze stanno crollando una sull’altra. Raggiungo un’altezza dalla quale non vedo più la terra ma continuo a non vedere la cima. Mi chiedo quanto ci sia ancora da proseguire…Mi accorgo che l’asta alla quale sono aggrappata inizia a vacillare, non è più ben aderente alla parete della torre e inizia a staccarsi. Con il corpo mi spingo in avanti per tentare di appoggiarmi alla parete. I chiodi giganti iniziano a sfilarsi ad effetto domino. Potrei fare in tempo ad entrare nella finestrella ma capisco che è meglio cadere fuori che dentro. Non c’è nulla che possa fare per evitare il crollo. Mi dico: “Precipitare non è niente. Morire non è niente”. Chiudo gli occhi e rilasso il corpo. L’aria sbatte sull’asta che si sta staccando sempre più velocemente e produce un suono ipnotico. Sento un tonfo e sento l’asta tremare. Poi quiete assoluta; sono ferma. Apro gli occhi e vedo che l’asta invece di cadere a terra è andata ad appoggiarsi sulla torre di fianco. Resto sospesa in obliquo sul nulla.”

Sogno di D.

Commento: questo sogno è apparso in un periodo in cui quotidianamente avvertivo una sensazione di crollo; una sorta di black-out durante il quale quasi svenivo. Questo mi succedeva sia sul piano emotivo che mentale e fisico. Avevo le energie molto basse ed ero molto preoccupata perché non capivo cosa mi stesse succedendo. Sentivo una sorta di vuoto e desiderio di annientamento per non percepire questa costante caduta…Questo sogno è stato molto significativo e l’ho meditato a lungo.

RACCOLTA SOGNI con ANIMALI vol. 2

RACCOLTA SOGNI con ANIMALI vol. 2

  Incontrare un animale in sogno è un evento molto significativo: nel movimento di ricerca di senso ritroviamo in questi un compagno di viaggio, un alleato, un curatore e un grande insegnante. Ringrazio le sognatrici e i sognatori che hanno condiviso con me queste loro 

RACCOLTA SOGNI con i TAROCCHI vol. 2

RACCOLTA SOGNI con i TAROCCHI vol. 2

  In questa raccolta sono presenti diversi sogni in cui gli Arcani sono presenti come mazzo, come Lame singole, come stese e come personaggi onirici. Inserisco anche altre narrazioni in cui i simboli dei Tarocchi sono chiaramente espressi dalle immagini e dalla dinamica del sogno. 

DREAMING COMMUNITY: canale Telegram

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Esplorare i significati attraverso il Tarot

Esplorare i significati attraverso il Tarot

  I territori simbolici e immaginali I Tarocchi sono uno stupendo strumento poliedrico capace di offrire un’esperienza significativa, al di fuori della cornice della predizione e della prescrizione. Il livello di lavoro che più sento evocativo e suggestivo appartiene ai territori del simbolico e dell’immaginale. 

Raccolte Sogni tematiche, un work in progress

Raccolte Sogni tematiche, un work in progress

  “Ehi, sei un sognatore? Oramai non se vedono quasi più, è un periodo duro per i sognatori. Dicono che il sogno è morto, che nessuno sogna più, ma non è morto, è stato solo dimenticato, rimosso dal nostro linguaggio. Nessuno lo insegna così nessuno 

L’Innamorato. Percorso musicale con i Maggiori

L’Innamorato. Percorso musicale con i Maggiori

 

L’innamorato in musica 

L’amoureux, o The Lovers nel mazzo Rider-Waite, era originariamente denominato L’amore: in alto vi compare infatti, chiarissima, l’immagine di Cupido intento a colpire con il suo dardo il giovane al centro della scena, affiancato da due figure femminili che tradizionalmente rimandano alla scelta tra virtù e vizio, tra passione e legge morale.

E’ interessante osservare che lungo il cammino dei 22 arcani come proposto dal maestro cartaio Camoin, disposti in 3 file di 7 carte con Le Mat collocato al di fuori all’inizio del percorso, l’Innamorato si trova, insieme a le Chariot con il quale ha in comune diversi aspetti simbolici riguardo il dominio sulle passioni, a conclusione del primo livello dell’itinerario – la cui meta sarà Le Monde – prima della svolta verso la Giustizia; dopo gli insegnamenti del Mago, della Papessa e della coppia imperiale sembra essere dunque il decisivo momento della scelta tra il bene e il male.

E’ in tale contesto valoriale, brevemente riepilogato, che proponiamo l’associazione musicale di questa tappa del viaggio tra gli arcani, prendendo questa volta in considerazione un noto personaggio del mondo della lirica al quale diversi compositori e librettisti hanno dedicato le loro opere ma che è stato consegnato alla fama immortale dalla musica di Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte: Don Giovanni, nel dramma giocoso del 1787 intitolato appunto Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni.

Chi è Don Giovanni? Le origini del personaggio sono da ricercarsi nella commedia El Burlador de Sevilla y convidado de piedra (L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, 1630 circa) del drammaturgo spagnolo Tirso de Molina, ripresa in seguito dai massimi autori di teatro di ogni tempo, quali Molière, Goldoni, Puskin e Byron: in quest’opera è descritto come un nobile cavaliere, accompagnato dal servo Leporello, instancabile seduttore di donne di ogni età e condizione sociale, che a causa delle sue innumerevoli avventure licenziose e dei suoi delitti attira su di sé la vendetta delle sue vittime e la rovina, fino ad essere sprofondato nell’inferno; all’inizio dell’opera, introdotti nell’azione in medias res, lo troviamo infatti mentre, dopo un tentativo di violenza, fugge nottetempo dalle stanze di Donna Anna e sorpreso dal Commendatore del luogo – padre di lei – finisce per ferirlo a morte, macchiandosi di un ulteriore crimine. Nel finale il defunto, nella forma di una statua animata, tornerà dall’oltretomba e comparirà dinnanzi al protagonista che rifiutando il pentimento verrà condannato alla dannazione eterna.

Nel corso delle varie epoche e delle numerose rappresentazioni teatrali e letterarie (oltre agli autori già citati ricordiamo anche Baudelaire, Flaubert, Hoffmann, Pirandello) Don Giovanni ha rappresentato un mito, un archetipo, un simbolo universale dell’individuo che sfida le leggi divine e le norme sociali, della incoercibile forza e potenza vitale che necessita di confrontarsi con i propri limiti e le strutture etiche, della natura complessa del desiderio e della libertà umani: si potrebbe dire, in riferimento alla scena rappresentata dall’arcano VI, di colui che ineluttabilmente è chiamato a scegliere e che a tale scelta in ultimo non può sottrarsi. A questo proposito nella sua opera Aut-aut (1843) il filosofo danese Kierkegaard, iniziatore della corrente esistenzialista, nell’ambito della sua visione circa i tre stadi dell’esistenza (estetico, etico, religioso) elegge Don Giovanni a rappresentante dello stadio estetico della vita, basato sul piacere effimero, sull’attimo e sulla finitezza delle cose, e afferma che la musica è il solo mezzo artistico capace di rendere nella maniera più efficace la sensualità erotica e l’inafferrabilità espresse dal personaggio, in quanto linguaggio immediato e che ha bisogno di essere ricreato di volta in volta: “…Don Giovanni non deve essere visto, ma ascoltato!”.

A rendere l’opera un classico del patrimonio culturale vi è inoltre la straordinaria, sfaccettata fusione di registri diversi, dal tragico al comico, dal sublime al grossolano, che la musica riesce a tenere miracolosamente assieme e che consente di guardare al protagonista come ad un simbolo portatore di volta in volta di considerazioni nuove e di questioni e dispute, come quella amorosa-erotica, mai del tutto esaurite e risolte dall’uomo. Il Don Giovanni, allora, che rappresenta la spiritualizzazione della sensualità – il demoniaco sensuale, afferma Kierkegaard – e la genialità sensuale, espressa appunto dalla musica mozartiana, che seduce in forza del suo inesauribile, traboccante desiderare e che di tale desiderio finisce egli stesso vittima, si presta a rappresentare da una parte l’assillo della scelta – il passaggio dallo stadio estetico allo stadio etico coincide proprio con l’assunzione della propria responsabilità e del dovere: da seduttore a marito – dall’altra l’eterna tragicommedia degli amanti, posti di fronte alla sfida del tempo che inesorabilmente consuma la passione e obbligati a misurarsi con le norme etico-sociali che regolano i limiti del loro agire. Li ritroviamo nella raffigurazione del mazzo Rider-Waite, in cui addirittura sono rappresentati come la coppia primordiale del giardino dell’Eden, dal quale, come è ben noto, saranno scacciati e puniti con la morte in conseguenza della loro trasgressione alla legge divina: e tuttavia da ogni nuova coppia umana, in virtù della misteriosa potenza di Eros/Amore, rinasce ogni volta la vita e una nuova anima compie il suo debutto sul grande palcoscenico del mondo.

Un momento emblematico dell’azione di Don Giovanni, e l’aria più celebre dell’opera, è il duetto (Atto I, scena 9) con Zerlina, una giovane contadina appena andata in sposa a Masetto, che il cavaliere incontra durante la sua festa di nozze e che ciò nonostante non esita a sedurre: rimasto solo con lei con uno stratagemma, intona le famose parole che danno il titolo al brano, Là ci darem la mano / là mi dirai di si…

L’atmosfera è resa dalla soavità e dall’equilibrio della scrittura mozartiana, nel dialogo bilanciato delle voci del baritono (Don Giovanni) e soprano (Zerlina) che poggiano su un accompagnamento dal battito regolare e dai brevi interventi dell’orchestra che sottolineano i sentimenti dei due personaggi, evidenziando i punti di tensione delle parole, in una vocalità che appare semplice ma sempre espressiva e aggraziata, tipica dello stile del genio salisburghese. Un cambiamento del tempo, che si fa vivace, caratterizza il finale dell’aria, sulle parole, ora cantate dai due assieme

“Andiam andiam mio bene / a ristorar le pene / d’un innocente amor”

Qui è chiara anche la trasfigurazione, come in un incanto, compiuta dalla musica: anche se per un solo attimo (subito dopo ad interrompere l’idillio comparirà in scena un’altra donna precedentemente sedotta e abbandonata dal burlador di Siviglia: Donna Elvira) l’amore dei due innamorati è detto essere innocente e gli amanti, vinti da una passione che li trascende, non avrebbero che la colpa di voler alleviare le sofferenze d’amore causate in loro dalle frecce di Eros; con questa riflessione, che mostra come l’archetipo del Don Giovanni è posto sotto diverse luci cangianti, possiamo allora pensare anche alla complessità dell’arcano VI, una carta tutt’altro che semplice, che esprime significati molteplici, dalla vita emozionale e affettiva all’amicizia, dal piacere alla separazione, dal triangolo amoroso alla scelta di un legame consapevole.

 

Numerosissimi gli allestimenti, le produzioni e le incisioni dell’opera: da parte nostra proponiamo una rappresentazione andata in scena nel 1997 presso il Teatro Comunale di Ferrara, sotto la sapiente direzione di Claudio Abbado (già distintosi come direttore presso le maggiori istituzioni musicali del tempo: La Scala di Milano, l’orchestra di stato di Vienna, il Metropolitan Opera di New York, direttore artistico del festival di Salisburgo) alla guida della Chamber Orchestra of Europe. Nel ruolo di Don Giovanni il baritono inglese Simon Keenlyside, nei panni di Zerlina il soprano Patrizia Pace.

***

 

Se proviamo, come nelle considerazioni intorno ai precedenti arcani, ad esplorare la costellazione archetipica di ciascuno di essi in ogni suo lato, facendo luce – ci si perdoni il gioco di parole – sulla sua ombra e se con un gran balzo trasferiamo l’arcano avanti di due secoli dalle ambientazioni mozartiane alla contemporaneità della società (post) industriale, in un scenario profondamente mutato, le tematiche dell’eros e dell’amore appaiono oscurate e avvolte dalla crisi antropologica e sociale che ha sconvolto il secolo XX. Mantenendo sempre una prospettiva dal basso, rivolta all’universo delle sottoculture e dei movimenti della popular music, c’è stato un quartetto inglese, tra i moltissimi nella scena post-punk della fine degli anni ’70 del secolo scorso, che ha incarnato tragicamente, con il suicidio del suo giovanissimo leader Ian Curtis, le dense inquietudini della sua generazione: i Joy Division. La scelta che diviene angoscia, la disgregazione e l’alienazione dei rapporti umani, l’impossibilità asfissiante di vivere sentimenti autentici, le ombre della depressione e della catalessi emotiva sono le tematiche che emergono dai loro dischi, fatti di una musica cruda, buia, affilata, glaciale nella squadrata monotonia delle sue ritmiche e caratterizzata dalle cupe propulsioni del basso di Peter Hook, che viveva della capacità di Curtis di mettere in scena in maniera espressionista i propri tormenti, in un fatale connubio tra rappresentazione e vita quotidiana, fino alla morte a soli 23 anni.

Dovette suonare sinistramente profetica allora la pubblicazione, a brevissima distanza dalla scomparsa del cantante nel maggio 1980, del singolo Love will tear us apart, che è rimasto infine il loro brano simbolo e sicuramente uno dei migliori composti: per alcuni persino la canzone che rappresenta la condizione e l’umore di una intera generazione (l’autorevole webzine Pitchfork la colloca tra ai primi posti delle migliori canzoni del decennio ’80). Il titolo del brano, per volontà della moglie Deborah, è stato scelto come epitaffio e inciso sulla lapide di Curtis, posta presso il cimitero di Macclesfield.

Musicalmente la canzone è aperta da un inesorabile crescendo ed è impreziosita da un riff di synth, all’unisono con l’onnipresente basso, al tempo stesso cantabile, ballabile e alienante, come nella migliore tradizione della new wave dell’epoca, su cui si innesta la voce, baritonale, lamentosa e desolata: le linee eteree del sintetizzatore unite al suono ruvido degli strumenti creano, in contrasto, un’atmosfera spettrale e disturbante, mossa e animata però da un regolarissimo beat della batteria e resa ipnotica dalla circolarità a loop del motivo principale. La perturbante sensazione finale è quella di non poter fare a meno di ballare incarcerati in una minuscola gabbia.

Ascoltandola mentre si tiene a mente l’immagine dell’Innamorato si può avere l’idea del vortice di smarrimento in cui cade chi è diviso tra sentimenti opposti; è noto da alcune interviste rilasciate dalla compagna Deborah e da diverse biografie che l’unione dei due, e di conseguenza l’equilibrio mentale di Ian, era stata incrinata dalla relazione del cantante con la giornalista e produttrice musicale Annik Honoré. Il testo delinea, con pochi e scarni versi nello stile tipico di Curtis, la discesa agli inferi della rottura di un amore, con il suo carico di dolore, paranoia, solitudine, senso di fallimento:

“L’abitudine ci divora, il desiderio è basso

e il rancore è alle stelle ma queste emozioni rimarranno dentro

e noi stiamo cambiando e prendendo altre  strade

e allora l’amore ci farà a pezzi

l’amore, l’amore ci distruggerà ancora una volta

[…] tu gridi nel sonno, tutti i miei fallimenti mi sono davanti

il sapore della disperazione che mi afferra la gola

qualcosa che era così bello semplicemente non può più funzionare

e allora l’amore ci farà a pezzi

l’amore, l’amore ci distruggerà ancora una volta”.

 

L’amore si è tramutato da piacere in veleno, la libertà in schiavitù, la pulsione di vita nel suo opposto di morte: l’eros sembra essere avvinto in un indivisibile abbraccio con thanatos. Nel gioco di corrispondenze tra gli arcani è interessante notare come, in riferimento sempre al diagramma Camoin, la sesta colonna raggruppi verticalmente l’Amoureux, il Senza nome e il Giudizio, in una rappresentazione che ricapitola tutti gli i temi su cui ci siamo soffermati: la passione, la morte, anche concepita come catarsi, e la gravità del giudizio finale. Se si guarda invece alle corrisponde numeriche tra i gradi allora il VI richiama il XVI, la maison Dieu, ancora castigo divino ma anche crollo e disfacimento di ambizioni rivelatesi illusorie…then love will tear us apart.

 

Ascolti:

Claudio Abbado & The Chamber Orchestra of Europe – Don Giovanni; Atto I scena IX duetto Là ci darem la mano (3xCD Deutsche Grammophon, Germany 1998).

Al link troverete recitativo e aria (l’aria vera e propria inizia a 2.03).

 

Joy Division – Love will tear usa part (7’’ Single, Factory UK 1980)

 

Bibliografia:

Soren Kierkegaard – Enten eller, tomo primo – Gli stadi erotici immediati, ovvero il musicale erotico (Adelphi, 1976)

Web: www.flaminioonline.it/Guide/Mozart/Mozart-Dongiovanni.html

Peter Hook – Joy Division, tutta la storia (Tsunami 2014)

 

 

Aldo Pavesi

 

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Il Papa. Percorso musicale con i Maggiori

Il Papa. Percorso musicale con i Maggiori

Il Papa in musica Non vi è, in tutta probabilità, compositore la cui opera sia maggiormente adeguata al fine di evocare le atmosfere e i significati del V arcano di Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), denominato Princeps musicae, formatosi e vissuto a Roma, nel cuore 

L’Imperatore. Percorso musicale con i Maggiori

L’Imperatore. Percorso musicale con i Maggiori

L’Imperatore in musica Nella vasta produzione per pianoforte di Ludwig van Beethoven (32 sonate, 5 concerti, numerose raccolte di variazioni e altro ancora) troviamo un’opera alla quale la tradizione ha posto il titolo di Imperatore. Si tratta, per la precisione, del Concerto n.5 per pianoforte 

L’Imperatrice. Percorso musicale con i Maggiori

L’Imperatrice. Percorso musicale con i Maggiori

L’Imperatrice in musica

Regalità, autorità, potere, fascino sono i primi significati che promanano dall’Imperatrice, che ci sembrano adeguatamente rappresentati da un celebre pezzo del repertorio barocco: si tratta della sinfonia che apre il terzo atto dell’oratorio Solomon del compositore tedesco Georg Friedrich Handel, intitolata L’arrivo della regina di Saba (anno di composizione 1748, prima rappresentazione al Covent Garden Theatre di Londra nell’anno successivo).

Quella della sovrana del misterioso regno di Saba (o Shebha), di cui non si conosce il nome, è una figura quasi mitica, presente nella tradizione sia biblica che coranica oltre che nei racconti d’Etiopia e Abissinia, della quale si dice fosse divenuta amante del Re Salomone e che verrà ricordata dalle parole dello stesso Cristo nel Vangelo di Luca e Matteo come donna che parteciperà al giudizio finale: saggezza, splendore, estrema ricchezza (incommensurabili i tesori che avrebbe portato in dono al Re in occasione della sua visita), ricordano l’atmosfera nobile e lussureggiante del terzo arcano. Nella sua brevità il brano è un emblematico esempio di come la musica riesca ad esprimere e a tratteggiare simili significati di carisma, potere, ordine: una chiara e regolare figurazione in semicrome degli archi apre il numero d’opera, poggiata su una ferma linea dei bassi, in frasi elegantemente e riccamente ornate; netta la divisione e la corrispondenza simmetrica tra il tutti dell’orchestra (con il delicato tintinnare del cembalo a scandire le armonie del basso continuo) e le evoluzioni della coppia di oboi solisti, con il loro timbro luminoso e dolce. Una effervescenza ritmica, incastonata tuttavia in una precisa quadratura come nella migliore tradizione barocca, percorre il brano da cima a fondo, delineando l’incedere nobile e autorevole della regina e della sua corte attraverso le sapienti e fulgide modulazioni della trama musicale. Il brano in questione, nella magistrale interpretazione dell’Academy of Ancient Music diretta e fondata dal clavicembalista Christopher Hogwood, si può ascoltare in un LP del 1981 su etichetta L’Oiseau-Lyre dal titolo “Pachelbel Canon Haendel-Vivaldi-Gluck”, assieme ad altri celebri brano del repertorio barocco.

***

Se consideriamo ancora una volta invece il lato inferiore dell’archetipo, il suo rovesciamento, ci mettiamo in condizione di scoprire nuove affinità, corrispondenze, significati: come sarebbe un Imperatrice sterile, gelida, annunciatrice di un vuoto, di un buco nero che attira a sé senza tuttavia nulla lasciar uscire? Tra la fine degli anni ’60 e per tutto il decennio seguente la storia della musica ha conosciuto la complessa figura di Christa Päffgen (1938-1988), in arte Nico, cantante, cantautrice, modella, attrice, musa ispiratrice e chanteuse dallo scuro registro contraltile del complesso di Reed e Cale, The Velvet Underground. Dopo l’esperienza newyorchese nella Factory di Andy Warhol e compagni, ha intrapreso una produzione solista che conta 6 LP pubblicati tra il 1967 e il 1985: molti ritengono l’album Desertshore (LP US, Reprise Records 1970) il picco della sua carriera artistica.

Chi è Nico, quali sono le caratteristiche della sua figura? Non è facile tracciare un identikit della femme fatale teutonica: donna e artista misteriosa, sfuggente, umbratile, gelida, avvolta in profonde angosce e in preda a dipendenze, scomparsa a causa di un banale incidente sull’isola di Ibiza, sembra osservarci con uno sguardo da sfinge dal suo trono di imperatrice e creatrice di canzoni ieratiche e monolitiche, capace comunque di maneggiare un potere creativo che lascia stupefatti. L’intero disco si colloca in uno spazio desertico, arido, isolato, dove non cresce la vita e si respira un’atmosfera statica e sacrale, espressa dalla scelta preminente, e certo inusuale per un disco di musica rock, dei timbri dell’harmonium – solenne e sinistro – e della viola, cupa e barocca. Pazzia, solitudine, incomunicabilità e tragedia sono i risultati della forza enorme di un potere fuori controllo, che invece di aprirsi alla fecondazione si ripiega e si riavvolge su se stesso: da questo angusto orizzonte non mancano tuttavia di proiettarsi, in istanti, divini bagliori di luce. All That Is My Own è la traccia conclusiva dell’opera, quasi un tentativo disperato di rialzarsi dall’abisso, annunciata da squilli di trombe e sorretta dall’antica sonorità del cembalo e da un incalzante ritmo marziale. Altissima la declamazione e il canto, nobile come una regina che proclami le sue ultime volontà, in cui Nico sembra scindersi e sdoppiarsi in due personalità distinte, quella delle strofe cantate e quella che recita parlando il suo invito profetico:

He who knows may pass on

the word unknown

and meet me on the desertshore

 

Colui che ha la conoscenza può passare oltre

la parola ignota

ed incontrarmi ai bordi del deserto

 

Ascolti:

Georg Friedrich Handel – Sinfonia, arrival of the queen of Sheba (Solomon) da “The Academy of Ancient Music Christopher Hogwood – Pachelbel canon, Handel, Vivaldi, Gluck” (LP L’Oiseau-Lyre UK & Ireland, 1981)

 

Nico – All That Is My Own da Desertshore (LP US Reprise Records, 1970)

 

Bibliografia:

Christopher Hogwood – Georg Friedrich Handel (Edizioni Studio Tesi, 1991)

Gabriele Lunati – Nico, bussando alle porte del buio (Stampa alternativa, 2006)

Massimo Palma – Nico e le maree (Castelvecchi, 2019)

 

Aldo Pavesi

 

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La Papessa. Percorso musicale con i Maggiori

La Papessa. Percorso musicale con i Maggiori

La Papessa in musica Lo straordinario arcano della Papessa (o come era anticamente denominata in alcuni dei primi mazzi di tarocchi: la Fede) che costella i significati di conoscenza, sophia, principio femminile, ricettività meditativa, mistero e silenzio, ci permette di soffermarci su un’altra straordinaria figura 

Il Bagatto. Percorso musicale con i Maggiori

Il Bagatto. Percorso musicale con i Maggiori

Il Bagatto in musica L’arcano che effettivamente, con i sui velati riferimenti al carattere iniziatico del Magnum Opus, apre la serie della via dei Tarocchi è il Bagatto o Mago, portatore di significati che rimandano alle abilità di progettare e realizzare, alle potenzialità molteplici, all’uso 

Il Matto. Percorso musicale con i Maggiori

Il Matto. Percorso musicale con i Maggiori

Il Matto in musica

Il Matto, raffigurato come un giovane viandante vestito in abiti da giullare di corte, calato in un contesto mitico e atemporale, si incammina verso l’orizzonte tallonato da un animale che si direbbe essere un cane: è interessante notare che al dio egizio Anubi, rappresentato come un uomo con testa di cane, era assegnato l’importante ruolo di accompagnatore delle anime nel regno dei morti; in un certo senso anche Le Mat accompagna l’individuo lungo il meraviglioso viaggio attraverso gli arcani, dal caos iniziale fino alla completa realizzazione finale. Egli simboleggia il caos iniziale che precede l’ordine del cosmo, la totalità vertiginosa delle possibilità, la mutevolezza delle forme, il carattere inafferrabile e sacro della follia (e della verità).

Come Il Matto, sotto molti aspetti, si pone all’inizio del percorso degli arcani e a principio originario del sistema del Tarot, allo stesso modo è interessante notare che tra le prime testimonianze scritte all’interno della vasta tradizione musicale europea si trova un tema denominato appunto Follia, basato su una semplice progressione armonica di quattro basilari elementi – anche in questo caso è evidente la corrispondenza con i quattro semi dei tarocchi – e con il quale diversi compositori, da Lully a Bach, da Corelli a Handel, nel corso della storia della musica si sono cimentati, o lo hanno inserito come citazione nelle loro opere. Tra costoro vi è il veneziano Antonio Vivaldi (1678 – 1741), considerato tra i massimi esponenti del barocco musicale, la cui opera prima del catalogo, le 12 Sonate per 2 violini e basso continuo, contiene, nell’ultimo lavoro della raccolta (numerazione RV 63, pubblicata nel 1705) le variazioni in Re minore sul tema della follia.

La caratteristica di questo lavoro consiste appunto nella scelta del compositore di utilizzare la forma del tema con variazioni, la quale consente una ampia libertà di creazione e modellamento del materiale musicale, trasformando di volta in volta la tipica struttura del tema principale in una veste nuova e diversa. Il percorso delle variazioni si snoda dunque in 20 movimenti che arricchendo, ampliando e ornando il tema iniziale esprimono differenti, anche opposti, stati d’animo e situazioni, in un climax che si fa via via maggiormente carico di tensioni, osservabile anche dalle diverse indicazioni agogiche prescritte dal compositore: dall’adagio iniziale all’allegro della sedicesima variazione, passando per i diversi tempi di andante, vivace, allegro, larghetto…a sottolineare l’andatura zigzagante ed errante del Matto.

Tale tesa convivenza di opposti, nell’alternarsi di tempi rapidi e lenti, è rintracciabile da subito nel contrasto tra la prima esposizione del tema, che presenta un carattere solenne, malinconico e assorto su di un ritmo ternario puntato che rimanda all’antica e austera danza della sarabanda – nella tonalità di Re minore, associata da vari studiosi all’umore melanconico e allo spleen – e le sensazioni di fremito, movimento e delirio evocate dalle figurazioni musicali sempre più accelerate delle variazioni successive. Vedere ad esempio, per citare solo i punti più rappresentativi, la variazione n.2, in tempo andante, con i suoi toni accorati e lamentosi, scritta in valori più stretti, o gli ampi e bruschi salti della n.3, che scattano, in maniera quasi isterica, da un registro all’altro degli strumenti, oppure le rapide scale discendenti della n.4 o il basso vorticoso della n.6.

Dopo la sosta languida della quindicesima variazione (Adagio) il veloce crescendo della musica si fa ancora più urgente e parossistico: fulminee figurazioni si susseguono e si intrecciano quasi ossessivamente, per scomparire, dopo un perentorio intervento del basso, nel silenzio e nel nulla dal quale sono venute, lasciando l’ascoltatore ad interrogarsi sulla smorfia indecifrabile, incosciente, imprevedibile, del Matto.

***

In epoca più recente, volgendo l’attenzione della nostra ricerca al vastissimo panorama di quella che viene oggi comunemente denominata popular music (che comprende al suo interno tutte quelle forme artistiche non tradizionalmente colte o accademiche, come il rock, il pop e il folk) troviamo una figura piuttosto nota, membro fondatore in effetti di uno dei complessi più famosi di tutti i tempi: Roger Keith “Syd” Barrett, chitarrista nei Pink Floyd e in seguito autore di due dischi in veste di solista pubblicati nel 1970 su etichetta Harvest.

