Mese: Giugno 2020

Riunione di famiglia con Morfeo

Riunione di famiglia con Morfeo

“Ci sono notti in cui non sai dormire/ E più lo chiami e più Morfeo ti dice «Non ce n’è»” Che c’entra Cremonini con me? Poco, o tanto, a seconda dei momenti storici. Piccola parentesi, tra le sue mille canzonette leggere, Le sei e ventisei 

Alice nel Paese delle Meraviglie e attraverso lo specchio. Parte 2°

Alice nel Paese delle Meraviglie e attraverso lo specchio. Parte 2°

La regina di Cuori rappresenta la furia cieca e la punizione ingiusta. Governa il suo regno arbitrariamente, facendo decapitare non solo qualsiasi elemento di disturbo, ma soprattutto di noia. La regina incarna tutti quegli adulti pieni di livore che affrontano le situazioni con scelte azzardate 

Alice nel Paese delle Meraviglie e attraverso lo specchio. Parte 1°

Alice nel Paese delle Meraviglie e attraverso lo specchio. Parte 1°

E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?
-Fernardo Pessoa

Chi di noi non ha visto almeno cento volte da bambino la versione Disney di Alice nel paese delle meraviglie? In molti hanno anche letto il romanzo omonimo da cui è tratto, ma quanti sono tornati a rileggerlo ancora da adulti? Bene, alla fine della lettura spero che tutti correrete a prenderlo in biblioteca. No, non è un libro per bambini. E no, non è fuori tema.

Don Charles Lutwige Dodgson, alias Lewis Carroll, ha scritto questo piccolo capolavoro nel 1865 dopo aver conosciuto le tre sorelle Liddell, figlie del decano dell’Università dove insegnava matematica. La leggenda narra che fossero tutti insieme in barca quando Alice Liddell chiese al parroco di distrarla con una storia e che da questo sia nata una delle migliori storie di tutti i tempi.

Veniamo al romanzo. Alice, bambina di sette anni, è seduta in giardino, quando, annoiata dal libro della sorella senza neanche un’immagine, si addormenta. Seguendo un coniglio bianco vistosamente in ritardo, cade nella sua tana e viene catapultata in un mondo sottosopra in cui farà la conoscenza di tanti esilaranti personaggi come il Brucaliffo, il Ghignagatto (Sì, il gatto dello Chesire nella traduzione italiana del libro si chiama proprio così. È stata Disney a modificarlo in Stregatto), il Cappellaio Matto e soprattutto la regina Rossa.
È proprio quando questa ordina al suo esercito di carte di catturare Alice, che la bambina viene ridestata dalla voce della sorella, cui racconta il suo intero sogno.

Proprio quando il racconto sembrerebbe giunto al termine, ecco che la sorella, rimasta sola, si addormenta a sua volta e sogna l’intero racconto di Alice. Risvegliatasi, è consapevole del futuro della sorellina: la bambina diventerà una donna forte con il cuore puro dell’infanzia e avrebbe illuminato le vite delle altre ragazze con le sue storie strampalate.

Tra le tante interpretazioni della storia (avrete sicuramente sentito parlare del mondo delle Meraviglie come allegoria di un trip lisergico!) quella sicuramente condivisibile da tutti è quella di una metafora del lungo peregrinare dell’anima dei bambini alla ricerca di una dimensione adulta che viene contemporaneamente anelata e alienata da sé in quanto misteriosa, appetibile e spaventosamente sconosciuta.

Vale la pena subito sottolineare che è nella dimensione onirica che la maturazione diviene possibile. Solo addormentandosi infatti, Alice può attraversare la prima stazione della Via Crucis della conoscenza: la stessa cosa accade a Dante, che ha smarrito la diritta via ed è entrato in una selva oscura senza esserne consapevole, tanto era insonnolito.

 

[… Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai].