Il diamante pazzo, come fu definito dagli stessi compagni nella celeberrima suite in sua memoria “Shine on you crazy diamond” è stato infatti uno degli artisti e delle menti più follemente creative dell’intensa stagione del rock psichedelico, la scheggia impazzita tra luci e ombre degli swinging sixties, visionario e allucinato viaggiatore, esploratore di spazi ultra-dimensionali (lettore appassionato di Castaneda, Tolkien e dell’I-Ching), creatore magico di canzoni popolate da varie entità fantastiche, autore e scrittore di testi metaforici e desolati, cantati dai recessi sempre più angusti di una mente caduta nel disordine della paranoia e della schizofrenia: si potrebbe pensare alla raffigurazione dell’arcano nel mazzo Rider-Waite, un giovane ebbro ed euforico che, spinto da un impulso inevitabile al viaggio nel cosmo, si spinge pericolosamente e in modo incosciente sul ciglio di un dirupo…

 

You reached for the secret too soon

you cried for the moon

shine on you crazy diamond

threatened by shadows at night

and exposed in the light

shine on you crazy diamond

 

Troppo presto hai raggiunto il segreto

tu che invocavi la luna

risplendi diamante pazzo

inseguito dalle ombre delle notte

e indifeso di fronte alla luce

splendi ancora, folle diamante

 

Il brano proposto, Love You, dall’album The Madcap Laughs, è uno schizzato crocevia tra le filastrocche per bambini e un rhythm n’ blues sbrindellato, su pianoforte tintinnante e accordi di chitarra strappati e grattati: dietro un’atmosfera apparentemente scanzonata si avverte un’aria stralunata e nervosa, Le Mat che recita le sue rime in piena libertà, scivolando sulle convenzionali regole della forma musicale, con la voce di Barrett che suona spesso monotona e distante, quasi incurante degli strumenti attorno, come se provenisse da una dimensione lontana o da una qualche galassia raggiunta in uno dei suoi viaggi interstellari. Le Mat e Syd che danzano scomposti al suono penetrante dei campanelli.

Toby Manning e Nicholas Schaffner, esperti biografi della band inglese, riportano nei loro testi la descrizione dell’ultima sessione di prove di Syd con i restanti membri del gruppo: il chitarrista si presentò ai suoi compagni con un brano dal titolo “Have You Got It Yet?” (“Non ci siete ancora riusciti?”). Il pezzo in questione sembrava sulle prime essere piuttosto semplice, tuttavia nel corso della prova divenne talmente complesso da risultare impossibile da suonare. Ben presto i tre realizzarono che mentre essi erano intenti ad eseguirlo, Barrett ne cambiava di volta in volta la struttura e gli accordi: interrompeva i compagni, lo suonava da capo inserendo cambiamenti ogni volta diversi e cantava: “non ci siete ancora riusciti?” mentre tutti, disorientati, rispondevano “no!”… Anni dopo, in un’intervista rilasciata per la BBC, Roger Waters dichiarò che in quel frangente lasciò a terra il suo basso, lasciò la sala e che quella fu l’ultima volta che Syd suonò insieme alla band. L’ultimo sberleffo del matto.

 

Ascolti:

Il Giardino Armonico (direttore: Giovanni Antonini) – Sonata op.1 n.12 in D minor RV 63 “La Follia” (for two violins and basso continuo) dall’album Vivaldi, La tempesta di mare, La notte, La follia e altri famosi concerti da camera

Etichetta: Teldec Classics International GmbH, CD Germany 1993

 

Syd Barrett – Love You da The Madcap Laughs, LP UK Harvest 1970 (e successive numerose ristampe in LP, CD, Cass)

 

Bibliografia:

Michael Talbot – Vivaldi EDT, Torino 2013

Nicholas Schaffner – Lo scrigno dei segreti, l’odissea dei Pink Floyd, Arcana, Roma 2014

Rob Chapman – Syd Barrett, un pensiero irregolare, Stampa Alternativa, Roma 2012

Paolo Caponi – Swinging London! Libraccio editore, Milano 2012

 

Aldo Pavesi

 

Per contattare l’autore:

Telegram username: Rover_g

Digitare lo username nella barra di ricerca generale dell’applicazione (icona con la lente di ingrandimento).

Un invito a condividere i Sogni

Un invito a condividere i Sogni

Questo è un invito sperimentale rivolto a sognatrici e sognatori: quando sognate qualcuno con cui avete un rapporto buono e stretto, scrivetegli per prendere un caffè, un tè del pomeriggio o un aperitivo, se possibile, così da avere modo di condividere il vostro sogno di 

Lavorare con un proprio sogno

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  Suggerimenti su come scrivere il proprio sogno sul diario Creare 3 sezioni distinte: 1° sezione: Testo del sogno segnare la data (o se si riporta un sogno vecchio, indicare il periodo) dare un titolo al sogno, come lo si darebbe ad una storia scrivere il 

RACCOLTA ACQUA nei SOGNI

RACCOLTA ACQUA nei SOGNI

 

Nuovi orizzonti

Il mio 38° compleanno è stato un gran bel giorno. Laura, Roberto e Alessandra sono partiti da Bologna, sono passati da Cesena, mi hanno caricata e come un’allegra combriccola abbiamo raggiunto la ridente località di Cesenatico. Abbiamo girato come matti alla ricerca di una taverna, poi satolli ci siamo imbattuti in una piccola e sonora parata di Carnevale, per andare alla volta della spiaggia. Abbiamo camminato, qualcuno si è fatto avanti e ha anche messo i piedi a mollo, o scrutato la linea dell’orizzonte ispirato dalle acque. Poi ci siamo ricompattati e abbiamo proseguito. In tutto questo peregrinare, abbiamo parlato del progetto Informadacqua, un blog interamente dedicato all’Acqua nei suoi aspetti fisiologici, terapeutici, storici, immaginali, simbolici.

Un invito è stato rinnovato: inserire una sezione sui sogni. Sono emerse varie idee, poi nel corso del tempo ne ho trovata una che mi sembrava idonea a riflettere la potenza dell’Acqua onirica: una raccolta di testi puri, che si raccontano da soli.

 

 

Acqua nei Sogni

Il mio ruolo nella comunità dell’Acqua è di raccogliere sogni in cui è presente l’Elemento base della vita. Così ho dato via alla raccolta Acqua nei Sogni, un piccolo progetto che anela a farsi depositario delle molteplici rappresentazioni oniriche dell’Acqua. Il lavoro è in continuità con le altre Raccolte Sogni presenti nel blog. L’idea di fondo delle antologie oniriche (tematiche e non) è che i sogni sono esperienze di senso che si possono condividere per fare Cultura del Sogno e del Sognare. Questi testi poetici e narrativi hanno il potere di emozionare ed ispirare e, grazie al movimento che creano, possono far emergere ricordi dei propri sogni, nuove storie oniriche e inaspettati insight su un sogno del passato. Spesso le Storie della Notte sono insegnamenti brevi ed intensi, generosi e ricchi agli occhi di chi anela ad entrarci in dialogo.

 

 

Molteplici rappresentazioni dell’Acqua

Nei sogni l’Acqua può essere protagonista, sfondo, ambiente; può essere presente come microelemento, e anche in questa veste è presenza altamente significativa. Quando siamo in contatto con l’Acqua possiamo vivere una molteplicità di processi, emozioni, avventure e dinamiche.

L’Acqua può essere sognata come:

  • terapeutica
  • accogliente/ristoratrice
  • limpida e trasparente
  • superficie riflettente
  • rappresentazione di una dimensione uterina di crescita e sviluppo
  • minacciosa (tsunami, grandi onde, acque che avanzano, acque che invadono)
  • stagnante e torbida
  • l’acqua può rappresentare un luogo in cui siamo disorientati e impotenti (ad esempio trovarsi in mezzo al mare a nuoto o con una zattera)
  • o ancora un luogo che ci insegna a seguire la corrente e a non opporsi
  • può rappresentare il grande tema del viaggio per mare
  • o ancora il tema del guadare il fiume
  • etc…

Tramite i racconti dei sogni (intesi come Storie del Mondo) entriamo direttamente nella fenomenologia acquatico-onirica, potendo accogliere suggestioni e impressioni capaci di dialogare tanto con la coscienza quanto con l’inconscio.

 

La raccolta attualmente è costituita da alcuni sogni d’archivio e dalle storie oniriche gentilmente condivise nell’ultimo anno da sognatrici e sognatori di varie zone d’Italia. Persone, amici e amici di amici a cui porgo il mio sentito ringraziamento.

 

Per poterla arricchire siamo alla ricerca di altri sogni e sognatrici/sognatori!

Questionario e raccolta Acqua nei Sogni – Informadacqua

 

Sul blog sono disponibili articoli e interviste sull’Elemento Acqua:

Informadacqua – Tutto ciò che fai all’acqua, lo fai a te stesso.

 

Marta

RACCOLTA SOGNI con i TAROCCHI vol. 1

RACCOLTA SOGNI con i TAROCCHI vol. 1

  In questa raccolta sono presenti diversi sogni in cui gli Arcani sono presenti come mazzo, come Lame singole, come stese e come personaggi onirici. Inserisco anche altre narrazioni in cui i simboli dei Tarocchi sono chiaramente espressi dalle immagini e dalla dinamica del sogno. 

Aldo

Aldo

Mi presento: vivo nei pressi di Roma, svolgo la professione di insegnante e da anni mi dedico allo studio della filosofia, con particolare attenzione alla prospettiva della philosophia perennis, e a tematiche di spiritualità e arte. La mia formazione, successivamente alla maturità classica e la 

RACCOLTA SOGNI con ANIMALI vol. 1

RACCOLTA SOGNI con ANIMALI vol. 1

 

Incontrare un animale in sogno è un evento molto significativo: nel movimento di ricerca di senso ritroviamo in questi un compagno di viaggio, un alleato, un curatore e un grande insegnante.

Ringrazio le sognatrici e i sognatori che hanno condiviso con me queste loro storie oniriche, contribuendo in modo prezioso al farsi della raccolta.

 

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Chi desiderasse aiutarmi ad ampliare questa pagina con nuovi sogni sugli incontri con gli Animali può compilare il seguente questionario/raccolta:

https://forms.gle/NyqtvWUEjrNC3LXA6

Tutte le informazioni e le indicazioni di compilazione sono riportate nella prima e nella seconda sezione del modulo Google.

 

Chi ha già compilato il questionario e vuole solo inserire nuovi report onirici può utilizzare questo modulo:

https://forms.gle/UR557zYGawraFgxG8

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Consiglio vivamente la lettura del libro di J. Hilmann “Presenze animali“, Adelphi, 2016. Dal risvolto del testo:

 

“Chi nasce oggi in una grande città – o anche in campagna – non ha molte occasioni per vedere animali, se non gli antichi testimoni della vita domestica: cani e gatti. Ma gli animali continuano a visitarci, per lo meno nei sogni. E ci ricordano un’altra vita – ormai remota e lunghissima – in cui gli uomini erano stati una specie mescolata a molte altre. Anche in cielo, le costellazioni dello Zodiaco – il cui nome stesso significa luogo degli animali – disegnano la mappa di una zoologia che non cessa di manifestarsi. Più di ogni altro fra coloro che hanno preso le mosse da Jung, James Hillman ha saputo interrogarsi su queste «presenze» e inchinarsi davanti al loro potere, come mostra questo libro, che è una magnifica guida per chi voglia riconoscere che cosa sono gli animali in noi”.

 

 

 

Il Serpente verde smeraldo

“Sono in una radura, con il sole alto di mezzogiorno, la natura è verdeggiante tutto attorno. Sulla destra vedo una bambina di circa 4-5 anni, da sola, gioca tra le piante, so che è protetta dalla stessa natura in cui è immersa. Proseguo verso destra in direzione di una cascatella e del ponte che la supera. Dal corso d’acqua vedo scendere e venire verso di me un grande serpente color smeraldo che si muove con velocità ed eleganza. Si pone al mio cospetto e io lo raccolgo prendendolo all’altezza della mascella per evitarne il morso (penso ai documentari sui serpenti) e con l’altra mano ne accompagno il movimento attorno al braccio destro, su cui si attorciglia. Con la punta della coda si aggancia al mignolo e mi dico di ricordarmi -al momento in cui lo lascerò di nuovo a terra- di spostare la coda.

Iniziamo un giro della radura -in senso orario- guardandoci negli occhi: il suo sguardo è quasi umano, mi sento molto immedesimata in lui e proprio per questo allento la presa sotto la bocca, per non fargli male e lasciarlo muovere l’articolazione. So che se non lo tenessi in quel modo morderebbe, ma non per nuocermi, piuttosto -istintivamente- per difendersi e liberarsi. Incontriamo due uomini che rimangono all’altezza della cinta di alti alberi che contornano la radura e poi ritorniamo al punto da cui siamo partiti. Sgancio la coda dal mignolo e su un pezzo di prato con più erba lo lascio cadere, sapendo che ciò avverrà nel punto più morbido dove l’erba è alta.

Mi allontano continuando a guardarlo e dal suo corpo si estende una propaggine che viene verso di me: camminando all’indietro e a fatica (come ci fosse una sorta di ipergravità), mi sposto a sufficienza per non essere catturata. A quel punto mi inchino a mani giunte per salutarlo e ringraziarlo e il serpente, usando la coda e l’altra parte di corpo, esegue lo stesso gesto”.

 

Note della sognatrice: sogno fatto in un periodo di stress in cui si verificavano ricorrenti episodi di bruxismo.

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Il Serpente piumato

“Sto risalendo la costa di una montagna, con mio padre e la sua compagna, è pomeriggio. In lontananza vedo il gruppetto di case che dobbiamo raggiungere prima che cali il sole: la strada è molta ancora, tutta in salita, temo di non avere le forze di giungere fin lassù. Ecco che mi trovo all’improvviso all’interno della casa, senza i compagni di viaggio: ci sono ragazzi e ragazze più giovani di me, sembra un ritrovo. Sulla sinistra della stanza c’è un divano bianco e -oltre- la porta finestra da cui arriva la luce esterna. Con lo sguardo mi rivolgo verso il divano e vedo arrotolato come un gatto un grandissimo serpente piumato: come se i miei occhi l’avessero svegliato, questi si leva in volo e distendendosi inizia un giro della stanza in senso antiorario.

Mi trovo esattamente a h 6. Il serpente ha un piumaggio che va dall’azzurro al bianco, screziato d’argento: sono in piedi e tocca la mia gola al suo passaggio, in tutta la sua lunghezza. Sento il morbido delle piume ma anche la forza del suo corpo. Compiuto il giro torna sul divano e poi scompare e dalla stessa direzione viene verso di me una giovane ragazza, vestita con maglietta e jeans, capelli lunghi, mossi e scuri. Comprendo -solo vedendola- che lei ha interceduto per me con il serpente e mi inchino giungendo le mani per ringraziarla di questa bellissima manifestazione”.

 

Note della sognatrice: sogno fatto in guarigione dalla seconda ricaduta di malattia con febbre alta e placche alla gola.

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Il Pitone e la scala

“Sono al primo piano di una casa sconosciuta, è notte, dalle finestre arriva filtrata la luce della luna. Sono fermo in cima alla scala, in fondo a questa c’è un grande pitone, immobile come se dormisse. Non ne conosco la ragione ma io devo assolutamente scendere quella scala: quindi corro giù e insieme agli ultimi due gradini salto anche il pitone. A questo punto corro più veloce che posso in un corridoio sulla sinistra, giro un angolo e mi rendo conto che il pitone mi sta inseguendo. Anche se scappo lui è più veloce di me, sento che mi morde una scarpa: cado a terra e d’istinto mi volto e gli afferro la testa, glie la stringo per poi alla fine staccargliela”.

 

Note del sognatore: ho ricordato il sogno solo due ore dopo il risveglio, a lezione di storia dell’Africa Sub Sahariana, mentre si parlava di simboli e animali africani.

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Il Geco

“Sono in una zona dell’Austria (che mi piace molto), in montagna tra i boschi sopra Innsbruck, un luogo dotato di una fortissima energia oggettiva. Ad un certo punto vedo su una parete rocciosa (elemento che in realtà non appartiene a questo luogo) vedo un geco.

Questo geco è molto grande (in natura non ne esistono di queste proporzioni) e ha un bellissimo cromatismo. La sua grandezza è inquietante, io ho con me un fucile e valuto che è carico e tolgo la sicura, continuo a guardarlo rimanendo pronto ad usarlo nel caso fosse necessario in extremis. Continuo a guardare il geco e mi allontano per metterlo meglio a fuoco: è grande meno di un metro e più di mezzo metro. I suoi colori sono: turchese, verde chiaro, giallo striato. Penso che questo non è un animale di questo mondo: ha gli occhi color giallo ambra con la riga verticale da rettile. Il geco muove la testa e a sua volta mi guarda.

Ora mi ricordo delle leggende alpine che mi raccontava mia nonno sui basilischi. La tradizione vuole che certi contadini e montanari riportano di averli visti: sono degli animali mitologici, dei serpenti che si erigono, hanno una specie di doppia cresta che si apre nella zona delle orecchie. I basilischi fissano gli esseri umani e riescono così ad ipnotizzarli. Memore di tutto ciò mi pongo il problema “non è che il geco mi vuole ipnotizzare?”, e penso che comunque al bisogno ho il fucile con me, anche se non vorrei doverlo usare. Valuto solo che nel caso vale mors tua vita mea, non ho intenzione di farmi divorare. Poi questo pensiero passa e poi succede qualcosa che non ricordo bene, ma ho la sensazione che vinco il mio timore e il senso di estraneità.

Ora vedo che il geco è ancora più grande di quanto avessi realizzato prima e gli salgo in groppa, salendo in verticale sulla parete rocciosa. Per mantenermi in equilibrio e mantenermi aderente sull’animale in movimento mi sporgo in avanti e cerco di assecondare l’andamento di spalle, corpo e busto (come si fa quando si va a cavallo galoppando: bisogna stare sul pezzo e assecondare allo stesso tempo)”. 

 

Note di Riccardo: il motivo della rigenerazione è un tema che mi appartiene. Il giorno successivo al sogno sono in casa e sto lavorando in terrazza, che affaccia su un cortile pieno di piante fiorite, profumi e verde. Ecco che con la coda dell’occhio vedo sul muro di fronte a me qualcosa che si muove. E’ un piccolo geco che si arrampicava sulla parete dentro casa.

Ndr: il geco è un animale noto per il motivo della rigenerazione cellulare e per la sua capacità di aderire alle superfici con un sistema di ventose molto particolare.

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L’Orso nel fiume

“Sono lungo il corso di un fiume: vedo il corpo di un orso inerme scorrere con le acque, non so se sia morto o solo svenuto, il muso è nell’acqua”.

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Lupi e cani nel bosco

“Sono all’esterno di una casa nel bosco con delle persone (ricordo in particolare due uomini della mia età). Siamo su una specie di crinale (ma non in alta montagna) e la strada precede la casa e continua oltre essa. C’è una situazione di ricerca o simili, forse di tensione; è tardo pomeriggio. Io procedo per un po’ a sinistra, da sola: gli alberi sono sia alla mia destra che alla mia sinistra. Ora è notte. Cammino fino ad arrivare ad un punto in cui mi ritrovo davanti un animale, in piedi su una grande pietra piatta, un po’ sopraelevata rispetto al terreno. Lo guardo e rapidamente riconosco che è un lupo. E’ grigio perla, pelosone e morbido, non è molto grande come stazza ma è indubbiamente un lupo (si capisce dagli occhi, penso nel sogno).

L’animale mi guarda, non è minaccioso, non ringhia e non abbaia ma ritengo opportuno tornare indietro, fine del viaggio. Per fare questa operazione senza dare le spalle al lupo (per non rimanere “scoperta” o senza occhi dietro le spalle) inizio a camminare all’indietro, in modo cauto. Per un po’ di strada. Quando sono abbastanza lontana mi giro nella direzione verso cui muovo i passi. Ecco che ad un certo punto mi si affianca un cane (cane senza dubbio, riconoscibilissimo): è anche lui pelosone e morbido, di color marrone e nero, taglia media. Per la seconda volta vado in allerta, in stato di attenzione e vigilanza…ora il cane mi prende la caviglia e la scarpa sinistra con un morso che non penetra la carne, ma che sento bene, è una presa decisa. Mi fermo, lo guardo e cerco di fare un’operazione simile alla precedente: dopo averlo invitato ad allontanarsi dalle mie gambe (con il mio corpo e lo sguardo) mi muovo a mia volta mantenendo lo sguardo verso il cane. Il cane si avvicina per la seconda volta e mi riprende sempre la caviglia di sinistra, lo sposto fisicamente da me e poi torno verso la casa senza fare altri incontri”.

Note della sognatrice: sogno del 4 giugno 2020. Negli anni ho fatto diversi sogni sui lupi e i cani, singolarmente e insieme. L’ultimo sogno che ricordo in cui lupo e cane erano insieme in un sogno è del 2018: il lupo si trasformava in un cane gigantesco, mitologico, come potrebbe esserlo un personaggio dei film di Miyazaki. Il lupo anche in un altro sogno di molti anni prima si trasformava: da lupo bianco fulgido (di grande taglia) diventava un ragazzo e ci baciavamo. In questo sogno di oggi metto in atto una prassi utilizzata per evitare gli attacchi delle tigri nelle terre d’Africa: si indossano delle maschere di volto umano sul retro della testa perché l’animale abbia l’impressione di esser visto così da inibirlo nell’azione (la tigre tende a non attaccare frontalmente e se guardata). Nel sogno io cammino all’indietro perché l’animale si senta visto e per scongiurare eventuali attacchi. Ieri c’è stato un evento legato ad un cane (che si è rimasto incastrato con una zampa) che mi ha fatto pensare a quando vivevo in una grande casa con tanti cani. Mi sono preoccupata e allarmata, anche per la signora che lo stava aiutando e che il cane ha accidentalmente morso.

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Il fiuto del Leone

“Sono nel bosco, vicino casa. In lontananza vedo un leone: non lo sento minaccioso, ma desidero che non si accorga di me tramite il mio odore. Sto quindi attento a non mettermi in direzione del vento”.

 

Note del sognatore: sto attraversando un periodo di astenia.

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Le due Tigri

“Sono una tigre e mi trovo con una tigre maschio sdraiata a terra: ci tocchiamo il muso a vicenda. Sento con le vibrisse”.

 

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Il canyon e la Tigre

“Sono in un canyon, sulla parete scoscesa, sotto di me il vuoto. Posso solo o salire o scendere ma non sostare. Risalgo e appena mi affaccio vedo una grande tigre che mi guarda. Non posso passare di lì, quindi cerco un punto in cui fermarmi. Ne individuo uno e mi siedo, mi rilasso. Quando risalgo, sperando che la tigre se ne sia andata, la ritrovo ancora lì. A quel punto lei mi parla e dice di attenderla. Si allontana per tornare poco dopo, con un oggetto per me (che il sognatore non ricorda). Una volta che me lo ha consegnato se ne va e io mi sento forte e sereno: sono libero di procedere”.

 

Note del sognatore: ho deciso da poco di partire per un lungo viaggio in India.

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Il Gatto Nebbia

“Una volta ho sognato un gatto grigio, che chiamavo Nebbia, non per la sua tinta, ma perché non si lasciava afferrare”.

Sogno di Ciro Fusciello

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La Signora degli Animali

“Sono in un deserto, sullo sfondo domina un grande olivo. Mi trovo seduta su un trono e attorno a me ci sono animali di diverso tipo (leoni, giaguari), che mi proteggono”.

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Il morso della Tarantola

“Vedo la mia mano destra in primo piano, mi ha punto una tarantola: è gonfia e piena di siero”.

 

Note della sognatrice: la sera stessa del sogno si manifesta febbre a 41°.

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Il Ragno sul soffitto (della bocca)

“Sono in una stanza, con poco o zero mobilio. In alto sul soffitto c’è un ragno enorme, di color nero e marrone (non ne esistono di queste proporzioni nella realtà), il suo corpo è chiaramente a due segmenti. Nella scena successiva sento qualcosa al centro del mio palato, metto due dita in bocca e tiro ciò che sento che è attaccato. Mi ritrovo in mano la metà posteriore del ragno. Penso che l’altra metà è ancora dentro”.

 

Note della sognatrice: è un periodo in cui sento l’esigenza di dire cose nuove, cose non dette, cose che a volte sento “non dicibili” per non perturbare me stessa nelle relazioni, ma cose che c’è bisogno di dire per farle funzionare.

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Le Formiche sulla mano

“Sono lungo il marciapiede di una strada non trafficata, di giorno, da sola. Una schiera di formiche risale da terra lungo il braccio destro fino all’apice del dito indice: osservo la scena incuriosita finchè le formiche non iniziano a pungermi e sento un gran bruciore. Compare un panda con la bocca da formichiere che mi dà una mano a toglierle cominciando a mangiarsele”.

 

Note della sognatrice: sogno fatto in fase di riabilitazione da distorsione al piede in due punti distinti, con fascite plantare. La Dottoressa consiglia il rimedio omeopatico Formica in fiale, per modulare il processo infiammatorio; le formiche nel sogno pungono nel punto LI 1, Mercante dello Yang in MTC, punto di Intestino Crasso.

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La visita delle Api

“Sono in una radura, ai lati ci sono degli alberi, davanti a me si apre la vista sul lago; parlo al telefono con mia madre, tenendo il cellulare sull’orecchio sinistro. Da sinistra sento arrivare un suono crescente e vedo un addensamento nero che avvicinandosi riconosco essere un vasto sciame di api. Questo si avvolge attorno a me, e lentamente tutte le api sono sul mio corpo: indosso una maglietta a maniche corte e pantaloncini. Sento che le api, con le piccole zampe, tastano la mia pelle e penso che è un momento in cui bisogna rimanere in silenzio, in cui non avere paura. Poco dopo lo sciame si scioglie e riprende il suo volo verso destra: rimango con la sensazione che sia accaduto qualcosa di sacro”.

 

Note della sognatrice: sogno fatto prima di un grande cambiamento esistenziale -trasferimento in città e ripresa degli studi interrotti a diciotto anni.

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La Rondinella

“C’é una rondinella che come fossi il suo piccolo mi imbocca il cibo con il becco: all’inizio sono un pò impressionata, poi capisco che lo fa per il mio bene”.

 

Note della sognatrice: il sogno è stato fatto durante una notte di dolori articolari.

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Gli Uccelli nella cesta

“Sono con un uomo che tiene in mano una cesta contenente due uccelli di media grandezza. Uno di questi ha il capo reclinato a destra, sembra malconcio ma respira e lo accarezzo; dico che è solo stanco per il lungo trasporto e ha solo bisogno di riposo. Ora alza il capo e si mette in piedi: di colpo il suo aspetto diventa quasi umano, gli occhi sono grandi e le piume formano una chioma attorno al volto. Parla speditamente e io lo guardo sbigottita e meravigliata finché dice: Non sto molto bene, ieri sera ho mangiato carne“.

 

Note della sognatrice: la sera prima avevo mangiato carne e mi capita di digerirla male.

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Il saluto del Pappagallo

“Suonano alla porta e vado ad aprire: è un mio amico che non vedo da tempo, che per molto tempo ha abitato nelle foreste del Brasile. Lo abbraccio felice che sia qui e sulla sua spalla sinistra sta un piccolo pappagallo giallo, verde e azzurro, che mi dà un “bacio” sulla guancia. Faccio strada lungo il lungo corridoio di casa e il pappagallo mi dice “Ciao zucca arancione!”.

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Il Fenicottero rosa

“Sono in una grande stanza, sul fondo, lontane, ci sono delle altre persone. Mi viene incontro un fenicottero rosa che inizia a darmi dei bacini sul volto: è un momento gioioso in cui sento lo slancio dell’animale con grande affetto”.

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Il gabbiano

“Sono un gabbiano dalle ali forti, volo nel cielo limpido sopra al mare poi mi distacco dallo stormo per planare sulla spiaggia deserta e mettermi a prendere il sole, steso in modo un po’ bizzarro sul dorso”.

 

Note della sognatrice: sogno del 28 marzo 2020, periodo lockdown.

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L’abbraccio del Cavallo

“Esco da un capannone industriale al seguito di un corteo di diversi animali: mi ritrovo in uno spiazzo molto ampio, semicircolare, che dà sull’infinito. Alle mie spalle rimane la struttura e il cielo diurno, mentre sopra di me inizia la notte, il cielo tempestato di fitte stelle, molto luminose e di diversi colori.
Ora sono sola, alla mia destra c’è un cavallo, marrone, guarda dritto davanti a sè: quindi si volta e mi invita a salire, ma ho paura, è come se non fossi ancora pronta. L’animale piega il suo collo attorno al mio, permettendo così di appoggiarmi a lui, di essere abbracciata. Sento il calore del respiro e della pelle del cavallo. Guardo il cielo e le stelle colorate e capisco che sto sognando: la scena diventa instabile e il sogno svanisce”.

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Il Cervo d’oro

“Sono in una fitta foresta, da sola. Procedo ed ecco che mi viene incontro un cervo d’oro che mi dice ‘è tutto a posto, stai conducendo bene la tua vita’. Inizio a piangere per la commozione”.

 

Note della sognatrice: al risveglio stavo piangendo anche nella realtà.

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Il cerbiatto ferito

“Sono in macchina con L. in una regione del Nord Italia, di montagna. Ci stiamo dirigendo verso un paese, una vallata circondata di montagne. In lontananza vedo un’enorme struttura (tipo palasport) ma di proporzioni immense, mai viste. È tutta bianca e sul lato in basso c’è scritto “tuttomucca” o qualcosa di simile. In realtà è una specie di microcosmo nel mondo, è lì che Laura mi sta portando. Le chiedo se il posto che raggiungeremo è distribuito in tutta la struttura e lei mi risponde che siamo dirette in un punto specifico di quel grande posto.