Dante, Commedia

 

La caduta nel tentativo di inseguire il Bianconiglio è una metafora della caduta nell’inconscio, oltre a ricordare una fastidiosa sensazione che abbiamo avuto tutti almeno una volta nella vita e che spesso ci ha portato a un brusco risveglio. Alice però non è riportata nella realtà, ma viene catapultata in una dimensione onirica alternativa.

Il mondo sottosopra rappresenta la conflittualità tra fanciullezza e età adulta. Alice fronteggia una realtà di cui non riesce ad individuare le regole razionali. Nonostante si tratti di un romanzo di formazione interiore, la protagonista da questa avventura non imparerà insegnamenti utili per la vita da adulta, né alcun insegnamento morale tipico di tanta letteratura dell’infanzia. Forse a simboleggiare che nella crescita non ci sono porti sicuri in cui rifugiarsi e che ognuno deve arrivare all’età adulta da sé?

Il Bianconiglio è il primo personaggio con cui Alice si confronta ed è, in un certo senso, il suo alter ego rovesciato: infatti questo animaletto ossessionato dal tempo, sembra correre sempre verso un impegno che non viene mai spiegato, quasi a simboleggiare la corsa sfrenata degli adulti verso un impegno che non è chiaro neppure a loro stessi. Come ogni adulto che si rispetti, non ha tempo per le domande di una bambina, ma non va visto come un personaggio negativo: egli è l’incarnazione dello stesso scorrere del tempo ed ecco che, a livello profondo, l’intero libro è una lotta contro il tempo (Alice in fondo deve esplorare il Paese delle Meraviglie prima di svegliarsi e di crescere!) e se inizialmente il Bianconiglio non fa che correre, nelle ultime pagine non sembra più tanto antitetico a Alice quando le dice “Scappiamo Alice, qui sono tutti normali”.

Di certo normale non è il Brucaliffo: è scostante e brusco, ma diffonde al tempo stesso un’aura di saggezza -forse derivante dai fumi del narghilè-. È l’emblema del cambiamento: è talmente sfuggente da portare Alice a chiedersi chi sia davvero: “Alice rispose con qualche timidezza:-Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte”. Alla fine della loro conversazione si trasforma in farfalla.

Il Cappellaio Matto è cruciale per il significato profondo della storia: rispecchia un tema ricorrente dell’intero romanzo, vale a dire la dualità costante tra routine e eccezione (che si affianca a quella tra realtà e fantasia). È il pazzo per definizione, eppure è ancorato al tè delle sei e vi è talmente fedele, da ripeterlo spasmodicamente dopo aver litigato con il tempo che lo ha punito rendendo per lui costanti le 6 pm. “E’ sempre l’ora del tè”, ma questo tè perennemente apparecchiato, non potrà mai essere consumato, come monito dell’uomo che ha realizzato il suo sogno di controllare il tempo, ma che è cristallizzato in un eterno attimo di divenire che non è in grado di gestire. Per questo è un personaggio struggente nelle sue risate: l’eterno anelito a un desiderio irrealizzabile è la costante di tutta l’umanità.

Il Ghignagatto rappresenta il disordine all’interno dell’ordine costituito, la fantasia nella fantasia. Non a caso, il nome della versione inglese è Gatto dello Cheshire, che non è la denominazione di una strana razza felina, ma rimanda invece a un gatto leggendario presente in tanti racconti popolari inglesi, probabilmente mutuato dal Gatto Mammone, animale demoniaco che con il suo aspetto inquietante spaventa le mandrie al pascolo. Ai tempi di Carroll, era comune l’espressione sorridere come un gatto dello Cheshire (to grin like a Cheshire cat) e l’autore sembra aver fatto propria questa espressione: è un personaggio sornione, che sorride e pronuncia frasi bizzarre ma argute, si definisce pazzo ma è forse il più razionale tra gli abitanti del Paese delle Meraviglie. Sembra non avere in simpatia la Regina Rossa, ma non ha una reale antipatia per nessun personaggio, li osserva tutti da lontano, avvolto in una nuvola di sardonico distacco misto a saggezza e follia. È lui a rivelare ad Alice che in questo mondo di pazzi ci si deve comportare all’opposto di quel che sarebbe naturale ed è lui il motore invisibile- letteralmente- del finale della storia: sfruttando il proprio dono dell’invisibilità ecco che compare solo con il suo muso al cospetto della Regina Rossa, ridicolizzandone il leit motiv “Tagliatele la testa”.