Ora che siamo entrate nella struttura siamo in una strada di bosco, asfaltata ma ricavata all’interno di un’area boschiva. Il cielo è il cielo di una giornata grigia e autunnale ma non fredda (anche se siamo nella struttura il cielo si vede).

Ad un dolce tornante troviamo un uomo maturo, che si è fermato ed è sceso dalla sua macchina. Sulla sinistra della strada, coricato sull’erba c’è un cerbiatto che è stato investito e che soffre molto. Quando lo vediamo ci vengono le lacrime agli occhi e Laura e il signore chiamano un veterinario. Il cerbiatto apre a malapena gli occhi. Io penso che questa scena me l’ero immaginata, e che è una delle mie più grandi angosce vedere un animale che muore, e che muore per mano della tecnologia umana. Ci allontaniamo di poco (ora il cerbiatto giace a terra alle nostre spalle) e L. mi chiede di guardarlo mentre attendiamo. Mi avvicino al cerbiatto e noto che ora il suo respiro è di un essere vivente che dorme e penso che se riesce a resistere dormendo all’arrivo del veterinario, allora potrà salvarsi e intanto soffrire di meno. Ecco che rimane la preoccupazione ma l’angoscia diminuisce”.

 

Note della sognatrice: il sogno è stato fatto durante il lockdown. I temi dominanti sono la vulnerabilità e la presenza di un’umanità sensibile alle ferite (il signore che si è fermato a soccorrere il cerbiatto). La relazione e la cura (come sguardo e attenzione) rappresentano una possibilità di guarigione. Il sonno del cerbiatto sembra richiamare le funzioni riparative del sonno, un sonno “indotto” dalla Natura che può salvare l’animale. Forse il lockdown è questo “sonno” e questo “fermarsi” e il cerbiatto rappresenta l’essere umano, la nostra condizione più “umana”, dotata di anima come l’”animale”?

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Il titanic e i Pesci bianchi

“Nel sogno vedo la scena dall’alto come se stessi volando. Inizialmente mi vedo in terza persona: sono su una nave che riconosco essere il Titanic ma è una ricostruzione moderna, è molto più piccolo e semplice. Sono felice di notare questo particolare: infatti sono seduto al centro della nave (qui la visuale è in prima persona) e penso che mi piace il fatto che sia solida ma semplice e ben proporzionata, come se le cose importanti ed essenziali avessero questa volta avuto più importanza dell’immagine. Sulla nave ci sono io seduto al centro e mia sorella seduta a prua rivolta verso di me in una posizione più alta; so che c’è anche il capitano che guida la nave ma non lo vedo: sento in ogni caso che mi posso fidare, che sono in buone mani. Stiamo navigando al centro dell’oceano ma allo stesso tempo le acque sono basse (forse non più di mezzo metro) e completamente trasparenti perché posso vedere chiaramente la sabbia sul fondo.

L’atmosfera è estremamente serena e tutto appare calmo e tranquillo, sono leggermente infastidito dalla presenza di mia sorella perché sento che preferirei essere da solo. Ad un certo punto è proprio lei che mi indica qualcosa nell’acqua: io in effetti dalla mia posizione non posso vedere bene, e noto solo delle chiazze bianche in movimento. Così, incuriosito, mi sposto verso il lato della nave per vedere meglio e noto che ci sono dei pesci completamente bianchi nell’acqua che si muovono formando figure simili a mandala in movimento. Rimango sorpreso da questi pesci bianchi e piuttosto grandi, qualcosa che non mi sarei aspettato in quelle acque. Resto affascinato da questa armonia e bellezza di cui non comprendo razionalmente il messaggio, ma sento che c’è qualcosa di profondamente intelligente nell’istinto che guida queste creature e in perfetta armonia con l’universo”.

 

Note del sognatore: il sogno è cosi avvolto in un’atmosfera di armonia che sembra tutto essere fantastico, ricordo la visione stessa sembra quasi surreale, la luce che immerge tutto è calda e avvolgente un paradiso terrestre. Sogno fatto in periodo lockdown.

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I due pesci

“In piedi con le gambe nell’acqua fino alle cosce, accanto a qualcuno che mi mostra che ha preso un pesce, bianco, lo tiene crudamente stretto in una mano e questo si dimena dando colpi di coda a vuoto. Dopo qualche istante dalla superficie argentea del lago emerge un pesce nero identico a quello catturato, sono grossi e affusolati entrambi, diversi solo nel colore, con un salto arriva ad afferrare il pesce bianco con la bocca e tenendolo nel morso prosegue l’arco del salto, riportando il suo compagno giù nell’acqua con sé. Ho la possibilità di vedere i piccoli segni in quattro file, lasciati dai dentini dell’uno sul dorso dell’altro”.

 

Note della sognatrice (la stessa di “Il gabbiano”): sogno del 26 aprile 2020, periodo lockdown.

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Le Foche bianche

“Sono in un parco, c’è una grande villa in lontananza (potrebbe essere un parco reale). Ho la macchina fotografica con me e ricerco un posto dove stare: ecco che mi appoggio al tronco di un grande salice. Davanti c’è una pozza d’acqua, color biancastro, come sulfurea. Tolgo scarpe, calzini e pantaloni e immergo le gambe: arrivano quattro foche, piccole, bianche, con grandi occhi neri e profondi. Ritraggo d’istinto le gambe e queste scompaiono: per rivederle immergo di nuovo le gambe e le foche tornano, mi circondano il piede destro e cominciano a strusciarvisi contro col muso. Sono bellissime”.

 

Note della sognatrice: quando ho fatto il sogno avevo da poco preso una storta alla caviglia destra.

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I Capodogli nel Tirreno

“Sono con L., siamo in vacanza insieme in una località del mar Tirreno (penso siamo in Toscana). La luce è quella del pomeriggio, siamo sulla spiaggia e siamo ferme ad osservare il mare. Alla nostra sinistra e alla nostra destra, in lontananza ci sono dei promontori che sembra cingere e creare una specie di rientranza del mare. L’acqua è color blu profondo. Ecco che vediamo delle grosse pinne che emergono dall’acqua, più di una, saranno almeno tre o forse quattro. Dalla riva a dove spuntano le pinne non dista molto, l’acqua deve diventare subito profonda. Ci chiediamo di che animali siano: io penso al delfino, lo dico a L.; lei mi fai notare che non sarebbero così tanto grandi le pinne se fossero delfini, e dice che potrebbero essere delle orche. Le rispondo che nelle nostre acque non ce ne sono e concludo (come per esclusione) che quelli sono capodogli. In quel momento uno degli animali esegue un salto ed emerge dalle acque grigio e lucente, grande. Conferma la supposizione. Quello che salta è l’animale più a sinistra della scena”.

 

Note della sognatrice: io e L. siamo amiche da almeno due decenni e siamo state in vacanza insieme. A pensarci, in parte il paesaggio del sogno e le acque che divengono subito profonde mi ricorda il viaggio a Capo de Gata e la Cala de la Media Luna. A tratti in questi giorni “sfiato” come un capodoglio.

L’esperienza creativa di C. Widmann. Associazioni con i Tarocchi

L’esperienza creativa di C. Widmann. Associazioni con i Tarocchi

Propongo delle associazioni tra le descrizioni delle fasi del processo creativo di Claudio Widmann in “L’esperienza creativa” e alcuni Arcani o sequenze di Arcani. lI materiale citato è tratto dal PDF dell’autore disponibile al link: http://www.claudiowidmann.it/pdf/l’esperienza%20creativa.pdf   Leggendo le parole di Widmann sull’atto creativo mi 

Caos e destino della narrazione. “Il castello dei destini incrociati” articolo di C. Fratantonio

Caos e destino della narrazione. “Il castello dei destini incrociati” articolo di C. Fratantonio

“La forza dell’eremita si misura non da quanto lontano è andato a stare, ma dalla poca distanza che gli basta per staccarsi dalla città, senza mai perderla di vista” Italo Calvino   Vi propongo con entusiasmo un bellissimo articolo di Chiara Fratantonio sul lavoro di 

RACCOLTA SOGNI vol. 3

RACCOLTA SOGNI vol. 3

 

Vi presento la Raccolta sogni vol. 3, antologia onirica in cui convergono nuovi sogni.

Come sempre ringrazio tutte/i coloro che li hanno condivisi Chi desiderasse contribuire ad ampliare i contenuti di questa pagina può scrivermi all’indirizzo [email protected].

 

Respirare insieme

“Mi trovo in un edificio composto da diverse stanze comunicanti (senza porte), ho la sensazione che sia vicino al mare e in una località estera. Ci sono M. e A., i facilitatori di respirazione olotropica: siamo in molti a partecipare, siamo distribuiti in gruppi nelle varie stanze. Il posto nel sogno sembra grande. Stiamo facendo degli esercizi che comprendono sia respiro (veloce in iperventilazione) sia dei movimenti con il corpo, è come un corso “preparto” rivolto a tutti (sia donne che uomini). C’è un’atmosfera di impegno e presenza, molta concentrazione e raccoglimento, è un momento molto importante. A. ci segue nella prima stanza e vedo M. nel corridoio che collega all’altra stanza, lui segue l’altro gruppo ma può vedere anche noi. Nelle diverse stanze facciamo in sincrono gli stessi esercizi”.

Sogno di M., gennaio 2020. 

 

Nel deserto

“Sto camminando in un deserto, non sono spaventata…ho acqua e viveri a sufficienza e so che sto andando verso una foresta tropicale; mi godo i particolari, il cielo così nitido, azzurro e luminoso da abbagliare, la sabbia e la terra di un giallo dorato e il confine netto perfettamente delineato che separa il cielo dalla terra. Il silenzio è talmente profondo, vasto da risultare assordante; tutto è immobile, non soffia il vento, non odo il lieve rumore degli insetti che popolano il deserto; posso solo sentire il movimento dei miei passi, il frusciare delle vesti che si sfiorano mentre cammino, il battito del cuore e il sangue che pulsa nelle vene; questo silenzio inizialmente mi inquieta ma poi mi sento sospesa, fuori dal tempo…”.

Sogno di C., del 29 dicembre 2020.

 

L’uccellino e i semi

“Un uccellino prende dei semi dalla strada e li porta a dar da mangiare ad una persona stesa (sono io?) Uno alla volta, ne prende uno, va dalla persona, lo lascia in bocca, ritorna e così via. I semi sembrano essere una traccia (tipo pane di Hansel e Gretel) che però in questo modo si perde”.

Sogno di Flaminia, dicembre 2020.

 

Il crocevia

“Sono con mia figlia all’incrocio di quattro strade periferiche in collina. Il paesaggio è ameno, alberi, prati. Vedo mia figlia di fronte a me, è in una delle vie sotto un grande albero. Ora vedo un grande uccello spiccare il volo, viene verso di me ma poi gira a sinistra e si trasforma in mia figlia. Ha il capo inclinato a sinistra, veste un abito lungo azzurro. Mia figlia levita in aria, poi si allontana dalla vista verso l’orizzonte. Mi giro verso l’altra mia figlia che è alla mia sinistra, seduta a terra, per dirle “hai visto tua sorella?!”, ma l’altra non è più visibile, si è persa di vista”.

Sogno di S., 28 dicembre 2020.

 

Immersioni

“Sono con S., in pausa dal gruppo di studio da C.. Stiamo osservando un ragazzo che fa immersioni, si muove all’interno della stanza piena di acqua che in alcuni punti sembra diventare un vero e proprio uno scenario subacqueo. Io e S. siamo lì nella stanza ma contemporaneamente siamo fuori dalla scena, non siamo nell’acqua.
Commentiamo che il ragazzo deve fare attenzione nelle discese e nelle risalite, perché l’attività che svolge non è priva di rischi. Ora vediamo che risale lungo un cunicolo che lo porta verso l’alto (verso una superficie che non possiamo vedere), seguendo il cavo di sicurezza con cui era disceso”.

Sogno di M., 29 dicembre 2020.

 

 

Nel grembo della madre

“C’è una gran festa in maschera dove gli invitati sorseggiano champagne in flûte di cristallo e danzano sulle note di un walzer. La sala è immensa. Ricorda una di quelle che è possibile trovare nel palazzo di Versailles, coi lampadari molto grossi e il soffitto affrescato d’azzurro e di oro. Io sono all’esterno, ad un lato della sala, potrei entrare in qualsiasi momento, ma sembra che io non ne abbia affatto voglia: in una mano tengo la mia maschera, nell’altra non un flûte, bensì un’intera bottiglia di champagne. Guardo la sala e mi accorgo che gli uomini sono vestiti eleganti, esattamente come le donne, ma i primi indossano dei completi neri, senza saperne troppo di vestiti, sembrerebbero frac, tutti uguali, le seconde, invece, dei vestiti di colore rosso, ma tra loro diversi, vestiti a fascia oppure pomposi, non fa differenza. Le donne sono vestite di rosso, gli uomini di nero e tutti indossano una maschera, tutti tranne me.

Mentre bevo dalla bottiglia, mi spavento al sentire una voce vicina dirmi: “ti scoccia tutta questa ipocrisia, vero?”, dopo aver sputato quanto stessi bevendo, mi volto e alla mia destra vedo una donna con una maschera, indossa un vestito a fascia, color verde marino, e si porta la mano alla bocca, quasi a mascherare la risata causata dalla goffa reazione che il suo spavento mi aveva provocato. Le rispondo di sì e allora lei mi invita a seguirla. Dobbiamo arrivare al piano superiore, ma per farlo, anziché passare per la grande sala dove gli altri continuano a ballare e a bere, decidiamo di arrivarci tramite dei cespugli perfettamente squadrati e fitti. Vedo lei che si destreggia amabilmente su quei cespugli e con un paio di salti, aggraziati ed eleganti, la vedo già percorrere un corridoio esterno del piano superiore che prima, appoggiato com’ero a questi stessi cespugli, non riuscivo a vedere.

Tocca a me, metto la mano sul cespuglio, faccio per darmi lo slancio e salirci su, ma ci affondo dentro. Cerco di divincolarmi, ma, l’ultima cosa alla quale assisto, è la ragazza mascherata, vestita di color verde marino, entrare in una stanza con altri due uomini. Allora io mi lascio inglobare nel cespuglio senza emettere più alcun fiato”.

Note di Ciro Fusciello: era un periodo in cui decisi di essere sincero a discapito di ogni mio possibile interesse. Nel cespuglio mi sentivo all’inizio a disagio, ma poi al caldo, come al sicuro.

 

In giro come a bordo piscina

“Sono sul mare, un po’ distante dalla costa. Ora sono sull’acqua e non in acqua (come se io fossi una barca), anche se la sensazione è quella di essere appena riemersa. Vedo delle grosse pinne di cetaceo, almeno tre o quattro, all’interno di una rete attaccata ad una barca (nemmeno tanto grande, come farà a trasportarle?). La scena mi turba, penso che questa non è affatto sopravvivenza, non è necessario. Ora guardo dritto verso la costa: vedo diverse piccole barche a vela in lontananza e ancora più in là il molo. Penso che sono piuttosto lontana e che ci vorrà non poca fatica per tornare a riva. Sono sull’acqua come se ci remassi sopra ma senza avere una barca, come se la barca e la rematrice fossi io con il mio corpo. Mi chiedo se ce la farò a coprire quella distanza senza stancarmi tutto d’improvviso: le distanze in acqua non sono facili da calcolare e ciò che sembra relativamente vicino in realtà è lontano.

Inizio a procedere e mi chiedo anche se non ho paura di cosa c’è sotto l’acqua. Stranamente non mi spavento e vado dritta di fronte a me. Vedo mano a mano la distanza ridursi e mi avvicino alle barche che avevo visto in lontananza.  Ora sono arrivata al molo, sono appena passata dall’acqua alla superficie di cemento. Sono a piedi nudi, indosso un costume intero da nuoto e una cuffietta di tessuto da piscina. Ci sono delle persone lì nei paraggi. Io mi sistemo il costume e nel frattempo mi tolgo la cuffia e cammino come se fosse del tutto normale che uno al molo vada in giro in quel modo.

Mi ritrovo ora ad andare a destra e a prendere una strada porticata, come quelle più strette del centro di Bologna dalle parti di Santo Stefano. Incontro una comitiva di bambini, una scolaresca, e devo fare uno slalom andando verso destra per trovare una via di scorrimento. La scena mi fa sorridere: i bambini sono così contenti di tutto, anche solo di essere lì a camminare sotto i portici (chissà qual era la meta del loro andare)…e io sono in costume come se camminassi a bordo piscina dopo una nuotata o un allenamento.

Sono con un uomo che conosco in un ufficio vicino al porticciolo di prima. Lui sta alla mia sinistra. Davanti a noi, dietro un grande vetro, c’è una gentile e simpatica signora bionda, sui cinquant’anni, piena e sorridente, con una bella voce e altrettanta vitalità. Lui deve fare delle analisi del microbiota intestinale, ma manca un foglio o una richiesta. L’ufficio sembra di tipo amministrativo, è semplice e illuminato dalla luce che proviene dalla porta di ingresso, di vetro, alle nostre spalle. Pur mancando un foglio, chiedo alla signora se è possibile lo stesso richiedere l’esame, c’è una certa urgenza e lei trova un escamotage per renderlo possibile. Io sono grata e sollevata, mi sento capita e non vittima delle solite perversioni burocratiche.

Ora sono fuori, ci sono dei ragazzini di 13-14 anni al massimo. Mi dicono che la situazione è complicata, come solo degli adolescenti potrebbero fare: non si spiegano con precisione, alludono perlopiù. C’è di mezzo una separazione, un’impossibilità a stare insieme, per una coppia del luogo, ma senza sentimenti di astio, piuttosto con dispiacere. Sembra essere accaduto qualcosa che rende tutto questo complicato.

Ora sono seduta su una sedia: alla mia sinistra siede un uomo (l’uomo della coppia, lo stesso dell’ufficio) e alla mia destra ci sono altre sedie con altre persone sedute sopra. Alle nostre spalle la parete di pietra delle case del porto, siamo in uno spiazzo o piazzetta tra le case. Una donna (della mia età) si accinge a fare dei saluti prima della partenza. Inizia dall’uomo alla mia sinistra, il suo uomo, sono loro quelli della situazione complicata. Io tengo una mano dietro la testa dell’uomo, appoggiata sulla sua area occipitale. Lei si china per salutarlo e baciarlo: sembra che il saluto delle labbra debba posarsi sulle guance ma avvicinandosi le loro labbra si incontrano. Io non sono girata verso di loro, guardo avanti in attesa del mio turno, ma sento che stanno per baciarsi. Ecco che mi sento sia la donna che quell’uomo e avverto le nostre labbra incontrarsi”.

 

La zolla, il mare e il serpente

“Mi ritrovo all’aperto, di giorno, accucciata in basso come i bambini, con in mano una grossa zolla di terra mista argilla, di forma ovoidale. La guardo per bene, mi rendo conto che è molto secca, come se fosse rimasta senza acqua per tantissimo tempo. Questa terra compatta è color antracite, opaco. Ci metto il palmo della mano destra sopra, partendo all’estremità avanti-sinistra e arrivando fino a quella opposta. Poggiando delicatamente la mano la terra si reidrata e vivifica, come se stesse ricevendo dell’acqua. Vedo formarsi delle venature, delle tracce. Sono felice che ora la terra sia così, rinata con l’acqua.

Nel frattempo ecco che dove sono accucciata è arrivato il mare. Ho i piedi nell’acqua, che è limpida e fredda. Non è estate. La sabbia è scura come quella di un’isola vulcanica. Ecco che a riva, portato dal movimento placido delle onde e dal suo stesso nuotare, arriva un serpente d’acqua, nero e grigio, a rombi con delle note di bianco. Sarà più di un metro, non lo vedo steso ma nel classico movimento a onda. Vedo che la sua traiettoria è quella del mio piede destro, ma non lo tolgo. Il serpente arriva e si rigira, in modo che ora che torna indietro a toccare il mio piede è la sua coda, e non il muso. Lo vedo farsi poco più avanti e poi mettere la testa perpendicolare sulla sabbia: spinge e si crea un canale per nascondersi. Realizzo che quel mare è abitato da molti serpenti e che forse è opportuno non farci il bagno”.

 

Sciamani in casa

“Vivo ancora nella casa della nonna D., L. deve organizzare un incontro con esperti di “stati non ordinari di coscienza” a cui parteciperà uno sciamano; io propongo casa mia (casa di mia nonna) e così ci ritroviamo io e 3 uomini in salotto. Uno è L., uno è il suddetto sciamano e un terzo indefinito.
I tre si dispongono nello spazio a formare un triangolo, lo sciamano mi invita a prendere una sostanza. Quindi io vado in camera mia, la ingerisco come se fosse una pillola, e subito la mia visione della realtà si distorce. Mi guardo le mani e le loro dimensioni cominciano a variare, prendo in mano un pezzo di lego grande (il gioco), poi riattraverso il corridoio e passo davanti al tinello per ritornare in salotto. Nel tinello ci sono mia madre con mia sorella e fratello (da parte di padre); sono molto allarmate (soprattutto mia madre e mia sorella), non capiscono cosa stia succedendo in quella stanza, vogliono entrare per controllare che non ci sia nulla di strano. Io, cercando di risultare lucida, sono molto nervosa e infastidita, le trovo invadenti e irrispettose ma non c’è modo di contenerle. Sono imbarazzata, sono stata io ad invitarli ed ora mi ritrovo in questa situazione…
Quindi entrano in salotto, la mamma vuole chiamare dei carri armati. Si affacciano nel salotto e vedono che non c’è nulla di strano. Penso in quel momento che quell’invasione di campo rappresenti il Super-io che ho interiorizzato dei miei genitori e che ancora non ho abbattuto. Sta invadendo il mio spazio, i miei interessi e il mio mondo un po’ segreto e proibito che con cura cerco di proteggere dal loro bigottismo. Mia sorella e mia madre si ritirano e io posso finalmente ricongiungermi ai tre uomini. Di nuovo, come già precedentemente mi avevano esortato a fare, lo sciamano e l’uomo ignoto mi invitano a sdraiarmi tra loro due. Non c’è nessun contatto fisico, loro sono posizionati a circa due metri l’uno dall’altro, seduti a formare i vertici di un triangolo equilatero. Io mi trovo nella mediana di uno di questi lati. Ora mi sento protetta, serena e posso finalmente entrare nell’esperienza. Lo sciamano inizia a parlare delle diverse cose che potrebbero succedere durante l’assunzione di questa sostanza, sento male ma ad un certo punto nomina un lego. In quel momento riesco a ricordarmi dell’esperienza che ho avuto in camera e gliela comunico. Penso che finalmente, a differenza della maggior parte dei sogni che faccio, vivo un maschile protettore e positivo, un maschile alleato al quale posso affidarmi”.

Note della sognatrice: un paio di giorni prima ho fatto un altro sogno che riporta sempre il tema della “magia”. Sono con mia madre e rientriamo sempre nella stessa casa (di mia nonna, dove ho vissuto la mia adolescenza). Qui vivono con noi le sorelle di E., sono due ragazze particolari, hanno dei poteri ma questo le rende anche estremamente emotive e umorali. Ricordano un po’ degli animali, forse per il grado di istintualità con cui si comportano, in contrasto con la compostezza e formalità di mia mamma. La maggiore è nervosa, mentre la piccola è più curiosa quando ci vede rientrare. La scena si svolge nel tinello. Mia madre questa volta è un po’ inibita mentre io cerco di mediare tra le due parti: le comprendo entrambe, mi comporto come un’interprete. La sensazione che ho è che la casa sia una sorta di centro per persone “dotate”; siamo femminili forti e non c’è traccia di maschili. Nel sogno penso che ancora una volta sto rappresentando un femminile alleato e speciale.

 

 

 

 

Collaborazioni

Collaborazioni

L’invito al Mondo delle Arti per arricchire i contenuti e gli sguardi sul Sogno e sul Tarot è rivolto a tre persone, ai loro progetti in corso e alle loro passioni. A seguire la mia presentazione delle collaboratrici e dei collaboratori del blog, cui seguiranno 

Da ieri a oggi. Un fiorire di intrecci

Da ieri a oggi. Un fiorire di intrecci

All’inizio La genesi de Il Sogno di Psiche ai tempi che furono era connessa a ragioni molto pragmatiche: trovare un modo comodo e rapido di distribuire e consigliare il materiale per il Laboratorio dei Sogni. Allora viaggiavo ancora con le fotocopie, per poi evolvere ricorrendo 

RACCOLTA SOGNI vol. 2

RACCOLTA SOGNI vol. 2

Vi presento la Raccolta sogni vol. 2, antologia onirica in cui convergono sogni fatti durante il lockdown. Ringrazio chi li ha condivisi. Chi desiderasse contribuire ad ampliare questa pagina può scrivere all’indirizzo ilsognodipsiche@gmail.com.   L’apertura delle Acque “In uno spazio indefinito, un paesaggio di un 

La Luna e i molteplici significati di un Arcano

La Luna e i molteplici significati di un Arcano

    La Luna è un arcano complesso, a suo modo denso ma anche sfumato, in cui è facile riflettersi e a volte smarrirsi. Alcuni significati sono più manifesti, o deducibili, altri lo sono meno. Ogni simbolo porta in sé questa ricchezza.   I significati 

Lavorare con i simboli

Lavorare con i simboli

 

Per avere una relazione dinamica con un certo simbolo è importante considerarne tutte le possibili espressioni (sotto forma di sensazioni, emozioni, immagini e pensieri), la letteratura esistente, le sue rappresentazioni nelle varie forme d’Arte. Se il simbolo lo intendiamo come un complesso di significati tenuti insieme dalla forza attrattiva di un nucleo, ovvero nell’azione dinamica e unificante che gli è propria, possiamo rappresentarci diverse immagini che sono coerenti con quel nucleo (di cui sono emanazione). Oppure possiamo pensare che il simbolo sia composto da due aspetti contropolari che si situano agli estremi di un continuum.

Tutti i significati possibili del simbolo sono all’interno di questo range. Su un polo si dispiegano in modo preferenziale (e gradualmente) delle immagini e dei significati x e sull’altro quelli che sono appunto espressione dello stesso nucleo, ma in direzione opposta e complementare. Quale sia la prospettiva o il polo che si considerano, stiamo osservando (e siamo dentro) lo stesso fenomeno. Esemplifico il tutto con un’immagine molto conosciuta.

“Osservando gli ideogrammi di Yin e Yang possiamo notare che il carattere a sinistra è lo stesso in entrambi, significa collina”. Nello Yang abbiamo la collina, dei raggi di luce e il sole, nello Yin abbiamo la collina, delle persone sotto un tetto e le nuvole, a significare la parte soleggiata e la parte ombrosa della collina. Immaginiamo ora di scattare una foto, o di riprendere il sonoro di una collina durante il giorno e durante la notte. Le due foto sono assai differenti, all’apparenza due quadri opposti, ma la collina è la medesima. Si tratta dunque chiaramente di un’immagine simbolica che evoca il concetto fondamentale che tutto ciò che esiste ha in sé un carattere di bipolarità e, pur presentandosi come separato, fa parte di un tutto”.

Da “Le basi della medicina tradizionale cinese”, G. Giussani, Edizioni Enea, 2015.

 

Da questa breve lettura possiamo comprendere che il fenomeno dato (Tao) assume delle caratteristiche e delle funzioni sulla base della posizione (prospettiva) da cui lo si osserva. Il fenomeno non smette per questo di essere unico e unitario.

Il simbolo inizialmente evoca e fa emergere sensazioni, immagini, ricordi, associazioni di vario tipo: con tale processo i vari elementi possono essere percepiti come connessi tra loro da un fil rouge o da un filo di Arianna, se vogliamo immaginarci percorsi labirintici (un filo che poi all’inizio era una corona luminosa).  Quando l’esistenza di molteplici relazioni significative viene sperimentata in modo integrato, allora il simbolo realizza la sua azione unificante, riunendo ciò che dentro di noi è separato e disconnesso (diavolo, cfr. etimologia, vuol dire diviso) e pertanto non pensabile.

Le carte dei Tarocchi, in quanto simboli, racchiudono ed esprimono significati contropolari che andranno di volta in volta sondati, per comprendere come una Lama specifica si inserisce nell’economia della stesa.

 

Marta

La geografia della stesa. Scenari possibili

La geografia della stesa. Scenari possibili

Quando si utilizza il metodo Camoin per le letture di Tarocchi, a seconda di come si dispongono le carte, si possono configurare diversi scenari. Il metodo prevede che il mazzo sia mescolato (dal consultante) in modo tale che al disporsi delle Lame nella stesa queste possano 

La domanda

La domanda

Nelle stese non ci sono rivelazioni in senso stretto, ma c’è il numinoso quando i significati delle Lame e la loro concatenazione dialogante restituiscono una descrizione della realtà interiore sentita come attuale e rappresentativa di sé. Quando siamo davanti agli Arcani sembra di entrare nella 

Tarocchi. Quadri dell’Anima

Tarocchi. Quadri dell’Anima

Cosa sono i Tarocchi

I Tarocchi sono un mazzo di carte formato da 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori, per un totale di 78 carte. Il termine Arcano sta ad indicare la Lama e contemporaneamente la dimensione misterica di queste immagini.

 

Cosa vuol dire Arcano

Dall’amatissimo lavoro degli autori e delle autrici del progetto Una parola al giorno:

-significato: nascosto, segreto; mistero;
-etimologia dal latino: arcanus da arca (cioè cassa, forziere, mobile, sarcofago), a sua volta da arceo proteggo, difendo.

L’immagine dell’arcano è quella di ciò che si trova riposto e nascosto – forse anche dimenticato – all’interno di uno scrigno sicuro. In arche austere e solenni venivano conservati tavole, cartigli, paramenti, oggetti di potere esoterici che per i più erano misteriosi, inaccessibili. Così l’arcano – ciò che è proprio dell’arca – diventa per estensione tutto ciò che è celato, nascosto, misterioso – e quindi, il mistero stesso”.

 

I Tarocchi come sistema e come linguaggio

Le Immagini dei Tarocchi sono l’alfabeto fondante il linguaggio della Psiche. Ogni Arcano racchiude in sé una realtà che è al contempo psichica, corporea, simbolica e immaginale. Si potrebbe lavorare con un solo Arcano alla volta: in questo modo ogni Immagine potrebbe esprimere tutta la ricchezza che le appartiene. Ogni Lama, con la sua pluralità di significati, può dar voce alla nostra stessa complessità nel momento in cui la interroghiamo.

Quando le Lame entrano in dialogo tra loro, componendo quadri di senso, inizia una narrazione: i personaggi che si dispiegano lungo la stesa sono carichi di significato, di esperienze e di storie da raccontare (ognuno ha la propria!). Come i protagonisti di Calvino ne “Il castello dei destini incrociati”.

Quando prendiamo il Tarot, guardiamo il mazzo, lo dinamizziamo con il movimento delle nostre mani e ci interroghiamo su qualcosa, stiamo facendo un rito personale e collettivo. Replichiamo nel qui e ora la tecnologia del domandare.

Domandare è un “raccomandare” come “affidare”, un “ricercar notizia da altri con parole”. Questo interrogare parte da una particolare condizione contingente: siamo muti a noi stessi perché ci mancano proprio le parole per cogliere, rappresentare e pensare la questione oggetto d’esame. Ed è come se le uniche parole disponibili in quel momento fossero quelle atte a formulare la domanda! In questi casi le Lame ci vengono in soccorso con il linguaggio simbolico e immaginale, aiutandoci ad emozionarci, a vedere e a pensare. Nell’insieme il loro Lavoro è portarci a rimembrare (ricordare con il corpo, le membra), a ricordare (la memoria del Cuore, dei sentimenti) e a rammentare (la memoria della mente).

La stesa ricompone il nostro scenario interiore in un polittico e nella narrazione a più voci ritroviamo un filo d’Arianna (immagine di Anima). Non è subito facile, né immediato: è un percorso intenso e sensibile. Il tendere alla presenza, lo stare nel processo fa sì che le immagini possano restituire le parole e i pensieri non pensati, connettendoli con il nostro vissuto, le emozioni e le sensazioni evocate dal simbolo. Il simbolo riunisce e tiene insieme, così come Eros è energia di legame (Widmann).

 

I Tarocchi come discesa

La domanda posta al Tarot è la stessa che poniamo ad Hermes dio dei Sogni quando, prima di addormentarci, gli chiediamo di mostrarci un sogno e di condurci nelle profondità e nelle pieghe della notte. James Hillman invita ad una lettura del sogno come dimensione del mondo infero. Anche una stesa di Tarocchi a suo modo lo è. E’ una discesa, fertile e impegnativa, un movimento conoscitivo a carattere immersivo: è un dialogo da svegli con la Psiche e le sue rappresentazioni.

Il Tarot è un sistema che mette in movimento e in dialogo le immagini interiori: è un viaggio nel profondo per riemergere nutriti e reintegrati.

 

Gli arcani della vita di C. Widmann

Il libro di Widmann sui Tarocchi invita ad una lettura psicologica delle Lame. Ripercorrendo la storia del Tarot, l’iconografia di ogni Arcano Maggiore e i relativi significati simbolici e psicologici, l’autore ci conduce in un viaggio affascinante e inedito. Alla fine di ogni capitolo c’è una scheda di approfondimento dei concetti centrali della Psicologia del profondo di C. G. Jung.

Si tratta di una lettura appassionante, lenta e a più riprese. E’ un libro grande, in molti sensi. Mi fa pensare a quei testi che si leggono nel sacro silenzio di un’antica biblioteca, ai leggii di legno, ad un prezioso Sapere depositato su carta. Vi lascio con alcune parole dell’autore:

A. Court de Gébelin vide nei tarocchi una versione del liber mundi, in cui la psiche si rende manifesta attraverso figure arcane, pronta e disposta a rivelarsi, desiderosa di una mente fertile che raccolga la sua spinta alla manifestazione. Volendo recepire questa intuizione è possibile pensare i tarocchi […] come un compendio di immagini simboliche, che rappresentano l’insieme della vita psichica, le sue vicende evolutive e i suoi arcani. […] è possibile una lettura psicologica e analitica, che li consideri archetipi della personalità e del suo processo di individuazione”.

 

Marta

 

Sitografia

Una parola al giorno

http://unaparolaalgiorno.it/significato/A/arcano

https://unaparolaalgiorno.it/significato/domanda

Etimo.it

http://etimo.it/?cmd=id&id=5373&md=dfc711578f7098a6b8a9559a898d31d7

 

Bibliografia

“Il sogno e il mondo infero”, J. Hillman, Adelphi, 2003

“Gli arcani della vita. Una lettura psicologica dei tarocchi” C. Widmann, Edizioni Magi, 2010

Silvia e le Illustrazioni

Silvia e le Illustrazioni

Festeggio il ritorno di Ofelia* ripubblicando il post di presentazione della sua autrice, Silvia Bolognesi. Oltre ad essere illustratrice ufficiale del blog, artista nella vita e nell’animo, è cara amica e un tempo anche coinquilina, collega di lavoro e compagna di social dreaming mattutino.   

Bibliografia e sitografia Sogni nelle Medicine

Bibliografia e sitografia Sogni nelle Medicine

Bibliografia Sogni nella Medicina Ippocratica “Sulla dieta” di Ippocrate   Bibliografia Sogni in MTC “Il sonno e i sogni in Medicina Cinese” Le lezioni di Jeffrey Yuen, vol. XVIII, a cura di E. Simongini e L. Bultrini, Ed. Xin Shu, 2012. “Agopuntura per l’insonnia. Sonno 

Sogni e lockdown. Siti e articoli consigliati

Sogni e lockdown. Siti e articoli consigliati

Durante il lockdown siamo tornati a sognare e a restituire tempo, attenzione e voce alle narrazioni oniriche. Diversi progetti si sono attivati per dare spazio a queste storie, per raccogliere le immagini che prendono forma nella Psiche durante i processi di metabolizzazione e riorganizzazione della notte, con lo scopo di trovare delle tracce comuni nel dispiegarsi delle immagini dei sogni. Ma anche per ridare voce a quel linguaggio simbolico che nutre, sostiene e rivela il mondo interno, facendosi termometro immaginale del vivere individuale quanto collettivo. A maggior ragione nei grandi momenti di transizione.

Come potrete leggere nei diversi siti e articoli sono stati rintracciati dei motivi onirici che hanno caratterizzato i nostri sogni e le loro evoluzioni.

 

Pubblicazioni

EMERGENZA DEL SOGNO – Gruppo Persiani Editore

Sogni contagiati – Edizioni Magi (magiedizioni.com)

 

Progetti di raccolta sogni durante la quarantena

https://www.souslaplage.net/

https://www.idreamofcovid.com/dreams

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/20/news/raccontateci_i_vostri_sogni_al_tempo_del_coronavirus-254505715/

https://www.repubblica.it/dossier/cronaca/sogni-coronavirus/2020/05/07/news/instasogno_psicologa_raccoglie_i_sogni_su_instagram-255647739/

 

Articoli sui sogni in lockdown

https://clinicadellacrisi.home.blog/2020/04/04/per-un-archivio-dei-sogni/

https://www.ilpost.it/2020/04/11/sogni-incubi-coronavirus/

https://www.internazionale.it/notizie/eleanor-morgan/2020/05/04/panemia-sogni-subconscio

https://www.wired.it/scienza/lab/2020/04/15/coronavirus-cambia-sogni-dormire/

 

 

Chronic pain resolution after a lucid dream: a case for neural plasticity?

Chronic pain resolution after a lucid dream: a case for neural plasticity?

M. Zappaterra, L. Jim, S. Pangarkar,  Medical Hypothesis, 2014, Elsevier https://doi.org/10.1016/j.mehy.2013.12.011   Abstract ” […] Using as a model the unique case of Mr. S, a patient suffering with chronic pain for 22 years who experienced a complete resolution of pain after a lucid dream 

The cognitive neuroscience of lucid dreaming

The cognitive neuroscience of lucid dreaming

Benjamin Bairda, Sergio A. Mota-Rolimb ,Martin Dreslerc Neuroscience & Biobehavioral Reviews, March 2019 DOI: 10.1016/j.neubiorev.2019.03.008   Abstract Lucid dreaming refers to the phenomenon of becoming aware of the fact that one is dreaming during ongoing sleep. Despite having been physiologically validated for decades, the neurobiology 

Metacognitive Mechanisms Underlying Lucid Dreaming

Metacognitive Mechanisms Underlying Lucid Dreaming

Elisa Filevich, Martin Dresler, Timothy R. Brick and Simone Kühn
Journal of Neuroscience 21 January 2015, 35 (3) 1082-1088;

DOI: https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.3342-14.2015

 

Abstract
Lucid dreaming is a state of awareness that one is dreaming, without leaving the sleep state. Dream reports show that self-reflection and volitional control are more pronounced in lucid compared with nonlucid dreams. Mostly on these grounds, lucid dreaming has been associated with metacognition. However, the link to lucid dreaming at the neural level has not yet been explored. We sought for relationships between the neural correlates of lucid dreaming and thought monitoring. […]

L’articolo è scaricabile gratuitamente al seguente link:

https://www.jneurosci.org/content/35/3/1082.short

Nuove connessioni

Nuove connessioni

Con grande piacere, dopo molto tempo, rimetto finalmente mano al blog, complici gli scambi, gli incontri e gli aiuti delle ultime settimane. Per celebrare la forze di connessione ripercorro e condivido questi cammini e i loro intrecci. Colgo l’occasione per fare un ringraziamento particolare ad 

SITOGRAFIA sul TAROT

SITOGRAFIA sul TAROT

Propongo alcuni siti che ho trovato utili e interessanti per approfondire lo studio dei Tarocchi. Quando specificato i link sono stati consigliati da altri studiosi della materia. La pagina, come tutte le altre bibliografie e sitografie sul blog, sarà aggiornata con altre condivisioni ad ogni 

BIBLIOGRAFIA sul TAROT

BIBLIOGRAFIA sul TAROT

 

 

Le origini dei Tarocchi, la loro storia ed evoluzione sono ancora oggi dati a dir poco incerti e molto dibattuti. La letteratura sulle Lame è pressochè infinita: come libro muto che raccoglie ogni manifestazione della conoscenza umana, il Tarot si presta a moltissime interpretazioni e connessioni, tra culture tanto antiche quanto lontane. A seguire una proposta bibliografica circoscritta ma più che sufficiente per iniziare un avvincente viaggio nelle immagini fondanti l’esperienza di Psiche nel Mondo.

 

TAROCCHI n. 13 OLTRE CONFINE, Ed. Spazio Interiore, 2014

La VIA dei TAROCCHI, A. Jodoroswsky e M. Costa, Ed. Universale Economica Feltrinelli, 2005

Gli ARCANI della VITA. Una lettura psicologica dei Tarocchi, Claudio Widmann, Ed. Magi, 2010

Il SISTEMA dei SIMBOLI. Un nuovo modo di guardare ai Tarocchi, Toni Allen, Ed. Spazio Interiore, 2014 

Le 22 SCINTILLE di VITA. La comprensione del corpo attraverso i 22 arcani, Gérard Athias, Canali di Venexia, 2015

L’INTERPRETAZIONE dei SOGNI con i TAROCCHI. ONIROTAROLOGIA, Massimiliano Colosimo, Ed. Cerchio della Luna

MEDITAZIONI sui TAROCCHI. Un viaggio nell’ermetismo cristiano vol. 1 e 2, Anonimo, Ed. Estrella de oriente

JUNG and TAROT. An archetypal journey, Sallie Nichols, Ed. Weiser, 1980

I Tarocchi secondo Eliphas Levis

I Tarocchi secondo Eliphas Levis

“Le 22 chiavi del Tarocco sono le 22 lettere dell’alfabeto primitivo (…) di modo che, se un prigioniero, senza libri, possedesse il Tarocco e sapesse servirsene, potrebbe in pochi anni acquistare una scienza universale e potrebbe parlare di ogni cosa con una inesauribile eloquenza”.    

The Unique Worldview and Dream Life of the Amazon’s Achuar People By Michael Q. Bullerdick • June 7, 2016

The Unique Worldview and Dream Life of the Amazon’s Achuar People By Michael Q. Bullerdick • June 7, 2016

  The Achuar go so far as to equate “reality,” what they consider their “true life,” with the state of dreaming rather than the state of wakefulness. The Achuar [pronounced in three syllables as A-chu-ar] are a primitive and clannish semi-nomadic people whose name means 

The dream interpretation and practice according to tantra and Tibetan medicine

The dream interpretation and practice according to tantra and Tibetan medicine

Interview with Dr. Pasang Y. Arya, Sylvie BeguinImmagini medicina tibetana

What is the place of dream in the Tibetan culture ?

The dream practice and analysis has been used in Tibet since ancient time and is considered as an important part of the medical analysis and mind training. Tibetan Bon faith healers (Ancient shamans) used dreams to read the relationship between the spirits and humans, and diagnose diseases. There were also independent female “Dream tellers“ who were also involved with the government to make predictions to the kings about the politics and prosperity of the country. After Buddhism came to Tibet in the 7th century, dream analyzing culture developed along with medical knowledge and spiritual practice and became a more important subject. Even today, there are emminent spiritual dream tellers and visionaries able to give predictions on future happenings. The practice of dream analysis increased with the use of healthy dream interpretation and dream omens as a diagnosis in medical practice, according to the Gyud-shi (the four medical tantras), and with Yoga tantra as a spiritual practice for transformation of the body/mind.

Continua a leggere l’articolo alla pagina

http://www.tibetanmedicine-edu.org/index.php/n-articles/tibetan-dream-interpretation

 

PROBLEM SOLVING ONIRICO di T. Nathan

PROBLEM SOLVING ONIRICO di T. Nathan

Da “Una nuova interpretazione dei sogni” di T. Nathan, Raffaello Cortina Editore 2011, pp. 71-75   Elementi di una concezione del sogno indispensabile alla pratica dell’interpretazione    “Il confronto tra tre grandi correnti di pensiero ci ha avviato verso una concezione generale del sogno. Per 

Ciclo di incontri ‘I SOGNI d’ORGANO secondo la MTC’

Ciclo di incontri ‘I SOGNI d’ORGANO secondo la MTC’

    “Nella tradizione si fa riferimento ai sogni come a una vera e propria capacità di vedere nello stato di sonno. Per l’etimologia del carattere occorre risalire a Mèng, che significa una visione (Mù, “occhio” compare sia sopra che sotto) poco chiara. Un occhio distorto 

Il MASCHILE nei TAROCCHI: in cammino verso l’integrazione

Il MASCHILE nei TAROCCHI: in cammino verso l’integrazione

 

 

“Anima e Animus sono i due guardiani archetipici dell’inconscio: danno accesso alle energie della Psiche e alla forza della Vita”

Claudio Widmann

 

Negli Arcani Maggiori dei Tarocchi sono rappresentati le immagini e i contenuti che formano la Psiche e ne determinano le sue dinamiche: le Lame delineano un percorso in cui si affrontano tappe di sviluppo e di conoscenza di sé.

Nel corso delle 22 Lame l’anima (Le Mat) vive delle fasi di crescita, sospensione, ritorno alle origini, revisioni e salti evolutivi: in un movimento a spirale in cui ogni acquisizione e conquista della coscienza vengono di volta in volta messe alla prova e corroborate dall’esperienza.

Come percorso psicologico nei Tarocchi sono rappresentate le declinazioni dell’archetipo del Maschile e le relative modalità espressive: a seconda di come incarniamo questa istanza psichica si profila un certo vissuto individuale e la proiezione della controparte sessuale sulla partner (Anima-Eros).

 

Dal Mago al Mondo (figura androgina simbolo della totalità), passando da L’Imperatore, Il Papa, Il Carro e L’Eremita e Il Sole, si sperimentano i diversi modi con cui vivere l’Animus (*), ovvero l’istanza morale che indica ciò che deve essere fatto, discrimina e ordina: un fattore di regolazione della dimensione dell’Eros attraverso il potere del Logos. Con Animus incarniamo appieno le caratteristiche di cui siamo portatori e viene alla luce la nostra identità che ci differenzia come individui rispetto al collettivo.

Ciascuno di noi vive maggiormente un aspetto polare dell’archetipo del Maschile, da un lato come fattore costitutivo e dall’altro derivante da un imprinting familiare e socio-culturale: si avverte una mancanza di fondo e disarmonia nella relazione (sia intrapsichica che interpersonale) quando non si riesce ad equilibrare un polo con il suo opposto e complementare.

 

Nel seminario verranno descritte ed esplorate le manifestazioni di Animus secondo gli Arcani Maggiori, negli aspetti costruttivi e dinamici e in quelli di eccesso o difetto, per mettere in relazione e dialogo i vari Maschili che ci abitano e sostenere la Psiche nei suoi processi di integrazione.

Il seminario prevede un massimo di 7 partecipanti.

 

(*) Da “Gli Arcani della Vita. Una lettura psicologica dei Tarocchi” di Claudio Widmann:

“Il Logos distingue anzitutto soggetto da oggetto, rompendo l’arcaica partecipation mystique, dove me e non me sono avvolti in uno stato di identità fusionale; divide, dunque, il mondo interno da quello esterno. (…) Dal profondo dell’inconscio l’Animus attiva una caratteristica animosità e si oppone sempre a tutto […] “spesso in modo diretto al sentimento.”

Jung

Il FEMMINILE nei TAROCCHI: in cammino verso l’integrazione

Il FEMMINILE nei TAROCCHI: in cammino verso l’integrazione

    “Anima e Animus sono i due guardiani archetipici dell’inconscio: danno accesso alle energie della Psiche e alla forza della Vita”  Claudio Widmann   Negli Arcani Maggiori dei Tarocchi sono rappresentati le immagini e i contenuti che formano la Psiche e ne determinano le 

Laboratorio ‘CONVERSAZIONI sui TAROCCHI: simboli, miti e sogni’

Laboratorio ‘CONVERSAZIONI sui TAROCCHI: simboli, miti e sogni’

  “I Tarocchi sono un compendio di immagini simboliche che rappresentano l’insieme della vita psichica, le sue vicende evolutive, i suoi Arcani: in sintesi gli archetipi della personalità e del suo processo di individuazione.” Claudio Widmann   I Tarocchi sono un mazzo di carte costituito 

LIBRO sui SOGNI di IPPOCRATE

LIBRO sui SOGNI di IPPOCRATE

Da “Opere di Ippocrate”  a cura di Mario Vegetti, UTET, seconda edizione ampliata del 1976

 

“Colui che abbia raggiunto una conoscenza corretta intorno ai segni che si presentano nel sonno, troverà che essi hanno una grande importanza relativamente ad ogni cosa. L’anima infatti quando il corpo è sveglio è al suo servizio e, dividendosi in molti compiti, non è mai in se stessa ma dedica ogni parte di sè ad ogni facoltà di quello, all’udito, al tatto, al camminare, ad attività dell’intera persona: l’intelligenza non è mai padrona di se stessa. Ma quando il corpo riposa, l’anima si desta e si muove, governa la propria casa e compie da sola tutte le azioni del corpo. Questo infatti quando dorme non percepisce mentre essa, essendo sveglia, conosce ogni cosa, vede ciò che è visibile, ode ciò che è udibile, cammina, tocca, soffre, riflette, nel piccolo spazio ove essa ha sede; quante sono le funzioni del corpo e dell’anima, tutte essa le adempie durante il sonno. Chi dunque sa discernere ciò correttamente conosce gran parte del sapere (1). Per quanto riguarda i sogni che sono di provenienza divina e che preannunciano a città o a privati mali o beni, vi sono degli interpreti che possiedono l’arte di spiegarli; per quanto riguarda invece quegli stati patologici del corpo che l’anima preannuncia, eccessi di pienezza o di vuoto di sostanze naturali o mutamento verso stati anormali, essi li interpretano sì, ma talvolta con successo, talaltra erroneamente e in nessun caso conoscono il perchè di quanto avviene nè quando colgono il vero nè quando sbagliano: essi si limitano a raccomandare di prendere delle precauzioni per evitare un male. Non insegnano invece in che modo bisogna prendere tali precauzioni, ma invitano soltanto a pregare gli dèi; pregare gli dèi è buona cosa ma, pur rivolgendosi agli dèi, bisogna anche aiutarsi. (2)”

(1) Il valore semeiotico dei sogni viene dedotto dalla considerazione dell’attività che l’anima svolge durante il sonno: si afferma che è questo il momento in cui essa è pienamente padrona di se stessa, adempiendo inoltre a tutte le funzioni che il corpo durante il riposo non può compiere. In tal modo essa può avvertire le condizioni fisiche del soggetto, che manifesta attraverso le immagini dei sogni. 

(2) L’autore rivendica valore semeiotico ai sogni, dopo averne enunciato nel Terzo Libro il presupposto biologico. Nel presente passo si vuole sottolineare come tale funzione esuli dal campo della techné mantica, che è in grado di spiegare solamente i sogni di origine divina; qualora interpreti anche questi prodotti dall’anima alla stregua di quelli, solo casualmente può darne un’esatta valutazione, ma mai comprenderne le cause e indicare quindi un rimedio adeguato. La polemica richiama in certo modo un passo del Regime delle malattie acute (capitolo 8°) ove la figura dell’indovino che esercita la sua arte basandosi sul caso e non sulla conoscenza per cause è assimilata a quella del cattivo medico che, non indagando i motivi delle sue prescrizioni, finisce per contraddirsi. Il che ingenera nei profani il pregiudizio che di fatto non si dia una techné medica. 

 

“Riguardo a questo argomento ecco come stanno le cose: quei sogni che riproducono durante la notte le azioni o i pensieri fatti dall’uomo durante il giorno, svolgentisi nello stesso modo in cui sono stati fatti o pensati, relativamente ad una cosa giusta, sono buoni per chi li fa; essi sono infatti indizio di salute poichè l’anima persiste nei progetti diurni senza essere dominata nè da pienezza nè da vuotezza, nè da qualche altro impedimento proveniente dall’esterno. Se invece sono in contrasto con le azioni della giornata e sono campo di lotta o di contesa, ciò è indizio di un turbamento nel corpo; se tale lotta è forte, forte è il male, se di poco conto il male è meno grave. Non sto a giudicare se bisogna rinunciare o meno a quanto si era progettato di fare, consiglio invece di curare il corpo. (3) Questo turbamento dell’anima è dovuto infatti ad una secrezione che si è verificata per il determinarsi di una pienezza. Se l’ostacolo è forte conviene vomitare e adottare una alimentazione leggera da aumentare a poco a poco nell’arco di cinque giorni, compiere al mattino con gradualità numerose e rapide passeggiate e fare pure degli esercizi adeguandogli all’incremento dei cibi. Se invece l’ostacolo è debole, si sopprimerà il vomito ed un terzo dell’alimentazione che sarà quindi aumentata con molta gradualità in cinque giorni; si insista con le passeggiate, si facciano esercizi vocali, si preghino gli dèi e il disturbo passerà. Vedere il sole, la luna, il cielo e le stelle chiare e luminose, ciascuna nella condizione consueta, è buona cosa. Tutti questi segni infatti sono indizio di salute per il corpo; ma bisogna conservare tale stato mantenendo la dieta che si sta seguendo. Se invece appare qualcosa di contrario a tutto questo, ciò è indizio di malattia per il corpo, violenta se i segni sono violenti, meno grave se i segni sono più deboli. L’orbita esterna è quella delle stelle, la mediana è quella del sole, della luna è quella della concavità. (4) Se una delle stelle sembra essere ostacolata, nascosta o trattenuta nella sua orbita da nebbie o da nubi, è cosa da poco; se lo è invece da acqua o grandine, il segno è piuttosto grave; indica infatti il formarsi nel corpo di una secrezione umida e flegmatica che è penetrata nel circuito esterno. Ad un tale paziente è utile fare molte corse vestito, aumentandole gradatamente, per sudare il più possibile, fare anche molte passeggiate dopo gli esercizi ed eliminare la colazione; ridurre di un terzo i cibi ritornando poi all’alimentazione consueta in cinque giorni. Se il segno sembra essere più violento bisogna anche fare dei bagni di vapore; poichè infatti il disturbo risiede nel circuito esterno, giova purificarsi attraverso la pelle. I cibi siano secchi, acri, astringenti, puri e gli esercizi di quelli che asciugano il più possibile. Se i segni come quelli sopra descritti hanno come oggetto la luna, giova fare la revulsione verso l’interno, vomitare dopo aver ingerito cibi acri, salati ed emollienti; è bene anche fare delle corse rapide e delle passeggiate, esercizi della voce, eliminare la colazione, ridurre gli alimenti, riprenderli con la medesima gradualità indicata per il caso precedente. Bisogna fare la revulsione all’interno perchè il male sia manifestato nelle parti cave del corpo. Se invece i segni sopra indicati riguardano il sole, il male è più forte e più difficile da vincere. Bisogna fare entrambe le revulsioni, corse di fondo e semplici, passeggiate e ogni altro tipo di esercizio; l’alimentazione deve essere ridotta e quindi ricondotta alla normalità come nei casi precedenti; si vomiti quindi e la si aumenti (l’alimentazione) in cinque giorni. Se gli astri sono compressi nel cielo sereno e appaiono deboli il paziente è dominato da una secchezza del circuito e quei segni indicano il pericolo di un insorgere del male. Bisogna allora eliminare gli esercizi e adottare una dieta più umida ed emolliente, fare dei bagni, riposarsi di più e dormire molto, fino a quando il male non sia cessato (5). Se questo si oppone sembra essere igneo e caldo, ciò è indizio di una secrezione biliosa. Qualora questo ostacolo prevalga, ciò indica l’insorgere di una malattia; se poi gli astri dominati scompaiono addirittura, c’è pericolo che la malattia sia mortale. Se tale ostacolo sembra essere messo in fuga e fuggire rapidamente inseguito dagli astri, c’è pericolo che il paziente, qualora non venga curato, cada in delirio. In tutti questi casi è bene purgarsi con l’elleboro, prima di cambiare regime, altrimenti giova adottare un regime acquoso, non bere vino se non bianco e leggero, di poco nerbo e annacquato; astenersi da ciò che è caldo, acre, disseccante, salato. Si facciano il più possibile esercizi naturali e moltissime corse vestiti. Non si facciano massaggi, nè lotta, nè lotta a terra. Si dorma molto e su di un letto soffice; si riposi fatta eccezione per gli esercizi naturali; dopo pranzo si cammini. E’ bene anche prendere dei bagni caldi e quindi vomitare. Per trenta giorni si cerchi di non essere sazi; quando lo si sarà, tre volte al mese si prenderanno cibi dolci, acquosi e leggeri e quindi si vomiterà.”

 

(3) Per concavità si intende quella della sfera celeste più vicina alla terra, e che la contiene, nella quale la luna compie la propria orbita. (…) Ivi sono valutati positivamente i soni che presentano momenti della vita quotidiana conformi al suo effettivo svolgersi, come ora è giudicato positivo l’apparire di immagini celesti in accordo con i fenomeni reali; il contrario è ritenuto segno di turbamento fisico. Ritorna la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo già presente nel capitolo decimo (di Opere) dove ai “periodi” celesti erano paragonati quelli creati nel corpo dall’azione del fuoco.

 

(4) Concordemente con quanto sopra enunciato, l’autore rifiuta di interpretare il sogno in senso mantico, di trarne cioè un’indicazione per il comportamento del paziente, bensì lo legge in chiave semeiotica quale indizio del determinarsi di uno squilibrio fisico cui è dovuta un’appropriata terapia. Se il sogno si contrappone all’attività svolta durante la giornata, è segno di turbamento derivante da pienezza: il regime da adottare consisterà nel ridurre l’alimentazione e nell’incrementare gli esercizi, soprattutto quelli veloci. Il sogno fornisce uno degli elementi che il medico deve interpretare per formulare un quadro pro-diagnostico; saranno gli altri concomitanti a permettergli di determinarlo ulteriormente, consentendogli quindi una maggiore esattezza nelle indicazioni dietetiche.