 

Margherita Battistini

 

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Alice nel Paese delle Meraviglie e attraverso lo specchio. Parte 2°

 

Un invito a condividere i Sogni

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Questo è un invito sperimentale rivolto a sognatrici e sognatori: quando sognate qualcuno con cui avete un rapporto buono e stretto, scrivetegli per prendere un caffè, un tè del pomeriggio o un aperitivo, se possibile, così da avere modo di condividere il vostro sogno di 

Lavorare con un proprio sogno

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  Suggerimenti su come scrivere il proprio sogno sul diario Creare 3 sezioni distinte: 1° sezione: Testo del sogno segnare la data (o se si riporta un sogno vecchio, indicare il periodo) dare un titolo al sogno, come lo si darebbe ad una storia scrivere il 

Fabio – “Una tua, seppur breve, biografia”

Fabio – “Una tua, seppur breve, biografia”

Ti hanno chiesto di scrivere una tua, seppur breve, biografia.
“Oddio”, hai pensato, “e adesso che scrivo?”
Prima ancora di trovare uno straccio di risposta, già eri a chiederti se dovessi scrivere di te in terza persona, come si fa per le biografie serie, e hai scartato immediatamente l’ipotesi.
Allora in prima persona? Più intima, più raccolta, uno spiegarsi a chi ti leggerà, se mai ti leggerà qualcuno, che allo stesso tempo è un avvicinarsi, un protendersi al lettore, quasi un invito: “Dai, siamo subito amici”.

Poi la tua cara amica Marta ti ha inviato una presentazione, definendoti un artista: “Ah davvero?”, ti sei stupito. Perché l’affermazione ti lascia parecchio dubbioso, un giorno (o più di uno) hai anche forse desiderato diventarlo, ma non ti pare ci siano le condizioni, quelle che ti rendono tale quando sono gli altri (quanti?) a ritenerlo. Sì, un giorno hai letto una roba del genere.
Un altro giorno (ma forse era di sera) ti si è aggiunta l’informazione che per essere considerato un artista, dovresti per lo meno guadagnare della tua arte. Nemmeno qui si quantificava, se basti poi poco (magari c’hai una rendita, o dei soldi da parte) o se sia necessario guadagnare quanto meno il sufficiente per mantenersi, senza altri aiuti.
Comunque nessuno ti ritiene artista (a parte Marta, hai scoperto, e anche se le sei enormemente grato, non credi basti per raggiungere il quorum), e prima ancora di poter sindacare se ci ricavi qualcosa dalla tua arte, dovresti chiarire: “Quale mai sarebbe la tua arte?”

Sei nato in un paese della Bassa Romagna, ti sei innamorato subito di un pallone, hai avuto un’infanzia serena e una mamma che ti ha viziato, hai preso forse un po’ troppo seriamente “quell’istituzione” che chiamano scuola e una cotta per la tua prima ragazza, non c’hai capito molto e comunque hai proseguito gli studi, ti sei laureato in una facoltà che preferisci non menzionare però scientifica, ti sei ritrovato prima a lavorare al Dipartimento di Psicologia come obiettore e poi di colpo seduto di fronte ad un computer: ecco, lì ti sei risvegliato e ti sei accorto di essere dentro una fossa.

Quindi ti piace raccontare che un bel giorno hai sperimentato una morte metaforica e sei rinato, iniziando ad abbracciare tutto quello che ti veniva incontro: hai danzato con Jodorowsky e i suoi Tarocchi, ti sei lasciato accompagnare da Marta a riscoprire il mondo notturno dei sogni, hai navigato nel mare dell’inconscio collettivo di Jung bagnandoti nello stupore delle sue sincronicità, ti sei gioiosamente dipinto della rivoluzione blu di Hillman, hai rivolto uno sguardo meravigliato al cielo e ai suoi astri, ti sei ritrovato nella terra senza sentieri con gli insegnamenti di Krishnaji, e ultimamente hai iniziato ad assaggiare qualche fogliolina dall’immenso albero della Sapienza dell’Uomo.