(5) Si passa ora ad una sintomatologia contraria rispetto a quella descritta nei tre casi precedenti, nei quali i segni indicavano un eccesso di umido dovuto a pienezza; qui invece lo squilibrio tende verso la predominanza del secco, che il regime indicato vuole attenuare.

 

“Se alcune stelle errano qua e là a caso, senza necessità, ciò è indizio di un turbamento dell’anima causato da preoccupazioni. In tal caso è bene riposarsi, volgere l’animo a spettacoli soprattutto comici o a qualcosa la cui vista allieti assai, per due o tre giorni, e il disturbi cesserà; altrimenti c’è pericolo di ammalarsi. Quando qualche stella sembra cadere dalla sua orbita, se è pura e luminosa e precipita verso oriente ciò è indizio di salute; se infatti nel corpo qualcosa di puro viene secreto dal circuito secondo natura in direzione da occidente ad oriente, sta bene; infatti tutto ciò che viene secreto nel ventre e tutto ciò che viene riversato nella carne esce dal circuito. Ma quando l’astro è nero e poco luminoso e sembra muoversi verso occidente o verso il mare o la terra o l’alto, ciò è segno di malattia: gli astri che si muovono verso l’alto indicano flussi del capo, quelli che si muovono verso il mare malattie del ventre, quelli che si muovono in direzione della terra indicano soprattutto tumori che si sviluppano nelle carni. Tali pazienti è bene che riducano di un terzo l’alimentazione, vomitino, aumentino quindi gradatamente i cibi in cinque giorni e in altri cinque giorni ritornino completamente all’alimentazione normale; si vomiti allora una seconda volta e si proceda nuovamente con la medesima gradualità. Se poi un corpo celeste puro ed umido sembra porsi sopra di voi, ciò è indizio di salute perchè ciò che dall’aria penetra nell’uomo è puro e anche l’anima lo vede tale quale è entrato. Se però il corpo celeste è nero e nè puro nè trasparente, esso indica malattia che non è dovuta nè a pienezza nè a vuotezza ma a qualcosa di proveniente dall’esterno. Giova in tal caso fare delle corse semplici, veloci, per ridurre al minimo la consunzione del corpo e perchè, raggiungendo un ritmo il più intenso possibile di respirazione, venga espulso ciò che si è introdotto dall’esterno; dopo le corse si facciano delle passeggiate veloci. Deve essere seguito per quattro giorni un regime emolliente e leggero.

Tutto ciò che di puro sembra di ricevere da una divinità pura è buon segno per la salute, poichè indica che ciò che penetra nel corpo è puro. Se invece sembra il contrario, non è buon segno; indica infatti che è penetrato nel corpo qualcosa di malsano; bisogna allora seguire la cura indicata per il caso precedente. Quando poi pare che piova dolcemente con il bel tempo, e non diluvi nè infuri la tempesta, è bene: ciò significa che il soffio proveniente dall’aria è proporzionato e puro. Se invece avviene il contrario, la pioggia è forte, vi è tempesta e uragano con acqua non pura, tutto ciò è indizio di malattia dovuta al soffio inspirato. Anche i pazienti di questo tipo devono seguire il regime sopra indicato, ma riducendo assai la qualità dei cibi. Sulla base di questa conoscenza dei segni celesti bisogna pertanto prendere delle precauzioni, adottare il regime appropriato e pregare gli dèi: quando si hanno dei segni buoni si preghi il sole, Zeus celeste, Zeus protettore del focolare, Athena protettrice del focolare, Hermes, Apollo; per i segni contrari si preghino gli dèi che allontanano il male, la Terra e gli eroi perchè tutti i mali vengano allontanati.

Sono segni di salute anche i seguenti: vedere e sentire chiaramente quanto si trova sulla terra, camminare e correre con sicurezza e velocemente senza paura, vedere la terra senza asperità e ben coltivata, gli alberi rigogliosi, ricchi di frutti e curati, fiumi che seguono il loro corso normale con l’acqua pura e nè più abbondante nè più scarsa del giusto, e così pure le sorgenti e i pozzi. Tutto ciò è segno di salute per l’uomo e indica che il corpo, tutti i circuiti e tutto ciò che viene introdotto e secreto sono normali. Ma il vedere qualcosa di contrario a tutto questo significa che qualche male si è determinato nel corpo: se la vista o l’udito paiono indeboliti ciò è indizio di qualche malattia nella regione della testa. Bisogna pertanto intensificare in rapporto alla dieta precedente, le passeggiate del mattino e quelle dopo pranzo. Se invece appaiono colpite le gambe bisogna fare la revulsione vomitando e aumentare la lotta rispetto al regime precedente. La terra accidentata significa che la carne non è pura; in tal caso bisogna aumentare le passeggiate dopo gli esercizi.

Alberi senza frutto indicano chiaramente la corruzione del seme umano: se gli alberi perdono le foglie il male proviene da ciò che è umido e freddo; se invece sono ricchi di foglie ma non portano frutti, il male proviene da ciò che è caldo e secco; nel primo caso si deve dunque, mediante il regime, riscaldare ed asciugare; nel secondo caso raffreddare e inumidire. Fiumi che fluiscono contrariamente al loro corso normale indicano se sono troppo ricchi d’acqua un circuito del sangue troppo abbondante, se sono troppo poveri d’acqua indicano insufficienza nel circuito; mediante la dieta, bisogna pertanto in un caso aumentare e nell’altro diminuire. Se non scorrono puri indicano un turbamento; ci si purifica con corse semplici e passeggiate per il moto prodotto dall’intensificarsi della respirazione. Sorgenti e pozzi indicano un turbamento nella vescica; bisogna purificarsi con dei diuretici. Un mare agitato indica indica una malattia dello stomaco; ci si purifichi con lassativi leggeri e blandi. Terra o casa che tremano per chi è sano significano debolezza, per chi è malato salute e cambiamento dello stato in cui si trova. Ai sani giova pertanto cambiare regime: anzitutto vomitino per poi riprendere il cibo a poco a poco poichè è il cibo presente nel corpo che ne causa il turbamento. I malati invece devono continuare con lo stesso regime perchè il corpo sta già cambiando dallo stato presente. Vedere la terra inondata dall’acqua o dal mare è indizio di malattia dovuta alla molta umidità presente nel corpo; in tal caso bisogna ricorrere al vomito, eliminare la colazione, fare degli esercizi ed adottare un regime secco; si aumenti poi l’alimentazione gradualmente e partendo con pochi cibi.

Vedere la terra nera o bruciata non è affatto un buon segno ma indica, al contrario, pericolo di cadere in una malattia grave e mortale; significa infatti che la carne è eccessivamente asciutta; in tal caso bisogna eliminare gli esercizi e tutti i cibi asciutti, caldi, acri e diuretici. Il regime consiste nel prendere acqua di orzo mondato ben bollita e tutti quei cibi che siano emollienti e leggeri in piccola quantità, abbondante vino bianco annacquato, molti bagni; non si faccia mail il bagno senza aver mangiato, si dorma su di un letto soffice, ci si riposi, ci si guardi dal freddo e dal sole; si preghi la Terra, Hermes e gli eroi. Se sembra di tuffarsi in un lago, nel mare o nei fiumi, non è una buona cosa; è infatti indizio di eccessiva umidità; anche in questo caso è bene adottare una dieta disseccante e fare molti esercizi. Per chi ha la febbre questo è invece un buon segno poichè indica che il calore viene spento dall’umido.

Vedersi addosso qualche indumento che sia adatto al proprio fisico, nè troppo grande nè troppo piccolo è un buon segno per la salute; vedere un proprio vestito bianco e le proprie migliori calzature è buon segno. Ma tutto ciò che è più grande o più piccolo della propria corporatura non lo è; nel primo caso bisogna aumentare, mediante il regime, nel secondo diminuire. I vestiti neri sono più nefasti e pericolosi: è necessario ammorbidire e inumidire. I vestiti nuovi indicano un cambiamento.

Vedere i morti ordinati nella persona in bianche vesti, è buon segno, come pure ricevere da loro qualcosa di puro è un indizio di salute del corpo e della bontà di ciò che viene introdotto. Dai morti infatti proviene il nutrimento, la crescita e il seme; che questi dunque entrino puri nel corpo è indizio di salute. Ma se al contrario i morti si vedono nudi, vestiti di nero e non curati nella persona o che ricevono qualcosa o la portano da casa non è questo segno favorevole: indica infatti malattia perchè quanto entra nel corpo è nocivo. In tal caso bisogna purificarsi mediante delle corse semplici e delle passeggiate, vomitare e adottare un’alimentazione emolliente e leggera, da aumentarsi gradualmente.

L’apparire durante il sonno di corpi di forma anormale che spaventano il dormiente indica pienezza di cibi ai quali il corpo non è abituato, secrezione, flusso bilioso e l’insorgere di una malattia grave. Si deve in tal caso vomitare e ricorrere ad una alimentazione che aumenti gradualmente nell’arco di cinque giorni e sia basata su cibi il più possibile leggeri, non in grande quantità nè acri, neppure secchi o caldi; gli esercizi devono essere soprattutto quelli naturali ma si devono eliminare le passeggiate dopo pranzo. Si facciano anche bagni caldi e si riposi. Ci si guardi dal sole e dal freddo. Se durante il sonno sembra di mangiare o bere dei cibi o delle bevande abituali, ciò è indizio di insufficiente alimentazione e di desiderio dell’anima. Sognare di mangiare le carni più forti è segno di notevole eccesso; l’eccesso è invece minore se si sogna di mangiare le carni più deboli perchè ciò che fa bene mangiare è pure buon segno quando lo si sogna. E’ utile pertanto ridurre i cibi poichè questo tipo di sogno è indizio di alimentazione troppo abbondante. I pani fatti di formaggio e miele hanno lo stesso significato. Sognare di bere dell’acqua pura non è dannoso, tutto il resto è dannoso.

Tutto ciò che di consueto ad un uomo par di vedere in sogno è indizio di desiderio dell’animo. Tutto ciò che fugge spaventato indica un arresto del sangue dovuto a secchezza; in tal caso è bene raffreddare e inumidire il corpo. Se si combatte, si è feriti o legati da un altro ciò indica che si è determinata nel corpo una secrezione opposta al circuito. Giova in tal caso vomitare, asciugare, fare delle passeggiate, far uso di cibi leggeri, accrescendo gradualmente l’alimentazione nel giro di cinque giorni.

Sognare di vagabondare e di fare difficili ascensioni ha lo stesso significato. Attraversamenti di fiumi, opliti, nemici, mostri di forme strane sono indizio di malattia o di pazzia. E’ bene prendere pochi cibi e questi siano leggeri ed emollienti, vomitare ed accrescere gradualmente l’alimentazione in cinque giorni; fare molti esercizi naturali, ma non dopo pranzo; evitare i bagni caldi, il riposo, il freddo, il sole.

Seguendo ciò che io ho scritto si godrà di una vita sana; quanto a me, il regime da me individuato è tutto ciò a cui un uomo poteva arrivare nella sua scoperta, con l’aiuto degli dèi.”

RACCOLTA SOGNI vol. 1

RACCOLTA SOGNI vol. 1

Vi presento la Raccolta dei Sogni vol. 1, la prima antologia onirica che si è venuta a formare grazie ai contributi dei partecipanti delle varie edizioni del Laboratorio dei Sogni. Ognuno di questi sogni è un ricordo tratto dalla propria biografia onirica, sotto forma di 

BIBLIOGRAFIA GENERALE

BIBLIOGRAFIA GENERALE

  PSICOLOGIA del PROFONDO “Simboli e interpretazione dei sogni” di C. G. Jung, Biblioteca Bollati Boringhieri (testo già incluso in “L’uomo e i suoi simboli”) “L’analisi dei sogni. Gli archetipi dell’inconscio. La sincronicità” di C. G. Jung, Ed. Bollati Boringhieri “L’uomo e i suoi simboli” 

SOGNI di VESCICA in MTC

SOGNI di VESCICA in MTC

Materiale tratto da:

1. “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia

2. “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

3. “Il SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

La Vescica, Viscere associato ai Reni nel movimento Acqua, regola la quantità di liquidi all’interno dell’organismo. “Ha l’incarico dei territori e delle città”, riportano i testi antichi.

 

SOGNI di VESCICA secondo la MTC

  • Sogni di torrenti impetuosi o di fiumi tranquilli che sono improvvisamente in piena o agitati.
  • Vuoto: sogni di viaggio, passeggiate ed escursioni.
  • Sognare di essere disorientati, di non riconoscere luoghi prima conosciuti.
  • Controcorrente energetico: vagabondare.
  • Sogni in cui si urina.
SOGNI di RENE in MTC

SOGNI di RENE in MTC

Materiale tratto da: 1. “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia 2. “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao 3. “Il SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del 

SOGNI di INTESTINO CRASSO in MTC

SOGNI di INTESTINO CRASSO in MTC

Materiale tratto da: 1. “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia 2. “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao 3. “Il SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del 

SOGNI di POLMONE in MTC

SOGNI di POLMONE in MTC

Materiale tratto da:

1. “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia

2. “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

3. “IL SONNO e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor D. De Bernardinis in collaborazione con D. Cazzato, L. Dei e V. Volpato, edito da SIdA

 

L’Organo Polmone, appartenente al movimento del Metallo, è chiamato Ministro e cancelliere; la parola chiave di quest’Organo è la diffusione: il suo compito è di diffondere l’energia vitale Qi in tutto l’organismo. Riconduce all’interno anche come capacità di introspezione. Dirige la respirazione, favorisce il battito cardiaco e permette la difesa dai patogeni esterni.

Inoltre i Polmoni ospitano il Po, anima che rappresenta il “contenitore” di tutti i dati, le informazioni, i codici, che consentono all’essere appena nato di vivere. L’istinto a respirare, a cercare il capezzolo della madre, a camminare, ad apprendere e crescere, sono tutte funzioni del Po: esso governa tutti gli automatismi del corpo, sia quelli della specie sia quelli acquisiti attraverso l’apprendimento. Il Po è quindi:

  • Memoria genetica dei processi della specie (istinto)
  • Memoria “corporea” delle esperienze acquisite nel corso della nostra vita individuale. Ad es. tocco il fuoco e mi scotto, lo faccio nuovamente e mi scotto, attraverso la ripetizione memorizzo a livello corporeo di non toccare il fuoco.
  • La memoria, per chi vi crede, nelle vite passate.

 

Questi vari tipi di memorie sono custoditi e accumulati nel Polmone che provvede a distribuirle in base ai bisogni. A livello più sottile il portare dentro del Polmone è la capacità di guardarsi dentro, di andare in profondità. I testi ci dicono che il Fegato guarda avanti, al futuro (con lo Hun), mentre il Polmone guarda indietro, al passato.

Il Po inoltre tende a favorire la ruotine (essendo legato agli automatismi e al ripetere più volte per fare propria la conoscenza di uno schema motorio), il comportamento ripetitivo e automatico, rendendo difficile l’innovazione (avanguardia tipica del Fegato, nuovo sguardo, lontano, in avanti e in alto). A livello di sentimenti ed inclinazioni spirituali il Po tende a riproporci nel momento presente gli schemi mentali e psichici che abbiamo accumulato nel passato, attraverso la loro continua ripetizione. Per cui, di fronte alla situazione del momento, ad esempio se qualcuno ci insulta verbalmente o ci tratta male, tenderemo a reagire automaticamente in base agli schemi psichici e mentali che abbiamo sviluppato e accumulato nel passato.

La potenza dell’energia del Po è enorme, poiché possiede un’inerzia spaventosa, come una petroliera che necessita di uno spazio di trenta miglia per poter virare e cambiare rotta. Se nel passato abbiamo sviluppato amore, compassione, gentilezza questo è quanto tenderemo a riproporre nel presente. Questo automatismo opera così bene che non siamo nemmeno consapevoli del suo accadere. Così come non pensiamo di respirare, ma semplicemente il respiro accade, così non pensiamo che la nostra sia una reazione coatta dovuta a schemi preformati, ma ci sembra che rappresenti l’unica azione possibile, la conseguenza logica di ciò che sta accadendo.

Il nostro comportamento in un dato momento è quindi, da un lato, legato a tutto il nostro passato, ma –dall’altro- crea un nuovo tassello per il mio comportamento futuro. Se io riesco, per una scelta del Cuore, ad es., a valutare come non conveniente per me e per gli altri un dato comportamento, posso impegnarmi per modificarlo. Quanto più mi educherò a coltivare questa predisposizione, tanto più la precedente si indebolirà, ci vorrà tempo e costanza, ma la modifica sarà ineluttabile.

Gli schemi attualmente presenti in un individuo sono in funzione sia delle esperienze precedenti, sia dell’ambiente in cui ci siamo sviluppati. Ma i nostri schemi non si formano solo dopo la nascita o con il concepimento: veniamo al mondo già con schemi in parte predefiniti, che vanno a formare quella che noi chiamiamo costituzione.

L’insieme di queste componenti energetiche è ciò che nella tradizione indiana è stata chiamata karma, ovvero un percorso individuale, che si svolge attraverso più esistenze, per cui al momento della nascita siamo già “carichi” delle conseguenze delle nostre azioni passate, che condizionano la nostra struttura fisica e mentale e ci indirizzano lungo un certo cammino.

Lavorare sul Po per modificare il presente (l’unico dato suscettibile di modificazione) richiede pazienza, umiltà e perseveranza: permette di disattivare gli automatismi –non di cancellarli- per poter immettere nuovi dati e schemi senza che quelli precedenti vi interferiscano. Questo ci consente di muoverci in nuove direzioni, abbandonando il solco pesantemente tracciato sinora.

Le modifiche del Po avvengono in tempi molto lunghi, la decodificazione è lenta e faticosa, ma i risultati –una volta ottenuti- tendono ad essere duraturi. Il Po è quindi da un lato una grande forza a nostra disposizione da usare adesso, per modificare ciò che il Cuore suggerisce di cambiare; dall’altro è un potere, quasi sovrastante per il suo accumulo passato, che ci vincola pesantemente al nostro agire.

 

SOGNI di POLMONE secondo la MTC

  • Vuoto: sogni di ferite sanguinanti e di cose bianche, tristezza.

  • Pienezza: sogni di lacrime, piangere, spavento e terrore, di lamento e scuotimento o volare nel vento, si sorvolano campi e città. Sogni di ladri.

  • In autunno: sogni di di guerra.

  • Controcorrente energetico: sogni di volo e ascensione; cadere da una sporgenza o dal volo; visioni di metalli straordinari (ferro, acciaio o oro).

  • Sogni di essere in lutto.

  • Sogni di case in disordine o sporche, cadere (in volo o da un dirupo).
  • Sogni in cui ci si sente non protetti, si è troppo nudi, esposti, vulnerabili; senso di vergogna, di essere ridicoli.
  • Situazioni in cui si viene sopresi quando si esce da un nascondiglio.
  • Sogni di problemi di pelle, essere ricoperti di piaghe o da un eczema.
  • Deficit di Qi di Polmone: sogni di essere nudi, con una sensazione di disagio e difficoltà a rapportarsi con le persone del sogno.

 

SOGNI di MILZA-STOMACO in MTC

SOGNI di MILZA-STOMACO in MTC

Materiale tratto da: “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia   “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao   “IL SONNO  e i SOGNI in MEDICINA CINESE” dispensa del seminario del Dottor 

SOGNI di INTESTINO TENUE in MTC

SOGNI di INTESTINO TENUE in MTC

Da “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao   L’Intestino Tenue riceve il cibo dallo Stomaco e prosegue il suo processo di trasformazione che verrà completato 

SOGNI di CUORE in MTC

SOGNI di CUORE in MTC

Da “FONDAMENTI di MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao

 

Il Cuore, definito Organo “senziente”, ovvero capace di provare sensazione, è per la MTC la sede dello Shen, del divino che è in noi. E’ associato alla figura dell’Imperatore che, nell’antica Cina, rappresentava il legame tra l’essere umano e il Cielo, il divino.

Il suo ideogramma può essere paragonato ad una ciotola vuota che accoglie ciò che gli giunge dall’alto senza mai riempirsi: non una campana di vetro che si isola dal mondo, ma una tazza aperta in cui tutto può trovar posto senza mai occuparlo stabilmente. Da qui nasce il “non-agire” (WuWei) del Cuore, che non è un non fare, ma un agire liberi da desideri, ansie e aspettative. Il Cuore diviene così il centro dell’animazione dell’individuo e la sua guida; questo impulso vitale poi si diffonde a tutto l’organismo per portarvi pace, serenità e gioia.

Il Cuore governa il Sangue (qui inteso anche come Sangue Spirituale perché veicolo dello Shen). Il Cuore sente le emozioni, le “assaggia” mentre con il Sangue attraversano le sue quattro camere, pertanto delibera azioni a partire da ciò che ha decodificato. Appartiene al movimento Fuoco e la sua emozione è la Gioia. Inoltre è collegato a:

  • Controllo della sudorazione: una sudorazione anomala (spontanea, eccessiva e profusa, notturna), soprattutto se più accentuata alle ascelle e alle mani, indica quasi sempre una turba del Cuore
  • Il Cuore si apre nella lingua: la condizione dell’Organo si legge sulla punta della lingua (in caso di Calore interno essa risulterà secca e rosso scura e con ulcerazioni, o color porpora in caso di ristagno di Sangue). La lingua è da intendere anche in senso psichico, come controllo del linguaggio e possibilità di esprimere liberamente le istanze del Cuore. La parola è, o dovrebbe essere, la via di espressione di ciò che sentiamo nel Cuore; disturbi del Cuore possono portare così a turbe del linguaggio come l’afasia improvvisa o il parlare incessante e immotivato o anche il ridere nervoso e ripetitivo.
  • Il Cuore è collegato al sonno e ai sogni: l’armoniosa alternanza di sonno e veglia è una delle espressioni dell’armonia Yin-Yang all’interno di un individuo. Al momento del sonno lo Yang cede allo Yin, la coscienza si approfonda all’interno, si chiude il mondo esterno fisico per entrare in profondità in quello psichico. E’ il momento del sonno e dei sogni, che sono espressione profonda dello Shen.

 

SOGNI di CUORE secondo la MTC

I testi classici riportano sogni di Vuoto, di Pienezza e di energia in rimonta contraria.

  • Vuoto: sogni di montagne, fuoco, fumi o ustioni, eruzioni vulcaniche.
  • In estate: sognare di ustionarsi.
  • Pienezza: riso incontrollato.
  • Situazioni pericolose in cui anziché fuggire si ride in modo poco congruo con la situazione (reazione paradossale da alterazione dello Shen)
  • Vecchi saggi talvolta con corpo deforme o nani che consigliano e rassicurano o ammoniscono.
  • Persone “strane” che minacciano o rassicurano.
  • Guidare l’automobile (come si conduce la propria esistenza) o qualcuno che la guida per impervie vie (anche e specialmente in vie strette e tortuose o strade di montagna).
  • Sogni di terrore, sensazione di fantasma gui (oppressione al petto).
  • Sogni ricorrenti di una persona deceduta che indicano problemi irrisolti con il defunto.

Gli incubi sono giustificati dal fatto che di frequente lo squilibrio del Cuore si accompagna a quello dei Reni.

 

SOGNI di CISTIFELLEA in MTC

SOGNI di CISTIFELLEA in MTC

Da “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao   La Cistifellea è la sacchetta in cui viene raccolta e conservata la Bile prodotta dal Fegato, 

SOGNI di FEGATO in MTC

SOGNI di FEGATO in MTC

Da “FONDAMENTI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE” di F. Bottalo e R. Brotzu, Ed. Xenia e “I SOGNI in MEDICINA CINESE” di M. Corradin, T. D’Onofrio, R. Brotzu e C. Di Stanislao   In MTC Fegato e Cistifella sono chiamati, rispettivamente, Generale delle Armate e Giudice o Ministro della 

Il MOVIMENTO ACQUA

Il MOVIMENTO ACQUA

Da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea, 2010

https://www.edizionienea.it/libri/

 

“L’Acqua rappresenta la fine di un ciclo, la massima stasi, il massimo yin, racchiude i concetti di energia potenziale, riserva energetica, massima decelerazione e coesione della materia; morte come fase di preparazione per la vita, è il regno della potenzialità infinita. La caratteristica dell’Acqua è il carattere mutevole, fluido.

Secondo la tradizione taoista è il simbolo del “non agire” (wu wei, ndr), della saggezza in cui si lascia scorrere fluidamente, senza attaccamenti o opposizioni, segue l’inclinazione del terreno. Vuota di forma, come è vuoto il cuore del saggio, in cui tutto passa e nulla si ferma, e tuttavia potente. (…)

Per quanto mutevole “l’Acqua rimane fedele a se stessa in qualsiasi condizione”, afferma l’Yijing, il Libro dei Mutamenti dell’antica tradizione classica; per l’alternanza pieno-vuoto, duro-molle, liquido-solido, l’Acqua è la madre della vita, dell’organizzazione generale e materiale di tutte le forme della natura. (…)

Il Movimento Acqua corrisponde alla notte, al buio, al nord, al freddo; la stagione correlata è l’inverno, il tempo in cui -arrestate le attività- si sta in profondità, la neve copre la Terra proteggendo la vita che rifiorirà in primavera. Il colore è il nero che richiama l’oscurità dell’abisso in cui avvengono i mutamenti; uno squilibrio del Movimento Acqua si manifesta nel corpo con occhiaie nere e un colorito grigiastro del volto.  (…)

Nel corpo umano l’Acqua corrisponde all’organo rene e al viscere Vescica. I Reni agiscono come un filtro che da un lato elimina dal sangue tossine e prodotti di rifiuto, dall’altro trattiene tutto ciò che è utile al corpo. Mentre il Polmone fornisce un’energia quotidiana, che si rigenera tutti i giorni, il Rene è la sede dell’energia ancestrale, genetica, sessuale. Dunque problematiche di invecchiamento precoce o di infertilità sono da correlare ad uno squilibrio dell’energia renale. La sfera sessuale è governata dal Rene sia nella sua parte strutturale, sia nella sua parte funzionale; mentre gli stati infiammatori dell’apparato genitale (vaginiti, annessiti etc) vanno ricondotti al Fegato, problemi come l’impotenza e la sterilità sono legati al Rene. (…)

 

L’aspetto sottile dell’Acqua è costituito dalla volontà (di vivere, n.d.r.), dalla determinazione, perseveranza e fermezza che permettono il perdurare delle intenzioni prodotte dalla Milza, e consente di portare a compimento le idee.

L’emozione è la paura, come ansia generalizzata che nasce quando manca la capacità di far fluire le cose e la vita. Se ci si attacca e ci si fissa, si blocca il flusso della vita e dell’energia. L’Acqua rappresenta la saggezza per la sua fluidità e mancanza di forma, ma canalizzata racchiude una forza invincibile (dunque è connessa con la volontà e la determinazione). Nello stato di equilibrio si hanno forza di volontà, indipendenza, stabilità, determinazione; mentre in eccesso diventa rigidità caratteriale, temerarietà, eccesso di volontà; in vuoto prevalgono paura, mancanza di volontà, incapacità di realizzazione, scoraggiamento, mancanza di perseveranza.

I Reni vanno più che altro incontro a problematiche di vuoto. Secondo i cinque Movimenti sono correlati all’Acqua ma sono in relazione anche con il Fuoco: basti pensare al Ming Men, punto posto tra i due Reni, “Porta della Vita” (o del Destino n.d.r.), sede del fuoco vitale connesso allo yang di Rene che a sua volta regge lo yang di tutti gli organi, così come l’Acqua, lo yin di Rene, regge lo yin di tutti gli organi. Si dice che i Reni siano il fondamento dello yin e dello yang. (…)

In generale in caso di vuoto di Reni vi è debolezza o dolore lombare, possono presentarsi debolezza alle ginocchia, stanchezza al mattino, disturbi urinari, edemi, disturbi alle orecchie come riduzione dell’udito, acufeni, vertigini.”

 

Il MOVIMENTO METALLO

Il MOVIMENTO METALLO

Da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea, 2010 https://www.edizionienea.it/libri/   “Il Movimento Metallo rappresenta la decelerazione, il passaggio dal movimento alla stasi, la condensazione dell’energia che prende forma, l’energia che dal Cielo entra nella Terra e si condensa. In tutte le tradizioni i metalli 

Il MOVIMENTO TERRA

Il MOVIMENTO TERRA

Da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea, 2010 https://www.edizionienea.it/libri/   “La Terra rappresenta la stabilità, la neutralità, il centro, il fulcro, la base di sviluppo di tutti gli altri elementi, il momento di equilibrio tra espansione e contrazione, yin e yang, il perno tra 

Il MOVIMENTO FUOCO

Il MOVIMENTO FUOCO

Da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea, 2010

https://www.edizionienea.it/libri/

 

“Il Movimento Fuoco rappresenta, nel ciclo yin-yang, la fase in cui un fenomeno si manifesta nel pieno della sua energia, è il culmine dell’espansione, della dinamizzazione, del movimento. E’ il massimo yang, il fuoco che sale dal legno verso l’alto irraggiando luce e calore, ma è anche il Sole che scalda, splende, diffonde la sua luce senza riserve su tutto ciò che lo circonda, rivelando e rendendo chiara ogni cosa; è l’immateriale, il rarefatto, è l’onda elettromagnetica rispetto alla particella, è la vita, lo Spirito che rende viva la materia, l’aspetto più sottile e invisibile dell’uomo, il cosiddetto Shen. (…)

Il Cuore, sede dello Shen, è l’imperatore che rappresenta il “custode della norma a cui tutta la periferia, lo stato, il popolo fanno riferimento”, il suo potere sta nella chiarezza e nel portare ciascuno alla propria verità. La modalità del suo governo è il “non-agire” (wu-wei) che non è inerzia, ma è la forza del consentire ad ogni essere di crescere e svilupparsi secondo le leggi naturali insite in ciascuno e secondo il proprio itinerario, scoperto nella chiarezza e nella verità. (…)

Il Fuoco attiva nell’uomo le dinamiche tra centro e periferia, dal punto di vista psichico (relazioni) e dal punto di vista fisico attraverso il sangue. Questo Movimento consente all’uomo di manifestarsi nel mondo, agli altri attraverso i sentimenti, il pensiero e la parola. La lingua come organo di fonazione è correlata al Fuoco e tutte le problematiche della parola che non fluisce (lapsus, balbuzie, eccetera) sono manifestazione di un suo squilibrio. Come organo di senso si correla al tatto, mezzo di ricezione che permette di integrare le informazioni provenienti dall’esterno, ma anche mezzo di trasmissione e comunicazione con l’esterno. Il Movimento Fuoco rappresenta il massimo dell’espansione, della comunicazione, della relazione, corrisponde al mezzodì in cui il sole è al culmine, al sud dove è più caldo, all’estate, tempo del calore, è la fase della pianta in cui essa emana la maggiore quantità di oli essenziali e il suo profumo si diffonde nell’aria, favorito dal calore del sole; il calore è l’energia climatica connessa al Fuoco e il rosso è il suo colore. (…)

Il Fuoco è collegato ai vasi sanguigni che mettono in relazione il centro con la periferia, attraverso il sangue portano calore, nutrimento, vitalità ai tessuti e a tutte le cellule, mentre la manifestazione esterna è il colorito del viso, l’incarnato dato dalla grande irrorazione sanguigna di questa parte del corpo. Un colorito rosso in volto e al collo manifesta problemi di Cuore. (…)

La secrezione corporea correlata al Fuoco è il sudore, fondamentale per la termoregolazione e per disperdere l’eccesso di calore. (…)

Il Cuore è la massima espressione dello yang, la sua energia è -come il fuoco- mobile, flessibile, adattabile, flessuosa, morbida. Questa flessibilità ed elasticità sono trasmesse ai vasi e al sangue, per questo si dice che “il Cuore ama la morbidezza”, ma se perde tono e si allenta troppo ne soffre il dinamismo stesso del Cuore; si dice che “il Cuore teme il rilassamento” perchè in tale condizione il ritmo cardiaco, la circolazione sanguigna e l’equilibrio delle emozioni non possono più essere garantiti.

Nell’uomo l’aspetto sottile del Fuoco è lo Shen, lo Spirito che anima ogni individuo. Lo Shen si manifesta soprattutto nello sguardo, negli occhi che da sempre sono considerati lo “specchio dell’Anima”, dimora ovunque nel corpo perchè essendo estremamente yang ha bisogno di ancorarsi ad una sostanza yin, il sangue, per non staccarsi. Se il sangue e lo yin di Cuore sono in difetto, gli Shen non trovano dimora, sono instabili, si sganciano e questo si può avvertire come uno stato di paura che può portare ad attaccamento eccessivo a cose e persone. Se invece gli Shen sono in armonia, ben ancorati al sangue, allo yin di Cuore, e trovano ad accoglierli un Cuore vuoto e silenzioso, danno la capacità di recepire, esaminare, vagliare, ponderare tutte le situazioni della vita con equilibrio e saggezza, permettendo di vivere con serenità e gioia.

L’emozione del Fuoco è la gioia; intesa come eccessiva eccitazione è correlata all’espansione e al calore: l’eccesso di emotività può però danneggiare l’uomo perchè porta alla perdita del contatto con il “centro”, è un portarsi troppo all’esterno, alla periferia, dimenticando l’imperatore che deve sempre avere la posizione centrale e non può perdere il comando, pena le malattie dello Shen, le patologie psichiche. Lo Shen ama i luoghi calmi e quieti; la risata, lo humor, la giovialità sono segni di salute e di equilibrio del Cuore. Un eccesso di Fuoco di Cuore si manifesta con agitazione, eccitazione, la persona è logorroica, parla molto e velocemente, vi è un’ilarità immotivata con sproloqui continui. A livello fisico si possono avere palpitazioni, tachicardia, occhi rossi, viso rosso, insonnia, sonno disturbato da sogni, bocca amara al risveglio dopo una notte insonne, bocca secca, ulcerazioni alla bocca e alla lingua, sete, stitichezza, urine scarse e scure, sangue nelle urine, bulimia.

L’estremo è un fuoco-flegma o flegma che annebbia lo Shen, i sintomi principali sono disturbi mentali fino ad arrivare alle psicosi. In caso di vuoto si manifestano ansia, insonnia, palpitazioni, sensazione di oppressione al petto, sudorazione notturna, vertigini, tendenza all’isolamento, scarsa presenza”.

 

Il MOVIMENTO LEGNO

Il MOVIMENTO LEGNO

Da “Reflessologia naturopatica” di Catia Trevisani, Ed. Enea, 2010 https://www.edizionienea.it/libri/   “Il Movimento Legno rappresenta l’inizio di ogni ciclo vitale, è il principio, il passaggio dalla stasi al movimento, dall’energia potenziale all’energia cinetica, dallo yin allo yang. E’ l’inizio, la crescita, il cambiamento, lo sviluppo, 

SONNO, SOGNO e NEUROSCIENZE

SONNO, SOGNO e NEUROSCIENZE

Articolo dal sito “Scienza e Psicoanalisi” fondato e diretto da Quirino Zangrilli “Kandel, premio Nobel per la medicina e le neuroscienze per i suoi studi sulla memoria, in un suo articolo del 1999, osserva che “nonostante i progressi fatti negli ultimi 50 anni dalla biologia, non 

Il SOGNO: memoria filogenetica del modello cibernetico della mente

Il SOGNO: memoria filogenetica del modello cibernetico della mente

Dal sito “Scienza e Psicoanalisi” fondato e diretto da Quirino Zangrilli

“Se i contenuti psichici vengono continuamente ritrascritti e riprogrammati deve esistere necessariamente un meccanismo psichico che si faccia carico di una funzione di incontro-armonizzazione tra filo ed onto-genesi e tra passato e presente. In altre parole una sorta di riprogrammazione genica del sistema”.

Continua a leggere sul sito:

http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/2411#.VD7d0LCsWYk

 

COME si RICORDANO i SOGNI da “Le Scienze”

COME si RICORDANO i SOGNI da “Le Scienze”

Articolo di “Le Scienze” Edizione italiana di Scientific American, 10 maggio 2011. Il ricordo dei sogni è legato alla presenza di onde cerebrali theta durante la fase REM del sonno. Articolo disponibile al seguente link: http://www.lescienze.it/news/2011/05/10/news/come_si_ricordano_i_sogni-552110/  

DEMONI del SONNO e PARALISI IPNAGOGICHE da “Le Scienze”

DEMONI del SONNO e PARALISI IPNAGOGICHE da “Le Scienze”

Articolo di “Le Scienze” Edizione italiana di Scientific American, 10 novembre 2011. Possessioni medievali, esperienze extracorporee, “rapimenti” alieni possono essere collegati a un disturbo finora poco studiato, la paralisi ipnagogica. Descritto anche nella storia della letteratura, colpisce più spesso pazienti psichiatrici e…studenti. Continua a leggere 

Una STIMOLAZIONE che INDUCE SOGNI LUCIDI da “Le Scienze”

Una STIMOLAZIONE che INDUCE SOGNI LUCIDI da “Le Scienze”

Articolo di “Le Scienze” Edizione italiana di Scientific American, 12 maggio 2014.

La stimolazione transcranica di alcune aree cerebrali permette di passare dal sogno tipico del sonno al cosiddetto sogno lucido, quello in cui si è consapevoli di sognare e che si può perfino controllare. Questa dimostrazione di un nesso causale fra lo sviluppo di specifiche forme d’onda cerebrali prodotte dalla stimolazione transcranica e l’acquisizione della consapevolezza di sé ha un potenziale interesse clinico per vari disturbi psichici, a partire da quello da stress post-traumatico.

Continua a leggere sul sito:

http://www.lescienze.it/news/2014/05/12/news/autocoscienza_sogno_lucido_stimolazione_transcranica_onde_cerebrali-2136570/

La DUPLICE FUNZIONE dei SOGNI da “Le Scienze”

La DUPLICE FUNZIONE dei SOGNI da “Le Scienze”

Articolo di “Le Scienze” Edizione italiana di Scientific American, 23 aprile 2010. Le esperienze recenti sarebbero elaborate contemporaneamente dall’ippocampo in funzione dei problemi contingenti, e dalle aree corticali superiori per saggiarne l’applicabilità delle nuove informazioni a compiti più complessi e astratti. Continua a leggere sul 

SOGNO da “Dizionario dei simboli” III° parte

SOGNO da “Dizionario dei simboli” III° parte

Alla voce SOGNO del “Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri” di J. Chevalier e A. Gheerbrant, Ed. Bur Saggi, 2014, pp. 955-963   Interpretazione   1. L’autore del sogno è al centro del sogno Non ci si attenda da questa nota 

SOGNO da “Dizionario dei simboli” II° parte

SOGNO da “Dizionario dei simboli” II° parte

Alla voce SOGNO del “Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri” di J. Chevalier e A. Gheerbrant, Ed. Bur Saggi, 2014, pp. 955-963

 

 

Funzioni del sogno

1. Il sogno è necessario all’equilibrio biologico e mentale quanto il sonno, l’ossigeno e una sana alimentazione. Alternando rilassamento e tensione dello psichismo, esso assolve ad una funzione vitale: la morte o la demenza determinano una mancanza totale di sogni. Serve da liberazione agli impulsi repressi nel corso della giornata, fa emergere problemi da risolvere, suggerisce nel suo svolgersi alcune soluzioni. La sua funzione selettiva, come quella della memoria, allevia la vita cosciente. Ma ha anche un ruolo di tutt’altra profondità.

2. Il sogno è uno dei migliori mezzi di informazione sullo stato psichico del sognatore. Gli fornisce con una simbologia vivente un quadro della sua situazione esistenziale attuale: per il sognatore costituisce spesso un’immagine spesso insospettata di sè; è un rivelatore dell’io e del sè. Ma, nello stesso tempo, li nasconde esattamente come un simbolo, in immagini di esseri diversi dal soggetto. I processi di identificazione operano senza controllo nel sogno. Il soggetto si proietta nell’immagine di un altro essere: egli si aliena identificandosi nell’altro. Può essere raffigurato sotto tratti che non hanno niente in comune con lui, uomo o donna, animale o pianta, veicolo o pianeta etc. Una delle funzioni dell’analisi onirica o simbolica è quella di dipanare queste identificazioni e di individuarne le cause e i fini; essa deve restituire alla persona la propria identità, scoprendo il significato del suo raffigurarsi sotto la forma di un altro.

3. Funzione fondamentale del sogno è quella di stabilire un equilibrio compensativo nella psiche della persona. Esso assicura un’autoregolazione psicobiologica. Dalla carenza di sogni derivano squilibri mentali, come la carenza di proteine  può provocare disturbi fisiologici. La funzione biologica del sogno, confermata dai più recenti esperimenti scientifici, influisce sulla stessa interpretazione, che può quindi evocare la legge delle relazioni complementari. L’interprete cercherà infatti la relazione di complementarietà fra la situazione cosciente vissuta, oggettiva, del sognatore e le immagini del suo sogno. Esiste infatti, scrive Roland Cahen, “una relazione di contrappeso (di equilibrio) realmente dinamico fra il conscio e l’inconscio, manifestata per il verificarsi del sogno. I desideri, le angosce, le difese, le aspirazioni (e le frustrazioni) del conscio troveranno nelle immagini oniriche ben intese una compensazione salutare e di conseguenza le correlazioni essenziali”. Il dramma onirico può concedere ciò che la vita esteriore rifiuta e rivelare lo stato di soddisfazione o insoddisfazione nel quale si trova la capacità energetica (libido) del soggetto. Ma talvolta anche lo scarto tra il sogno e la realtà è tale che assume un carattere patologico e che tradisce nella libido stessa una dismisura che niente può compensare. Si osserverà che nei casi normali la compensazione si produce, nella prospettiva di Freud, secondo una linea orizzontale, cioè allo stesso livello della sessualità, mentre, secondo Jung, ogni equilibrio psicologico dell’essere si trova, fra i livelli coscienti e i livelli inconsci, nella dimensione della verticalità, come un veliero fra la vela e la chiglia. Nello stesso senso, per il Guillerey, ogni turba psichica corrisponde ad un’attività superiore ostacolata e il richiamo dell’eroe, nel senso bergsoniano del termine, svolge una funzione, non soltanto morale, ma terapeutica di salvataggio.

4. Il sogno infine accelera i processi di individuazione che guidano lo sviluppo di evoluzione e di integrazione dell’uomo. Al suo livello, ha già una funzione totalizzante. L’analisi, come vedremo, gli permetterà di entrare in comunicazione quasi regolare con la coscienza e di essere quindi fattore di integrazione ai vari livelli. Non soltanto esprimerà la totalità del sè, ma contribuirà a formarla.

 

 

Analisi del sogno

1. L’analisi dei simboli onirici consiste in un triplice esame: quello del contesto del sogno (le immagini e la loro drammaturgia); quello della struttura del sogno (l’insieme formale delle relazioni fra le diverse immagini); quello del significato del sogno (il suo orientamento, la sua finalità, la sua intenzione). I principi interpretativi dell’analisi si potrebbero d’altronde applicare a tutti i simboli, oltre a quelli dei sogni, e in particolare a quelli che si esprimono nelle mitologie. Il sogno può essere considerato come una mitologia personale.

2. Il contenuto del sogno, cioè la fantasmagoria puramente descrittiva, deriva da cinque tipi di processi spontanei: elaborazione dei dati dell’inconscio per trasformarli in immagini attuali; condensazione degli elementi multipli in un’immagine o in un sequenza di immagini; spostamento o transfert dell’affettività su queste immagini sostitutive, attraverso processi di identificazione, rimozione o sublimazione; drammatizzazione dell’insieme di immagini e di cariche affettive in un tratto di vita più o meno intenso; infine simbolizzazione che nasconde dietro le immagini del sogno le realtà che non sono direttamente rappresentate. Attraverso queste forme mascherate da tante operazioni inconsce, l’analisi onirica dovrà cercare il contenuto latente di tali espressioni psichiche, che nascondono costrizioni, bisogni e pulsioni, ambivalenze, conflitti o aspirazioni sepolte nelle profondità dell’anima. Il contenuto del sogno comprende non soltanto le rappresentazioni e la loro dinamica, ma anche la loro tonalità, vale a dire la carica emotiva e ansiosa che le investe.

3. Fantasmagorie diverse possono coprire strutture identiche, cioè insieme disposti e articolati secondo lo stesso schema profondo; al contrario, immagini simili possono apparire in strutture diverse. Numerosi confronti di immagini e di situazioni sognate hanno rivelato una specie di tematica costante, cioè un insieme di schemi eido-motori, dove serie di immagini diverse manifestano uno stesso orientamento, medesimi sentimenti, medesime preoccupazioni, come l’esistenza di una rete di comunicazione interna di uno stesso ordinamento tra i diversi livelli e le diverse pulsioni della psiche; esse permettono anche di individuare il contenuto latente del sogno. (…) Freud pensava che “tutti i sogni di una medesima notte appartengono ad un unico insieme”. Di solito si considera questa struttura del sogno come un dramma in quattro atti, nel quale agisce un apparato immaginario che può variare notevolmente, benchè il quadro soggiacente dell’azione resti lo stesso. Roland Cahen riassume così questi quattro atti, per facilitare l’analisi:

a) messa in scena e personaggi, luogo geografico, epoca, scenario;

b) l’azione che si svolge e forma l’intreccio;

c) la peripezia del dramma;

d) il dramma volge al termine, alla soluzione, allo scioglimento, alla distensione, all’indicazione o conclusione.

Ciò che complica questa struttura, è che essa deve essere esplorata a diversi livelli, che interferiscono tra loro. Si troveranno a livello profondo i problemi metafisici che rappresentano simbolicamente, in modo più o meno diretto, le angosciose questioni dell’ontogenesi o della sopravvivenza. A livello medio, le preoccupazioni sessuali si esprimono attraverso i simboli che l’individualizzazione dell’adolescenza pone in modo generale. A livello superficiale appariranno sotto una forma simbolica, d’altronde più o meno compiuta, le preoccupazioni dell’individuo isolato dalla complessità della civiltà e che si inganna  sulle cause della sua difficoltà d’adattamento.

Attraverso questi mondi di simboli, che così classificati si articolano secondo un’analogia assai limpida, si delineano chiaramente alcuni assi privilegiati quali:

  • il rapporto quasi costante tra ascensione e luce (Castland-Desoille)
  • il rapporto tra integrazione e calore (Frétigny-Virel)

Da segnalare anche le grandi direzioni analogiche della centralità (Godel), della destra e della sinistra. Queste reti di coordinate, e altre che hanno un valore puramente sperimentale, formeranno un codice di schemi eido-motori, grazie al quale il simbolismo onirico potrà essere esplorato in modo relativamente scientifico.

4. Infine, ogni sogno ha un significato -che può essere ricercato a monte- nella causa del sogno, ed è il metodo freudiano eziologico e retrospettivo; o in avanti, nell’intento realizzatore del sogno, ed è il metodo junghiano teleologico o prospettico. I sogni, dice Jung, sono spesso anticipazioni che perdono significato se si esaminano in un’ottica puramente causale.

Il sogno, come ogni processo vivente, non è solo una sequenza causale, ma anche un processo orientato verso una meta. Si possono dunque chiedere al sogno -che è un’autodescrizione del processo della vita psichica- indicazioni sulle cause oggettive della vita psichica e sulle tendenze oggettive di quella. Invece di porsi, come la funzione compensatrice, alla dipendenza di un cosciente che la precede, la funzione prospettica si presenta -al contrario- sotto forma di un’anticipazione, sorgente dall’inconscio, dell’attività cosciente futura; essa indica un abbozzo preparatorio, uno schizzo a grandi linee, un progetto di piano esecutivo. Ma questo orientamento verso una meta si esprime sotto forma di simboli, e non nella chiarezza descrittiva di un film di avventure o di una concatenazione concettuale.

Assimilando al sogno le costruzioni fantastiche fatte nello stato di veglia, Edgar Morin pensa che “ogni sogno è una realizzazione irreale, ma che aspira alla realizzazione pratica. Per questo le utopie sociali prefigurano le società future, le alchimie prefigurano le chimiche, le ali di Icaro quelle degli aerei”. Ogni sogno, dirà Adler, tende a creare il film più favorevole ad una meta lontana. Questa finalità del sogno si distingue dal sogno premonitore degli antichi: essa non annuncia un evento futuro, ma rivela e libera l’energia che tende a creare l’evento. E’ tutta qui la differenza fra la profezia e la previsione, la divinazione e l’atteggiamento operativo.

“Il sogno è una preparazione alla vita” (Moeder); “l’avvenire si conquista con i sogni prima di conquistarlo con gli esperimenti” (De Becker, a proposito di Gaston Bachelard); “il sogno è preludio alla vita attiva” (Bachelard).

 

continua…

SOGNO da “Dizionario dei simboli” I° parte

SOGNO da “Dizionario dei simboli” I° parte

Alla voce SOGNO del “Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri” di J. Chevalier e A. Gheerbrant, Ed. Bur Saggi 2014, pp. 955-963   La parte del sogno Secondo le più recenti ricerche scientifiche, un uomo di sessant’anni avrebbe sognato, dormendo, 

DIZIONARIO JUNGHIANO

DIZIONARIO JUNGHIANO

    Questo breve dizionario è utile come punto di riferimento per orientarsi nel sistema di definizione junghiano della psiche. Da “Ecobiopsicologia: psicosomatica della complessità” di Diego Frigoli, M&B Publishing, 2004.   ANIMA: personificazione della natura femminile nell’uomo; pone l’uomo di fronte al mondo per lui 

INVENTARIO PERSONALE

INVENTARIO PERSONALE

 

Dal testo “I sogni. Domande di oggi alle risposte di domani” di E. Cayce-M. Thurston, Ed. Mediterranee, pp. 55-57

“Nella maggior parte dei casi i sogni sono altamente di natura pratica e trattano quegli stessi problemi di cui si cercherebbe la soluzione se ci si rivolgesse ad un terapeuta di fiducia. I sogni producono un commento su quelle cose di cui si occupa la nostra mente nel corso della giornata. Estendiamo questa nozione affermando che il significato dei sogni generalmente si riferisce ad una certa area della vita quotidiana in cui noi investiamo tempo, energia o preoccupazione.

Si potrebbe usare l’elenco sottostante come inventario della propria vita. Facciamo una breve pausa e cerchiamo di osservare noi stessi. Su che parte della nostra vita investiamo più tempo ed energia? Su che parte si investono più pensieri, creativi, preoccupati o ansiosi? L’elenco sottostante potrà sembrarvi incompleto, per cui se è necessario aggiungete delle voci. Riempite gli spazi vuoti riguardanti i rapporti, con il nome delle persone che svolgono ora per voi un ruolo chiave. In un secondo momento date un punteggio ad ogni voce, usando questa scala:

3 = una quantità elevata di tempo, energia o preoccupazione

2 = una quantità moderata di tempo, energia o preoccupazione

1 = una quantità minima di tempo, energia o preoccupazione

 

INVENTARIO

  • salute fisica
  • vita lavorativa
  • scuola
  • rapporto con il partner
  • rapporto con i genitori
  • rapporto con i figli
  • vita spirituale
  • il mio futuro
  • il mio hobby
  • le mie finanze
  • rapporto con….
  • rapporto con…
  • rapporto con…
  • altri
  • altri

I significati della maggior parte dei sogni riguardano le aree della propria vita che hanno ricevuto un punteggio di 3. Questo non significa necessariamente che i sogni sono correlati con le stesse voci che appaiono nell’inventario. Ma una volta che si inizia ad interpretare in modo appropriato i sogni, è possibile scoprire i significati e i messaggi nascosti provenienti dall’inconscio che fungono da commento su quelle aree in cui noi investiamo maggiormente. Ragioniamo in questi termini: di qualsiasi cosa si faccia “tesoro” attraverso pensieri o preoccupazioni, anche il cuore interviene. I sogni rappresentano in gran parte un mondo di sensazioni ed emozioni -un’attività tipica del cuore. Ogni giorno, ora dopo ora, si investe dell’energia attraverso atteggiamenti ed emozioni. Quella è la stessa direzione che prenderanno il cuore e la vita onirica. Naturalmente, i sogni possono avere una prospettiva molto più saggia ed introspettiva.

I sogni non si limitano a ripetere gli atteggiamenti e le idee consce, ma gli argomenti che trattano seguiranno il filo che noi stessi stabiliamo.”

La STRUTTURA DRAMMATICA del SOGNO

La STRUTTURA DRAMMATICA del SOGNO

Secondo Jung il sogno segue un impianto drammatico, rintracciabile nello schema tipico dei miti, dei misteri religiosi e delle fiabe: in questo senso è archetipico, perché è un modello sui cui si struttura e articola una modalità rappresentazionale che non dipende dalla cultura, dall’epoca o 

INTERVISTA al SOGNATORE

INTERVISTA al SOGNATORE

  L’intervista al sognatore è un piccolo strumento per familiarizzare con la dimensione del sogno: si può utilizzare con persone desiderose a loro volta di esplorare i propri sogni, e con cui siamo in confidenza e in sintonia. Ci si può intervistare a vicenda, si 

NEUROFILOSOFIA e MONDO IPERURANICO DISTALE di P. Giuseppe Milanesi

NEUROFILOSOFIA e MONDO IPERURANICO DISTALE di P. Giuseppe Milanesi

Neurofilosofia e mondo iperuranico distale.
Lo spazio degli dei (e degli uomini) di Fred Previc

Pier Giuseppe Milanesi

Scrittore e docente di filosofia, Pavia

 
Rispetto alla concezione tramandata dalla filosofia (e dalla filosofia della scienza) che propone una visione intellettualistica univoca dello spazio, gli studi di Previc hanno dimostrato che il rapporto della coscienza con lo spazio viene invece gestito da più moduli, al punto da potere classificare 4 modalità di interazione spaziale a cui corrispondono modalità diverse di proiezione della nostra esistenza su scenari pratici e culturali differenti. Assume particolare importanza il quarto livello di gestione della spazialità, quello che proietta la coscienza umana a confrontarsi con le grandi distanze – lo spazio celeste, la casa degli dei. Questo modulo si avvale di un pathway neurologico che coinvolge strutture ventrali sensibili, che gestiscono parimenti il rapporto con la religione e con la trascendenza. Ma sono anche le strutture che poi si attivano quando i popoli si devono mettere in cammino per migrare alla ricerca di nuove terre spinti dal bisogno e dalla necessità – la ricerca di una eterna “terra promessa”. In questa ricerca su spazi infiniti il cammino degli dei e degli uomini si identifica ed entrambi procedono insieme.

Il “tratto” e il volto

La preghiera più nota, famigliare (e di accreditate origini) che viene recitata da secoli nell’Occidente cristiano, comincia, come è noto cosi: Padre Nostro che sei nei cieli…Non ci si è mai chiesti, a dire il vero, perché mai – anche in considerazione delle successive spiegazioni catechistiche ove si precisa che Dio deve essere comunque inteso come onnipresente “in cielo e in terra e in ogni luogo” – non si fosse potuto, già nella sua prima formulazione, recitare il Padre Nostro con una più precisa indicazione della collocazione spaziale.

In realtà, forse non sarebbe stato possibile pretendere altrimenti – e non solo per ragioni di puri influssi e acquisizioni di tradizioni ideologiche per cui nelle varie culture gli dei “positivi” vengono collocati sempre sopra qualche altura (come ad esempio sul monte Olimpo, o sul monte Sinai) – ma per una serie di cause molto più profonde e strutturali, connesse alle diverse modalità con cui il cervello umano gestisce i piani spaziali, anche al fine di organizzare lo scenario su cui proietta le sue rappresentazioni e le sue immagini.

Questa premessa ci consente di segnalare una ricerca di grande interesse ed eccellenza, che suggerisce un modello affatto nuovo per lo studio e l’approfondimento del concetto di spazio. Lo studio a cui ci riferiamo è The role of the extrapersonal brain systems in religious activity del neurologo Fred Previc e pubblicato in Consciousness and Creativity (1).

Sul piano concettuale, la nozione di “spazio” rinvia tradizionalmente ad una rappresentazione univoca, nonché astratta di questo elemento. Tutti i vari “spazi” euclidei o non euclidei rinviano ad una unica “realtà” – se così si può definire – astratta uniforme e indifferenziata, capace poi di essere intellettualmente sagomata a grande piacimento, ma in qualche modo originariamente “pura” e omogenea – lo spazio.

Quando il matematico si mette ad argomentare avendo davanti il triangolo di Euclide oppure la sfera di Poincaré, sarebbe dunque un inutile disturbo avvicinarsi al nostro teoreta per chiedergli di precisare in quale luogo egli immagini tale triangolo, ossia se lo immagina sulla luna, oppure alla distanza di pochi metri dalla scrivania o ancora più vicino a sé. Il matematico reagirebbe con espressione incredula o di compatimento a tale insulsa domanda, e il suo umore certo non muterebbe anche quando facessimo notare che, in origine, proprio Platone, grande filosofo matematizzante, poneva triangoli e cerchi nel mondo iperuranico, proprio nella casa del dio, essendo questi i soli strumenti celesti che la divinità avrebbe potuto utilizzare, come scritto nel Timeo, per creare il mondo delle cose umane. Pensando infatti alla divinità, dobbiamo notare che, non solo nella filosofia platonica, ma anche nella iconografia che si è tramandata nel tempo, non solo questa viene collocata su infinite altezze o spazi celesti, ma viene anche rappresentata con qualche figura geometrica appresso, quanto meno un triangolo, da cui in seguito si è rappresentata la sua trinitaria natura.