Mentre rimuginavi su tutto questo, improvvisamente ti è venuta l’idea di scrivere questa tua, seppur breve, biografia in seconda persona. Idea balzana, o no?
Intanto ti sei chiesto se poteva reggere, imbastendo le prime frasi. Sì, forse poteva reggere. Hai pensato che una biografia raccontata in seconda persona non l’hai letta molto spesso: anzi, forse mai. La cosa si faceva interessante, quindi hai iniziato a percorrere mentalmente proprio questo sentiero: intanto perché ti pareva bello, sì, proprio bello, poi volevi vedere dove portava.

Hai continuato ad esplorare, ricamando frasi convincenti e scartandone di bizzarre, e dopo una svolta hai incontrato questa: “la forma è il contenuto”. Una perla. Riluceva subito di significati che in una biografia in seconda persona si facevano metasignificati, la vedevi esplodere a raggiera in mille altri rivoli di pensieri senza alcuna possibilità di seguirne alcuno fino in fondo, ne provavi l’ingrandimento e scoprivi un frattale di percorsi che immancabilmente riproduceva se stesso. Sì, questa la devi mettere. Chi leggerà poi, se mai ti leggerà qualcuno, avrà modo di ricavarsene di suoi, di significati, pensieri, o percorsi.

Hai lasciato passare un po’ di tempo, senza occupartene più. Alcuni semi li avevi trovati, sapevi che lasciarli sotto due dita di scura terra era il modo migliore per vedere qualcos’altro prendere vita.
E così, ad un certo punto, ti sei accorto che gli arcani dei Tarocchi, in fondo, sono proprio forme che attivano contenuto, e quando, dopo una domanda posta all’ignoto, ti si dispiegano davanti, può davvero iniziare un dialogo con un altro te, con una tua alterità, uno specchiarsi e un rivelarsi che temporaneamente creano una dissociazione tra un Io più saggio e senza confini e quell’altro più piccolo e quotidiano, un po’ spaurito e con cui, fuori da una lettura, normalmente ti identifichi. La biografia in seconda persona stava prendendo corpo, e usciva dal personale per farsi un po’ più universale. Forse stai esagerando, ma ormai il dado è tratto.

E visto che sei arrivato fin qua, tanto vale che mostri che anche un sogno vissuto, spesso, si mostra adatto ad esserti raccontato da colui che il sogno lo ha registrato, differito da colui che il sogno lo ha interpretato: c’è un regista e c’è un attore, che Orfeo tiene distinti laddove la veglia li fa coincidere. O forse il contrario: che i piani di spazio e tempo, sonno e veglia, causalità e acausalità, si frappongono, si confondono, si scambiano. Ma sì, esagera: vivono, muoiono, e risorgono.

Arrivato fin qui, ti sembra abbastanza, per chi leggerà, se mai ti leggerà qualcuno. Anche se rimane una questione aperta: quella storia dell’artista, e di quale sarebbe la tua arte. Non pensi meriti di dilungarsi oltremodo, hai già scritto tanto: quindi la fai breve.

Non sono un artista. Però la vita è arte, e la posso vivere artisticamente. E così, chiunque altro, te compreso.
Ecco qua, una mia, seppur breve, biografia.

 

Fabio Cucinotta

RACCOLTA ACQUA nei SOGNI

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  Nuovi orizzonti Il mio 38° compleanno è stato un gran bel giorno. Laura, Roberto e Alessandra sono partiti da Bologna, sono passati da Cesena, mi hanno caricata e come un’allegra combriccola abbiamo raggiunto la ridente località di Cesenatico. Abbiamo girato come matti alla ricerca