Questo “apparentamento” tra l’immagine del divino, la rappresentazione del “volto” divino, e la geometria è uno degli stereotipi più importanti nella storia dell’evoluzione umana. Infatti, esso è legato ad un processo che potremmo definire del “riconoscimento del tratto”, o delle forme del volto e della figura. Questa funzione del “riconoscimento del volto e della figura” – riconoscimento del tratto – è essenziale dal punto di vista evolutivo, non solo perché consente di potere distinguere presenze famigliari e amiche da presenze di estranei potenzialmente pericolose, ma anche di poter indovinare, dalla espressione del volto dell’altro, l’umore e la disposizione d’animo della persona che ci è appresso. Per questo, questa funzione ermeneutica originaria e primitiva, viene immediatamente codificata nelle aree prossime al sistema limbico emozionale, in particolare nelle regioni prossime ai lobi temporali inferiori (Cfr. R. Joseph, Neurotheology – Brain, Science, Spirituality, Religious Experience,) (2).

Queste stesse aree, non solo risultano sensibili alla lettura del “volto dell’altro”, ma parimenti, secondo la nostra opinione, sono sensibili ai “tratti geometrici” che rendono possibile tale riconoscimento, ossia alle primitive figure geometriche, che assumono in questo caso valenza simbolica: il cerchio, il triangolo, la croce, la linea. Infatti il cerchio è lo stereotipo dell’ovale del viso, la croce rappresenta l’incrocio perpendicolare della linea che comprende l’asse delle due sopracciglia (gli occhi) con la linea rappresentata dal naso, il triangolo è il naso stesso (profilo) o comunque la particolare spigolosità del viso.

L’umanizzazione della trascendenza

Esiste una espansione simbolica molto forte di questi segni ed anche interpretazioni a volte approssimative e gestite da luoghi comuni. Sembrerebbe ad esempio incomprensibile il rapporto che, nell’ambito occidentale, connette il segno della croce (uncinata o no) con i movimenti razzisti e xenofobi. Questo rapporto diventerebbe forse più chiaro se si interpretasse questo simbolo a partire dal suo significato più antico, ossia come il simbolo del volto dell’altro, e perciò come infrastruttura in cui viene pensata l’alterità, con valenza sia positiva che negativa. È un segno bivalente dove significato positivo (l’accettazione del volto dell’altro)  o negativo (disprezzo del volto dell’altro) si confondono. Il circolo e la croce sono la rappresentazione del volto umano e sono anche i due simboli che ad esempio troviamo evidenziati in alcune sette come ad esempio il KKK. In questo caso esaltare la croce con questo significato vuol dire mettere in discussione un processo di riconoscimento o di non riconoscimento del tratto del volto dell’altro. Io ti riconosco (o non ti riconosco) come mio simile! La croce, come infrastruttura simbolico-emotiva di un processo di riconoscimento e/o non riconoscimento è stata perciò usata come strumento di supplizio per coloro che non si riconoscevano nel sistema sociale, ossia per coloro che venivano chiamati latrones – un termine nel mondo romano usato per definire i ribelli politici (non i “ladroni”, come comunemente si pensa!) come spiegato nel saggio di Brent Shaw, The Bandit, contenuto nel volume The Romans, a pagine 309, citato in bibliografia (3). Con questo suo significato recondito, atavico, precristiano, nella simbologia occidentale, la croce, è dunque rimasta come segno da agitare come monito e minaccia presso i “diversi”, e cioè coloro che non hanno le nostre fattezze o il colore del viso o che non appartengono al nostro “gruppo” sociale.

Per la stessa ragione connessa al riconoscimento dello specchio del volto dell’Altro, ossia per un processo emotivo primario limbico-temporale sul quale si costituisce l’ordine del simbolico, il dio “muore” sulla croce – sorte di crocifissione in cui già incorre il dio più antico d’Occidente – il dio dell’immagine-volto infranta allo specchio, Dioniso (4). Al di là di ogni possibile (e comunque plausibile) altra interpretazione, è però semplice comprendere che infine l’Altro (e cioè Dio stesso in quanto alterità assoluta) e la struttura simbolica in cui il nostro cervello codifica il volto di ogni alterità, debbano coincidere.

Comunque sarebbe sufficiente far caso ai disegni con cui i bambini rappresentano il volto umano o la figura umana per rendersi immediatamente conto del sottile rapporto che lega la divinità (il “volto di dio” o il volto dell’Altro) alla geometria. Triangoli, cerchi e croci sono infatti tra le più remote testimonianze graffitare tracciate dai nostri progenitori e fino a noi pervenute. Risalgono all’Uomo di Cromagnon, 35000 anni or sono, o homo sapiens sapiens. Tali grafi compaiono in una fase in cui assistiamo parimenti ad un incremento dei processi di socializzazione e perciò alla fioritura di quei rituali e gestualità su cui si sviluppò e trasse senso una primitiva cultura religiosa. La “gestione” dell’immagine del prossimo e l’elaborazione di una rudimentale e primitiva “simbolica geometrica” sono dunque processi concomitanti.

Il rapporto di  intimità e prossimità che l’apparato cortico-temporale, gestore delle formazioni figurative intrattiene con l’adiacente sistema limbico – amigdala e ippocampo –  fa sì che un eccesso di sollecitazioni sul piano emotivo possano comportare una anomala stimolazione dei lobi temporali, provocando una evocazione spontanea e scoordinata di figure, ossia può essere causa o concausa di processi allucinatori di natura visiva (visioni di volti, di fantasmi, apparizioni  ecc.). L’apparato lobo-temporale è in generale chiamato in causa nel processo di produzione di eventi allucinatori, non solo come in questo caso, di natura visiva, ma anche di natura uditiva, data la particolare funzione che tali aree esercitano nel riconoscimento dei suoni e del linguaggio.

Questa attività produttiva di immagini non è solo stimolata da eventi patogeni, ma può essere ritenuta una modalità naturale con cui il cervello umano processa il mondo personificando segni e ombre. È questa anche la tesi di due autori, teologi, J. Ashbrook e C. R. Albright in The Humanizing Brain: Where Religion and Neuroscience Meet (5), secondo i quali, appunto, il cervello va interpretato come una struttura in grado di tradurre la trascendenza in un “linguaggio umano”, rendendola così a noi famigliare. Si tratterebbe dunque di una funzione “umanizzante”. La funzione del riconoscimento dei volti e soprattutto del riconoscimento del “volto dell’altro” acquista un particolare significato, perché è proprio attraverso il volto dell’Altro e in prim’ordine attraverso il volto di Dio, che si ottiene accesso alla dimensione della trascendenza. In questa tesi l’influsso di Levinas e del suo concetto del “volto infinito” (6), sono evidenti.

Nella costruzione dell’universo metaforico, noi vediamo una particolare frequenza nell’uso di metafore di tipo fisiognomico. Nei bambini, infatti spesso i frontali o i rilievi degli oggetti vengono interpretati come visi umani, così come forme umane sembrano le ombre notturne che ondeggiano ventose. Spesso il nostro cervello, osservando un pavimento maculato o una superficie maculata, estrapola da quelle macchie i profili di visi di persone.

Ma il fenomeno di “umanizzazione della trascendenza” certamente di assoluta rilevanza culturale è quello offerto della geometria del cielo stellato. Usando i puntini luminosi delle stelle l’umanità ha tracciato figure e storie. L’intero mondo degli eventi umani si è ristampato nel cielo. In questo modo l’umanità ha scritto in prima istanza la propria storia su una superficie celeste e ha trovato nel moto degli astri e nella modificazione di quelle figure delle risposte alle sue primitive domande sul senso delle cose terrene e quasi un prosieguo delle vicende terrene. Però c’è un altro motivo per cui questa storia è stata scritta in cielo, e lo vedremo illustrando, se pur in brevi linee, le geniali intuizioni di Previc.

 

Oltre confine

Se dunque la filosofia – ma anche il senso comune – tende a considerare lo spazio (e il tempo per un altro verso) dal punto di vista astratto come un concetto univoco e generale, dal punto di vista delle neuroscienze e del vissuto psichico, questa “generalità” può invece essere scomposta in modalità spaziali differenti, corrispondenti alle diverse modalità con cui il cervello processa e riorganizza i dati spaziali (o temporali).

Previc arriva ad individuare 4 diverse modalità di organizzazione dei rapporti spaziali a cui corrispondono differenti processi neurofisiologici di supporto. Egli arriva a formulare questa classificazione dopo un certo periodo di esperienza e di studio in un laboratorio per la prevenzione del disorientamento spaziale da parte dei piloti dell’aeronautica degli Stati Uniti, causa frequente di incidenti aerei. Potrebbe destare a prima vista sorpresa questo percorso di Previc che lo ha condotto dalle analisi delle esperienze di volo ad interessarsi di questioni celesti in senso spirituale. Però in questo caso il gioco  della metafora, come nei sogni, nasconde delle trame effettive della coscienza. Il disorientamento spaziale non è solo legato ai presunti misteri del “triangolo delle Bermude”, ma questo “perdersi nello spazio”, legato alla seduzione dello spazio, è anche un poco connesso alle mitologie e leggende della nostra cultura, connesse sia alla ricerca di Itaca da parte di Odisseo, sia alla ricerca della Terra Promessa da parte di una tribù di pastori erranti nel deserto – il popolo di Dio.

Ma perché mai il popolo di Dio è per sua stessa natura il popolo errante? Perché Mosè incontra Dio sulla sommità del più alto monte? Perché mai la Terra Promessa si offre anch’essa per la prima volta alla vista dall’alto del monte? Il libro dell’Esodo racconta un viaggio reale, oppure un viaggio immaginario, non diversamente dal viaggio di Odisseo, o dal viaggio di Enea?

Queste ed altre domande possono trovare alcune risposte sulla base della teoria sui meccanismi cerebrali di mappatura degli spazi distali di Fred Previc e del loro rapporto con i meccanismi affini di eccitamento delle formazioni ideologiche, con particolare riguardo al fenomeno storico di sviluppo della religiosità in particolare. In origine è probabile che Previc abbia trovato lo spunto per passare da rilevazioni e studi sul fenomeno del disorientamento dei piloti ad una teoria sulla religiosità, da alcuni rilievi che non gli devono essere apparsi secondari, ossia dalla constatazione che la percorrenza e la pratica di navigazione degli spazi distali evoca un eccitamento del sentimento religioso. Questo fenomeno è stato riscontrato ad esempio negli astronauti nelle più estreme altitudini, come documentato da testimonianze raccolte, e che narrano di sensazioni assai simili agli stati mistici, di depersonalizzazione o da stati di alterazione assai simili alla assunzione di sostanze stupefacenti associabili ad un innalzamento dell’attività dopaminergica e alla riduzione di apporto di ossigeno (ipossia).

Ma il fatto che “lassù” possano accadere “strane cose”, non è solo una suggestione che troviamo tra l’altro ben rappresentata in un racconto straordinario, quale Il Gabbiano Jonathan Livingston, di Richard Bach (7), ma corrisponde alla frequenza con cui questi migranti degli spazi distali sembrano soggetti a visioni e allucinazioni, alla visione di UFO o miraggi. Anche l’episodio narrato da Matteo (17, 1-9) nei Vangeli – restando nell’ambito di una letteratura nota -, secondo cui  “[…] Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui” diventa significativo per il fatto che tale evento – che per taluni è un atto divino, per altri un fenomeno allucinatorio – avviene, come descritto “su un alto monte”.

Raccogliendo queste varie sollecitazioni ed esemplificazioni, possiamo dare più consistenza alla intuizione di un più vasto e profondo legame che connette la gestione della spazialità ad importanti eventi della cultura. Questo significa non solo che il senso religioso stringe un forte legame con la primitiva geometria del simbolico (triangoli, piramidi, croci, cerchi ecc.) come abbiamo visto nel capitolo precedente, ma anche e soprattutto che il sentimento della religiosità in generale si espande in una prospettiva di gestione e di mappatura dello spazio distale.

Esiste una forma di “eccesso esplorativo” nella coscienza spaziale che spinge l’esperienza umana a penetrare in una forma di “iperspazio” che corrisponde ad un “altro mondo” o a cercare una forma di “ipervisione” che corrisponde ad una estensione delle facoltà di organizzazione della spazialità corrente. In sintesi la tesi di Previc può essere espressa da questo passo tratto (pag. 512) dal saggio in precedenza citato:

 

Come l’anima è una estensione dello spazio corporale, così la figura di Dio e del Paradiso estendono il concetto dello spazio al di là di ogni massima distanza, mentre il concetto di Aldilà estende il tempo al di là del periodo finito della nostra vita. I concetti di Dio e del Paradiso sono in modo indissolubile legati allo spazio superiore. Così presso gli Ebrei la parola “El Elyon” che indica Dio significa “Altissimo”, “esaltare” nella lingua latina ha a che fare con il portare in alto, “trascendenza” connota un movimento che si dirige verso l’alto, “soprannaturale” denota indica un livello di esistenza che si svolge ad un piano superiore.”

 

Questo “volgersi verso l’alto” non è però interpretabile come un semplice fatto culturale, come una figura metaforica tramandata, ma trova fondamento in un fatto fisico inequivocabile che trova riscontro nello stralunamento dei bulbi oculari, ossia nel riversarsi dello sguardo su estremità superiori che possiamo riscontrare in una quantità di fenomeni, sia di tipo estatico-meditativo, sia di natura allucinatoria o di tipo onirico (sonno REM). Questo riflesso oculare tradisce dunque la complessità di un sistema sottostante sia di tipo neuroanatomico che di tipo neurochimico che Previc esplora, evidenziando l’esistenza e la struttura di canali condivisi che accomunano fenomeni variamente classificati – il sogno, le visioni, le allucinazioni, le estasi, il trasporto mistico e religioso – e che comportano una particolare produzione o alterazione di scenari visivi, e il dominio assoluto di campi visivi superiori.

 

Le quattro categorie spaziali di Previc

Relativamente ai processi neurochimici coinvolti possiamo solo anticipare che queste reazioni di stravolgimento e di accentuazione della spinta oculare verso l’alto è connessa alla alterazione in eccesso del rilascio di dopamina, come evidenziato nell’esperimento del “ratto in estasi” o con gli occhi puntati verso il cielo (stargazer). Viceversa, una negligenza del campo visivo superiore è spesso connessa a lesioni alla substantia nigra e perciò ad una crisi del sistema dopaminergico. Parimenti possiamo constatare nei soggetti depressi, dove prevale il sistema serotoninergico su quello dopaminergico, l’assunzione tipica di un postura dimessa del corpo e dello sguardo volto tendenzialmente verso il basso.                                   

Una identica rotazione degli occhi, oltre negli atti di preghiera o di meditazione, viene però naturale in particolari atti di concentrazione della mente su oggetti matematici. Per questo, la domanda impertinente che avevamo rivolto al nostro matematico, ossia dove mai si trovasse il triangolo su cui stava meditando, non sarebbe stata nemmeno così insulsa. Effettivamente il triangolo si trova, come pensava Platone, nella stessa direzione verso cui vanno le preghiere, ossia in cielo, nella casa del dio.

Con ciò veniamo alla classificazione degli ambiti spaziali di Previc. Nel saggio citato egli distingue 4 tipi di categorie o ambiti (realms) in cui si organizzano le relazioni spaziali nello spazio tridimensionale.

La prima distinzione è tra lo spazio peripersonale che si estende nell’ambito ristretto delle capacità prensili dell’individuo e le restanti 3 dimensioni (extrapersonali) che invece si sviluppano all’esterno di questa area prossimale. Tra queste, lo spazio ambientale, relativo alla gestione delle posture e degli spostamenti del corpo nell’orizzonte e nell’orientamento circostante, può essere interpretato come una ulteriore estensione dell’ambito peripersonale, mentre le restanti dimensioni sono “puntate” decisamente alla gestione delle dimensioni spaziali distali. Così gli ambiti di gestione dello spazio a) peripersonale e  b) ambientale possiedono una inclinazione prevalente verso il basso, dove sono posizionati gli arti di manipolazione e di locomozione, mentre lo c) spazio focale è l’unico spazio a base retinotopica e prevalente indirizzato in avanti-alto e raccolto in un cono centrale della dimensione del 30% del campo visivo. Ha certamente limiti di campo, ma ha una maggiore capacità esplorativa e di individuazione di oggetti attraverso gli indirizzamenti del moto oculare.

Lo spazio focale è imparentato con l’ultima e più estesa dimensione, che Previc chiama d) action extrapersonal space system – sistema spaziale extrapersonale operativo – la cui struttura “usa principalmente informazioni uditive e visive che ci consentono di orientarci, di navigare e di interagire nello spazio topografico” (pag. 503) e consente perciò di gestire uno spazio a 360 gradi.  Questo sistema è strettamente connesso ai processi di memorizzazione dei luoghi e degli eventi, nonché alle situazioni emotive associate, e consente parimenti un uso estensivo e a vasto raggio dei movimenti della testa che anticipano i movimenti del corpo nello spazio ed integra input visivi, uditivi, propriocettivi e vestibolari. Anche questo sistema, come quello focale, è diretto prevalentemente verso l’alto.

Queste classificazioni sono in parte supportate da differenziazioni riscontrate sul piano neuroanatomico (e neurochimico), poiché questi sistemi spaziali usano canali differenti, nel senso che il cervello processa e gestisce questi ambiti spaziali utilizzando risorse e percorsi differenti.

La differenza essenziale tra i sistemi a) e b) (peripersonale e extrapersonale ambientale) e c) e d) (spazio extrapersonale focale e extrapersonale operativo) consiste nel fatto che i primi utilizzano sul piano neuroanatomico la corrente dorsale che si estende dal canale visivo dorsale, mediante le parti laterali e mediali dei lobi temporali, fino a raggiungere le parti superiori laterali dei lobi frontali, i secondi – pur nelle loro reciproche differenze funzionali e anatomiche – privilegiano il percorso ventrale, coinvolgendo i lobi occipitali e temporali per raggiungere le parti mediali e basali dei lobi frontali.

Nel modello di Previc, il sistema spaziale extrapersonale operativo (che si sviluppa con una inclinazione verso l’alto) è di gran lunga il più significativo al fine di comprendere i fenomeni di coscienza connessi alle esperienze visionarie, oniriche o alle rappresentazioni mistiche e religiose. Questa particolare importanza non è dovuta solamente alla complessità del sistema ed alla sua interazione con apparati limbici e corticali sensibili e altrimenti interessati nella coscienza religiosa (quali ad esempio i lobi temporali come in precedenza accennato), ma ancor sì per una ragione neurochimica, vista la natura del neurotrasmettitore, la dopamina, che tale apparato utilizza in modo prevalente.

In generale le particolarità che caratterizzano i diversi sistemi di gestione della spazialità sono, secondo Previc, riconducibili ad almeno tre fattori. In primo luogo, come detto, al pathway ventrale dei sistemi di gestione della focalità e dello spazio distale operativo, in secondo luogo alla predominanza  della trasmissione dopaminergica nei sistemi spaziali extrapersonali rispetto al sistema spaziale peripersonale in cui predomina invece la conduzione serotonergica e noradrenergica. Infine, in terzo luogo, riguardo alla “emisfericità” abbiamo una prevalenza dell’emisfero sinistro per quanto riguarda la gestione della spazialità extrapersonale, mentre abbiamo una prevalenza dell’emisfero destro nella gestione dello spazio peripersonale, come rilevato nello studio dei casi di aprassia e di negligenza del corpo (alterata immagine del proprio corpo) nel caso di lesioni a tale emisfero. Nel qual caso, dacché prevalgono le funzioni situate nell’emisfero sinistro, e perciò una percezione alterata ed estrovertita della spazialità, il soggetto ha la netta impressione che il suo essere sia in balia di agenti esterni.

 

Lo spazio extrapersonale, sogni, allucinazioni, esperienze extracorporee

I sogni, le allucinazioni ecc. rappresentano “il trionfo dei sistemi spaziali extrapersonali sui sistemi peripersonali orientati sul corpo” (pag. 507). Questa affermazione può essere comprovata da alcune considerazioni sui sogni che ciascuno potrà fare facilmente analizzando se stesso. Infatti ad esempio, se sogniamo di guidare una automobile, raramente noi visualizzeremo le nostre mani (e neppure avremo percezioni tattili, ma solo uditive e visive). Pur avendo chiara percezione dello spostamento con la nostra auto onirica in uno spazio operativo a largo raggio, la nostra presenza rimane risucchiata dalla spazialità stessa, come se fossimo proiettati più avanti rispetto al piano logico di riferimento. Anche i piani visivi sono tendenzialmente rivolti nella direzione avanti-alto, al punto che raramente vengono fissati oggetti a terra. Quando ciò accade, l’oggetto a terra viene però inquadrato in una prospettiva come se noi lo guardassimo protendendoci da una finestra virtuale collocata in un punto sovrastante, in modo da far sì che sia conservata sempre la direzione avanti-alto del piano oculare – lo stesso sguardo con cui un dio guarderebbe il mondo. In sintesi già nel momento onirico in generale possiamo esperimentare questo primato dello spazio puro extrapersonale, uno spazio completamente estrovertito, in sé dal quale il soggetto quasi risulta assorbito.

La predominanza del sistema di spazialità extrapersonale sulla spazialità peripersonale durante i sogni trova anche conferma nella attivazione/deattivazione dei percorsi neuronali che gestiscono le due forme della spazialità, per cui, più un sogno è vivace e impresso e maggiormente sarà possibile constatare una attività nella corrente limbico-ventromediale (con interessamento delle aree occipitali, temporali, parietali e frontomediali – la stessa su cui su cui confluisce il sistema di spazialità extrapersonalee una parallela deattivazione dei circuiti dorsali che gestiscono le spazialità peripersonale.

Sul piano fenomenologico, il sogno è l’esperienza più elementare e comune, dove tutti in generale possiamo accedere ad un modello che resta comunque alla base di fenomeni più complessi e drammatici, in parte associati a patologie, in parte associati a fenomeni mistico-religiosi. In sintesi, i risultati, sul piano neuroanatomico, delle ricerche di Previc vengono da lui stesso così riassunte (pag.518):

 

L’esplorazione della neuroanatomia e della neurochimica dei sogni, delle allucinazioni, delle credenze, delle pratiche e delle esperienze religiose nell’uomo indica che ci può essere un sostrato neuronale comune a tutte questi fenomeni comportamentali che riflettono il predominio all’attività sistemica spaziale extrapersonale e una pari riduzione dell’attività orientata sul corpo. Sulla base della loro neuroanatomia, sogni, allucinazioni ed esperienze religiose possono essere tutte quanto mediate dal canale ventromediale (limbico-corticale) che si estende dal lobo temporale mediale alla parte anteriore del cingolo e alla corteccia prefrontale. Viceversa si riscontra una minore attivazione o addirittura una deattivazione delle aree occipitali e parietali durante questi fenomeni.

 

Una serie di esperienze che possono essere riscontrate (e raccontate) nella letteratura religiosa, quali esperienze di voli extracorporei, rapimenti o di traslazione in altri mondi, sono già impliciti nella fenomenologia dei sogni, al punto che già sul piano filosofico, ad esempio già in modo chiaro in Schopenhauer, si parla appunto di un “organo del sogno”, per indicare una funzionalità elementare che sta alla base di ogni altra attività di natura visionaria o “paranormale” della mente (8). Previc, con il suo studio, ha in particolare evidenziato questo processo, in cui troviamo in sogni, allucinazioni schizofreniche, visioni ecc. la costante di una inibizione della spazialità propriocettiva, peripersonale ed una esaltazione del sistema di gestione della spazialità operativa extrapersonale con pari esaltazione del campo visivo volto verso il cielo.

 

Il ruolo della dopamina

Parimenti, considerando invece l’aspetto neurochimico e l’equilibrio dei neurotrasmettitori (sempre in linea generale), Previc evidenzia una pari prevaricazione della corrente dopaminergica su quella serotonergica:

 […] Il più consistente mutamento neurochimico associato a tutti questi comportamenti è l’innalzamento della DA-dopamina, particolarmente nelle aree corticali ventromediali. Viceversa l’acetilcolina è elevata durante il sogno, ridotta durante la maggior parte delle allucinazioni, e inconsistente durante la meditazione, mentre la norepinefrina è ridotta durante il sogno, ampiamente indifferente durante le allucinazioni e presumibilmente ridotta nei comportamenti religiosi. La serotonina è a sua volta ridotta durante i sogni, le allucinazioni e i comportamenti mistici.

 

Quindi, non solo, come abbiamo citato nel caso del ratto stargazer l’eccesso di dopamina si coniuga con una forzata torsione degli occhi e della testa verso l’alto (oculogyric crisis), ma che in qualche modo il rilascio di dopamina o la prevalenza di questo neurotrasmettitore, sia connessa ad un aumento del senso del piacere. Questo effetto è abbastanza verificabile considerando il piacere che ci recano generalmente i sogni – coerentemente con quanto aveva teorizzato anche Freud. Ma anche la religione, come il sogno, è fonte di piacere e di conforto ed è il miglior farmaco che la natura ha fornito all’uomo per contrastare il dolore, la depressione, la de-motivazione devastante, la perdita del senso della vita. In questo senso non è del tutto inappropriato la definizione ottocentesca, anche se eccessivamente materialista, della religione come “oppio dei popoli”.

L’assimilazione ristretta del fenomeno religioso alla sfera puramente neuroanatomica e neurochimica che accomuna sogni, deliri e allucinazioni, può valere solo considerando situazioni limite, dove vediamo ad esempio il disturbo schizofrenico o patologico convertirsi facilmente in delirio religioso e viceversa, oppure considerando la religiosità nelle sue espressioni antiche e primordiali dove in effetti questi rapporti erano molto più evidenti (così come sono presumibilmente evidenti, secondo molti autori, le patologie visionarie a sfondo epilettico di Paolo di Tarso o di Maometto).

Per un altro verso, in senso generale, l’ipotesi di un originario e primitivo circolo della reiterazione del piacere (o di una strategia di gestione di una “economia della libido”) che accomunerebbe nelle più antiche fondamenta religione e sessualità è la conclusione a cui giunge Newberg (9) al termine delle sue lunghe ricerche di neuroteologia e sulla psicologia delle religioni. Parimenti anche Dawkins (10), volendo rafforzare questo scenario, si spinge a chiamare il recettore DRD4, in cui si sviluppa il sistema dopaminergico, come “gene di Dio”.

Previc tende ad attribuire allo sviluppo del sistema dopaminergico un significato fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza umana e della cultura. Egli fa notare come l’espansione del sistema dopaminergico inizi nella evoluzione dei primati con una più omogenea distribuzione della dopamina attraverso il cervello, particolarmente nei suoi strati superiori. Un riflesso della continua espansione del sistema DA negli umani è il vasto aumento (circa il doppio, relativamente al peso corporeo) della DA nello striato rispetto agli scimpanzé, i quali usano la maggior parte del loro tempo nelle attività peripersonali.

In parte l’alterazione dei valori nell’equilibrio neurochimico dovrebbe essere valutato anche in relazione alle diete e alle abitudini alimentari. Il rapporto tra religiosità e varie pratiche di digiuno è diventato ormai uno stereotipo dell’immaginario comune. Nella società pingue ed opulenta, il tasso di religiosità diminuisce, così come diminuiscono, nei topi obesi, i recettori della dopamina, secondo una ricerca condotta da P. Thanos dello U.S. Department of Energy’s Brookhaven National Laboratory. Questo dato conferma però un principio già consolidato negli studi sull’organismo animale. A conferma vediamo infatti che persino i polli, sottoposti a lunghe pratiche di digiuno, moltiplicano i recettori dopaminergici come riportato nello studio di Koál-Výboh-Savory-Juráni-Kubíková-Blaíek, Influence of food restriction on dopamine receptor densities, catecholamine concentrations and dopamine turnover in chicken brain, citato in bibliografia (12). (11)

Il digiuno, la fame, la sottoalimentazione attivano fortemente i circuiti in grado di sovraeccitare apparati (soprattutto a carico nell’emisfero sinistro) fortemente compromessi con la produzione di immagini, visioni e allucinazioni come in parte documentabili dalle patologie a carico del lobo temporale, che corrisponde all’area più coinvolta, in concomitanza modulare con i lobi parietali e con il cingolo, nel governo e nella orchestrazione di una vasta fenomenologia dello spirito connessa alla produzione di eventi di mitologica importanza.

I filosofi, dal canto loro, avevano da almeno un secolo preso una scorciatoia per anticipare questi risultati. Sull’aspetto determinante dell’alimentazione nella produzione di ideologie, ricordiamo che già Nietzsche, nel suo ultimo scritto Ecce Homo (13) si intrattiene a descrivere a lungo le sue abitudini alimentari, attribuendo ad esse un ruolo importante per la produzione delle sue stesse concezioni filosofiche. Sull’aspetto della religiosità in generale, già Feuerbach, nel suo più vasto progetto di dissoluzione della teologia in antropologia, afferma che attraverso il rapporto dell’uomo con Dio, in realtà si nasconde la verità del rapporto dell’uomo con l’uomo (14). Questa interpretazione è in effetti compatibile con la teologia (e con la neurologia) del “volto dell’Altro” a cui abbiamo all’inizio accennato, come originaria matrice culturale del “volto di Dio” o dell’”occhio di Dio”. In tal senso la religione diventa uno spazio simbolico, una metafora, una costruzione della coscienza attraverso la quale si organizzano, in funzione di consolidamento, comportamenti imitativi, simulativi, metaforici ecc. dove ciò che viene “simulato” – ossia acquisito – è il rapporto sociale (Io/Altro). L’attività simulativa, allegorica, metaforizzante è strutturale nella formazione di una coscienza, così come universalmente comprovato. Il rapporto dell’uomo con Dio è la simulazione del rapporto dell’uomo con l’uomo, ossia è l’origine, la matrice culturale in cui viene soggettivamente strutturato il rapporto sociale. Ma il più importante continuatore di Feuerbach, il giovane Marx (15), si è spinto ancora di più verso il superamento di ogni astrazione, sostenendo che il “vero” rapporto dell’uomo con l’uomo è, nella sua concreta verità … il rapporto dell’uomo con la donna.

In questo modo, anche la filosofia, pur procedendo a stento e per intuizioni, aveva già da tempo stretto il cerchio “dopaminergico” e gratificante in senso reiterativo del piacere che, sul piano del fondamento, connette in nuce religione e sessualità – religione ed economia del godimento. In altri termini le stesse conclusioni di Feuerbach trovano anche riscontro su piano neurobiologico, almeno secondo la tesi di Andrew Newberg, in Why God won’t away (9), secondo cui, in una prospettiva evolutiva, la neurobiologia della esperienza mistica e religiosa appartiene almeno in parte agli stessi meccanismi di risposta dell’istinto sessuale.

 

Nota conclusiva

La ricerca di Previc non sfrutta interamente la sua interessante intuizione della quadripartizione degli orizzonti spaziali. La dimensione spirituale che sarebbe principalmente toccata dai processi di spazializzazione e di organizzazione dello spazio extrapersonale, ossia l’arte figurativa, non viene ad esempio citata. Per quanto riguarda gli effetti sul piano della cultura, il saggio di Previc cerca di inserirsi nello stesso filone di ricerca della neuroteologia classica, con espliciti accenni ai lavori di Newberg, d’Aquili, Ramachandran e Persinger. Tuttavia, queste ricerche, se possono fornire importanti strumenti per penetrare e ricostruire percorsi più nascosti e inaccessibili della evoluzione dello spirito umano nei suoi primi stadi, non sembrano però strumenti adeguati per affrontare un concetto più moderno ed attuale di religiosità, dove la religiosità è sempre più interpretabile come un fatto etico e intellettuale non più fondato su trasporti mistici o visionari.

Costituiscono invece fonte di indubbio interesse alcune proiezioni teoretiche che possono estendere queste analisi al di là del semplice fenomeno religioso, interessando una sfera ad esso adiacente. Possiamo infatti evidenziare alcune possibili trasposizioni della teoria dalla sfera religiosa alla sfera geopolitica, dacché molto spesso l’immaginario che si misura con le grandi distanze celesti, case degli dei, costituisce anche una struttura di sostegno di un particolare rapporto con la territorialità e con le distanze terrene. I cieli e la terra si conquistano spesso insieme e il paradiso (il mondo iperuranico), oltre ad essere la sede delle pure figure geometriche e delle rette infinite, è innanzitutto eterna dimora di eroi e conquistatori, soldati e martiri che hanno combattuto per l’estensione e la salvaguardia di una “spazialità” reale o ideale dai più ampi confini.

È la conquista di uno spazio ideal-geografico che si apre nella sua vastità, sul quale si organizza una nuova percezione del territorio e che si esprime in una un ventaglio di leggende che narrano di un ipotetico, mitico viaggio originario – il viaggio di Mosé, di Odisseo, di Enea – in cui vengono esperiti, nell’immaginario i confini di una nuova concezione della territorialità. Gli eventi più misteriosi accadono sopratutto ai viandanti. Vediamo così sfilare nella storia processioni migranti di popoli e dei che insieme camminano verso terre promesse immaginate, sognate e osservate da remote lontananze.

 

Bibliografia

  1. Previc F. The role of the extrapersonal brain systems in religious activity in Consciousness and Cognition 2006;15(3):500-539
  2. Joseph R. Neurotheology – Brain, Science, Spirituality, Religious Experience. University Press California 2003
  3. Shaw B.D. The Bandit. In: A. Gardina A., Cochrane L.G (eds). The Romans. University of Chicago Press 1993;300-341
  4. Raschke H. Das Christusmysterium.  Schünemann Brema 1954
  5. J. Ashbrook J, Albright C.R. The Humanizing Brain: Where Religion and Neuroscience Meet. Cleveland (Ohio): Pilgrim Press 1997
  6. Levinas E. Il volto infinito. Dialoghi 1992-1993. Bari: Ed. Palomar di Alternative 2000
  7. Bach R. Il Gabbiano Jonathan Livingston. Milano: BUR 2006
  8. Schopenhauer A. Saggio sulle visioni delle spiriti e su quanto vi è connesso. In: Parerga e Paralipomena. Milano: Adelphi 1998
  9. Newberg A., D’Aquili E., Rause V. Why God won’t go away: Brainscience and the Biology of Belief. New York: Ballantine Books 2001
  10. Dawkins R. The God Delusion. Boston:  Houghton Mifflin Company 2006
  11. Thanos P. Food Restriction Increases Dopamine Receptor Levels in Obese Rats – Evidence for interplay of brain’s “reward” chemical with availability of food in obesity. http://www.bnl.gov/bnlweb/pubaf/pr/PR_display.asp?prID=07-97 (e-print)
  12.  Kostál L, Výboh P, Savory CJ, Juráni M, Kubíková L, Blazícek P. Influence of food restriction on dopamine receptor densities, catecholamine concentrations and dopamine turnover in chicken brain. Neuroscience 1999;94(1): 323-328
  13. Nietzsche F. EcceHomo. Come si diventa ciò che si è. Milano: Adelphi iu888888à+1991
  14. Feuerbach L. Principi della filosofia dell’avvenire. Torino: Einaudi 1946
  15. Marx K. Manoscritti economico-filosofici del 1844.  Torino: Einaudi 1968

 

 

Le FUNZIONI ORGANIZZATIVE dell’ATTIVITA’ MENTALE del SOGNO di J. Fosshage

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Da “Quaderni di psicologia, analisi transazionale e scienze umane” n. 43-2005, di James L. Fosshage, traduzione di Claudia Chiaperotti.   Quando Freud diceva che i sogni sono “la via regia all’inconscio” assegnava ai sogni il ruolo di accesso principale all’inconscio. Egli considerava l’inconscio come fonte 

Il POTERE delle IMMAGINI di A. Carotenuto

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Aldo Carotenuto, psicoanalista, scrittore italiano e uno dei massimi esponenti delle teorie junghiane in ambito internazionale.   Da “I sotteranei dell’anima” di A. Carotenuto, Bompiani, 2001   “L’immagine diviene lo strumento di dialogo tra l’Io e l’inconscio, e attraverso di essa l’uomo fa esperienza del 

I SOGNI nel LING SHU e nel SU WEN

I SOGNI nel LING SHU e nel SU WEN

Dal testo “I Colori del Cuore. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 171-174

 

“Il LingShu ci porta un quadro generale della situazione onirica, relativamente alla distribuzione energetica nel corpo e nelle sue membra. In alcuni casi le immagini sono piuttosto universali, generiche e facili da interpretare, in altri si fa riferimento a situazioni non troppo frequenti (ad esempio quando si parla di decapitazioni), per cui risulta più interessante tradurre l’immagine indicata dal LingShu con una situazione più simbolica che “alla lettera”.

Si legge che se il Qì Yin (l’Energia di qualità femminile/ricettiva), è sovrabbondante allora si sogna di attraversare grandi corso d’acqua, sogni in cui ci si trova in una marcia faticosa in acque torrenziali, con sensazioni di paura e panico (più avanti vedremo come questo è un rimando alle immagini stimolate dai Reni). Se viceversa è il Qi Yang (di carattere maschile/attivo) a essere sovrabbondante, allora si sognano grandi fuochi, incendi e bruciature (in questo caso il riferimento al Cuore è piuttosto ovvio). Afferma ancora che, se sia lo Yin che lo Yang sono sovrabbondanti, allora si sognano duelli. Non è difficile vedere in questo il contrasto fra le due forze, che tentano di emergere l’una sull’altra. Se la parte alta del corpo è sovrabbondante, vale a dire se l’Energia è squilibrata verso la zona sopra-diaframmatica, si sogna di volare; in sostanza, manca il consueto radicamento. Viceversa, se è il basso ad essere sovrabbondante si sogna di cadere; si è “tirati giù” (il riferimento qui si farà rispettivamente ai Polmoni e ai Reni). Se si è troppo satolli, si sogna di stare distesi; se si ha troppa fame, si sogna di camminare.

Se l’Energia va a dimorare negli organi riproduttivi, ovviamente si fanno sogni a contenuto sessuale. Se si installa nella nuca, si può sognare di decapitazioni. Se ristagna nei piedi o nei polpacci, allora si può sognare di camminare senza riuscire a procedere, oppure di sprofondare nelle viscere della terra, in una caverna o fossa profonda. Vale a dire che gli arti posti in basso e relativi alla locomozione, se in ostruzione energetica, mandano la sensazione di intorpidimento al moto e di blocco verso le profondità. Se l’Energia rimane nelle cosce o negli avambracci, allora si possono sognare cerimonie dove ci prostra e ci si inginocchia, secondo le antiche regole della buona educazione. Se l’Energia resta nella Vescica o nell’Intestino Crasso, allora si può sognare di urinare o defecare.

Dati questi quindici scenari onirici, si riesce a comprendere in quale zona permanga un ristagno di Energie (cosiddette esterne o perverse). Di conseguenza, si dice basti usare le tecniche di tonificazione (o di drenaggio) e tali fenomeni svaniranno.

L’interpretazione bioenergetica dei sogni può anche essere più specifica ed essere relativa ai singoli Organi. Vediamo allora, per ogni Zàng, come si manifestano gli squilibri.

Prendiamo dapprima in considerazione il Cuore, ricettacolo del Fuoco e sede di Shén. La tradizione ci dice che se la sua energia è abbondante si ride facilmente (si sogna di grosse risate, vi è eccitazione), oppure si è spaventati e questo si ricollega all’emozione specifica di questo Organo e al tema dell’allarme o spavento rappresentato dallo Jing.

Se invece ci si trova in uno stato di grande spossatezza energetica (cosa che viene indicata come un’invasione del “Soffio fiaccato” nel Cuore), si vedono nei propri sogni colline e montagne, fumo e fuoco. Se questo dimora nell’Intestino Tenue, allora si sognano metropoli brulicanti con arterie affollate. Il capitolo 80 del SuWen precisa ancora: “Il vuoto del Cuore fa sognare lotte contro incendi e, in periodo specifico (l’estate), delle bruciature”.

Lo stato energetico dei Reni si può manifestare attraverso le seguenti immagini-simbolo. Se la sovrabbondanza è dello Yin, questo si traduce in un sogno in cui si attraversa una distesa d’acqua, con senso di paura, come visto più sopra. Se invece è una pienezza del Soffio nel basso del corpo si sogna di cadere. Quando al contrario il Soffio dei Reni è in eccesso, allora si sogna che i Reni stessi e il dorso sono separati, come disossati e che hanno perduto la loro coesione. Il potere e la funzione di coesione, in particolare dello Yin dei Reni, è cioè venuta a mancare. E poi abbiamo ancora indicazioni dal capitolo 43 del LingShu che afferma: “Se il Soffio sfinito dimora nei Reni, si sogna allora di costeggiare un abisso, e di essere inghiottiti in fondo alle acque”, mentre se si installa nella Vescica, allora si sogna di vagare. Così come il SuWen, capitolo 80, afferma che il vuoto di Reni porta a dei sogni di navigazione e di annegamento e che nella loro stagione specifica (l’inverno) si sogna di nascondersi nell’acqua, come se si fosse terrorizzati.

Se è il Fegato poi ad essere interessato, quando è in stato di pienezza si sogna di essere in collera, mentre la Cistifellea porta immagini di liti o dispute in tribunale. Quando invece il Fegato è in vuoto, si sognano delle montagne, delle foreste, degli alberi, del legno. E ancora, profumo di funghi e di piante fresche. Nel periodo specifico (la primavera) si sogna di coricarsi sotto un albero senza osare alzarsi, a ribadire la mancanza di attivazione che risulta dal vuoto di quest’Organo.

Lo stato dei Polmoni (e dell’Intestino Crasso) si può dedurre dal fatto che se si sogna di piangere, allora il Soffio dei Polmoni è sovrabbondante (SuWen, capitolo 17). Ma facendo riferimento al capitolo 43 del LingShu sono riconducibili a questi Organi anche i sogni in cui si avverte paura, spavento, singhiozzi e lacrime, e ci si vede volare elevandosi, in stato di apprensione. Quando il dei Polmoni è in vuoto, allora si sogna di vedere degli esseri (o degli oggetti) bianchi (il colore del Movimento Metallo).

Ci possono essere anche immagini di esecuzioni capitali con molto sangue, come risulta dalla responsabilità dei bilanci, anche trancianti, di e del Metallo. Se ne è vittima l’Intestino Crasso, allora si sognano lande selvagge. In autunno si sognano soldati e guerre (SuWen, capitolo 80). Inoltre,

i sogni sono il vagabondare dello spirito, il quale attraversa i nove cieli e le nove terre in un istante. Se al risveglio sei triste o depresso, è segno di attaccamento al corpo, ovvero di attaccamento all’anima inferiore (Pò).

 

Infine abbiamo la Milza/Pancreas con lo Stomaco: “Un eccesso alimentare fa sognare che si dà. Uno stato di bisogno fa sognare che si prende” dice il SuWen, capitolo 17. “Quando il Soffio della Milza è in vuoto, si sognano bevande e alimentazione insufficienti”; “Quando il Soffio sfinito soggiorna nello Stomaco, si sognano bevande e nutrimento” (LingShu, capitolo 43). Donare o cibarsi, a seconda della necessità dei “granai” del corpo, questo è evidente.

Il capitolo 43 del LingShu ci indica ancora che quando il Soffio della Milza è in eccesso, allora si sognano canzoni e musica e che il corpo è pesante e che si fa fatica a sollevarsi, a muoversi. Infatti abbiamo già preso in considerazione il fatto che l’ostruzione del Movimento Terra porta a pesantezza, blocco e ristagno energetico, sia per il corpo sia per le facoltà psichiche.

Quando il Soffio della Milza è in credito, allora si sognano colline, poggi, una grande palude, case spezzate dal vento e dalla pioggia. Nel periodo specifico (i diciotto giorni che seguono ciascuna delle quattro stagioni), si sogna che si erigono dei muri bassi, e che si costruiscono delle case, ci dice ancora il SuWen (capitolo 80)”.

 

HUN e SOGNI

HUN e SOGNI

Dal testo “I Colori del Cuore. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 171-177   “Nella tradizione si fa riferimento ai sogni come a una vera e propria capacità di vedere nello stato di sonno. Per l’etimologia del carattere occorre 

SOGNO e PSICOSOMA: il sogno d’organo

SOGNO e PSICOSOMA: il sogno d’organo

Il sogno viene comunemente inteso come un evento di natura psichica, riguardante la sfera emotivo-affettiva e cognitiva . In diverse medicine antiche invece il sogno è anche il linguaggio utilizzato dagli organi per comunicare tra di loro: -nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC) le condizioni di 

Il LAVORO con l’ONIRICO

Il LAVORO con l’ONIRICO

Il lavoro con l’onirico (quello attivo compiuto con i sogni) permette nel tempo di acquisire una maggiore capacità di comprensione delle immagini personali e collettive, di aumentare l’abilità di autoanalisi e di saper mettere in relazione eventi, emozioni e produzioni oniriche in un continuum dotato di senso e scopo.

Il lavoro con il sogno porta a considerazioni pratiche relative a quanto segue:

  • con la stesura del diario notturno -e l’osservazione del rapporto tra eventi interiori, esterni e contenuti onirici- è possibile imparare, nel tempo e con pazienza, a riconoscere la trasformazione simbolica che operiamo su stati d’animo, emozioni, percezioni e credenze (creando dei veri e propri codici personali a partire da un linguaggio universale).
  • Dallo studio dei nostri sogni possiamo constatare come l’attività mentale onirica tende a mostrarci: a) una prospettiva significativa su una situazione x; b) come stiamo vivendo un certo ambito della nostra vita; c) qualcosa di importante che abbiamo tralasciato; d) tende a compensare le visioni unilaterali, invitandoci ad allargare i nostri orizzonti di senso. Non in ultimo è nel pensiero divergente tipico del sogno che si esprime la nostra grande forza creativa, quel fuoco dal profondo che anima i nostri progetti e ci offre idee e visioni da realizzare da svegli.
  • I sogni rappresentano una delle più significative e veritiere forme narrative della Psiche. Le immagini di Psiche dispiegano narrazioni recondite, complesse, vibranti. Queste storie si possono ascoltare e vedere nei sogni, nella reverie (o sognare ad occhi aperti), nell’atto artistico, nel linguaggio non verbale o in un sintomo.
  •  Il sognare è un processo che culturalmente non trova spazi di trattazione e condivisione nelle società contemporanee industrializzate. Il  sogno usa un linguaggio che conosciamo, perché vi ricorriamo tutte le notti, ma con cui non siamo in confidenza da svegli. Dialogando con questa bellissima lingua possiamo imparare a renderla più familiare e comprensibile. Il sognare è un territorio da esplorare e frequentare di notte, e da conoscere e coltivare di giorno: studiandone la natura, le funzioni e gli scopi, leggendone la letteratura, contemplando produzioni artistiche ispirate all’onirico.
  • In questo suo essere una seconda vita, come lo definisce Gérard De Nerval, il sogno mostra le immagini che ci abitano, la nostra mitologia personale e le sue evoluzioni: é un tuffo nel profondo, nell’assoluto di cui siamo parte e in cui possiamo rigenerarci.
  • Il territorio del sogno può essere sede di incontro e dialogo con il nostro Daimon (2).

 

Marta Giovannini

 

(1) Insight (letteralmente “visione interna“) è un termine di origine inglese usato in psicologia, e definisce il concetto di “intuizione”, nella forma immediata ed improvvisa.

L’insight consiste nella comprensione improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema o della soluzione stessa – colloquialmente conosciuto come lampo di genio o con l’espressione inglese: “Aha! Experience”. A differenza di ciò che è considerato problem solving in generale, dove la soluzione del problema è raggiunta tramite una costruzione analitica e consequenziale, l’insight avviene in un unico passo e compare inaspettatamente nella mente del solutore (Sternberg & Davidson, 1995). L’insight è spesso il risultato di una ristrutturazione degli elementi del problema, anche in assenza di preesistenti interpretazioni (Kounios & Beeman, 2009).

Una definizione intuitiva del concetto di insight è l’esclamazione “Eureka!”, attribuita ad Archimede di Siracusa nel momento in cui scoprì (tramite un insight) il suo noto principio.

(fonte Wikipedia)

(2) “Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino”. J. Hillman, Il codice dell’anima

Il RAPPORTO dell’UOMO con il DESTINO

Il RAPPORTO dell’UOMO con il DESTINO

Tratto dal testo “Filosofia della Medicina Tradizionale Cinese” di C. Larre, F. Berera, Ed. Jaca Book, pp. 89-108 Il ritorno all’Uno e l’immortalità  “Il pensiero cinese dei primi secoli a.C. ha descritto la genesi del cosmo come un processo di divisione e specificazione in cui 

SHEN, lo SPIRITO

SHEN, lo SPIRITO

Tratto dal testo “I Colori del Cuore. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Edizioni Enea, pp. 33 -35   “Indissolubile dallo studio della psiche e delle emozioni, in Medicina Tradizionale Cinese è il concetto di Shén, tradotto generalmente con ‘Spirito’. Abbinare invece 

I CINQUE MOVIMENTI

I CINQUE MOVIMENTI

Tratto dal testo “I Colori del Cuore. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Edizioni Enea, pp. 21-31

 

“Il termine Xing, spesso tradotto con “Cinque Elementi”, dovremmo tradurlo con ‘andare’, ‘camminare’, oppure ‘comportamento’. Etimologicamente si tratta delle impronte di due piedi; un passo con la sinistra e uno con la destra. E’ dunque un carattere che si riferisce al movimento, qualcosa cioè di assolutamente dinamico, non statico, come al contrario può connotare la parola ‘elemento’. Per completezza citiamo la traduzione di questo termine fatta dal Prof. Pregadio: egli traduce Xing con ‘agente’, nel senso di ‘ciò che agisce’, parlando così dei Cinque Agenti. Il senso di qualcosa che opera e crea è molto utile: parlando del comportamento umano, del suo carattere, emozioni e sentimenti, è essenziale notare come si tratti del vero e proprio carattere (o fattezza) che l’Energia assume nelle sue trasformazioni e cambiamenti. A seconda della fase che sta attraversando nel suo percorso TaiJi (che chiameremo ‘rivoluzione’, mutuando il termine dall’astrologia), l’Energia (il Qi) subirà uno sviluppo-trasformazione che porta ad un qualità più Yin ad un maggiormente Yang; e viceversa.

  • Acqua-Reni-Inverno: Yin di Yin, massimo Yin
  • Legno-Fegato-Primavera: Yin di Yang, crescita dello Yang
  • Fuoco-Cuore-Estate: Yang di Yang, massimo dello Yang
  • Metallo-Polmone-Autunno: Yang di Yin, crescita dello Yin

La Terra viene considerata come il periodo di 18 giorni in chiusura di ogni stagione, e il centro degli altri Movimenti.

Il tessuto ‘energetico’ è il medesimo, sia che si tratti del cosmo, della natura e dell’uomo. Tutto è implicato negli stessi movimenti di energie. I molteplici aspetti della Natura, di cui gli esseri viventi e l’uomo fanno parte, assumono o addirittura cristallizzano delle conseguenti, diverse peculiarità, a seconda del punto (fase) in cui si trova il Soffio Vitale sull’immaginaria orbita Yin-Yang.

Ripercorrendo brevemente l’orbita del TaiJi vediamo, sostando in cinque punti fondamentali, i modo di esprimersi di questa Via:

  • LEGNO: primavera, alba, est. La caratteristica energetica del punto da cui inizieremo questo cammino è quella del nascere e dello svilupparsi. Per questo in analogia abbiamo l’alba (l’est è dove sorge il Sole) e la primavera. Proprio in questi momenti del giorno o dell’anno c’è il risveglio, lo slancio, la messa in moto, la verticalizzazione.

E’ la fase Legno. Il Legno ammorbidisce, riscalda, concilia, abbellisce e distribuisce. Ma è anche conflitto, impetuosità del Vento e ‘tempesta che rovescia gli alberi’. Organo e viscere costituiti da questa ‘stoffa’ sono, rispettivamente, Fegato e Cistifellea.

 

  • FUOCO: estate, mezzogiorno, sud. Di seguito incontriamo il Sud, dove troviamo il caldo. È la dinamica del Fuoco, calore estremo che divampa e dilata, ha movimento centrifugo, riscalda, brucia, infiamma e incendia. Ma porta anche a compimento la crescita, fa risplendere e chiarifica. Proprio come nella natura del Fuoco, qui l’ energia è impetuosa e lussureggiante: nel corpo i suoi mandatari sono il Cuore e Intestino Tenue.

 

  • METALLO: autunno, tramonto, ovest. La fase di ri-discesa è sotto l’emblema del Metallo. Ovviamente la sua caratteristica è il decrescere  e il ritirarsi; quindi muove verso il basso. Porta ulteriormente a compimento (anche le maturazioni) e, ancora di più, fa appassire. Mette a riposo, condensa, ritrae e ha potere rinfrescante. Ci sono purezza e chiarezza che però denotano severità e rigore. “In autunno si fanno i conti e si giudica” (v. analogia con l’archetipo del segno della Bilancia nella nostra astrologia, legato alla giustizia, alla legge e al giudizio per la presenza di Saturno). Si manifestano le piogge, la rugiada e perfino la brina; vale a dire che l’energia più sottile ed espansa della fase precedente –anche sotto forma di vapore- comincia a farsi densa e a ricondursi nella materia. Questa è l’indole dei Polmoni e Intestino Crasso.

 

  • ACQUA: inverno, mezzanotte, nord. L’Acqua è caratterizzata dallo sprofondare (completamento della direzione precedente) e il chiudere (movimento centripeto). Quindi, proprio come il ghiaccio del Nord, rappresenta il freddo e l’indurirsi. Lo stesso freddo richiama la severità e l’immobilità, non solo in senso negativo, ma anche in quanto calma estrema. Duro e protettivo come il carapace di una tartaruga, lento come il suo incedere e longevo; questo è il marchio dell’Acqua. In questa quiete profonda l’Energia è sotto forma di materia, come direbbe una certa fisica. E’ in forma potenziale, raccolta e celata, e si rigenera. I Reni e Vescica incarnano rispettivamente lo Yin e lo Yang di questa qualità energetica.

 

Infine la CENTRALITA’, l’incrocio dell’asse verticale (Nord-Sud/Acqua-Fuoco) con quello orizzontale (Est-Ovest/Legno-Metallo) determina la TERRA che è l’elemento della fertilità e del nutrimento.

La sua natura è armonizzante e conciliante, arricchisce e trasforma. Nel corpo la Milza e lo Stomaco, anche anatomicamente, rappresentano questo centro.

A volte anche il semplice riferimento a ciò che le stagioni rappresentano nel senso comune, può essere di notevole aiuto. Questi universali possono essere per noi dei simboli che si riferiscono alle caratteristiche espressive delle energie dell’uomo, alla personalità e ai sentimenti di ognuno di noi.

Una cosa importante da tenere a mente, a proposito degli Organi interni, questi ‘forzieri’, è che ognuno di essi è depositario e luogo di raccolta del Soffio Originario dell’Elemento (caratteristica/modalità) a lui corrispondente.

Il termine Zang, tradotto con Organo (interno), significa “immagazzinare” e “nella carne”, nell’accezione di “struttura organico-anatomica”. L’Organo Zang è il luogo in cui viene raccolto ciò che di più prezioso vi è nell’uomo: il Principio Vitale, l’Energia Originaria, lo Spirito. Possiamo con decisione affermare che un Organo è simbolo incarnato e vivente e da questo fatto derivano le sue capacità energetiche, cioè funzionali.

Funzioni e qualità che, nel loro duplice aspetto Yin e Yang, vanno dalle più fisiologiche, alle più sottili, perfino spirituali, passando anche per il mondo delle emozioni. Così ad ogni funzione di questo “archetipo vivente” (cioè l’Organo), oltre a corrispondere una o più caratteristiche emotive, fa riferimento un proprio stile comportamentale, basato effettivamente sull’adesione alla qualità dell’elemento in questione (a sua volta dettata dalla ‘fase’ di Shen).

Il movimento delle energie è come il corso di un fiume, un flusso unico, all’interno del quale, per comodità, possiamo distinguere l’acqua dalla sabbia e dai sassi, così come dai pesci e dalle alghe. Detto in altri termini e ammiccando alla fisica: è una questione di ‘frequenze’.

Se ci abbandoniamo alla Legge dei Cinque Elementi, in quanto simboli-in-azione, ci accorgiamo che questa fornisce o suggerisce delle potenzialità di introspezione nell’animo umano di estrema rilevanza. In base alla sintomatologia dell’individuo si può risalire ai suoi equilibri energetici attuali e magari momentanei o anche al suo ‘terreno’, che lo caratterizza in maniera più duratura; in altri termini, il tallone d’Achille che è legato alla sua propria qualità di base. Questa sarà anche la modalità con cui la persona si esprimerà a livello relazionale e comportamentale; ciò, tra l’altro, ci dà l’indicazione di quali possono essere le emozioni e i conflitti preponderanti in quel dato momento della sua vita.

Alcuni medici psicosomatici e psichiatri lungimiranti hanno affermato che l’identità dell’organismo nel suo funzionamento è esattamente sovrapponibile all’identità psichica dell’uomo, così che un grave disturbo dell’identità psichica non può essere separato da un’uguale alterazione dell’identità corporea.

E’ ben noto a chi sia interessato di Energetica cinese che ad ogni Organo corrisponde una certa emozione. Ma non solo. I testi di Medicina Tradizionale ci informano anche dell’importanza del contenuto dei sogni per comprendere che cosa, nell’individuo, stia alterando il suo stato energetico”.

 

 

 

YIN e YANG

YIN e YANG

Tratto dal testo “I Colori del Cuore. La psicologia secondo l’energetica classica cinese” di M. Schmid, Ed. Enea, pp. 15-19   “Abbandonata la visione unitaria della realtà (che peraltro è la visione primaria, illuminata, e a cui sempre occorrerebbe poter tornare), si presenta dapprima una